Contenuto principale

Messaggio di avviso

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione accetta il loro uso. Per ulteriori informazioni Clicca qui

 

Elenco Vie


 

Piazzale Andrea di Mastro (da Recanati)

Piazzale Andrea di Mastro (da Recanati)

Illustre medico del ‘300 e lettore di medicina e filosofia nell’Università di Padova.

Morì a Recanati il 5 Gennaio 1397, lasciando erede del suo ricco patrimonio la Repubblica di Venezia, con un legato perpetuo di 100 ducati annui a favore di quattro giovani osimani che volessero addottorarsi nell’Università di Padova.

In segno di riconoscenza, il Comune di Osimo, sulla fine del 1700, gli fece erigere una statua, opera dello scultore Sebastiano Andreosi, nel giardino-museo di Prato della Valle a Padova.

(Sembra che Andrea si fosse disgustato con il Comune di Recanati che gli avrebbe negato il sussidio richiesto per poter proseguire i suoi studi, sussidio che gli fu concesso da Osimo, patria di sua madre).  

 

Illustrious 14th century doctor and reader of medicine and philosophy at the University of Padova.

Andrea di Mastro died in Recanati on January 5, 1397, leaving the Republic of Venice heir to his rich patrimony, with a perpetual legate of 100 ducats per year in favor of four young people from Osimo who wanted to get a doctorate at the University of Padova.

As a sign of gratitude, the Municipality of Osimo, in the late 1700s, had a statue erected by the sculptor Sebastiano Andreosi in the Prato della Valle Garden-Museum in Padova.

(It seemed that Andrea was sickened with the Municipality of Recanati who would have denied him the subsidy required to continue his studies which was granted to him by Osimo, his mother's hometown).

Via Porta San Domenico

Via Porta San Domenico

La chiesa di S. Domenico di Recanati è stata costruita dopo la venuta dei padri Domenicani nel 1272.

Nel convento, ora demolito, sostò San Pietro martire che vi lasciò una reliquia della Santa Croce.

La Chiesa fu trasformata agli inizi del ’700. Nel primo altare a sinistra affresco raffigurante S. Vincenzo Ferreri di Lorenzo Lotto (1513), di fronte allo stesso il S. Sebastiano in terracotta, opera del Torregiani. La chiesa attuale fu realizzata nel XIV secolo su un preesistente edificio sacro romanico. La facciata in cotto tripartita presenta nelle due campate laterali monofore aperte in nicchie archivoltate e una particolare decorazione di coronamento che mostra figure geometriche pure alternate. Il portale principale, in pietra bianca d'Istria con esili colonnine e soprastante lunetta, che richiama da vicino quello della coeva Chiesa di S. Agostino, viene concordemente attribuito dagli studiosi a Giuliano da Maiano, che contribuì a diffondere il nuovo gusto rinascimentale nel territorio marchigiano. Realizzato da maestranze lombarde, il portale è databile in base ai documenti di cantiere al 1481, periodo in cui l’architetto fiorentino fu impegnato come capomastro nei lavori di completamento della cupola della Basilica di Loreto. L'interno della chiesa conventuale venne ampiamente rimaneggiato nei secoli XVIII e XIX.  

Scendendo nella via, a destra della chiesa, si incontra Porta S. Domenico del XVI sec., una delle tredici porte delle vecchie mura cittadine. 

 

San Domenico Church in Recanati was built after the arrival of the Dominican fathers in 1272.

In the convent, now demolished, St. Peter the martyr stopped and left a relic of the Holy Cross there.

The church was transformed in the early 1700s. On the first altar on the left, you can find a fresco depicting S. Vincenzo Ferreri by Lorenzo Lotto (1513), in front there is S. Sebastiano in terracotta, by Torregiani. The present church was built in the 14th century on a pre-existing sacred Romanesque building. The tripartite terracotta frontage has two single-lancet spans open in arched niches and a particular crowning decoration showing pure alternating geometric figures. The main portal, in white Istrian stone with slender columns and lunette, which closely resembles that of the current Church of S. Agostino, is commonly attributed by academics to Giuliano Magliano, who contributed in the spreading of the new Renaissance taste in the Marche Region area. Made by Lombard workers, according to some construction documents the portal can be dated 1481, a period in which the Florentine architect was engaged as master builder in the completion of the dome of the Basilica of Loreto. The interior of the convent church was extensively remodeled in the 18th and 19th centuries.

Going down the street outside, on the right of the church, you will find Porta S. Domenico from the 16th century, one of the thirteen gateways of the old city walls.

 

Via Vitali

Via Vitali

Giovan Battista Vitali, fu uno scultore del XV secolo e fece parte insieme a Sebastiano Sebastiani, Antonio Calcagni, Tiburzio Vergelli e Tarquinio Jacometti della scuola recanatese di scultura.

Si formò nell’ambito della tradizione scultorea della fonderia di Recanati, importata nelle Marche dai fratelli Lombardi e aperta dietro la chiesa di San Vito. La fonderia divenne particolarmente celebre ed attiva sia a Loreto, per le decorazioni della basilica della Santa Casa, sia su tutto il territorio circostante.

Con l’elezione al soglio pontificio nel 1585 di Felice Peretti, marchigiano, la regione fu costellata di statue e monumenti eretti in suo onore e città come Camerino, Ascoli, Jesi, Recanati e Loreto videro sorgere statue in marmo e in bronzo in tempi molto brevi.

Questi scultori divennero di conseguenza assai celebri anche e soprattutto per la loro abilità nella lavorazione e fusione del bronzo e dei metalli più in generale. Giovan Battista Vitali eseguì con i fratelli Lombardo gli elementi scultorei per la fonte posta in piazza Maggiore, fusi tra il luglio 1619 e il settembre del 1620 per il Comune di Faenza e insieme con Sebastiani, collaborò con Tiburzio Vergelli al fonte battesimale della basilica di Loreto.

 

Giovan Battista Vitali, was a sculptor of the fifteenth century and was part of Recanati School of Sculpture together with Sebastiano Sebastiani, Antonio Calcagni, Tiburzio Vergelli and Tarquinio Jacometti.

He was formed within the sculptural tradition of the Recanati foundry, imported into the Marche Region by the Lombardi brothers. The foundry was opened behind the church of San Vito. It became particularly famous and active in Loreto, for the decorations of the Holy House Cathedral and throughout the surrounding area.

With the election of Felice Peretti to the papal throne in 1585, from the Marche Region, the entire area was stacked with statues and monuments erected in his honor and cities such as Camerino, Ascoli, Jesi, Recanati and Loreto saw marble and bronze statues arise in very short time.

These sculptors consequently became very famous also and above all for their ability in the working and casting of bronze and metals in general. Giovan Battista Vitali performed the sculptural elements of the source placed in Piazza Maggiore, merged between July 1619 and September 1620 for the Municipality of Faenza and together with Sebastiani, collaborated with Tiburzio Vergelli on the baptismal font of Loreto’s Cathedral.

Viale Aldo Moro

Viale Aldo Moro

Aldo Romeo Luigi Moro è stato un politico, accademico e giurista italiano, due volte Presidente del Consiglio dei ministri, Segretario politico e presidente del consiglio nazionale della Democrazia Cristiana.Data di nascita: 23 settembre 1916, Maglie.

Dopo aver conseguito il diploma di maturità classica, frequentò la facoltà di Giurisprudenza a Bari. Nel 1941 ottenne la cattedra di filosofia del diritto penale presso l’Università degli Studi di Bari e nei primi anni cinquanta la cattedra di diritto penale all’ interno dello stesso Ateneo. Fu presidente delle Federazione Universitaria Cattolica Italiana di Bari. Intraprese anche la carriera giornalistica, fondando il periodico “La Rassegna” nel 1943. Nel 1945 sposò Eleonora Chiaravelli da cui ebbe quattro figli. Nel corso dei primi anni quaranta iniziò a militare nel Partito Socialista Italiano, ma per il suo forte credo cattolico lo lasciò per entrare nella Democrazia Cristiana, di cui diventò presidente. Nel 1948 fu eletto come deputato in parlamento diventando sottosegretario agli esteri nel governo presieduto da De Gasperi. Negli anni cinquanta divenne ministro di Grazia e Giustizia nella compagine di Governo Segni e nel corso dei due anni seguenti Ministro della Pubblica Istruzione. Nel 1963, all’età di 47 anni divenne presidente del Consiglio, dopo essere stato nominato Segretario della Dc. Il suo governo di coalizione fu uno dei più lunghi della Repubblica Italiana e rimase in carica fino al 1976, anno delle elezioni anticipate.

Nel 1978 Aldo Moro fu rapito dalle Brigate Rosse all’incrocio tra via Fani e via Stresa. Le conseguenze del rapimento furono drammatiche e il ritrovamento del suo cadavere avvenne il 9 Maggio 1978 in via Caetani.  

 

Aldo Romeo Luigi Moro was an Italian politician, academic and jurist, twice President of the Council of Ministers, political secretary and president of the National Council of the Christian Democracy. He was born on September 23rd 1916, in Maglie. 

After obtaining his classical high school diploma, he attended the Faculty of Law in Bari. In 1941 he obtained the chair of philosophy of criminal law at the University of Bari and in the early fifties, the chair of criminal law within the same university. He was president of the Italian Catholic University Federation of Bari.  He also undertook a journalistic career, founding the magazine "La Rassegna" in 1943. In 1945 he married Eleonora Chiaravelli with whom he had four children. During the early forties, he was part of the Italian Socialist Party, but due to his strong Catholic belief, he left it to join the Christian Democracy, of which he became president. In 1948 he was elected as a member of parliament becoming an undersecretary of foreign affairs in the government chaired by De Gasperi. In the fifties, he became minister of grace and justice in Segni’s government team and during the following two years minister of public education. In 1963, at the age of 47 he became President of the Council, after being appointed Secretary of the DC party. His coalition government was one of the longest in the Italian Republic and remained in office until 1976, the year of the early elections.

In 1978 Aldo Moro was kidnapped by the Red Brigades (BR) at the intersection of via Fani and via Stresa. The consequences of the kidnapping were dramatic and his body was found on May 9th 1978 in via Caetani.

Alessandro Galeazzi

Alessandro Galeazzi

Alessandro Galeazzi nasce il 3 Gennaio 1925 a Recanati da Agnese Ottaviani e Giuseppe Galeazzi.
Si specializza in pediatria (dopo la laurea in Medicina con 110 e lode) nel 1951 presso la Clinica Pediatrica Gozzadini di Bologna e lavora alcuni anni presso il Salesi di Ancona.
Nel 1961 avvia il reparto di Pediatria presso l’Ospedale Civile di Recanati e lo dirige fino alla data del suo pensionamento.
Si dedica all’ attività pediatrica non solo ospedaliera ma anche nei diversi consultori OMNI dei paesi limitrofi.
Si sposa a Bologna il 31 luglio 1953 con Romana Cremonini.
Ha 4 figlie: Giuseppina, Alessandra, Elisabetta e Margherita.
Oltre alla fortissima dedizione e provata competenza per il suo lavoro coltiva con la stessa passione altri interessi tra cui l’antiquariato, la musica classica e l’ arte in generale.
Negli anni ‘70 porta avanti una battaglia in cui crede ciecamente: evitare la realizzazione della centrale termoelettrica al confine tra Recanati e Porto Recanati.
Nonostante le notevoli difficoltà riesce a convincere il Consiglio Regionale dell’ inopportunità di tale progetto. L’ordine dei medici Chirurghi ed Odontoiatri di Macerata lo premia per i 50 anni di laurea nel 2001. Continua ad esercitare la sua professione con entusiasmo e disponibilità verso i bambini e la loro salute fino alla data della sua morte avvenuta il 15 aprile 2004.

 

Alessandro Galeazzi was born on January 3, 1925 in Recanati from Agnese Ottaviani and Giuseppe Galeazzi.
He specialized in pediatrics (after graduating in Medicine with 110 cum laude) in 1951 at the Gozzadini Pediatric Clinic in Bologna and worked for a few years at Salesi in Ancona.
In 1961 he started the Pediatric Department at the Recanati Civil Hospital and directed it until the date of his retirement.
He dedicated himself to pediatric activities not only in hospitals but also in the various OMNI clinics in neighboring countries.
He married in Bologna on July 31, 1953 with Romana Cremonini.
He had 4 daughters: Giuseppina, Alessandra, Elisabetta and Margherita.
In addition to the strong dedication and proven competence for his work, he cultivated other interests with the same passion, including antiques, classical music and art in general.
In the 1970s, he carried on a battle in which he believed blindly: avoid the construction of the thermoelectric plant on the border between Recanati and Porto Recanati.
Despite the considerable difficulties, he managed to convince the Regional Council of the inadequacy of this project. The Macerata Order of Surgeons and Dentists rewarded him for his 50th year of graduation in 2001. He continued to practice his profession with enthusiasm and availability towards children and their health until the date of his death on April 15, 2004.

Contrada Addolorata

Contrada Addolorata

San Gabriele nasce da famiglia aristocratica ad Assisi (Perugia) il 1° marzo 1838. E' l'undicesimo di tredici figli di Sante Possenti, sindaco della città, e Agnese Frisciotti.

San Gabriele transitò a Recanati il 7 settembre 1856, durante il viaggio da Spoleto a Loreto, percorrendo l’ attuale strada statale in carrozza. Fece il suo noviziato a Morrovalle per circa 22 mesi e in questo periodo, pernottò un paio di volte nel convento di Recanati durante i suoi pellegrinaggi a Loreto. Il Santo fu di nuovo a Recanati la sera del 4 luglio 1859, in occasione del suo trasferimento da Pievetorina a Isola del Gran Sasso (Teramo) dove, nel convento dei passionisti avviava la sua preparazione al sacerdozio con lo studio della teologia. Sostò nel convento di Recanati insieme ai suoi compagni di viaggio e nell’ occasione scrisse una lettera al Papa comunicandogli il trasferimento in atto.

A fine 1861 si ammala di tubercolosi e non riesce a diventare sacerdote anche perché difficoltà politiche impedivano nuove ordinazioni, muore la mattina del 27 febbraio 1862.

Il corpo del Santo fu portato a Recanati dall’ 8 al 10 agosto 1956 e accompagnato nella Chiesa dei Passionisti a Le Grazie, per poi ripartire diretto a Macerata poi in Abruzzo. Il 17 e 18 ottobre 1892 si procede alla riesumazione sotto stretta sorveglianza della gente che non vuole sentire parlare di trasferimento delle ossa nel convento della Madonna della Stella, vicino a Spoleto (come era l'ordine dei superiori). La chiesa e i dintorni del convento, con tutte le vie di accesso, sono controllati dal popolo che impedisce così lo spostamento delle ossa. Il postulatore della causa di beatificazione di Gabriele, padre Germano Ruoppolo, telegrafa a Roma per dire che è impossibile trasportare le spoglie altrove. Così Gabriele resta definitivamente in Abruzzo e da allora ha inizio una catena ininterrotta di prodigi, grazie e miracoli operati per sua intercessione.

Gabriele viene dichiarato beato da san Pio X nel 1908 e in suo onore viene innalzata la prima basilica. Viene proclamato santo da Benedetto XV nel 1920 e nel 1959 Giovanni XXIII lo dichiara patrono d'Abruzzo. 

 

San Gabriele was born in an aristocratic family in Assisi (Perugia) on March 1st, 1838. He is the eleventh of thirteen children of Sante Possenti, mayor of the city, and Agnese Frisciotti.

San Gabriele passed through Recanati on September 7th, 1856, during the journey from Spoleto to Loreto, following the current state road by carriage. He made his novitiate in Morrovalle for about 22 months and during this period; he stayed a couple of times in the convent of Recanati during his pilgrimages to Loreto. The Saint was again in Recanati in the evening of July 4th 1859, on the occasion of his transfer from Pievetorina to Isola del Gran Sasso (Teramo) where, in the convent of the Passionists, he began his preparation for the priesthood studying theology. He stopped in the convent of Recanati with his travel companions and on this occasion, he wrote a letter to the Pope communicating the transfer in progress.

At the end of 1861 he got ill with tuberculosis and was unable to become a priest also because political difficulties prevented new ordinations; he died on the morning of February 27th, 1862.

The body of the saint was brought to Recanati from August 8th to 10th 1956 and accompanied to the Church of the Passionists in Le Grazie, left for Macerata and then for Abruzzo. On October 17th and 18th 1892 there is the exhumation under the surveillance of the people that don’t want the transfer of the bones to the convent of “Madonna della Stella”, near Spoleto (as from the order of superiors). The people who wanted to prevent the movement of the bones controlled all the routes around the church and the surroundings of the convent. The postulator of Gabriele’s cause of beatification, father Germano Ruoppolo, telegraphs Rome to say that it is impossible to transport the remains elsewhere. Gabriele remains definitively in Abruzzo and since then began an uninterrupted chain of wonders, graces and miracles operated by his intercession. San Pio X blessed Gabriele in 1908 and the first cathedral was raised in his honor.

Benedetto XV proclaimed him saint in 1920 and in 1959 Giovanni XXIII declared him Patron Saint of Abruzzo.

Contrada Bagnolo

Contrada Bagnolo

Bagnolo fa parte del comune di Recanati, in provincia di Macerata, nella regione Marche.
La frazione o località di Bagnolo dista 6,54 chilometri dal medesimo Comune di Recanati di cui essa fa parte.
Una sorgente con attribuzioni terapeutiche, dove si facevano anticamente dei bagni ha dato il nome Bagnolo, prima al castello e in seguito alla contrada.

 

Bagnolo belongs to the Municipality of Recanati, in Macerata province, in the Marche Region.
The village or place of Bagnolo is 6.54 kilometers from the same Municipality of Recanati to which it belongs.
A therapeutic spring, where baths were done in ancient times, gave the name Bagnolo first to the castle and then to the district.

 

 

Contrada Chiarino

Contrada Chiarino

Chiarino fa parte del Comune di Recanati, in provincia di Macerata, nella regione Marche.
Il nome Chiarino è entrato nella storia al tempo dei Comuni, nel 1530, anno del Catasto Rustico per dare un nome a tutta la vasta contrada, sostituendo  e facendo scomparire del tutto il ricordo della più antica denominazione Ricinae deriva da Pietro da Fossombrone, un francescano che nel 1294,  che, abbandonato il suo nome, divenne frate Angelo da Chiarino diventando un esponente di spicco dell’ Ordine dei Francescani.
Presto aderì alle idee del mistico calabrese Gioacchino da Fiore e alla corrente spirituale dell'Ordine, considerata dalle autorità ecclesiastiche un'eresia. Per questo motivo fu condannato nel 1280 al carcere a vita.
Liberato verso il 1289, fu inviato in Armenia, da dove tornò in Italia nel 1294 con l'elezione al pontificato di Celestino V. Gli spirituali ripresero ad essere perseguitati dal successivo pontefice Bonifacio VIII e nel 1299 Angelo si rifugiò per alcuni anni in Grecia. Rientrò nel 1305, alla scomparsa di papa Bonifacio  e divenne il capo degli spirituali delle Marche e dell'Umbria: i suoi seguaci furono successivamente denominati clareni in onore del loro capo.
Nel 1311 fu convocato ad Avignone, dove fu processato e scagionato da papa Clemente V; ma in seguito, avendo ottenuto un gran seguito di popolo anche per aver incitato alla ribellione gli spirituali di Narbona durante una cerimonia in memoria di Pietro di Giovanni Olivi, nel 1317 venne scomunicato da papa Giovanni XXII, il grande nemico degli spirituali che lo consideravano la perfetta personificazione dell'Anticristo.
Protetto dal cardinale Giacomo Colonna, alla morte di questi, nel 1318, dovette fuggire a Subiaco, dove fondò l'ordine dei Fraticelli (o Fratelli della Vita Povera) organizzato come un ordine francescano indipendente e contestò la legittimità dell'autorità papale. Per sfuggire all'Inquisizione si ritirò a Marsicovetere, in Basilicata, presso il convento di Santa Maria dell'Aspro, dove attirò tantissimi fedeli del luogo, avendo prodotto un'effervescenza religiosa basata su una spiritualità che predicava la povertà degli ecclesiastici e il rinnovamento della vita in attesa dell'Apocalisse. 
Qui Angelo Clareno spirò il 15 giugno 1337 e la sua tomba divenne meta di frequenti pellegrinaggi.

 

Chiarino is part of the municipality of Recanati, in the province of Macerata, in the Marche Region.

The name Chiarino entered history at the time of the Municipalities, in 1530, the year of the Land Registry to give a name to the entire vast district, replacing and making the memory of the oldest denomination Ricina and derives from Pietro da Fossombrone, a Franciscan who in 1294 abandoned his name and became Friar Angelo da Chiarino becoming a prominent exponent of the Franciscan Order.

Soon he adhered to the ideas of the Calabrian mystic Gioacchino da Fiore and to the spiritual current of the Order, considered by the ecclesiastical authorities a heresy. For this reason he was sentenced to life imprisonment in 1280.

Released around 1289, he was sent to Armenia, from where he returned to Italy in 1294 with the election to the pontificate of Celestine V. The spirituals resumed being persecuted by the subsequent pontiff Boniface VIII and in 1299 Angelo took refuge in Greece for a few years. He returned in 1305, after the death of Pope Boniface and became the head of the spirituals of Marche and Umbria Region: his followers were later called Clareni in honor of their leader.

In 1311 he was summoned to Avignon, where he was tried and exonerated by Pope Clemente V; but later, having obtained a large following of people also for inciting the Narbonne spirituals to rebellion during a ceremony in memory of Pietro di Giovanni Olivi, in 1317 he was excommunicated by Pope Giovanni XXII, the great enemy of the spirituals who considered him the perfect personification of the Antichrist.

Protected by Cardinal Giacomo Colonna, on his death in 1318, Angelo had to run away to Subiaco, where he founded the order of the Fraticelli (or Brothers of the Poor Life) organized as an independent Franciscan order and contested the legitimacy of the papal authority. To escape the Inquisition he retired to Marsicovetere, in Basilicata, in the convent of Santa Maria dell'Aspro, where he attracted many local faithful, having produced a religious effervescence based on a spirituality that preached the poverty of the clergymen and the renewal of the life waiting for the Apocalypse. Here Angelo Clareno died on June 15th, 1337 and his grave became a destination for frequent pilgrimages.

 

Contrada Duomo

Contrada Duomo

Il duomo è la chiesa principale di un centro urbano. È spesso anche la cattedrale della diocesi. La parola duomo deriva dal vocabolo latino domus che nell'antica Roma significava casa. 

 

The "Duomo" is the main church of an urban center. It is often also the Cathedral of the diocese. The word "Duomo" derives from the Latin word "domus" which in ancient Rome means home.  

Contrada Mattonata

Contrada Mattonata

"ara mattonata" il fatto che vi fosse una casa colonica con l'aia (ara) a mattoni anziché in terra battuta era talmente eccezionale da dare il nome alla zona in cui essa era collocata. 

 

"Ara Mattonata" - the fact that there was a farmhouse with a brick farmyard (ara) instead of dirt was so exceptional as to give its name to the area in which it was located.

Contrada Ricciola

Contrada Ricciola

Ricciola - nomi dialettali: Alice grande (Marche) - La colorazione è grigio-azzurra, argentea sul ventre. Una banda gialla decorre sui fianchi, così come una stria obliqua dagli occhi al capo. Presenta 2 dorsali, delle quali la seconda si prolunga sino quasi alla caudale. Questa è nettamente incisa, con i lobi appuntiti. La bocca è munita di numerosi piccoli denti. Gli adulti formano piccoli gruppi e cacciano attivamente pesci ed invertebrati. Si avvicina alle coste d'estate. E’ presente nel mare Adriatico.

 

"Ricciola" - dialect name: Amberjack (Marche Region) - The color is gray-blue, silvery on the belly. A yellow band runs on the sides, as well as an oblique streak from the eyes to the head. It has 2 ridges, the second of which extends almost to the caudal. This is clearly incised, with pointed lobes. The mouth is equipped with numerous small teeth. Adults form small groups and actively hunt fish and invertebrates. Approaching the coast in summer. It is present in the Adriatic Sea.

Contrada Saletta

Contrada Saletta

Saletta è un diminutivo di "sala" insediamento abitato in longobardo quindi Piccolo insediamento abitato

 

"Saletta" is a diminutive of "sala" inhabited settlement in Lombard so it means "small inhabited settlement"

Contrada San Francesco

Contrada San Francesco

Francesco d'Assisi, nato Giovanni di Pietro Bernardone (Assisi, 26 settembre 1181 o 1182 – Assisi, 3 ottobre 1226), è stato un religioso e poeta italiano

Diacono e fondatore dell'ordine che da lui poi prese il nome, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. È stato proclamato, assieme a santa Caterina da Siena, patrono d'Italia il 18 giugno 1939 da papa Pio XII.

La Chiesa e il Convento a Recanati furono eretti nel 1200 ma completamente rifatti nel 1766-68. Nell'interno pregevoli opere di Palma il Giovane: "la Risurrezione" nel primo altare a sinistra e "l'Immacolata" in sagrestia. San Francesco d’ Assisi era il protettore della fraternita dei mercanti, Fraternitas Mercantorum, che viene ritenuta antichissima, da questa deriva la fraternita S. Francisci, costituita e dipendente dal convento di San francesco detta anche “Fraternitas S. Francisci Frustatorum”. Le fraternite sono associazioni di membri uniti da un vincolo spontaneo e soggette a certe regole per operare il bene proprio e altrui.

 

Francesco d'Assisi, born Giovanni di Pietro Bernardone (Assisi, 26th September 1181 or 1182 - Assisi, 3rd October 1226), was an Italian religious and poet.

Deacon and founder of the order which then took his name, he is revered as a saint by the Catholic Church. He was proclaimed, together with Saint Catherine of Siena, patron of Italy on June 18th, 1939 by Pope Pio XII.

The Church and Convent in Recanati were erected in 1200 but completely rebuilt in 1766-68. In the interior valuable works by Palma il Giovane: "the Resurrection" in the first altar on the left and "the Immaculate Conception" in the sacristy. San Francesco of Assisi was the protector of the fraternity of merchants, Fraternitas Mercantorum, which is considered very ancient, from which derives the fraternity of San Francisci, established and dependent on the convent of San Francesco also called "Fraternitas San Francisci Frustatorum". Fraternities are associations of members united by a spontaneous bond and subject to certain rules for operating the good to themselves and to others.

Contrada San Pietro/Vicolo

Contrada San Pietro/Vicolo

Pietro da Verona, o Pietro Martire, al secolo Pietro Rosini (Verona, 1205 – Seveso, 6 aprile 1252), fu un predicatore appartenente all'Ordine dei domenicani.
Nacque a Verona alla fine del sec. XII in una famiglia eretica, ma già ragazzino si oppose ai suoi parenti. Continuò gli studi all’Università di Bologna dove poi entrò nell’Ordine Domenicano, quando San Domenico era ancora in vita.
Notizie storiche lo citano come grande partecipe nella fondazione delle Società della Fede e delle Confraternite Mariane a Milano, Firenze ed a Perugia. Dal 1236 predicatore nelle città centro-settentrionali d’Italia contro l’eresia dualistica, ma Milano fu il campo principale del suo apostolato. Le sue prediche e le sue pubbliche dispute con gli eretici, erano accompagnate da miracoli e profezie così molti ritornavano alla vera fede del Vangelo. Il papa Innocenzo IV nel 1251 lo nominò inquisitore per le città di Milano e Como. La lotta fu dura perché l’eresia era molto diffusa e nella domenica delle Palme 24 marzo 1252 durante una predica egli predisse la sua morte per mano degli eretici che tramavano contro di lui. I capi delle sette delle città di Milano, Bergamo, Lodi e Pavia, assunsero come esecutori, Pietro da Balsamo detto Carino e Albertino Porro di Lentate. Essi prepararono un agguato vicino a Meda dove Pietro, Domenico e altri due domenicani, nel loro tragitto da Como a Milano il 6 aprile 1252 si erano fermati a colazione prima di proseguire per la loro strada. Carino spaccò la testa di Pietro, immergendogli anche un lungo coltello nel petto, l’altro confratello Domenico ebbe parecchie ferite mortali che lo portarono alla morte sei giorni dopo nel convento delle Benedettine di Meda. Il corpo di Pietro fu trasportato subito a Milano dove ebbe esequie trionfali e fu sepolto nel cimitero dei Martiri, vicino al convento di S. Eustorgio. Il grande clamore suscitato dall’uccisione ed i tanti prodigi che avvenivano fecero si che da tutte le parti si chiedesse un’innalzamento agli altari del martire. Undici mesi dopo, il papa Innocenzo IV il 9 marzo 1253, nella piazza della chiesa domenicana di Perugia, lo canonizzò fissando la data della festa al 29 aprile. Il suo culto ebbe grande espansione, i domenicani eressero chiese e cappelle a lui dedicate in tutto il mondo.
Proprio a Recanati, Pietro sostò nel convento della Chiesa di San Domenico, ora demolito, lasciandovi in dono una reliquia della Santa Croce. La città era profondamente devota alla reliquia per l’episodio in cui il martire che stava predicando contro l’eresia sulla piazza maggiore di Recanati davanti alla chiesa di San Domenico, per mostrare la natura prodigiosa della reliquia che portava con se, accese un fuoco e la gettò tra le fiamme. Recuperato il legno ignifugo, ne consegnò un frammento ai devoti commossi.
I Domenicani chiesero al veneziano Lorenzo Lotto di raccontare la prova del fuoco voluta da San Pietro martire in una delle tre predelle, parte del complesso pittorico “Il Polittico di San Domenico”, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1506-08 e conservato nel Museo Civico di Recanati.

 

Pietro da Verona, or Pietro Martire, also known as Pietro Rosini (Verona, 1205 - Seveso, April 6, 1252), was a preacher belonging to the Order of Dominicans.

He was born in Verona at the end of the century XII in a heretical family, but as a boy he opposed his relatives. He continued his studies at the University of Bologna where he then entered the Dominican Order, when San Domenico was still alive.

Historical information cites him as a great participant in the foundation of the Societies of the Faith and the Marian Confraternities in Milan, Florence and Perugia. From 1236 he was a preacher in the central-northern cities of Italy against dualistic heresy, but Milan was the main field of his apostolate. His sermons and his public disputes with heretics were accompanied by miracles and prophecies and a lot returned to the true faith of the gospel. In 1251 Pope Innocente IV named him an inquisitor for the cities of Milan and Como. The fight was tough because heresy was widespread and on Palm Sunday March 24th 1252 during a sermon he predicted his death by the hands of the heretics who plotted against him. The leaders of the sects of the cities of Milan, Bergamo, Lodi and Pavia, hired Pietro da Balsamo called Carino and Albertino Porro di Lentate as executors. They prepared an ambush near Meda where Pietro, Domenico and two other Dominicans, on their journey from Como to Milan on April 6th 1252 had stopped for breakfast before continuing on their way. Carino smashed Pietro's head, dipping a long knife in his chest as well, the other confrere Domenico had several fatal wounds that led to his death six days later in the Benedictine convent of Meda. Pietro's body was immediately transported to Milan where he had triumphant funeral and was buried in the cemetery of the Martyrs, near the convent of S. Eustorgio. The great outcry aroused by the killing and the wonders that took place meant that an elevation to the martyr's altars was requested from all sides. Eleven months later, Pope Innocente IV on March 9th 1253, in the square of the Dominican church of Perugia, canonized him by setting the date of the feast on April 29th. 

His cult had great expansion, the Dominicans erected churches and chapels dedicated to him all over the world. In Recanati, Pietro stopped in the convent of the Church of San Domenico, now demolished, leaving a relic of the Holy Cross as a gift. The city was deeply devoted to the relic for the episode in which the martyr who was preaching against heresy on the main square of Recanati in front of the church of San Domenico, to show the prodigious nature of the relic he brought with him, lit a fire and he threw it into the flames. After recovering the fireproof wood, he handed over a fragment to the moved devotees.

The Dominicans asked the Venetian Lorenzo Lotto to tell the proof of the fire wanted by Saint Peter martyr in one of the three predellas, part of the pictorial complex called "The Polyptych of San Domenico", realized with oil technique on wood in 1506-08 and preserved in the Civic Museum of Recanati.

Contrada Santa Croce

Contrada Santa Croce

Fa riferimento alla reliquia della Santa Croce che San Pietro Martire donò a Recanati quando sostò nel convento della Chiesa di San Domenico. Per mostrare la natura prodigiosa della reliquia, il martire davanti alla chiesa di San Domenico , la gettò nel fuoco e recuperata,  la consegnò illesa ai devoti commossi.

 

It refers to the relic of the Holy Cross that San Pietro Martyr donated to Recanati when he stopped in the convent of the Church of San Domenico. To show the prodigious nature of the relic, the martyr in front of the church of San Domenico, threw it into the fire and recovered it, handed it undamaged to the touched devotees.

Contrada Valdice

Contrada Valdice

Valdice è una contrada del versante marino –collinare del territorio di Recanati. Le valli di cerri e di elci sono chiamate Valdicerro, Vallis Cerri e Valdice. Nella contrada Valdice, sono state rinvenute tombe romane, resti architettonici e fondazioni di abitazioni. 

 

Valdice is a district on the sea-hillside of Recanati. The Cerri and Elci valleys are called Valdicerro, Vallis Cerri and Valdice. In the Valdice district, Roman tombs, architectural remains and house foundations have been found.

  

Contrada Vallememoria

Contrada Vallememoria

Contrada Vallememoria fa parte del comune di Recanati, in provincia di Macerata, nella regione Marche. La frazione o località di Vallememoria dista 3,02 chilometri dal medesimo comune di Recanati di cui essa fa parte, è la valle sulla sinistra del Potenza confinante o territorio di Ricina. Le nostre contrade conservano la denominazione tramandata dal Cristianesimo fin dall’ antichità. Il nome "Valle Memoria" o Fonte Memoria; Vallis Memoriae o Fons Memoriae sta ad indicare le sepolture dei primi martiri cristiani in modo che venissero sempre ricordate e venerate.

 

The district or area of Vallememoria is 3.02 kilometers from the Municipality of Recanati to which it belongs to, it is the valley on the left of Potenza or the territory of Ricina. Our districts retain the denomination handed down from Christianity since antiquity. The name "Valle Memoria" or Fonte Memoria indicates the burials of the first Christian martyrs so that they were always remembered and venerated.

 

Corso Giuseppe Persiani

Corso Giuseppe Persiani

Giuseppe Persiani (Recanati, 11 settembre 1799 – Parigi, 13 agosto 1869) è stato un compositore italiano. Giuseppe Persiani proveniva da una famiglia di musicisti marchigiani. Tanto lui quanto le sue due sorelle vennero avviati allo studio della musica fin dall'infanzia dal padre Tommaso Persiani, musicista e maestro di musica, morto a Monte Santo (Potenza Picena) il 27 giugno 1814. Iniziò la sua carriera dirigendo l'orchestra del teatro della sua città, Recanati (che dal 1898 porta il suo nome). Nel 1819, lasciò Recanati per recarsi prima a Tolentino, poi a Roma dove fu assunto come violinista dal direttore dell'orchestra del teatro Valle, M. Pelliccia. Fu lo stesso Pelliccia che nel gennaio del 1820, resosi conto delle sue capacità, lo spinse a recarsi a Napoli, indiscussa capitale della musica, per permettergli di completare la sua preparazione. Nel 1823 si trasferì a Cerignola dove accettò un posto come insegnante di musica, dovendo mantenere le sorelle. Questo spiega perché in questo periodo rifiutò l'invito fattogli da Gioachino Rossini, che aveva conosciuto nella sua permanenza napoletana, di recarsi con lui a Vienna. A Cerignola lavorò poi come autore di musica sacra. Si trasferì poi di nuovo a Roma, poi a Firenze dove conobbe Alessandro Lanari, impresario del teatro La Pergola, per il quale scrisse la sua prima opera: Piglia il mondo come viene. Questo melodramma buffo, in due atti, andò in scena la sera del 24 gennaio 1826, dopo L'ajo nell'imbarazzo di Gaetano Donizetti ottenendo un buon successo, tanto che in seguito Persiani continuò a scrivere per la Pergola. In Toscana conobbe inoltre il celebre soprano Fanny Tacchinardi, che sposò nel 1829. La consacrazione come operista gli venne con Danao re d'Argo, scritto dal librettista Felice Romani. Nel 1835 Persiani scrisse la sua opera più importante: Ines de Castro, su libretto scritto da Salvadore Cammarano, con Maria Malibran nei panni della protagonista nel successo della prima assoluta al Teatro San Carlo di Napoli. Nel 1837, i coniugi Persiani si trasferirono definitivamente a Parigi. 

 

Giuseppe Persiani (Recanati, September 11th 1799 - Paris, August 13th 1869) was an Italian composer.

Giuseppe Persiani came from a family of musicians from the Marche Region. Both he and his two sisters studied music in their childhood with their father Tommaso Persiani, musician and music teacher, who died in Monte Santo (Potenza Picena) on June 27th 1814.

Giuseppe began his career conducting the orchestra of the theater of his city, Recanati (which bears his name since 1898). In 1819, he left Recanati to go first to Tolentino, then to Rome where he was hired as a violinist by the conductor of the Valle theater orchestra, M. Pelliccia. It was Pelliccia himself who in January 1820, realizing his skills, pushed him to go to Naples, the undisputed capital of music, to allow him to complete his preparation.

In 1823 he moved to Cerignola where he accepted a job as a music teacher, having to support his sisters. This explains why in this period he refused Gioachino Rossini’s invitation, whom he had known in his Neapolitan stay, to go with him to Vienna. He then worked in Cerignola as an author of sacred music. He then moved back to Rome, then to Florence where he met Alessandro Lanari, impresario of the La Pergola theater, for which he wrote his first opera: "Take the world as it comes". This funny melodrama, in two acts, was staged on the evening of January 24th 1826 obtaining a good success, so much so that Persiani later continued to write for the Pergola. In Tuscany he met Fanny Tacchinardi, whom he married in 1829.

In 1835 Persiani wrote his most important work: "Ines de Castro" and it was a success at the San Carlo Theater in Naples. In 1837, the Persian spouses moved permanently to Paris.  

  

Emiliano Lorenzetti

Emiliano Lorenzetti

La domenica mattina del 12 luglio 1945 sei ragazzini dagli otto ai dieci anni trascorrevano spensierati la mattinata tra i campi attigui alla discesa dello Spazzacamino, tra le contrade di Castelnuovo e Le Grazie.
Erano, Canalini Armando, Trillini Mario, Copertari Renzo, Scattolini Romano e Gabriele ed Emiliano Lorenzetti.
Tutta la comunità recanatese stava cercando di ripartire lasciandosi alle spalle le ferite di una tragica e pesante guerra appena conclusasi, con tante vittime anche tra i nostri concittadini. Purtroppo tra i bombardamenti tedeschi del Ponte Nuovo e la fortificazione della linea di confine l’area di gioco dei bambini era fortemente minacciata da pericolosi residui bellici.
Uno di questi, per gran parte sepolto nel terreno, cattura l’attenzione dei giovani che decidono, in tutta la loro temeraria ingenuità di riportarlo interamente alla luce per poi iniziare a smuoverlo con un bastone. In un attimo il gioco si converte in tragedia.
L’ ordigno esplode e i ragazzi vengono travolti da una miriade di schegge assordanti e da un boato fragoroso. Tra i compagni di Emiliano c’è chi rimane ferito, chi ustionato e chi mutilato, ma il più sfortunato è lui che colpito in piena testa da una scheggia, muore sul colpo.

 

On Sunday morning of July 12, 1945, six children aged eight to ten spent the morning in the fields next to the area called "Spazzacamino", between the districts of Castelnuovo and Le Grazie.
They were: Canalini Armando, Trillini Mario, Copertari Renzo, Scattolini Romano, Gabriele and Emiliano Lorenzetti.
The whole Recanatese community was trying to start again, leaving behind the wounds of a tragic and heavy war that had just ended, with many victims even among our fellow citizens. Unfortunately, between the German bombing of the Ponte Nuovo and the fortification of the border line, the children's play area was severely threatened by dangerous war remnants.
One of these, mostly buried in the ground, captured the attention of young boys who decided, in all their reckless ingenuity, to bring it entirely to light and then start moving it with a stick. In a moment the game turned into tragedy.
The device exploded and the boys were overwhelmed by a myriad of deafening splinters and a thunderous roar. Among Emiliano's companions there were those who were injured, those who were burnt and those who were mutilated, but the most unfortunate was Emiliano who was hit in the head by a splinter and died instantly.

Frazione Montefiore

Frazione Montefiore

La frazione o località di Montefiore dista 9,11 chilometri dal Comune di Recanati di cui essa fa parte.
Tra gli affreschi della Sala del Consiglio di Recanati, alzando gli occhi al cielo, si può ammirare il dipinto raffigurante Il Castello di Montefiore, eseguito nel 1889 dal Tassi di Perugia. Tale opera è testimonianza del quasi millenario legame della Città con la popolazione e i luoghi che furono lungamente contesi dai comuni vicini e in particolare da Osimo e Montefano.
Il Borgo fu costruito al confine fra gli insediamenti Longobardi del Ducato di Spoleto e i Bizantini della Pentapoli, sulla sommità di un'altura che domina la parte occidentale delle valli del Musone e del Potenza.
Il castello, costruito dai recanatesi alla fine del Duecento, è visibile da Recanati e da tutto il paesaggio circostante, fino al mare, al Monte Conero e ai paesi delle colline che gli fanno da corona. Si ritiene che la Torre, posta al centro del Castello e alta quaranta metri, fosse stata eretta per avvistare e segnalare i pericoli e le aggressioni.
La chiesa, dedicata a San Biagio, di cui si ha notizia sin dal 1184, fu eretta a parrocchia nel 1462. Essa superava nel Seicento le 300 “anime”; nell'Ottocento esse erano salite a 703. Le trasformazioni da castello murato a borgo rurale si ritrovano nelle caratteristiche architettoniche che portarono a continui interventi. Finalmente nel 2000 sono stati avviati i lavori di restauro del Castello che non è a tutt'oggi visitabile nell'interno, ma fin da ora Montefiore è meta di ogni visitatore che desideri meglio conoscere le nobili tradizioni di un popolo che conserva memoria delle antiche musiche e danze della “Castellana” e capire la poesia e le bellezze del paesaggio dolce che è tra le valli del Musone e del Potenza, tra il mare e i monti azzurri.

 

The village or area of Montefiore is 9.11 kilometers from the Municipality of Recanati to which it belongs. Among the frescoes in the “Sala Del Consiglio” in Recanati, looking up to the sky, you can admire the painting depicting the Castle of Montefiore, executed in 1889 by Tassi di Perugia. This work is the evidence of the almost millennial link between the city, the population and the places that were long disputed by the neighboring municipalities and in particular by Osimo and Montefano.

The village was built on the border between the Lombard settlements of the Duchy of Spoleto and the Byzantines of Pentapoli, on the top of a hill overlooking the western part of the Musone and Potenza valleys. The castle, built by the people of Recanati at the end of the thirteenth century, is visible from Recanati and from all the surrounding landscapes, up to the sea, Monte Conero and the villages of the hills that surround it. The tower, located in the center of the Castle and forty meters high, is believed to have been erected to spot and report dangers and attacks.

The church, dedicated to San Biagio, was built as a parish in 1462. The village exceeded 300 "souls" in the seventeenth century; in the nineteenth century, it rose to 703. The transformations from a walled castle to a rural village was found in the architectural features that led to continuous interventions. Finally in 2000, the restoration work of the Castle started but it is still not open to the inside Right now Montefiore is the destination of every visitor who wishes to know better the noble traditions of people that preserve the memory of ancient music and dances of the "Castellana" and want to understand the poetry and the beauties of the sweet landscape that is between the valleys of Musone and Potenza, between the sea and the blue mountains.

Frazione Musone

Frazione Musone

Valle del Musone è una valle nelle Marche che rappresenta il confine fra le province di Ancona e Macerata.
Il fiume Musone è un fiume a carattere torrentizio lungo 76 km e con una portata d’acqua di 6,4 metri cubi al secondo. 

 

Musone Valley is a valley in the Marche Region which represents the border between the provinces of Ancona and Macerata. The Musone River is a 76 km long torrential river with a water flow rate of 6.4 cubic meters per second.

 

Frazione Sambucheto

Frazione Sambucheto

Sambucheto è una località italiana frazione del comune di Montecassiano, da cui dista 4,5 km. L'abitato si sviluppa lungo la SP 77 senza soluzione di continuità con la località omonima sita però nel territorio di Recanati. Tra Recanati e Sambucheto sono state scoperte le più antiche testimonianze di aree funerarie eneolitiche lungo la vallata del Potenza. In questo territorio vivevano, durante l'età del Rame, alcune comunità che praticavano un complesso culto dei morti ormai pienamente regolato secondo precisi rituali funerari in aree appositamente predisposte.

 

Sambucheto is a fraction of the Municipality of Montecassiano, from which it is 4.5 km away. The inhabited area develops on the SP 77 with the area of the same name located in the Recanati area.

Between Recanati and Sambucheto the oldest evidence of Aeneolithic funerary areas along the Potenza valley was discovered. In this area lived some communities that practiced a complex cult of the dead during the Copper Age, now fully regulated according to precise funeral rituals in specially prepared areas.

Giardino del Concilio

Giardino del Concilio

Piazza Verde di Villa Teresa battezzata “Giardino del Concilio” per i 50 anni dal Concilio Vaticano II, con la benedizione del Vescovo Monsignor Nazareno Marconi. 

 

Green Square of Villa Teresa baptized "Garden of the Council" for the 50th anniversary of the Second Vatican Council, with the blessing of the Bishop Nazareno Marconi.

Giovanni Gentile

Giovanni Gentile

Filosofo e uomo politico italiano (Castelvetrano, Trapani 1975- Firenze 1944).
Studiò alla scuola normale di Pisa e fu docente universitario a Palermo, a Pisa e a Roma. Dal 1903 collaborò alla rivista “La Critica”, diretta da Benedetto Croce.
Fu ministro della Pubblica Istruzione fino al 1924 e in tale veste elaborò e attuò quella riforma della scuola italiana nota come “Riforma Gentile”.
Fu consigliere nazionale e senatore; diresse la Scuola Normale di Pisa e l’Istituto per l’Enciclopedia Italiana, dal 3 novembre 1943 alla morte, fu presidente dell’Accademia d’Italia.
Egli rimase pur sempre uno degli intellettuali più rappresentativi del regime. Aderì alla Repubblica di Salò. Cadde a Firenze per mano dei partigiani, che vollero colpire in lui uno dei simboli del tradimento della cultura.
Il pensiero del Gentile muove dalla revisione di Hegel e utilizza le intuizioni dei classici della filosofia italiana. Per il Gentile tutta la realtà è atto dello spirito, donde il nome di “attualismo” con cui viene caratterizzata la sua filosofia. 

 

Italian philosopher and politician (Castelvetrano, Trapani 1975- Florence 1944).
He studied at the Normal School of Pisa and was a university professor in Palermo, Pisa and Rome. From 1903 he collaborated with the review “La Critica”, directed by Benedetto Croce.
He was Minister of Education until 1924 and in this capacity he elaborated and implemented the reform of the Italian school known as the "Gentile Reform".
He was national councilor and senator; he directed the Scuola Normale of Pisa and the Institute for the Italian Encyclopedia, from  November 3 1943 to his death, he was president of the Academy of Italy.
He nevertheless remained one of the most representative intellectuals of the regime. He joined the Republic of Salò. He fell in Florence by the hands of the partisans, who wanted to strike one of the symbols of the betrayal of culture.
Gentile's thought started from Hegel's revision and used the intuitions of the classics of Italian philosophy. For Gentile all reality was an act of the spirit, hence the name of "actualism" with which his philosophy was characterized.

 

 

Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II

Papa Giovanni Paolo II, nato Karol Józef Wojtyła (Wadowice, Polonia, 18 maggio 1920 – Città del Vaticano, 2 aprile 2005) è stato il 264º papa della Chiesa cattolica, 6º sovrano dello Stato della Città del Vaticano, accanto agli altri titoli connessi al suo ufficio.
Fu eletto papa il 16 ottobre 1978. In seguito alla causa di beatificazione, il 1º maggio 2011 è stato proclamato beato dal suo immediato successore Benedetto XVI e viene festeggiato annualmente nel giorno del suo insediamento, il 22 ottobre; nella storia della Chiesa, non accadeva da circa un millennio che un papa proclamasse beato il proprio immediato predecessore.
Il 27 aprile 2014, insieme a papa Giovanni XXIII, è stato proclamato santo da papa Francesco. Primo papa non italiano dopo 455 anni, dai tempi di Adriano VI (1522-1523), è stato inoltre il primo pontefice polacco nella storia e il primo proveniente da un Paese di lingua slava. Il suo pontificato è durato 26 anni, 5 mesi e 17 giorni ed è stato il terzo pontificato più lungo della storia (dopo quello di Pio IX e quello tradizionalmente attribuito a Pietro apostolo).
Muore a Roma, nel suo alloggio nella Città del Vaticano, alle ore 21.37 di sabato 2 aprile 2005. I solenni funerali in Piazza San Pietro e la sepoltura nelle Grotte Vaticane seguono l'8 aprile. 

 

Pope John Paul II, born Karol Józef Wojtyła (Wadowice, Poland, May 18, 1920 - Vatican City, April 2, 2005) was the 264th Pope of the Catholic Church, 6th sovereign of the Vatican City State, alongside other titles related to the his office.
He was elected pope on  October16 1978. Following the cause of beatification, on  May 1 2011 he was proclaimed blessed by his immediate successor Benedict XVI and is celebrated annually on the day of his inauguration, 22 October; in the history of the Church, it had not happened for about a millennium that a pope proclaimes his immediate predecessor blessed.
On April 27, 2014, together with Pope John XXIII, he was proclaimed saint by Pope Francis. The first non-Italian pope after 455 years, since the time of Hadrian VI (1522-1523), he was also the first Polish pontiff in history and the first to come from a Slavic-speaking country. His pontificate lasted 26 years, 5 months and 17 days and was the third longest pontificate in history (after that of Pius IX and the one traditionally attributed to Peter the Apostle).
He died in Rome, in his accommodation in the Vatican City, at 9:37 pm on Saturday  April 2 2005. The solemn funeral in St. Peter's Square and the burial in the Vatican Grottoes followed on  April 8.

Largo dei Platani

Largo dei Platani

Platanus è un genere di pianta appartenente alla famiglia Platanacee.

I platani sono alberi monumentali adatti come piante ornamentalii per decorare viali, parchi e giardini di notevoli dimensioni, nonché per l'arredo urbano grazie alla notevole resistenza allo smog delle metropoli. Il legname che se ne ricava è pesante, poco durevole, viene utilizzato per mobili, compensati, legna da ardere (solo in stufa poiché sviluppa sostanze tossiche inalabili). I Platani più grandi d'Italia sono: Platano di Curinga (Calabria), 18 m di circonferenza; Platano di Caprino Veronese (Veneto), detto "platano dei 100 bersaglieri", 15 m di circonferenza; Platano di Breno (Lombardia), piantato il 3 maggio 1789; Platani di Velletri, Roma, piazza G. Garibaldi di dimensioni monumentali dove si dice si sia arrampicato lo stesso Giuseppe Garibaldi.

 

Platanus is a plant belonging to the Platanacee family.

The plane trees are monumental trees suitable as ornamental plants to decorate streets, parks and gardens of considerable sizes, as well as for urban furniture thanks to the remarkable resistance to city smog. The wood obtained from it is heavy, not very durable; it is used for furniture, plywood, firewood (only in stoves as it develops inhalable toxic substances). The largest plane trees in Italy are: Curinga Plane Tree (Calabria), with a circumference of 18 m; Caprino Veronese Plane Tree (Veneto), called "100 bersaglieri plane tree” with a circumference of 15 m; Breno Plane Tree (Lombardy), planted on May 3rd, 1789; Velletri Plane Tree, Rome, in Piazza G. Garibaldi where it is said that Giuseppe Garibaldi climbed it.

Largo delle Viole

Largo delle Viole

In un verso de “Il sabato del villaggio” di Leopardi..la "donzelletta", che porta in mano un mazzo di rose e viole (che tuttavia, come venne notato da Pascoli sono due fiori che sbocciano in mesi diversi dell'anno)  rappresenta una figura ideale della giovinezza ma anche del lavoro nei campi.

 

In a verse of Leopardi's "Il sabato del villaggio" ... the "little damsel", who is holding a bouquet of roses and violets (which however, as Pascoli noticed, are two flowers that bloom in different months of the year), represents an ideal figure of youth but also of work in the fields.

Largo Giacomo Braccialarghe

Largo Giacomo Braccialarghe

Orafo - Nato nel 1828, Deceduto nel 1922.

Geniale e valentissimo artista-operaio. I suoi bellissimi medaglioni cesellati in bronzo, rame, avorio raffiguranti allegorie, celebri personaggi italiani, personaggi ed episodi della storia greca e romana, le sue mirabili incisioni su cristallo e su guscio di madreperla, gli procurarono le più ambite lodi e le massime onorificenze in tutte le mostre dove espose i suoi lavori.

A Recanati, G.B. nell’800, intagliò e cesellò per signori, nobili e cardinali, dando vita a questa speciale forma di artigianato. Dapprima rispose alle richieste di oggetti sacri per il santuario di Loreto, cercando poi una sua autonomia nella scelta dei soggetti fino alle innovative tecniche di produzioni, allargando nel tempo sia la gamma dei prodotti realizzati sia i mercati di sbocco.

 

Goldsmith - born in 1828, died in 1922.

Brilliant and talented artist-worker. His beautiful chiseled medallions in bronze, copper, ivory depicting allegories, famous Italian characters, characters and episodes of Greek and Roman history, his admirable engravings on crystal and on pearl shell, procured him the most sought-after honors and the highest honors in all the exhibitions where he exhibited his works.

In Recanati, in the 1800s, Giacomo carved and chiseled for lords, nobles and cardinals, giving life to this special form of craftsmanship. At first, he responded to requests for sacred objects for the Loreto sanctuary, then seeking his autonomy in the choice of subjects up to the innovative production techniques, widening over time both the range of products made and the outlet markets.

Largo Giuseppe Garibaldi

Largo Giuseppe Garibaldi

Giuseppe Garibaldi (Nizza, 4 luglio 1807 – Caprera, 2 giugno 1882) è stato un generale, patriota, condottiero e scrittore italiano. Noto anche con l'appellativo di "Eroe dei due mondi" per le sue imprese militari compiute sia in Europa sia in America Meridionale, è la figura più rilevante del Risorgimento e uno dei personaggi storici italiani più celebri al mondo.

La sua impresa militare più nota fu la spedizione dei Mille, che annesse il Regno delle Due Sicilie al nascente Regno d'Italia durante l'Unità d'Italia. Garibaldi era inoltre massone di 33º grado del Grande Oriente d'Italia (ricoprì anche brevemente la carica di Gran Maestro) e anticlericale e fu autore di numerosi scritti e pubblicazioni, prevalentemente di memorialistica e politica, ma anche romanzi e poesie.

Nel 1848 Giuseppe Garibaldi sostò nella città di Giacomo Leopardi mentre si recava a Roma, la capitale della Repubblica Romana. La Lapide Commemorativa è stata posta sulla casa dove pernottò, in Via Calcagni 27.  

 

Giuseppe Garibaldi (Nice, July 4th 1807 - Caprera, June 2nd 1882) was an Italian general, patriot, leader and writer. Also known with the nickname "Hero of the two worlds" for his military accomplishments both in Europe and in South America, he is the most relevant figure of the Risorgimento and one of the most famous Italian historical figures in the world.

His best-known military enterprise was the expedition of the “Mille”, which annexed the Kingdom of the Two Sicilies to the developing Kingdom of Italy during Italy’s unification. Garibaldi was also a 33rd degree Freemason from the Grand Orient of Italy (he also briefly held the position of Grand Master), anticlerical and was the author of numerous writings and publications, mainly memorials and politics, but also novels and poems.

In 1848 Giuseppe Garibaldi stopped in the city of Giacomo Leopardi on his way to Rome, the capital of the Roman Republic. The commemorative plaque was placed on the house where he stayed, in Via Calcagni 27.

Largo Monte Cardosa

Largo Monte Cardosa

Monte Cardosa o più semplicemente Cardosa è un monte situato nel Parco nazionale dei Monti Sibillini nelle Marche in Provincia di Macerata, alto 1818 metri, sulla cui sommità è posta una croce. Una minima parte del monte è inclusa nella provincia di Perugia.
Il nome Cardosa deriva dall’elevata presenza dei cardi, pianta molto diffusa sui Monti Sibillini. Alle pendici di Cardosa si trovano i paesi di Castelsantangelo sul Nera, Nocelleto, Rapegna, Visso e Borgo San Giovanni.

 

Monte Cardosa or more simply Cardosa is a mountain located in the Monti Sibillini National Park in the Marche Region in the Province of Macerata, 1818 meters high, on the top of which a cross is placed. A small part of the mountain is included in the province of Perugia.

The name Cardosa derives from the high presence of thistles, a widespread plant in the Sibillini Mountains. On the slopes of Cardosa are the towns of Castelsantangelo sul Nera, Nocelleto, Rapegna, Visso and Borgo San Giovanni.

 

  

Mauro Cingolani

Mauro Cingolani

Mauro Cingolani, è nato a Recanati il 13 maggio 1951 ed è deceduto a Recanati il 5 maggio 2003, medico chirurgo, ha svolto l’ incarico di Assessore Comunale dal 1985 al 1995 occupandosi in particolare dei servizi e di sicurezza sociale.
A lui è stata attribuita la denominazione del Palazzetto dello Sport ubicato in via F.lli Farina. 

 

Mauro Cingolani, was born in Recanati on May 13, 1951 and died in Recanati on May 5, 2003, as a surgeon, he held the position of City Councilor from 1985 to 1995 dealing in particular with services and social security.
His name was given to the Palazzetto dello Sport located in via F.lli Farina.

Oliviero Pigini

Oliviero Pigini

Nato a Castelfidardo il 2 agosto 1922, dopo aver frequentato la Scuola di Avviamento professionale, inizia a lavorare presso vari artigiani specializzati nelle decorazioni delle fisarmoniche a Castelfidardo. Dopo la guerra, nel 1950 si sposa con Milena Ficosecco e consolida i legami con il mondo degli strumenti musicali perché Milena è figlia di Cesare Ficosecco, stimato imprenditore del settore.
Nel 1952, dopo aver diretto la fabbrica dello zio Marino, da vita ad una ditta in proprio sempre a Castelfidardo. In seguito alla crisi del settore, decide di impegnarsi nella vendita delle chitarre, strumento molto richiesto dalla nascita di gruppi musicali pop. L’ attività prende avvio nel 1956 e gli strumenti vengono acquistati in Jugoslavia e commercializzati con il marchio GMI.
Si trasferisce a Recanati con la moglie e le sue tre figlie e prende in affitto l’ ex convento di San Francesco, da qui nasce la ditta Eko che in pochi anni s’ impone nei mercati internazionali.
Nel 1964 i locali non sono più sufficienti, così viene acquistata la grande fabbrica di Marinucci nella zona sotto il cimitero di Recanati. Oliviero Pigini riesce, in appena 6 anni a creare l’ azienda di chitarre più grande ed importante di tutto il mondo. Successivamente il mercato viene ampliato agli organi elettronici ( il primo modello è l’ Ekosonic).
Dalla forte espansione del mercato, Oliviero crea un modello di impresa a rete da cui nascono molte aziende tra cui la FBT. Neppure l’ incendio nel 1966 che distrusse la maggior parte dello stabilimento Eko blocca i progetti di Oliviero. Muore in seguito ad un infarto ad appena 44 anni, il 10 febbraio 1967.
Il suo nome è ricordato in tutto il mondo per il suo spiccato intuito, la sua inventiva e soprattutto per il suo coraggio imprenditoriale. La nostra zona lo ricorda per aver dato un grande volano per la crescita occupazionale e lo sviluppo economico di Recanati e dei Comuni Vicini. 

 

Born in Castelfidardo on August 2, 1922, after attending the Professional Training School, he began to work for various craftsmen specialized in the decorations of accordions in Castelfidardo. After the war, in 1950 he married Milena Ficosecco and consolidated his relationship with the world of musical instruments because Milena is the daughter of Cesare Ficosecco, an esteemed entrepreneur in the sector.
In 1952, after directing his uncle Marino's factory, he set up his own company in Castelfidardo. Following the crisis in the sector, he decided to engage in the sale of guitars, an instrument in great demand due to the birth of pop musical groups. The business started in 1956 and the instruments were purchased in Yugoslavia and marketed under the GMI brand.
He moved to Recanati with his wife and his three daughters and rented the former convent of San Francesco, hence the Eko company which in a few years established itself in international markets.
In 1964 the premises were no longer sufficient, so the large Marinucci factory was purchased in the area below the Recanati cemetery. Oliviero Pigini succeeds, in just 6 years, in creating the largest and most important guitar company in the world. Subsequently, the market expanded to include electronic organs (the first model is the Ekosonic).
From the strong expansion of the market, Oliviero created a network business model from which many companies were born, including FBT. Not even the fire in 1966 that destroyed most of the Eko plant stopped Oliviero's projects. He died with a heart attack at the age of 44, on  February 10 1967.
His name is remembered all over the world for his keen intuition, his inventiveness and above all for his entrepreneurial courage. Our area remembers him for having given a great driver for the employment growth and economic development of Recanati and the neighboring municipalities.

Parcheggio San Lorenzo

Parcheggio San Lorenzo

Fin dai primi secoli del cristianesimo, Lorenzo viene generalmente raffigurato come un giovane diacono rivestito della dalmatica, con il ricorrente attributo della graticola o, in tempi più recenti, della borsa del tesoro della Chiesa romana da lui distribuito, secondo i testi agiografici, ai poveri.
Gli agiografi sono concordi nel riconoscere in Lorenzo il titolare della necropoli della via Tiburtina a Roma
È certo che Lorenzo è morto per Cristo probabilmente sotto l'imperatore Valeriano, ma non è così certo il supplizio della graticola su cui sarebbe stato steso e bruciato.
Il suo corpo è sepolto nella cripta della confessione di san Lorenzo insieme ai santi Stefano e Giustino. I resti furono rinvenuti nel corso dei restauri operati da papa Pelagio II. 

 

Since the early centuries of Christianity, Lorenzo is generally depicted as a young deacon dressed in a dalmatic, with the recurring attribute of the grill or, in more recent times, of the treasure bag of the Roman Church which he distributed, according to hagiographic texts, to the poor. .
The hagiographers agree that Lorenzo is the owner of the necropolis of via Tiburtina in Rome
It is certain that Lorenzo died for Christ probably under the emperor Valerian, but the torture of the grill on which he would have been spread and burned is not so certain.
His body is buried in the crypt of the confession of San Lorenzo together with the saints Stephen and Justin. The remains were found during the restorations carried out by Pope Pelagius II.

Piaggia Castelnuovo/Contrada Castelnuovo

Piaggia Castelnuovo/Contrada Castelnuovo

Castelnuovo fa parte del Comune di Recanati, in provincia di Macerata, nella regione Marche.
La frazione o località di Castelnuovo dista 2,62 chilometri dal medesimo comune di Recanati di cui essa fa parte. Recanati si andò formando a poco a poco con la riunione di alcuni piccoli luoghi, fabbricati sopra il dorso di un medesimo colle: Castello di Monte Morello/Castello di San Vito, altrimenti detto Borgo Muzio; Monte Volpino e il borgo di Castelnuovo,(sorto come tutti gli altri borghi del tempo ai piedi del castello feudale) il quale sembra che in origine si chiamasse il Castello dei Ricinati.
Dagli Annali di Monaldo Leopardi: “Il nome di Castelnuovo potrebbe contrastare con questa supposizione; ma probabilmente quando si unirono in un solo paese gli altri castelletti che formarono Recanati, gli abitatori del castello più antico lo abbandonarono almeno in parte, salendo ad abitare la nostra terra, di aria e di aspetto migliore, perché fatta sul più alta del colle. Indi cresciuto il numero degli abitanti, il paese nuovo venne a poco a poco congiunto con il vecchio castello, cui forse allora si sarà dato il nome di Castelnuovo. Intanto le tradizioni locali, alle quali si deve sempre accordare gran peso, vogliono che il borgo o contrada di Castelnuovo sia la parte più antica della città.” 

 

Castelnuovo is part of the Municipality of Recanati, in the province of Macerata, in the Marche Region.

The village or place of Castelnuovo is 2.62 kilometers from the same town of Recanati to which it belongs. Recanati, gradually formed with some small places, built on the back of the same hill: Monte Morello Castle/San Vito Castle, otherwise known as Borgo Muzio; Monte Volpino and the village of Castelnuovo, (built like all the other villages of the time at the foot of the feudal castle) which seems to have been originally called the Castle of Ricinati.

From the Annals of Monaldo Leopardi: “The name of Castelnuovo could contrast with this supposition; but probably when the other castles that formed Recanati joined in one country, the inhabitants of the oldest castle abandoned it at least in part, rising to inhabit our land, because it was built on the highest part of the hill. After the number of inhabitants grew, the new town gradually joined with the old castle, which may have given itself the name of Castelnuovo at the time. Meanwhile, local traditions, which must always be given great importance, want the village or district of Castelnuovo to be the oldest part of the city. "

Piazza Giacomo Leopardi

Piazza Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi nacque a Recanati il 29 giugno 1798, primogenito del conte Monaldo e della marchesa Adelaide Antici, primo dei fratelli Carlo, Paolina, Luigi, morto 9 giorni dopo, ancora Luigi e Pierfrancesco. Se la madre dimostrò sempre verso i figli scarso trasporto, il padre, reazionario in politica, a suo modo affettuoso, era colto e amante dei libri, e fu lui, con l'aiuto di precettori ecclesiastici, a iniziare il figlio agli studi, secondandone l'ingegno vivace e immaginoso. Ben presto Giacomo non ebbe più bisogno di istruttori: l'ambiente familiare freddo ed immobile, la mancanza di stimoli in un contesto culturale e sociale quale era quello di Recanati, paese arretrato e chiuso alle novità, lo spinsero ad isolarsi sempre più tra i libri della ricca biblioteca paterna. In "sette anni di studio matto e disperatissimo", attraverso una smisurata e disordinata serie di letture, divenne un erudito ed un filologo di eccelso livello, esperto in lingue moderne e classiche, ebraico compreso.
Crebbe in un ambiente famigliare rigido e austero. Leopardi fu avviato presto agli studi e se ne appassionò tanto da acquisire una vasta erudizione linguistica e filologica. Leopardi definì i suoi anni di studio matto e disperatissimo. Recanati per lui cominciava ad apparire come una prigione che ostacolava la libertà e l’incontro con esperienze culturali più vivaci. 

Nel 1816 si convertì dall’erudizione al bello scoprendo la poesia e in seguito ad una crisi nel 1819 dal bello al vero. In questo periodo inizia la sua prima raccolta di Idilli. Leopardi era un buon osservatore e scriveva di getto, lasciandosi dettare i versi dal cuore.
Nel 1822 si reca a Roma, dove ci rimane per alcuni mesi, ma dal viaggio sognato tornò deluso sempre più consapevole dell’incapacità di adattarsi in altri posti che non siano Recanati. Quindi si dedicò alla stesura delle Operette morali, dove è possibile cogliere il pessimismo storico e cosmico.
Nel 1827 si trasferì a Pisa e qui iniziò la fase dei Grandi Idilli.
Nel 1830 visse a Firenze e si innamorò della contessa Fanny Targioni Tozzetti, alla quale dedico il Ciclo di Aspasia.
Nel 1833 si trasferì a Napoli, dove compose la Ginestra e dove morì il 14 giugno del 1837 a causa di un problema di salute.
Nel 1939, i suoi resti sono stati traslati a Mergellina, presso la cosiddetta «tomba di Virgilio".  

 

Giacomo Leopardi was born in Recanati on  June 29th 1798, the eldest son of Count Monaldo and marquise Adelaide Antici, the first of the brothers Carlo, Paolina, Luigi and Pierfrancesco. If the mother always showed little transport towards her children, the father, reactionary in politics, in his affectionate way, was cultured and fond of books, and it was he, with the help of ecclesiastical tutors, who introduced his son to study.Soon Giacomo no longer needed instructors: the cold and static family environment, the lack of stimuli in a cultural and social context such as that of Recanati, an underdeveloped country closed to novelties, pushed him to isolate himself more and more among his father’s library books. He grew up in a rigid and austere family environment. Leopardi was early in his studies and was so passionate about it that he acquired a vast linguistic and philological erudition. Leopardi defined his years of study mad and desperate. For him, Recanati began to appear as a prison that hindered freedom and encountered cultural experiences.

In 1816 he converted from erudition to beauty by discovering poetry and following a crisis in 1819 from beauty to truth. In this period, he begins his first collection of Idylls. Leopardi was a good observer and wrote quickly, letting himself be dictated by the verses from the heart.

In 1822 he went to Rome, where he stayed for a few months, but from the dreamed journey he was disappointed, increasingly aware of the inability to adapt to other places that are not Recanati. Then he devoted himself to the drafting of the Moral operettas, where it is possible to grasp the historical and cosmic pessimism.

In 1827 he moved to Pisa and here he began the phase of the Great Idylls.

In 1830 he lived in Florence and fell in love with the Countess Fanny Targioni Tozzetti, to whom he dedicated the Aspasia cycle.

In 1833 he moved to Naples, where he composed the Ginestra and where he died on June 14th, 1837 due to a health problem.

In 1939, his remains were moved to Mergellina, near the so-called "Virgil’s tomb".

Piazzale Antonio Bianchi

Piazzale Antonio Bianchi

L'ingegnere Antonio Bianchi fu l’ autore del monumento dedicato ai caduti della battaglia di Castelfidardo del 18 Settembre 1860, il “Sacrario–Ossario”, eretto negli anni 1861-1870 sul colle di Mirano ai margini meridionali della Selva di Castelfidardo, dove si svolse la fase più cruenta della battaglia.

Il Sacrario-Ossario è un monumento di rilevante entità con una grande valenza simbolica ed iconografica tipica del pensiero risorgimentale. Originariamente il monumento era sconsacrato, poi nel 1956 la nobildonna Maria Lucrezia Lepetit, duchessa Ferretti di Castelferretto, chiese ed ottenne dal Vescovo di Recanati di benedire il monumento e le spoglie dei soldati, e nella colonna centrale fu collocata una croce cristiana. Attorno al monumento furono messi a dimora cipressi e siepi come cornice.

Antonio Bianchi nacque a Recanati. Nel 1848 fu portabandiera del battaglione universitario romano sui campi della gloria e a Vicenza rimase ferito ad una gamba.Nel 1849 prestò la sua opera nei gravi cimenti tra cui si dibatteva la repubblica e fu nell'Ascolano contro i briganti. Caduta la repubblica fu precettato politico e gli venne vietato di esercitare per parecchi anni la professione. Dal 1850 al 1859 cospirò tra Loreto e Recanati; fu influentissimo in tutta la Marca ed ebbe importantissimi incarichi di gran fiducia. Quando l'esercito Piemontese entrò nello Stato della Chiesa fu subito in relazione col Comando, e quando la flotta fu di fronte ad Ancona egli ebbe la guida di una flottiglia di barche da pesca destinate a prestarsi per molteplici servizi. Bianchi morì nel 1904 a Recanati.  

The engineer Antonio Bianchi was the author of the monument dedicated to the fallen soldiers of the battle of Castelfidardo of September 18th 1860, the "Shrine-Ossuary", built in the years 1861-1870 on the Mirano hill on the southern edges of the Selva di Castelfidardo, where the bloodiest phase of the battle was carried out .

 

The Shrine-Ossuary is a monument of significant entity with a great symbolic and iconographic value typical of the Risorgimento thought. Originally the monument was deconsecrated, then in 1956 the noblewoman Maria Lucrezia Lepetit, Duchess Ferretti of Castelferretto, asked and obtained from the Bishop of Recanati to bless the monument and the remains of the soldiers, and a Christian cross was placed in the central column. Cypresses and hedges were planted around the monument as a frame.

Antonio Bianchi was born in Recanati. In 1848 he was the standard-bearer of the Roman university battalion on the fields of glory and in Vicenza he was wounded in the leg. In 1849 he lent his work in the serious trials between which the republic was debating and was in the Ascolano against the brigands. After the fall, the republic was made a political precept and it was forbidden to practice the profession for several years. From 1850 to 1859 he conspired between Loreto and Recanati; he was very influential throughout the Marca and had very important positions. When the Piedmontese army entered the State of the Church he was immediately in relationship with the Command, and when the fleet was in front of Ancona he had the leadership of a flotilla of fishing boats destined to lend themselves for multiple services. Bianchi died in 1904 in Recanati.

 

Piazzale Duomo/Via del Duomo/Rampa del Duomo

Piazzale Duomo/Via del Duomo/Rampa del Duomo

La Chiesa di San Flaviano è il Duomo di Recanati e concattedrale della diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia. Il 12 giugno 1805 fu elevata alla dignità di basilica minore da papa Pio VI. La primitiva cattedrale fu costruita prima del Mille; di questa restano pochissime tracce nell'attuale cripta. Tradizionalmente dedicata a San Flaviano è attribuita al Patriarca di Costantinopoli, di cui nella cattedrale si conserva una reliquia arrivata dal porto di Giulianova, ma attualmente gli storici propendono per una primitiva dedica a San Flaviano di Ricina. Questi fu il primo vescovo della distrutta città romana di Helvia Recina, dalle cui ceneri è nata la stessa Recanati dopo il VI secolo. La struttura fu più volte rimaneggiata ed abbellita. Agli inizi del XIII secolo fu edificata una nuova chiesa, ricostruita poi dal cardinale Angelo da Bevagna tra il 1389 ed il 1412. L’antica architettura romanica fu trasformata in una più moderna struttura gotica. Gli interventi eseguiti nei secoli successivi, in particolare tra Seicento e Settecento, ne modificarono sensibilmente i caratteri determinando un graduale passaggio allo stile barocco e le conferirono l’aspetto attuale. Di particolare pregio è il soffitto ligneo a cassettoni che fu fatto eseguire dal cardinale Galamini e messo in opera nel 1620. L'abside fu abbellita con stucchi ed affreschi nel 1650: in questa occasione furono eseguiti il Martirio di San Flaviano, il martirio di Santa Paolina, l'Annunciazione, la Traslazione della Santa Casa di Loreto e la Natività della Vergine. Nel piccolo atrio che precede il “Sancta Sanctorum”, ci sono i sarcofaghi del Cardinale Angelo da Bevagna Vescovo dal 1383-1412, del vescovo Nicolò delle Aste da Forlì che iniziò il Santuario di Loreto (m. 1469) e del Papa Gregorio XII che rinunciò al papato e fu Vicario generale per la Marca (m. 1417). I due organi sono di inizio '900, quello di sinistra, a trasmissione pneumatica è della ditta Vegezzi Bossi del 1911 ed è posto nella cantoria in cornu Evangelii. Una lapide ricorda che vi cantò , da ragazzo, il celebre tenore Beniamino Gigli quando faceva parte della Cappella Musicale della Cattedrale, fondata nel 1461. Nell'altra cantoria a destra, in cornu Epistulae, dietro la mostra di canne finte di facciata, c’è l’altro organo, in origine pneumatico, fabbricato nel 1919 dalla ditta Inzoli di Crema. Nel 1995 don Lauro Cingolani commissionò i lavori dell'istallazione della nuova consolle a tre tastiere progettata e fornita per l'occasione, con la trasmissione digitale per suonare entrambi gli organi dal presbiterio. Durante l’Ottocento venne inoltre spostata l’entrata, chiudendo la porta laterale ed aprendo quella in fondo alla chiesa. All’esterno l’imponete facciata in mattoni, abbellita da un orologio, è sormontata da un piccolo campanile a vela ed è preceduta da una scalinata che conduce all’ingresso principale. Il maestoso interno custodisce pregevoli opere d’arte, tra cui le quattordici stazioni della Via Crucis del pittore Biagio Biagetti (1914). Il vecchio palazzo episcopale risalente come l´antica Cattedrale al ’300, dopo decenni di abbandono è ora adibito a Museo Diocesano di arte sacra, ricco di dipinti (sec. XIV-XVI), sculture, reperti archeologici.

 

The Church of San Flaviano is the Cathedral of Recanati and co-cathedral of the diocese of Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia.

On June 12, 1805 it was elevated to the dignity of a minor basilica by Pope Pio VI. The primitive cathedral was built before the year 1000; very few traces of this remain in the current crypt. Traditionally dedicated to San Flaviano, it is attributed to the Patriarch of Constantinople, of whom a relic arrived from the port of Giulianova and it is preserved in the cathedral, but historians currently favor a primitive dedication to San Flaviano di Ricina. He was the first bishop of the destroyed Roman city of Helvia Recina, from whose ashes Recanati itself was born after the 6th century. The structure was repeatedly remodeled and embellished. At the beginning of the thirteenth century a new church was built, then rebuilt by Cardinal Angelo da Bevagna between 1389 and 1412. The ancient Romanesque architecture was transformed into a more modern Gothic structure. The interventions carried out in the following centuries, in particular between the seventeenth and eighteenth centuries, significantly changed the characters, resulting in a gradual transition to the Baroque style and gave it its current appearance. Of particular value is the wooden coffered ceiling which was carried out by Cardinal Galamini and put in place in 1620. The apse was embellished with stucco and frescoes in 1650: on this occasion the Martyrdom of San Flaviano, the martyrdom of Saint Pauline, the Annunciation, the Translation of the Holy House of Loreto and the Nativity of the Virgin. In the small atrium that precedes the "Sancta Sanctorum", there are the sarcophagi of Cardinal Angelo da Bevagna Bishop from 1383-1412, of Bishop Nicolò delle Aste da Forlì who started the Sanctuary of Loreto (m. 1469) and Pope Gregory XII who renounced the papacy and was Vicar General for the Marca (d. 1417). The two organs are from the beginning of the 1900s, the one on the left, with pneumatic transmission, is from the Vegezzi Bossi company of 1911 and is located in the choir house in Cornu Evangelii. A plaque recalls that the famous tenor Beniamino Gigli sang it as a boy when he was part of the Musical Chapel of the Cathedral, founded in 1461. In the other choir on the right, in cornu Epistulae, behind the exhibition of façade reeds, there is the other organ, originally pneumatic, manufactured in 1919 by the Inzoli, a Crema company. In 1995 Don Lauro Cingolani commissioned the work for the installation of the new three-keyboard console designed and supplied for the occasion, with the digital transmission to play both organs from the presbytery. During the nineteenth century the entrance was also moved, closing the side door and opening the one at the back of the church. Outside, the imposing brick facade, embellished with a clock, is surmounted by a small bell tower and is preceded by a staircase leading to the main entrance. The majestic interior house valuable works of art, including the fourteen stations of the Via Crucis by the painter Biagio Biagetti (1914). The old episcopal palace dating back as the ancient Cathedral to the '300, after decades of abandonment is now used as a Diocesan Museum of sacred art, full of paintings (14th-16th centuries), sculptures, archaeological finds.

Piazzale Europa

Piazzale Europa

Parte occidentale del continente eurasiatico, delimitata a Ovest dall’Oceano Atlantico, a Nord dal Mar Glaciale Artico, a Sud dal Mar Mediterraneo. L'Europa è una regione geografica della Terra, comunemente considerata un continente in base a fattori economici, geopolitici e storico-culturali. Nella mitologia greca, Europa era la figlia di Agenore re di Tiro, antica città fenicia. Zeus, innamoratosi di lei, decise di rapirla e si trasformò in uno splendido toro bianco. Mentre coglieva i fiori in riva al mare, Europa vide il toro che le si avvicinava. Era un po' spaventata ma il toro si sdraiò ai suoi piedi ed Europa si tranquillizzò. Vedendo che si lasciava accarezzare Europa salì sulla groppa del toro che si gettò in mare e la condusse fino a Creta. Zeus si ritrasformò in dio e le rivelò il suo amore. Ebbero tre figli: Minosse, Sarpedonte e Radamanto. Minosse divenne re di Creta e diede vita alla civiltà cretese, culla della civiltà europea. Il nome Europa, da quel momento, indicò le terre poste a nord del Mar Mediterraneo.

 

Western part of the Eurasian continent, bounded to the west by the Atlantic Ocean, to the north by the Arctic Ocean, to the south by the Mediterranean Sea. Europe is a geographical region of the Earth, commonly considered a continent based on economic, geopolitical and historical-cultural factors. In Greek mythology, Europe was the daughter of Agenor king of Tire, an ancient Phoenician city. Zeus, who fell in love with her, decided to kidnap her and turned into a splendid white bull. While picking the flowers by the sea, Europa saw the bull approaching her. She was a little frightened but the bull lay down at his feet and Europa calmed down. Seeing that he let himself be caressed, Europa climbed onto the back of the bull who threw himself into the sea and led her to Crete. Zeus turned back to god and revealed his love to her. They had three children: Minos, Sarpedon and Radamanto. Minos became king of Crete and gave birth to the Cretan civilization, the cradle of European civilization. The name Europa, from that moment, indicated the lands located north of the Mediterranean Sea.

Piazzale Falcone e Borsellino

Piazzale Falcone e Borsellino

Giovanni Salvatore Augusto Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992) e Paolo Emanuele Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940 – Palermo, 19 luglio 1992) sono stati due magistrati italiani, due giudici siciliani che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro la mafia, sono considerati le personalità più importanti e prestigiose nella lotta alla mafia sia in Italia che a livello internazionale. 

Crearono il pool antimafia, che grazie alle loro qualità si rivelò un’arma micidiale che portò al famoso maxi-processo, un processo che vide sul banco degli imputati ben 475 mafiosi, che nel 1987 furono condannati. Purtroppo i due magistrati, non videro mai il loro sogno realizzato, la “distruzione” della mafia perchè vennero uccisi entrambi a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro.

Per primo morì Falcone, nell’attentato di Capaci per opera di Cosa Nostra. La sua macchina venne fatta esplodere: 500 chili di tritolo tolsero la vita anche a sua moglie Francesca Morvillo e a tre agenti di scorta. Quando Falcone saltò in aria, Paolo Borsellino capì che non gli restava troppo tempo. Lo disse anche in un’intervista: “Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me”. Infatti il 19 luglio dello stesso anno, nella strage di via d'Amelio, un’autobomba esplose sotto casa di sua madre mentre Borsellino stava andando a trovarla, assieme a cinque agenti della sua scorta. La loro morte non è stata invana, infatti con loro gli italiani hanno capito la gravità della mafia e le loro idee resteranno per sempre: come diceva Falcone “gli uomini passano, le idee restano”. 

 

Giovanni Salvatore Augusto Falcone (Palermo, 18 May 1939 - Palermo, 23 May 1992) and Paolo Emanuele Borsellino (Palermo, 19 January 1940 - Palermo, 19 July 1992) were two Italian magistrates, two Sicilian judges who dedicated their lives to fight against the mafia, they are considered the most important and prestigious personalities in the fight against the mafia both in Italy and internationally.

They created the anti-mafia pool, which thanks to their qualities proved to be a deadly weapon that led to the famous maxi-trial, a process that saw 475 mafia members on the defendants' bench, who in 1987 were convicted. Unfortunately, the two magistrates never saw their dream come true, the "destruction" of the mafia because they were both killed within a few months of each other.

Falcone died first, in the attack on Capaci by the Cosa Nostra. His car was detonated: 500 kilos of TNT also killed his wife Francesca Morvillo and three escort agents. When Falcone jumped into the air, Paolo Borsellino understood that he didn't have too much time left. He also said in an interview: "I have to hurry, because now it's my turn." In fact, on July 19 of the same year, in the massacre in via d'Amelio, a car bomb exploded under his mother's house while Borsellino was going to visit her, along with five agents of his escort. Their death was not in vain, in fact with them the Italians understood the gravity of the mafia and their ideas will remain forever: as Falcone said "men pass, ideas remain".

 

 

Piazzale Francesco Pascucci

Piazzale Francesco Pascucci

Fondatore e primo presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Recanati (1824-1881). Garibaldino e patriota.  

Founder and first president of the Recanati Mutual Aid Society (1824-1881). "Garibaldino" and patriot.

Piazzale Mariano Luigi Patrizi

Piazzale Mariano Luigi Patrizi

(Recanati, 23 sett. 1866 - Bologna, 9 sett. 1935) Rapida, brillante la carriera di MARIANO LUIGI PATRIZI. Nato povero, presto orfano del padre, con l’aiuto del Municipio natale e di qualche concittadino ch’Egli compensa con la serietà e la buona volontà negli studi, giunge a conseguire il 9 luglio 1890, a Roma, la laurea in Medicina e Chirurgia Egli costruisce la teoria fisiologica della monogenesi del delitto, secondo la quale scompare ogni differenza fondamentale tra «delinquente nato» e «delinquente di occasione», potendosi e dovendosi sempre ricondurre la causa essenziale del crimine al mancato freno della sfera psichica superiore sull’azione «istintiva». Sempre come psico-fisiologo dice la sua parola nella questione tanto dibattuta del genio, sostenendo che troppi e disparati fattori possono intervenire nella formazione di un uomo geniale, perchè si possa pensare al genio come ad un'unità psicologica. E valendosi della sua non comune conoscenza in arte e letteratura, si dedica allo studio di tre uomini di genio, ricercando le cause della loro opera caratteristica nelle loro particolari condizioni fisico-psichiche: Giacomo Leopardi, il sommo poeta del dolore, come il dolore universale; Michelangiolo da Caravaggio, il grande e turbolento pittore del Seicento; Leon Battista Alberti, il poderoso limpido architetto e umanista, sono i soggetti da Lui scelti a sostegno della sua tesi, provocando polemiche anche aspre con critici dell’arte e delle lettere, i quali spesso soffrono malvolentieri questo studioso che con concetti e linguaggio nuovi ardisce intromettersi nelle loro discussioni. Ingegno acuto e pronto, vivace e versatile, carattere combattivo e talvolta un po’ sdegnoso, personalità inconfondibile; uomo colto, eccellente intenditore di lettere e di arti oltre che biologo, scrittore ed oratore pulito ed elegantissimo; Egli ci riporta colla mente a quel magnifico fiorire in terra nostra di «individui» che fu il Rinascimento. Che se Egli con passione di conterraneo tanto diffusamente scrisse e parlò di Leopardi; se con passione di ricercatore si attardò a scrutare nell’opera e nell’anima torbida del Caravaggio; forse con maggiore, se pur inconfessata, predilezione si era accinto a trattare dell’uomo del Quattrocento, di Leon Battista Alberti, il genio dall’attività multiforme, l’umanista sereno, forte di mente e di corpo, ch’Egli teneva davanti come il miglior esempio di vita umana. M. CAMIS Patrizi Mariano Luigi (1866-1935) Illustre fisiologo, professore nelle Università di Ferrara, Sassari, Modena, Bologna. Tenne anche la cattedrali antropologia a Torino. Grande la sua attività scientifica; classici i suoi studi sulla fisiologia del lavoro. Scrittore forbissimo, elegante ed affascinante oratore; uno degli ingegni più colti e più profondi lo definì Cesare Lombroso.  

 

(Recanati, Sept.23rd 1866 - Bologna, Sept.9th 1935) Rapid, brilliant career of MARIANO LUIGI PATRIZI. Born poor, soon orphaned of his father, with the help of his native town hall and some fellow citizens whom he compensates with his seriousness and good will in his studies, he reached on 9 July 1890, in Rome, a degree in Medicine and Surgery He constructs the physiological theory of the monogenesis of the crime, according to which every fundamental difference between "born delinquent" and "occasional delinquent" disappears, since the essential cause of the crime can and must always be traced back to the failure of the higher psychic sphere to act on action " instinctive". Always as a psycho-physiologist he says his word in the much debated question of genius, arguing that too many disparate factors can intervene in the formation of a genius man, so that one can think of genius as a psychological unit. And making use of his uncommon knowledge in art and literature, he dedicates himself to the study of three men of genius, researching the causes of their characteristic work in their particular physical-psychic conditions: Giacomo Leopardi, the supreme poet of pain, like universal pain ; Michelangiolo da Caravaggio, the great and turbulent seventeenth-century painter; Leon Battista Alberti, the powerful limpid architect and humanist, are the subjects chosen by him in support of his thesis, provoking even bitter controversies with critics of art and letters, who often reluctantly suffer this scholar who with bold new concepts and language meddle in their discussions. Acute and ready ingenuity, lively and versatile, combative and sometimes a little disdainful character, unmistakable personality; cultured man, excellent connoisseur of letters and arts as well as biologist, writer and speaker clean and very elegant; He brings us back with his mind to that magnificent flourishing in our land of "individuals" that was the Renaissance. That if He with passion of fellow countryman so widely wrote and spoke of Leopardi; if with passion as a researcher he lingered to peer into the work and murky soul of Caravaggio; perhaps with greater, albeit unacknowledged, predilection he was about to deal with the man of the fifteenth century, by Leon Battista Alberti, the genius of multiform activity, the serene humanist, strong in mind and body, whom he held in front of him as the best example of human life. M. CAMIS Patrizi Mariano Luigi (1866-1935) Distinguished physiologist, professor in the Universities of Ferrara, Sassari, Modena, Bologna. He also held anthropology cathedrals in Turin. His scientific activity was great; his studies on work physiology are classic. Very skilful writer, elegant and charming speaker; one of the most cultured and deepest geniuses called him Cesare Lombroso.

Piazzale Mario Clementoni

Piazzale Mario Clementoni

Nato a Potenza Picena nel 1925, Mario Clementoni si diplomò all’Istituto Industriale “Montani” di Fermo. Dopo una prima esperienza lavorativa in un’azienda di strumenti musicali di Pesaro, ebbe la grande intuizione di “inventare” un nuovo segmento di mercato in una fase storica in cui l’industria italiana guardava con interesse soprattutto ai beni di prima necessità per colmare le difficoltà del periodo post bellico. La sfida che decise di affrontare fu quella di elevare il gioco da semplice passatempo, dapprima a elemento di aggregazione della famiglia, e in seguito facendolo diventare un vero e proprio “strumento didattico”.

L’avventura iniziò nel 1963, nel garage di casa, dove assieme alla moglie, la Signora Matilde Brualdi Clementoni e a pochi operai, iniziò a produrre il suo primo gioco, la celeberrima Tombola della canzone, un grandissimo successo di mercato, ispirato ad uno dei fenomeni di costume più importanti dell’epoca, il Festival di San Remo. Nel 1967 Mario Clementoni, il “Signor Mario” per i suoi dipendenti, inventò il brand Sapientino, divenuto nel tempo sinonimo di gioco educativo grazie ad una lunga serie di giocattoli molto noti, come i famosi “Spinotti”, basati sul meccanismo dell’associazione, pensati per sostenere il bambino nella crescita attraverso il linguaggio a lui più familiare, il gioco. Sono tanti i “momenti” che hanno segnato la storia dell’azienda come lo storico accordo con la Disney, del 1971, che diede il via alla produzione dei noti Puzzle per bambini, ancora oggi protagonisti del ricco catalogo dell’azienda. Tra i giochi più famosi possiamo citare anche Insieme (1989), il gioco a quiz con 3.000 domande create da autori quali Andreotti, Arbore, Ciotti, Costanzo, De Crescenzo e Gawronski, e Computer Kid (1991) dapprima un gioco poi divenuto il capostipite di una linea di computerini giocattolo, un grande successo di vendite durato oltre vent’anni. Tra i molteplici riconoscimenti ricevuti amava citare la prestigiosa laurea honoris causa in Architettura che l’Università di Camerino gli aveva conferito nel 2005 per essere stato un imprenditore in grado di guardare lontano e capace di far crescere e divertire generazioni di bambini. Quella del “Signor Mario” è stata una bellissima avventura, iniziata con una intuizione formidabile e proseguita per quasi 50 anni, di sfida in sfida, con determinazione, coraggio e lungimiranza. L’attenzione sempre viva e l’interesse costante al mondo del bambino, sono stati il motore vero e la grande passione che hanno animato il suo impegno e che oggi permeano il lavoro dei suoi quattro figli e di tutti i collaboratori che portano avanti il suo progetto, un progetto difficile, ma possibile, oggi una sfida vinta. Circondato dall’affetto della sua grande famiglia, il “Signor Mario” è scomparso il 9 ottobre 2012 a Recanati.

 

Born in Potenza Picena in 1925, Mario Clementoni graduated from the "Montani" Industrial Institute in Fermo. After a first working experience in a musical instrument company in Pesaro, he had the great intuition of "inventing" a new market segment in a historical phase in which the Italian industry looked with interest above all to the basic necessities to fill the difficulties of the post-war period. The challenge he decided to face was to elevate the game from a simple pastime, first to an element of aggregation of the family, and later making it a real "educational tool".

The adventure began in 1963, in the garage of the house, where together with his wife, Mrs. Matilde Brualdi Clementoni and a few workers, he began to produce his first game, the famous Tombola of the song, a huge market success, inspired by one of the most important customs phenomena of the time, the San Remo Festival. In 1967 Mario Clementoni, the "Mr. Mario" for his employees, invented the Sapientino brand, which over time has become synonymous with educational games thanks to a long series of well-known toys, such as the famous "Spinotti", based on the mechanism of the association , designed to support the child in growth through the language most familiar to him, play. There are many "moments" that have marked the company's history such as the historic agreement with Disney, of 1971, which kicked off the production of the well-known Puzzles for children, still protagonists of the company's rich catalog. Among the most famous games we can also mention Together (1989), the quiz game with 3,000 questions created by authors such as Andreotti, Arbore, Ciotti, Costanzo, De Crescenzo and Gawronski, and Computer Kid (1991) first a game that later became the progenitor of a line of toy computers, a great sales success that lasted over twenty years. Among the many awards received, he loved to mention the prestigious honoris causa degree in Architecture that the University of Camerino had awarded him in 2005 for being an entrepreneur able to look far and capable of making generations of children grow and entertain. That of "Mr. Mario" was a beautiful adventure, which began with a formidable intuition and continued for almost 50 years, from challenge to challenge, with determination, courage and foresight. The constant attention and constant interest in the world of the child were the real engine and the great passion that animated his commitment and that today permeate the work of his four children and all the collaborators who carry on his project, a difficult but possible project, today a challenge won. Surrounded by the affection of his great family, "Mr. Mario" passed away on 9 October 2012 in Recanati.

Piazzale Mazzagalli-Morotti

Piazzale Mazzagalli-Morotti

Nobil uomo, conte Leandro Mazzagalli-Morotti marchese degli Onofri.

Verso la metà del Settecento la chiesetta della Madonna delle Grazie di Potenza Picena, venne chiusa al culto per motivi di sicurezza, data la vetustà della struttura; nel 1788 l’arcivescovo di Fermo, mons. Andrea dei conti Minucci, ordinò di demolirla e di riutilizzarne il materiale per il restauro della chiesa di S. Giacomo.

Tale decisione incontrò la fiera opposizione del paese, che si rivolse al conte Leandro Mazzagalli, affinché finanziasse le opere di ristrutturazione del tempietto e ne acquisisse il patronato.

 

Noble man, count Leandro Mazzagalli-Morotti marquis degli Onofri.

In the mid-eighteenth century the church of the Madonna delle Grazie in Potenza Picena was closed for worship for security reasons, given the age of the structure; in 1788 the archbishop of Fermo, Msgr. Andrea dei conti Minucci, ordered to demolish it and to reuse its material for the restoration of the church of S. Giacomo.

This decision met with fierce opposition from the town, which turned to Count Leandro Mazzagalli, to ask him to finance the renovation of the temple and acquire its patronage.

Piazzale Menechen da Recanati

Piazzale Menechen da Recanati

Menechen (Recanati, 1250 –1295), fu un rabbino attivo verso la fine del XIII e inizi del XIV secolo.
Celebre cultore di mistica ebraica e commentatore ebreo della Bibbia, il suo commento al Pentateuco (pubblicato nel 1523) fu tradotto in latino da Pico della Mirandola.
Fu autore di numerosi commentari talmudici, poi dati alle fiamme, sulle pubbliche piazze, per ordine del Tribunale della Santa Inquisizione. A Recanati furono bruciati circa 10.000 commentari.
Gli ebrei a Recanati si erano stabiliti prima del 1300 e si dedicavano a vari commerci e potevano esercitare anche la medicina, ma la loro maggiore attività era quella di prestar denaro, spesso ad altissimo interesse.
Per mettere un freno a queste usure, il Comune istituì nel 1468 un Monte di Pietà, uno dei più antichi d’Italia, il quale concedeva senza interessi prestiti fino a dieci ducati, con la consegna di un pegno di egual valore.
Gli ebrei per molti anni poterono abitare in qualsiasi parte della città e secondo il Calcagni, avevano la loro Sinagoga presso la chiesa di Sant’ Agostino, ma in seguito furono costretti, per ordine del Papa Pio IV ad abitare separati dagli altri cittadini.
Il Comune quindi assegnò loro, il vicolo degli Impiccolati per abitarvi ed il Campo dei Fiori come loro Cimitero. La nuova Sinagoga sorse nel rione di Monte Volpino.
Gli Ebrei restarono a Recanati fino al 1593, nel quale anno il Pontefice Clemente VIII ingiunse a tutti gli Ebrei di allontanarsi dallo Stato della Chiesa, concedendo loro di abitare solo a Roma, Avignone e Ancona.
Menechen fu uno dei pochi rabbini italiani che dedicò la maggior parte dei suoi scritti alla Cabala sostenendola sulla base di argomenti filosofici.

 

Menechen (Recanati, 1250 - 1295), was a rabbi active in the late thirteenth and early fourteenth centuries.
A famous lover of Jewish mysticism and Jewish commentator on the Bible, his commentary on the Pentateuch (published in 1523) was translated into Latin by Pico della Mirandola.
He was the author of numerous Talmudic commentaries, then set on fire, on public squares, by order of the Court of the Holy Inquisition. In Recanati about 10,000 commentaries were burnt.
The Jews in Recanati had settled before 1300 and were engaged in various businesses and could also practice medicine, but their main activity was to lend money, often at a very high interest.
The Municipality established a pawnshop in 1468, one of the oldest in Italy, which granted loans of up to ten ducats without interest, with the delivery of a pledge of equal value.
For many years the Jews were able to live in all parts of the city and according to Calcagni, they had their synagogue at the church of Sant'Agostino, but were later forced, by order of Pope Pius IV, to live separately from other citizens.
The Municipality then assigned them the alley of the Impiccolati where they could live and Campo dei Fiori as their Cemetery. The new synagogue was built in the Monte Volpino district.
The Jews remained in Recanati until 1593, when Pontiff Clement VIII ordered all Jews to leave the Church State, allowing them to live only in Rome, Avignon and Ancona.
Menechen was one of the few Italian rabbis who devoted most of his writings to the Kabbalah by supporting it on the basis of philosophical arguments.

Piazzale Monaldo Leopardi

Piazzale Monaldo Leopardi

Il conte Monaldo Leopardi (Recanati, 16 agosto 1776 – Recanati, 30 aprile 1847) è stato un filosofo, politico e letterato italiano, padre di Giacomo Leopardi.
Figlio primogenito del conte Giacomo e della marchesa Virginia Mosca, rimase a 4 anni orfano del padre e crebbe con la madre, gli zii paterni rimasti celibi ed i tre fratelli.
Educato in casa dal precettore Giuseppe Torres (1744-1821), padre gesuita fuggito dalla Spagna a seguito della cacciata dell'ordine dal Regno, ricevette una formazione improntata agli ideali cristiani, cui rimase fedele per il resto della sua vita.
Fu sottoposto alla tutela di un prozio, non potendo amministrare direttamente il patrimonio familiare per disposizione testamentaria. Ottenne tuttavia da papa Pio VI la deroga alla disposizione paterna ed assunse l'amministrazione della propria eredità nel 1794.
Dopo un primo progetto di nozze andato a monte, sposò nel 1797 la marchesa Adelaide Antici (1778-1857), sua lontana parente.
Il matrimonio fu un matrimonio d'amore strenuamente osteggiato dalla famiglia di Monaldo, in base ad antiche dispute tra casati e per questioni economiche (mancanza di una dote adeguata), che per manifestare la propria contrarietà non partecipò al matrimonio, che venne infatti celebrato nella sala detta "galleria" di Palazzo Antici a Recanati.
Frutto di questa unione tra opposti caratteri furono numerosi figli: di questi, raggiunsero l'età adulta Giacomo (1798-1837), Carlo (1799-1878), Paolina (1800-1869), Luigi (1804-1828) e Pierfrancesco (1813-1851)
A causa della impossibilità di gestirli (dovuta alla sua indole caritatevole verso i poveri, agli sperperi dei parenti e all'invasione giacobina), l'amministrazione dei beni di famiglia passò nelle mani della moglie, donna energica e severa; Monaldo poté così dedicarsi totalmente alla sua passione, gli studi e le lettere.
Tra i suoi molti meriti vi è aver grandemente contribuito alla formazione del nucleo fondamentale (circa 20.000 volumi) della biblioteca di famiglia dei Leopardi, nella quale il giovane Giacomo passò i suoi anni di "studio matto e disperatissimo" (compresi i libri proibiti per i quali il Conte ottenne la dispensa della Santa Sede, per metterli a disposizione dei figli) e che Monaldo donò all'intera cittadinanza recanatese a partire dal 1810, come ricorda la lapide apposta nella cosiddetta "prima stanza".

Count Monaldo Leopardi (Recanati, 16 August 1776 - Recanati, 30 April 1847) was an Italian philosopher, politician and writer, father of Giacomo Leopardi.
he was the eldest son of Count Giacomo and Marquise Virginia Mosca, he was orphaned by his father at the age of 4 and grew up with his mother, his paternal uncles who remained celibate and his three brothers.
Educated at home by the tutor Giuseppe Torres (1744-1821), a Jesuit father who fled Spain following the expulsion order from the Kingdom, he received training based on Christian ideals, to which he remained faithful for the rest of his life.
He was subjected to the protection of a great-uncle, not being able to directly administer the family patrimony by testamentary disposition. However, he obtained from Pope Pius VI the derogation from his father's disposition and took over the administration of his inheritance in 1794.
After a first wedding project gone bad, in 1797 he married the marquise Adelaide Antici (1778-1857), his distant relative.
The marriage was a love marriage strenuously opposed by Monaldo's family, on the basis of ancient disputes between families and for economic issues (lack of adequate dowry), who did not participate in the marriage to manifest their opposition, which was in fact celebrated in the room called "gallery" of Palazzo Antici in Recanati.
The result of this union between opposite characters were numerous children: of these, Giacomo (1798-1837), Carlo (1799-1878), Paolina (1800-1869), Luigi (1804-1828) and Pierfrancesco (1813 -1851)  reached adulthood.
Due to the impossibility of managing (due to his charitable nature towards the poor, the squandering of relatives and the Jacobin invasion), the administration of family assets passed into the hands of his wife, an energetic and severe woman; Monaldo was thus able to devote himself entirely to his passion, studies and letters.
Among his many merits there is having greatly contributed to the formation of the fundamental nucleus (about 20,000 volumes) of the Leopardi family library, in which the young Giacomo spent his years of "crazy and desperate study" (including  prohibited books for which the Count obtained the dispensation, to make them available to his children) and that Monaldo donated to the entire Recanatese citizenship starting from 1810, as the plaque in the so-called "first room" recalls.

Piazzale Montelupone

Piazzale Montelupone

Montelupone è un comune italiano della provincia di Macerata nelle Marche.
Il centro storico del comune di Montelupone ha un'altitudine di 272 metri s.l.m. e si estende per 34 km².
Il territorio è composto dalle tipiche dolci colline marchigiane, si trova a 12 km dal mare Adriatico, a 13 km da Macerata, a 20 km da Loreto, a 9 km da Recanati e a 48 km da Ancona (capoluogo di regione).
Confina con i paesi di Macerata, Recanati, Potenza Picena, Montecosaro e Morrovalle.
Nella zona pianeggiante dove si trova la frazione San Firmano scorre il fiume Potenza. Nella frazione di San Firmano gli Antici, famiglia nobile recanatese, avevano numerose tenute: una, in particolare, sorge a 200 metri dall'Abbazia, e dista non più di 700 metri dal confine con Recanati.
Tra i monteluponesi illustri è annoverato anche padre Clemente Benedettucci (1850-1949), critico letterario, studioso di Leopardi, storico e bibliofilo. 

 

Montelupone is an Italian town in the province of Macerata in the Marche region.
The historic center of the municipality of Montelupone has an altitude of 272 meters above sea level. and covers 34 km².
The territory is composed of the typical rolling hills of the Marche region, it is 12 km from the Adriatic Sea, 13 km from Macerata, 20 km from Loreto, 9 km from Recanati and 48 km from Ancona (the regional capital).
It borders with Macerata, Recanati, Potenza Picena, Montecosaro and Morrovalle.
The Potenza river flows in the flat area where San Firmano is located. In San Firmano the Antici, a noble Recanatese family, had numerous estates: one, in particular, stands 200 meters from the Abbey, and is no more than 700 meters from the border with Recanati.
Among the illustrious Monteluponese there is also Father Clemente Benedettucci (1850-1949), literary critic, Leopardi scholar, historian and bibliophile.

Piazzale Osvaldo Piacentini

Piazzale Osvaldo Piacentini

Osvaldo Piacentini, architetto urbanista, fu uno fra i fondatori della Cooperativa Architetti e Ingegneri di Reggio Emilia, fu redattore nel secondo dopoguerra, dei piani regolatori delle principali città emiliane, fu autore dei piani comprensoriali regionali in aree come Emilia Romagna, Piemonte, fu fra i responsabili del Progetto Appennino ed estensore delle proiezioni territoriali del cosiddetto Progetto ’80.
A Reggio nell’Emilia, dove la famiglia si trasferì nel 1933, intraprese i primi studi tecnici. Conseguì il diploma di geometra presso l’Istituto tecnico per geometri di Reggio e successivamente la maturità scientifica al liceo Guglielmo Marconi di Parma.
La frequentazione degli oratori reggiani animati da don Dino Torreggiani e l’incontro con Giuseppe Dossetti, avvenuto presumibilmente a Reggio all’inizio degli anni Quaranta, furono esperienze fondamentali per il maturare di un cattolicesimo sociale animato da un forte impegno civile.
Chiamato alle armi alla fine del 1943, disertò in due occasioni e si unì nel dicembre 1944 ai partigiani della III brigata Apuane.
Si laureò in architettura presso il Politecnico di Milano nel 1949, dopo aver frequentato un anno del corso di laurea in matematica e fisica presso l’Università di Bologna ed essere passato dalla facoltà di ingegneria dello stesso Politecnico.
Già nel 1947, insieme a un gruppo di altri studenti reggiani a Milano aveva fondato lo Studio cooperativo di progettazione civile che nel 1952 assunse il nome di Cooperativa architetti e ingegneri di Reggio Emilia (CAIRE).
Nel secondo dopoguerra il legame con Dossetti portò Piacentini ad avvicinarsi alla Democrazia Cristiana, partito per il quale fu eletto consigliere provinciale nel 1950.
Con gli anni Sessanta e Settanta, la competenza di Piacentini come pianificatore si estese ai comprensori, ai territori agricoli, alle aree montane, alle infrastrutture e ai trasporti.

 

Osvaldo Piacentini, urban planner, was one of the founders of the  Architects and Engineers of Reggio Emilia Cooperative, he was editor in the post-war period, of the town plans of the main cities of Emilia, he was the author of the regional district plans in areas such as Emilia Romagna, Piemonte, he was among the managers of the Apennine Project and extender of the territorial projections of the so-called Project '80.
In Reggio Emilia, where the family moved in 1933, he undertook the first technical studies. He obtained his surveyor diploma from the Technical Institute for Surveyors in Reggio and subsequently his scientific high school diploma from Guglielmo Marconi High School in Parma.
The attendance of the Reggio speakers led by Don Dino Torreggiani and the meeting with Giuseppe Dossetti, presumably in Reggio in the early 1940s, were fundamental experiences for the maturing of a social Catholicism animated by a strong civil commitment.
Called in the army at the end of 1943, he deserted on two occasions and joined in December 1944 with the partisans of the 3rd Apuan brigade.
He graduated in architecture at the Polytechnic of Milan in 1949, after attending a year of the degree course in mathematics and physics at the University of Bologna and having passed from the engineering faculty of the same Polytechnic.
Already in 1947, together with a group of other Reggio students in Milan he had founded the Cooperative Study of Civil Design which in 1952 assumed the name of Cooperative architects and engineers of Reggio Emilia (CAIRE).
After the Second World War, the bond with Dossetti led Piacentini to approach Christian Democracy, the party for which he was elected provincial councilor in 1950.
With the sixties and seventies, Piacentini's competence as a planner extended to the areas, agricultural territories, mountain areas, infrastructures and transport.  

Piazzale Pietro Giordani

Piazzale Pietro Giordani

Pietro Giordani (Piacenza, 1º gennaio 1774 – Parma, 2 settembre 1848) è stato uno scrittore, letterato classicista italiano.
Entrato nel 1797 nel monastero benedettino di San Sisto, a Piacenza, ne uscì senza aver preso gli ordini.
Favorevole al regime napoleonico, nel 1807 scrisse un Panegirico alla sacra Maestà di Napoleone e l'anno dopo ottenne la carica di protosegretario dell'Accademia di Belle Arti di Bologna che dovette lasciare nel 1815, con l'avvento della Restaurazione, a causa delle sue idee liberali.
Nel 1817 iniziò un rapporto epistolare con Giacomo Leopardi cui fece visita nel settembre 1818 accompagnandolo, nel suo primo viaggio fuori di Recanati, a Macerata.
Giordani incoraggiò e favorì la conoscenza del recanatese negli ambienti culturali ed ebbero grande stima ed affetto l'uno per l'altro: il giovane poeta lo definì cara e buona immagine paterna (dal verso 83 del canto XV dell'Inferno di Dante). Letterato (Piacenza 1774 - Parma 1848).
Nel 1818 si ritirò a Piacenza, contento del modesto patrimonio, intento a promuovere opere di civiltà nella città, dedito più a leggere che a scrivere.
Nel 1824, per avere usato in un suo scritto espressioni che sembrarono irriverenti verso la duchessa Maria Luisa, fu esiliato; ed egli, sebbene l'esilio fosse subito revocato, si stabilì a Firenze dove la sua fama si consolidò e ampiamente s'irradiò dal circolo di G. P. Vieusseux.
Nel 1830 si stabilì a Parma; nel 1834 subì una breve prigionia politica. La sua vita fu un apostolato del progresso; non così la sua opera letteraria, che fu soprattutto di raffinato stilista, per il quale il contenuto era spesso poco più che un pretesto. 

 

Pietro Giordani (Piacenza, 1st January 1774 - Parma, 2nd September 1848) was an Italian classicist writer and scholar.
Entered in 1797 in the Benedictine monastery of San Sisto, in Piacenza, he left without having taken orders.
In favor of the Napoleonic regime, in 1807 he wrote a Panegyric to the sacred majesty of Napoleon and the following year he obtained the post of secretary of the Academy of Fine Arts in Bologna which he had to leave in 1815, with the advent of the Restoration, due to his liberal ideas.
In 1817 he began an epistolary relationship with Giacomo Leopardi whom he visited in September 1818 accompanying him, on his first trip out of Recanati, to Macerata.
Giordani encouraged and promoted Leopardi's knowledge in cultural circles and they had great esteem and affection for each other: the young poet called him dear and good fatherly image (from verse 83 of canto XV of Dante's Inferno). 
In 1818 he retired to Piacenza, happy with his modest patrimony, intent on promoting civil works in the city, dedicated more to reading than to writing.
In 1824, for having used in one of his writings expressions that seemed irreverent towards the Duchess Maria Luisa, he was exiled; and, although the exile was immediately revoked, he settled in Florence where his fame consolidated and radiated widely from the circle of G. P. Vieusseux.
In 1830 he settled in Parma; in 1834 he suffered a short political captivity. His life was an apostolate of progress; not so his literary work, which was above all a refined stylist, for whom the content was often little more than a pretext.

Piazzale Sant' Agostino

Piazzale Sant' Agostino

Sant’Agostino, nato a Tagaste nel 354, Agostino studia retorica a Cartagine, tormentato da una profonda inquietudine e dissolutezza, come egli stesso racconta nelle Confessioni.
A diciannove anni abbraccia il manicheismo, religione di origine persiana largamente diffusa in Africa settentrionale, attratto dall'importanza che questo culto sembra attribuire alla ragione. Insegna retorica e grammatica prima a Tagaste poi a Cartagine. Successivamente si trasferisce a Milano, dove l'incontro con il vescovo Ambrogio sarà fondamentale per il suo percorso di conversione spirituale.
È proprio a Milano infatti, tra il 384 e il 386, che Agostino approda alla fede cristiana, dopo travagliate vicissitudini esistenziali.
Lascia la cattedra di retore della città e si ritira a Cassiciaco, nei pressi di Milano.
Nel 387 ottiene il battesimo proprio da Ambrogio e lascia Milano per tornare a Tagaste dove si libera di tutti i beni e fonda una comunità religiosa.
Nel 391 viene ordinato sacerdote e nel 395 consacrato vescovo d'Ippona.
Muore nel 430 durante l'assedio di Ippona da parte dei Vandali.

 

Saint Augostino, born in Tagaste in 354, studied rhetoric in Carthage, tormented by a profound anxiety and debauchery, as he himself said in the Confessions.
At nineteen he embraced Manichaeism, a religion of Persian origin widely spread in northern Africa, attracted by the importance that this cult seemed to attach to reason. He taught rhetoric and grammar first in Tagaste then in Carthage. Later he moved to Milan, where the meeting with Bishop Ambrogio would be fundamental for his path of spiritual conversion.
It is precisely in Milan, between 384 and 386, that Augostino landed on the Christian faith, after troubled existential vicissitudes.
He left the rhetoric chair of the city and retired to Cassiciaco, near Milan.
In 387 he obtained his baptism from Ambrogio and left Milan to return to Tagaste where he got rid of all the goods and founded a religious community.
In 391 he was ordained priest and in 395 consecrated bishop of Ippona.
He died in 430 during the siege of Ippona by the Vandals.

Piazzale Vito Fedeli

Piazzale Vito Fedeli

Vito Fedeli (Recanati, 1798 – Civita Castellana, 18 ottobre 1832) è stato un patriota italiano.
Carbonaro nel 1821, fu in seguito segretario del principe di Musignano Carlo Bonaparte, figlio di Luciano.
Nel 1830 fece parte, assieme al conte Domenico Troili di Macerata e al conte Filippo Camerata Passionei, marito di Elisa Napoleona Baciocchi, di una congiura tesa a instaurare un governo italiano con a capo un discendente di Napoleone Bonaparte.
Alla testa della cospirazione vi era Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, il futuro Napoleone III, il quale sognava l'abolizione della sovranità pontificia e la proclamazione di un generico regno d'Italia da assegnare al re di Roma, l'Aiglon.
I moti avrebbero dovuto scoppiare in Piazza San Pietro il 10 dicembre 1830, approfittando delle difficoltà dello stato pontificio durante la sede vacante per la morte di Pio VIII (1º dicembre 1830). La congiura venne tuttavia scoperta e Vito Fedeli arrestato e condannato a morte; la pena fu commutata a 20 anni di prigione. Rinchiuso nel forte di Civita Castellana, vi morì l'anno seguente per tubercolosi. Gli dette il cambio, nel forte di Civita Castellana, il fratello Vincenzo, condannato a dieci anni di relegazione nel 1839 e morto anch'egli nella stessa prigione nell'autunno del 1845. Recanati gli ha dedicato una piccola piazza. Dal 1910 lo ricorda una lapide nella centrale piazza Leopardi.

 

Vito Fedeli (Recanati, 1798 - Civita Castellana, 18 October 1832) was an Italian patriot.
Carbonaro in 1821, he was later secretary of the prince of Musignano Carlo Bonaparte, son of Luciano.
In 1830, together with Count Domenico Troili of Macerata and Count Filippo Camerata Passionei, husband of Elisa Napoleone Baciocchi, he was part of a conspiracy aimed at establishing an Italian government headed by a descendant of Napoleon Bonaparte.
At the head of the conspiracy was Charles Louis Napoleon Bonaparte, the future Napoleon III, who dreamed of the abolition of papal sovereignty and the proclamation of a generic kingdom of Italy to be assigned to the king of Rome, the Aiglon.
The uprisings were supposed to break out in St. Peter's Square on 10 December 1830, taking advantage of the difficulties of the papal state during the vacancy for the death of Pius VIII (1 December 1830). The conspiracy was however discovered and Vito Fedeli arrested and sentenced to death; the sentence was commuted to 20 years in prison. Locked up in the fort of Civita Castellana, he died there the following year from tuberculosis. In the fort of Civita Castellana, his brother Vincenzo substituted him. He was sentenced to ten years of confinement in 1839 and also died in the same prison in the autumn of 1845. Recanati dedicated him a small square. From 1910 a plaque in the central Leopardi square was put in his memory.

Piazzale XVIII Settembre

PIazzale/Via Beniamino Gigli

PIazzale/Via Beniamino Gigli

Beniamino Gigli (Recanati, 20 marzo 1890 – Roma, 30 novembre 1957) è stato un tenore e attore italiano, uno dei più celebri cantanti d'opera del XX secolo.
Figlio di un calzolaio che faceva anche il campanaro del Duomo, Domenico Gigli e di Ester Magnaterra, preceduto da sei fratelli, Egidio, Abramo, Catervo, Egidio, Ida e Ada.
Gigli mostrò subito grandi attitudini per il canto e fu accolto nel Coro dei Pueri Cantores della Cattedrale.
Cominciò a studiare il canto con il maestro Quirino Lazzarini, organista e direttore del Coro della Santa Casa di Loreto, dopodiché, vincendo nel 1911 un concorso per una borsa, si poté iscrivere a Roma al Liceo musicale di Santa Cecilia sotto la guida di Enrico Rosati.
Gigli fece il suo debutto nel ruolo di Enzo nella Gioconda di Amilcare Ponchielli al Teatro Sociale di Rovigo il 15 ottobre 1914, dopo aver vinto un altro concorso di canto a Parma. Da lì la carriera di Beniamino Gigli fu tutta in ascesa, portandolo ad interpretare pressoché tutti i principali ruoli tenorili dell'opera.
Nel novembre del 1918 cantò al Teatro alla Scala di Milano in Mefistofele di Arrigo Boito, sotto la direzione musicale di Arturo Toscanini.
Il 26 novembre 1920 esordì al Teatro Metropolitan di New York, di nuovo nel Mefistofele. Seguirà Andrea Chénier di Umberto Giordano, che canterà per 11 stagioni consecutive, il Rodolfo della Bohème di Giacomo Puccini, L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti e altri successi.
Rimase incontrastato protagonista al Metropolitan per 12 anni, succedendo come rappresentante della tradizione italiana al mitico Caruso.
Nel 1932 tornò a Roma per cantare all'Opera, alla quale dedicherà gran parte della propria attività italiana.
Dopo la guerra riprese la sua attività internazionale fino al 1955. Girò 16 film, con Alida Valli, Isa Miranda, Maria Cebotari e altre interpreti famose. Fu anche uno dei più mirabili interpreti della canzone napoletana, avvalendosi per questo tipo di musica della collaborazione del maestro Ernesto de Curtis. Si ricorda la sua partecipazione al film Carosello napoletano di Ettore Giannini (1953) dove canta splendidamente "O sole mio", "Funiculi' funicula'", "Voce 'e notte" e "Marechiare".
Nel 1955 diede la tournée di addio nordamericana, inclusi tre concerti a Carnegie Hall (da cui brani sono stati pubblicati in LP). L'ultimo concerto assoluto ebbe luogo il 25 maggio 1955, alla Constitution Hall di Washington.
Poco dopo mezzogiorno, del 30 novembre 1957 muore a Roma, nella sua villa in via Serchio, stroncato da un attacco di broncopolmonite, aveva 67 anni. Già in precedenza era stato colpito da una miocardite e questa si era aggravata negli ultimi tempi, a causa dell' indebolimento dell'organismo, sopravvenuto durante le sue tournée faticose attraverso l'Europa, gli Usa, il Canada.
All'indomani della sua morte, il noto critico Eugenio Gara, di solito molto misurato nei giudizi, ebbe a scrivere: "Una voce stupenda, uno smalto d'oro bianco - di platino, quasi - distesa con lo stesso spessore su una gamma di almeno 14 note tra il Re sotto il rigo e il Do acuto; senza incrinature, senza macchia. Larga, sostanziosa in ogni suono, flessibile, carezzevole e grata negli accenti anche più risoluti...".
E, ai giorni nostri, gli fa eco un commento straordinario di Paolo Isotta, musicologo e critico di lirica del Corriere della Sera. Egli scrive: "Onore a Gigli, altissimo tenore, una voce luminosa, una tecnica straordinaria. Una figura del tutto eccezionale della quale si parla e si scrive troppo poco. Eppure si tratta, insieme con Caruso, forse persino al di sopra di lui, del più grande tenore di questo secolo. Quando si ciancia sui meriti (veri o presunti) dei divi attuali, Gigli andrebbe tenuto come termine di paragone; in molti casi, come il metro stesso al quale giudicare tutti gli altri...".
Non era cantante intellettuale, ma il suo timbro argentato di tenore lirico puro e la sua capacità di creare con esso un'infinita gamma di tinte e mezzetinte, di sfumature delicatissime, misero nell'ombra alcune critiche contrastanti che parlano di edonismo vocale e di mancanza di grazia sulle scene. 

 

Beniamino Gigli (Recanati, March 20, 1890 - Rome, November 30, 1957) was an Italian tenor and actor, one of the most famous opera singers of the twentieth century.
Son of a shoemaker who was also the bell ringer of the Duomo, Domenico Gigli and Ester Magnaterra, preceded by six brothers, Egidio, Abraham, Catervo, Egidio, Ida and Ada.
Gigli immediately showed great singing skills and was welcomed into the Cathedral's Pueri Cantores Choir.
He began to study singing with Maestro Quirino Lazzarini, organist and director of the Choir of the Santa Casa di Loreto, after which, winning a competition for a scholarship in 1911, he was able to enroll in Rome at the Liceo Musicale di Santa Cecilia under the guidance of Enrico Rosati .
Gigli made his debut as Enzo in Amilcare Ponchielli's Gioconda at the Teatro Sociale in Rovigo on October 15, 1914, after winning another singing competition in Parma. From there the career of Beniamino Gigli was all on the rise, leading him to interpret almost all the main tenor roles.
In November 1918 he sang at the Teatro alla Scala in Milan in Arrigo Boito's Mephistopheles, under the musical direction of Arturo Toscanini.
On November 26, 1920 he made his debut at the Metropolitan Theater in New York, again in Mephistopheles. Followed by Umberto Giordano's Andrea Chénier, who will sing for 11 consecutive seasons, Giacomo Puccini's Rodolfo della Bohème, Gaetano Donizetti's L'elisir d'amore and other hits.
He remained the undisputed star of the Metropolitan for 12 years, succeeding the legendary Caruso as a representative of the Italian tradition.
In 1932 he returned to Rome to sing at the Opera, to which he dedicated a large part of his Italian activity.
After the war he resumed his international activity until 1955. He made 16 films, with Alida Valli, Isa Miranda, Maria Cebotari and other famous actors. He was also one of the most admirable interpreters of the Neapolitan song, making use of the collaboration of the maestro Ernesto de Curtis for this type of music. He remembers his participation in the Neapolitan film Carosello by Ettore Giannini (1953) where he sings beautifully "O sole mio", "Funiculi 'funicula'", "Voce 'e notte" and "Marechiare".
In 1955 he gave the North American farewell tour, including three concerts at Carnegie Hall (from which tracks were released on LP). The last absolute concert took place on May 25, 1955, at Constitution Hall in Washington.
Shortly after noon, on November 30, 1957 he died in Rome, in his villa in via Serchio, crushed by an attack of bronchopneumonia, he was 67 years old. Previously he had already been affected by a myocarditis and this had worsened in recent times, due to the weakening of the organism, which occurred during his arduous tours through Europe, the USA and Canada.
In the aftermath of his death, the well-known critic Eugenio Gara, usually very measured in the judgments, wrote: "A beautiful voice, a white gold enamel - of platinum, almost - stretched with the same thickness over a range of at least 14 notes without cracks, without stain. Wide, substantial in every sound, flexible, caressing and grateful in even more resolute accents ... ".
And, to the present day, he is echoed by an extraordinary comment by Paolo Isotta, musicologist and lyric critic of Corriere della Sera. He writes: "Honor to Gigli, very high tenor, a luminous voice, an extraordinary technique. A totally exceptional figure of whom we speak and write too little. Yet it is, together with Caruso, perhaps even above him, of the greatest tenor of this century. When talking about the merits (real or presumed) of the current stars, Gigli should be kept as a comparison; in many cases, like the meter itself to judge all the others ... ".
He was not an intellectual singer, but his silver tone of pure lyric tenor and his ability to create with it an infinite range of hues and halftones, of very delicate shades, overshadowed some contrasting criticisms that speak of vocal hedonism and lack of of grace on the scenes.

Piazzale/Via Lorenzo Lotto

Piazzale/Via Lorenzo Lotto

Lòtto, Lorenzo. - Pittore nato intorno al 1480 e cresciuto a Venezia, figlio di Tommaso, non si hanno notizie certe circa la formazione giovanile di Lorenzo Lotto, che pure dimostra fin dalle prime opere di conoscere a fondo Giovanni Bellini e Alvise Vivarini, le cui botteghe probabilmente frequentò.
Tra le massime espressioni del Rinascimento settentrionale nella sua fase matura, fu attivo inizialmente nel Veneto e, in seguito, soprattutto a Bergamo e nelle Marche.
Forse per diretto interessamento del vescovo Bernardo de' Rossi, sotto la cui protezione ebbe le prime committenze, si stabilì a Treviso, dove risiede nel 1503. Qui, a contatto con gli ambienti umanisti, realizza i primi ritratti, le tele di devozione privata e alcune pale d'altare, subito di altissimo livello. a sua produzione giovanile attesta le sue radici nella tradizione veneta, ma seppe ben presto raggiungere una cifra personale e autonoma; guardò anche ad artisti dell'Europa del Nord, quali A. Dürer, dai quali apprese il gusto per il dettaglio, l'osservazione realistica e il contenuto spirituale (Madonna e santi, Roma, Galleria Borghese).
Assai significativa anche la sua ritrattistica (Ritratto del vescovo Bernardo de' Rossi, 1505, Napoli, Capodimonte), di intensa introspezione psicologica. Divenuto famoso in giovane età, fu dimenticato negli ultimi anni di attività nelle Marche; attività che solo a partire dalla fine dell'Ottocento la critica ha rivalutato. Dal 1503 L. risiedette a Treviso ove dipinse in S. Niccolò i due guerrieri ai lati del monumento Onigo; nello stesso anno fu chiamato a Recanati. Del 1505 è il Ritratto del vescovo di Treviso Bernardo de' Rossi, dove rivela una vena ritrattistica e cromatica personalissima. In queste prime opere è evidente la radice veneta della sua arte; nel S. Girolamo (1506, Louvre), pur risentendo ancora dell'arte del Giambellino, crea un paesaggio appena toccato da una luce calda e trattenuta dal colore. Al 1508 risale il magnifico polittico di Recanati (Pinacoteca Civica), che costituisce il momento conclusivo delle sue esperienze giovanili, e la gia citata Madonna e santi dove la conoscenza dell'opera di Dürer gli ha offerto la possibilità di una diversa e più intensa espressione della linea. Invitato a Roma da Giulio II (1509) vi rimase fino al 1512 circa, ma nulla rimane della sua attività romana. Tornato nelle Marche, denunciò l'influenza delle opere di Raffaello, come dimostrano il S. Vincenzo in gloria (Recanati, S. Domenico), la Deposizione (Iesi, Pinacoteca Civica), ecc. A Bergamo, ove si trattenne fino al 1525 pur facendo frequenti viaggi nelle Marche, manifestò la pienezza del proprio valore, come si nota nelle pale di S. Spirito e di S. Bernardino (1521), ammirevoli per la forte spiritualizzazione delle forme e il cromatismo magistralmente accordato a effetti luministici.
Dopo il 1525, L. dimorò a Venezia o a Treviso, ma continuò a lavorare anche per le Marche e Bergamo. Accanto a Tiziano il suo colorismo si fece più scorrevole, mentre la sua immaginazione diventò sempre più tormentata e sensitiva. 

 

Lòtto, Lorenzo. - Painter born around 1480 and raised in Venice, the son of Tommaso, there is no certain information about the youth formation of Lorenzo Lotto, who also demonstrated from the first works to get to know Giovanni Bellini and Alvise Vivarini, whose shops probably he attended.
Among the maximum expressions of the Northern Renaissance in its mature phase, he was active initially in the Veneto region and, later, above all in Bergamo and in the Marche Region.
Perhaps out of direct interest of the bishop Bernardo de Rossi, under whose protection he had his first commissions, he settled in Treviso, where he lived in 1503. Here, in contact with humanist circles, he made the first portraits, the paintings of private devotion and some altarpieces, immediately of the highest level. His youthful production attests to its roots in the Venetian tradition, but he was soon able to reach a personal and independent figure; he also looked at artists from Northern Europe, such as Dürer, from whom he learned the taste for details, realistic observation and spiritual content (Madonna and saints, Rome, Galleria Borghese).
His portraiture (Portrait of Bishop Bernardo de 'Rossi, 1505, Naples, Capodimonte), of intense psychological introspection, was also very significant. He became famous at a young age, he was forgotten in the last years of activity in the Marche; an activity that only since the end of the nineteenth century has the critics re-evaluated. From 1503 Lotto lived in Treviso where he painted the two warriors on the sides of the Onigo monument in S. Niccolò; in the same year he was called to Recanati. The Portrait of the bishop of Treviso Bernardo de 'Rossi from 1505, where he reveals a very personal portraiture and chromatic vein. In these early works the Venetian root of his art was evident; in S. Girolamo (1506, Louvre), while still feeling the art of Giambellino, he created a landscape just touched by a warm light and held back by color. The magnificent polyptych of Recanati (Pinacoteca Civica) dated back to 1508, which constituted the final moment of his youthful experiences, and the aforementioned Madonna and saints where knowledge of Dürer's work offered him the possibility of a different and more intense expression of the line. Invited to Rome by Julius II (1509) he remained there until about 1512, but nothing remained of his Roman activity. Back in the Marche, he denounced the influence of Raphael's works, as shown by S. Vincenzo in gloria (Recanati, S. Domenico), the Deposition (Iesi, Pinacoteca Civica), etc. In Bergamo, where he stayed until 1525 while making frequent trips to the Marche, he manifested the fullness of his value, as can be seen in the altarpieces of S. Spirito and S. Bernardino (1521), admirable for the strong spiritualization of the forms and the chromatism masterfully tuned to lighting effects.
After 1525, Lotto lived in Venice or Treviso, but continued to work also for the Marche and Bergamo. Next to Tiziano his colorism became more fluid, while his imagination became increasingly tormented and sensitive.

Piazzale/Via Pintucci Cavalieri

Piazzale/Via Pintucci Cavalieri

Il nome Pintucci Cavalieri deriva dal palazzo che ne ospitava la famiglia.
Pintucci Cavalieri è stata una famiglia di rilievo vissuta nell’Ottocento ma estinta nei primi anni del Novecento; le cronache ci tramandano notizie di tre personaggi : Don Pietro Pintucci, prete molto colto ed erudito della diocesi di Recanati, nato nel 1737 e morto nel 1813.
Era membro di varie accademie letterarie e autore di molti documenti e testi, nella maggior parte inediti, di oratoria sacra e panegirici - quaresimali che dovrebbero essere conservati presso la Casa Leopardi.
Giovanni, indicato come uno degli individui più adatti a formare il consiglio della comunità come componente del “ceto dei cittadini “ in quanto titolare di una consistenza patrimoniale di 856 scudi. Nicola, che nel 1828 fece parte di “consiglio della comunità” anche lui come componente del “ceto dei cittadini” – alias piccola borghesia”. 

 

The name Pintucci Cavalieri derives from the building that housed the family.
Pintucci Cavalieri was a prominent family who lived in the nineteenth century but died out in the early twentieth century; the chronicles hand down news of three characters: Don Pietro Pintucci, a highly educated and erudite priest of the diocese of Recanati, born in 1737 and died in 1813.
He was a member of various literary academies and author of many documents and texts, mostly unpublished, of sacred and panegyric oratory - lent which should be kept at the Leopardi House.
Giovanni, indicated as one of the most suitable individuals to form the community council as a member of the "class of citizens" as owner of a patrimonial consistency of 856 shields. Nicola, who in 1828 was part of the "council of the community" also as part of the "class of citizens" - that is small bourgeoisie".

Piazzale/Vicolo San Vito

Piazzale/Vicolo San Vito

Il Castello di San Vito altrimenti detto Borgo di Muzio o Borgo Mozzo è uno dei tre colli recanatesi, insieme a Monte Morello e Monte Volpino, la cui unione ha permesso la formazione della città.
San Vito venerato anche come san Vito martire o san Vito di Lucania (Mazara, III secolo – Lucania, 15 giugno 303), fu un giovane cristiano che subì il martirio per la fede nel 303 ed è venerato come santo da tutte le chiese che ammettono il culto dei santi.
La memoria liturgica è da ricordare nei giorni 15 giugno, 20 marzo. Vito è stato uno dei santi più popolari del medioevo,la sua figura è stata avvolta dalla leggenda: Vito, siciliano di nascita, ad appena sette anni è cristiano convinto e comincia ad operare vari prodigi. Il preside Valeriano ne ordina l'arresto e tenta con lusinghe e minacce di farlo apostatare. Ma a nulla servono neppure gli appassionati appelli di suo padre, pagano accanito. Il piccolo Vito ha infatti al suo fianco, esempio di coraggio e di fedeltà, il proprio pedagogo Modesto e la nutrice Crescenzia. I tre, prodigiosamente liberati da un angelo, possono ritirarsi in Lucania, dove continuano a rendere testimonianza della loro fede con la parola e con i prodigi. La fama di S. Vito giunge fino alle orecchie di Diocleziano, il cui figlio (inventato dalla Passione) è ammalato di epilessia, malattia allora cosi impressionante. S. Vito, fatto venire a Roma, guarisce il suo coetaneo e per tutta ricompensa viene fatto torturare e gettato nuovamente in carcere. Ma l'angelo lo libera e finalmente, tornato in Lucania, Vito può dare insieme a Modesto e Crescenzia la suprema testimonianza del martirio.
San Vito è invocato in casi di: Epilessia, Isteria, Ossessione, Idrofobia, Tarantismo, Lampi e cattivo tempo, Incendi, Sterilità, Insonnia. E' protettore di: Farmacisti, Birrai, Albergatori, Bottai, Calderai, Muti e sordi, Vignaioli, Attori, Ballerini.
La Chiesa di San Vito, a Recanati è nominata fin dal 1228, insignita del titolo di Concattedrale, che condivideva con San Flaviano Vecchio, era la chiesa centrale della città che si era formata dall’ unione dei Tre Castelli. Fu ristrutturata a triplice navata ed allungata verso la fine del 1400. Dal 1448 al 1524 è officiata dai Padri Carmelitani e in seguito alla bolla di Papa Gregorio XII nel 1577, con la canonica viene ceduta ai Gesuiti che aprono a Recanati un loro Collegio, iniziando una lunga serie di restauri che si concludono due secoli dopo con la realizzazione della facciata. Ebbe le forme attuali nel 1647 su disegno di Pier Paolo Jacometti. Il terremoto del 1741, (chiamato da Monaldo Leopardi negli Annali, il “terremoto di San Marco”) rovinò la facciata, che venne ricostruita completamente su disegno dell’ architetto Nicoletti. Dopo tre anni a seguito delle condizioni precarie della facciata viene incaricato l’ architetto Luigi Vanvitelli ( molto presente all’ epoca nelle Marche, es. il Lazzaretto, la Chiesa del Gesù e il Molo ad Ancona). Attualmente l’aspetto della chiesa di San Vito, in cotto con colonne dicromatiche a spirale appare come una corretta e suggestiva interpretazione della cultura tardo barocca.
Annesso alla chiesa è l’Oratorio dei Nobili, ove il giovane Leopardi recitò i suoi Ragionamenti sulla Passione, e dove è presente una bella tela del Pomarancio “Presentazione”. Nel lato dell’altare maggiore è presente la tomba di Nicola Bobadilla, insigne filosofo e predicatore. 

 

The Castle of San Vito otherwise known as Borgo di Muzio or Borgo Mozzo is one of the three hills of Recanati, together with Monte Morello and Monte Volpino, whose union has allowed the formation of the city.
San Vito also venerated as San Vito martire or San Vito di Lucania (Mazara, III century - Lucania, 15 June 303), was a young Christian who suffered martyrdom for the faith in 303 and is revered as a saint by all the churches that admit the cult of the saints.
The liturgical memory is to be remembered on June 15, March 20. Vito was one of the most popular saints of the Middle Ages, his figure was shrouded in legend: Vito, Sicilian by birth, at just seven years of age is a convinced Christian and begins to work various wonders. The principal Valeriano orders his arrest and tries with flattery and threats to make him apostatized. But the passionate appeals of his father are also useless. In fact, little Vito has at his side, an example of courage and fidelity, his own pedagogue Modesto and his nurse Crescenzia. The three, prodigiously freed by an angel, can retire to Lucania, where they continue to bear witness to their faith with the word and with the wonders. The fame of St. Vito reaches the ears of Diocletian, whose son is ill with epilepsy, a disease so impressive at the time. S. Vito, sent to Rome, heals his peer and is rewarded for torture and thrown back to prison. But the angel frees him and finally, having returned to Lucania, Vito can give Modesto and Crescenzia the supreme testimony of martyrdom.
San Vito is invoked in cases of: Epilepsy, Hysteria, Obsession, Hydrophobia, Tarantism, Lightning and bad weather, Fires, Sterility, Insomnia. He is the protector of: Pharmacists, Brewers, Hoteliers, Bottai, Calderai, Muti e deaf, Winegrowers, Actors, Dancers.
The Church of San Vito, in Recanati, has been named since 1228, awarded the title of Concattedrale, which it shared with San Flaviano Vecchio, it was the central church of the city that was formed by the union of the Three Castles. It was renovated with a triple nave and extended towards the end of the 1400s. From 1448 to 1524 it was officiated by the Carmelite Fathers and following the bull of Pope Gregory XII in 1577, with the rectory it was ceded to the Jesuits who opened their own College in Recanati, starting a long series of restorations which ended two centuries later with the construction of the facade. It had its current forms in 1647 based on a design by Pier Paolo Jacometti. The earthquake of 1741, (called by Monaldo Leopardi in the Annals, the "San Marco earthquake") ruined the facade, which was completely rebuilt according to a design by architect Nicoletti. After three years following the precarious conditions of the facade, the architect Luigi Vanvitelli was commissioned (very present at the time in the Marche, e.g. the Lazzaretto, the Church of the Gesù and the pier in Ancona). Currently the appearance of the church of San Vito, in terracotta with dichromatic spiral columns appears as a correct and suggestive interpretation of the late Baroque culture.
Attached to the church is the Oratory of the Nobles, where the young Leopardi recited his Reasonings on the Passion, and where there is a beautiful canvas by Pomarancio "Presentation". On the side of the high altar there is the tomb of Nicola Bobadilla, a distinguished philosopher and preacher.

Piazzola Sabato del Villaggio

Piazzola Sabato del Villaggio

Il sabato del villaggio è una poesia composta da Giacomo Leopardi nel 1829 durante il suo ultimo periodo trascorso a Recanati. Il canto si apre con la descrizione della vita di un paese un sabato pomeriggio, quando gran parte degli abitanti sono impegnati nei preparativi per la domenica, giorno festivo. La ragazza porta i fiori per ornarsi i capelli, la vecchietta racconta della sua giovinezza mentre fila, mentre viene la sera il contadino torna a casa, nella notte il falegname finisce il suo lavoro, tutti pregustano la giornata di riposo a venire, ma il poeta ammonisce: è il sabato il giorno più gradito della settimana, perché la felicità può risiedere solamente nell'attesa. La domenica, infatti, non porterà la gioia tanto sperata ma porterà tristezza e noia, in quanto in essa ognuno, non facendo nulla, finirà inevitabilmente per pensare agli impegni della settimana successiva. Allo stesso modo, l'età adulta (a cui la domenica viene accostata) che tanto è desiderata durante la giovinezza (a cui viene accostato il sabato pomeriggio) porterà con sé delusione e dolore, pertanto il poeta rivolge un messaggio ai giovani, dicendo loro di non preoccuparsi se l'età adulta tarda a sopraggiungere.  

 

The Sabato del Villaggio is a poem composed by Giacomo Leopardi in 1829 during his last period spent in Recanati.
The song opens with the description of the life of a town on a Saturday afternoon, when most of the inhabitants are busy preparing for Sunday, a public holiday.
The girl brings flowers to adorn her hair, the old woman tells of her youth as she spins, while the farmer comes home in the evening, the carpenter finishes his work in the night, all foretaste the rest day to come, but the poet warns: Saturday is the most welcomed day of the week, because happiness can only reside in waiting.
Sunday, in fact, will not bring the hoped joy but will bring sadness and boredom, as in it everyone, doing nothing, will inevitably end up thinking about the commitments of the following week. In the same way, the adulthood (which is approached on Sunday) that is so desired during youth (which is approached on Saturday afternoon) will bring with it disappointment and pain, therefore the poet addresses a message to young people, telling them not to worry if adulthood is late in coming.

Piazzola Vincenzo Gioberti

Piazzola Vincenzo Gioberti

Vincenzo Gioberti (5 aprile 1801 - 26 ottobre 1852) è stato un italiano filosofo , pubblicista e politico .
Laureato nel 1823, dopo essere stato ordinato sacerdote, fu nominato tre anni dopo cappellano di corte. Il suo carattere instabile ma culturalmente vivace e molto aperto lo portò a interessarsi anche di problemi politici e a simpatizzare per la Giovine Italia (anche se non è storicamente provata la sua diretta appartenenza a questa associazione).
Sospetto alla polizia piemontese per le sue idee innovatrici, giudicate addirittura rivoluzionarie, venne arrestato e costretto all'esilio nel 1833. Recatosi prima in Francia, nel dicembre 1834, passò poi in Belgio, a Bruxelles, dove insegnò in un istituto privato, maturando i principi del suo sistema filosofico e politico.
I nuovi sviluppi politici interni e internazionali degli anni 1846-48 rafforzarono il prestigio di Gioberti che fu eletto al Parlamento subalpino per la corrente moderata nelle circoscrizioni di Genova e Torino e ottenne di tornare in patria.
Ministro nel governo Casati, divenne presidente del Consiglio dal dicembre 1848 al febbraio 1849, ma la sua politica ambigua e soprattutto la sua offerta di intervento armato per ripristinare sul trono il papa e il granduca di Toscana contro le repubbliche di Mazzini e Guerrazzi gli alienarono il sostegno dei democratici senza riuscire a conquistargli l'appoggio dei reazionari. Dopo la sconfitta di Novara si ritirò in esilio volontario a Parigi, dove rimase ad approfondire gli studi filosofici e a meditare sull'esperienza fallita della I guerra d'indipendenza e della sua stessa politica.

 

Vincenzo Gioberti (April 5, 1801 - October 26, 1852) was an Italian philosopher, publicist and politician.
Graduated in 1823, after being ordained a priest, he was appointed three years later chaplain of the court. His unstable but culturally lively and very open character led him to take an interest in political problems and to sympathize with Giovine Italia (even if his direct membership in this association is not historically proven).
Suspect to the Piemontese police for his innovative ideas, judged even revolutionary, he was arrested and forced into exile in 1833. He first went to France in December 1834, then moved to Belgium, to Brussels, where he taught in a private institution, maturing the principles of its philosophical and political system.
The new internal and international political developments of the years 1846-48 strengthened the prestige of Gioberti who was elected to the subalpine Parliament for the moderate current in the circumscriptions of Genova and Torino and got to return to his homeland.
Minister in the Casati government, he became President of the Council from December 1848 to February 1849, but his ambiguous policy and above all his offer of armed intervention to restore the Pope and the Grand Duke of Tuscany to the throne against the republics of Mazzini and Guerrazzi alienated him support of the Democrats without being able to win the backing of the reactionaries. After the defeat of Novara he retired to voluntary exile in Paris, where he remained to deepen his philosophical studies and to meditate on the failed experience of the first war of independence and his own politics.

Porta Marina

Porta Marina

Porta Marina prende il nome in onore di Papa Pio VI, in origine detta Porta Pia, Porta Braschi e Porta Valadier.
L’impianto originale è databile al secolo XIV.
Fu ricostruita in sostituzione dell'antica "Porta a Mare" in occasione della visita di Papa Pio VI nel 1783, su disegno dell'architetto Francesco Ciarafoni di Jesi. Il busto bronzeo del Papa Braschi, Pio VI e lo stemma papale sono realizzati dall’ architetto Giuseppe Valadier, e le iscrizioni in oro furono depredate dai francesi durante l'assedio della Città. Lo stemma dei Braschi fu invece abbattuto nel 1860. Recentemente sono state restaurate le antiche porte in legno dell'epoca. Ai lati si possono ammirare i due posti di guardia nei quali risultano evidenti, oltre ai piccoli camminamenti, bocche di fuoco laterali. Le due terrazze originarie sono demolite ,mentre al posto dello stemma abbattuto è collocato lo stemma della città in pietra.

 

Porta Marina takes its name in honor of Pope Pius VI, originally called Porta Pia, Porta Braschi and Porta Valadier.
The original plant can be dated to the fourteenth century.
It was rebuilt to replace the ancient "Porta a Mare" on the occasion of the visit of Pope Pius VI in 1783, based on a design by the architect Francesco Ciarafoni from Jesi. The bronze bust of Pope Braschi, Pius VI and the papal coat of arms were made by the architect Giuseppe Valadier, and the gold inscriptions were plundered by the French during the siege of the city. The Braschi coat of arms was demolished in 1860. The old wooden doors of the time have been recently restored. On the sides you can admire the two guard posts in which, in addition to the small walkways, side fires are evident. The two original terraces were demolished, while the city coat of arms in stone was placed in place of the demolished coat of arms.

SCALINATA ANDREA BROGLIO D'AJANA

SCALINATA ANDREA BROGLIO D'AJANA

Figlio del conte Pietro e di Rita Giovannetti, nacque a Treia (Macerata) il 28 ottobre 1749.
Allievo dei collegi dei gesuiti di Recanati e Macerata, quindi del Cicognini di Prato e Tolomei di Siena, studiò giurisprudenza a Siena e a Camerino, ove ottenne la laurea.
Nel 1779 sposò Chiara dei conti Graziani di Macerata.
Uomo di ampia cultura e molteplici interessi, si dedicò a un'intensa e multiforme attività letteraria.
Poeta non privo di una certa eleganza e assai prolifico, pubblicò molti componimenti in collezioni di tutta la penisola e fu ricompensato con varie onorificenze.
Fu eletto membro dell'Arcadia di Roma, dei Catenati di Macerata, dei Disuguali Placidi recanatesi; con Benigni fondò la Società Georgica di Treia.
Alcune sue traduzioni, con ampi saggi critici e biografici, possono tuttora leggersi con interesse.
Nel 1798 fu "designato" senatore della Repubblica romana per il dipartimento del Musone, di cui fu anche amministratore. Perseguitato durante la reazione
Nel 1799 fu saccheggiato il suo palazzo e bruciati molti suoi manoscritti - ritornò alla vita politica nel 1808, con l'annessione delle Marche al Regno italico.
Fu membro del Collegio dei dotti e giudice della corte giudiziaria criminale e civile dipartimentale. 

 

Son of Count Pietro and Rita Giovannetti, he was born in Treia (Macerata) on  October 28 1749.
A pupil of the Jesuit colleges of Recanati and Macerata, then of Cicognini of Prato and Tolomei of Siena, he studied law in Siena and Camerino, where he obtained a degree.
In 1779 he married Chiara of the Graziani counts of Macerata.
A man of wide culture and multiple interests, he devoted himself to an intense and multifaceted literary activity.
Poet not without a certain elegance and very prolific, he published many compositions in collections throughout the peninsula and was rewarded with various awards.
He was elected a member of the Arcadia of Rome, of the Catenati of Macerata, of the Disequuali Placidi recanatesi; with Benigni he founded the Georgic Society of Treia.
Some of his translations, with extensive critical and biographical essays, can still be read with interest.
In 1798 he was "designated" senator of the Roman Republic for the department of the Musone, of which he was also administrator. Persecuted during the reaction
In 1799 his palace was sacked and many of his manuscripts burned - he returned to political life in 1808, with the annexation of the Marche to the Italian Kingdom.
He was a member of the College of Scholars and judge of the departmental criminal and civil judicial court.

Scalinata Nerina

Scalinata Nerina

Nerina è la donna cantata da Giacomo Leopardi nella lirica del 1829 "Le ricordanze", figura ispirata da Teresa Fattorini o Maria Belardinelli, entrambe morte in età giovanile.
Questo canto fu composto a Recanati dal 26 agosto al 12 settembre 1829, dieci mesi dopo il suo ritorno da Firenze e sedici mesi dopo la composizione di "A Silvia", e fu pubblicato per la prima volta in Firenze nel 1831. 

 

Nerina is the woman sung by Giacomo Leopardi in the lyric of 1829 "The memories", a figure inspired by Teresa Fattorini or Maria Belardinelli, both of whom died at a young age.
This song was composed in Recanati from August 26 to September 12 1829, ten months after his return from Florence and sixteen months after the composition of "A Silvia", and was published for the first time in Florence in 1831.

Scalinata Sibillini

Scalinata Sibillini

E’ il collegamento dalla stazione degli autobus di Porta Cerasa ai giardini pubblici e Palazzo Venieri , sede del Liceo Classico “Giacomo Leopardi”.
I Monti Sibillini sono il quarto massiccio montuoso per altezza dell'Appennino continentale dopo Gran Sasso, Maiella e Velino-Sirente e si trova nell'Appennino umbro-marchigiano, lungo lo spartiacque primario dell'Appennino centrale, a cavallo tra Marche e Umbria, tra le province di Ascoli Piceno, Fermo, Macerata, Perugia, ospitando l'omonimo Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Fra i comuni che meritano una visita c'è Visso, sede del Parco Nazionale. La leggenda narra che questo comune, caratterizzato da un centro storico raccolto e pittoresco, sia stato fondato ben 907 anni prima di Roma e che, dal suo riconoscimento come libero comune e fino all’invasione napoleonica, fosse diviso in cinque distretti chiamati "Guaite", comprendenti anche Castelsantangelo ed Ussita.
Non lontano, ad attrarre il visitatore, un itinerario percorribile anche in auto, le Gole della Valnerina, scavate dall’impetuoso fiume Nera, e il massiccio montuoso del Monte Bove, di aspetto dolomitico. Per la particolarità della sua collocazione va citato il paese di Arquata del Tronto, unico comune d'Europa il cui territorio è compreso all'interno di due Parchi Nazionali: quello dei Monti Sibillini a nord e del Gran Sasso e Monti della Laga a sud, già Abruzzo.
Cuore di un'importante settore del parco è Norcia, patria del Patrono d'Europa, S. Benedetto, e famosa per lo splendido centro storico.
A Preci, luogo di spiritualità, da vedere è l'Abbazia di Sant'Eutizio, fondata nel 470 d.C., in cui è nata la Scuola chirurgica preciana. Sembra quasi un locus amoenus quello in cui sorge il Santuario di Macereto, nelle alture sopra Visso, a circa 1000 metri s.l.m.. Si tratta di un complesso religioso, nei cui pressi sorgeva un tempo il castello dei conti di Fiastra. Rappresenta la maggiore espressione dell'Architettura rinascimentale del '500 nelle Marche.
Risalendo lungo il fiume Nera verso l'entroterra marchigiano, ci si trova di fronte ad un vero e proprio spettacolo: il Lago di Fiastra. Nonostante sia un lago artificiale, le sue acque sono in ogni stagione dell'anno di un azzurro cristallino in cui si rispecchiano le vette dei monti circostanti. Di lì si possono raggiungere la suggestiva Valle dell’Acquasanta con le sue splendide cascate e la Grotta dell’orso. Fra le numerose leggende da cui è imperniata la zona dei Sibillini (noti sin dal medioevo in tutta Europa come regno di demoni, negromanti e fate), le più famose sono quelle legate all'"Illustre profetessa" Sibilla, che viveva in una grotta sita sull’omonimo monte, e quella di Pilato secondo la quale il corpo morente del procuratore romano fu trascinato da alcuni bufali nelle acque del "demoniaco" lago, sito in una delle valli più elevate del monte Vettore. Il paesaggio quasi lunare, a cui si arriva partendo da Frontignano con un percorso di oltre 4 ore, è assolutamente da non perdere.

 

It is the connection from Porta Cerasa bus station to the public gardens and Palazzo Venieri, home of the "Giacomo Leopardi" Liceo Classico.
The Sibillini Mountains are the fourth highest mountain massifs in the continental Apennines after Gran Sasso, Maiella and Velino-Sirente and are located in the Umbrian-Marche Apennines, along the primary watershed of the central Apennines, between the Marche Region and Umbria, between the provinces of Ascoli Piceno, Fermo, Macerata, Perugia, hosting the homonymous Sibillini Mountains National Park.
Among the municipalities that deserve a visit is Visso, seat of the National Park. Legend has it that this town, characterized by an intimate and picturesque historic center, was founded 907 years before Rome and that, from its recognition as a free municipality and until the Napoleonic invasion, it was divided into five districts called "Guaite" , also including Castelsantangelo and Ussita.
Not far away, to attract the visitor, an itinerary that can also be traveled by car, the Gorges of the Valnerina, carved by the impetuous river Nera, and the mountain massif of Monte Bove, with a Dolomite appearance. For the particularity of its location, the town of Arquata del Tronto should be mentioned, the only municipality in Europe whose territory is included within two National Parks: that of the Sibillini Mountains to the north and the Gran Sasso and Monti della Laga to the south, formerly Abruzzo.
The heart of an important sector of the park is Norcia, home of the patron saint of Europe, St. Benedict, and famous for its splendid historic center.
In Preci, a place of spirituality, worth seeing is the Abbey of Sant'Eutizio, founded in 470 AD, where the Precian Surgical School was born. It almost looks like a locus amoenus where the Sanctuary of Macereto stands, in the hills above Visso, about 1000 meters above sea level. It is a religious complex, near which the castle of the counts of Fiastra once stood. It represents the greatest expression of Renaissance architecture of the 16th century in the Marche.
Going up along the Nera river towards the Marche hinterland, you find yourself in front of a real spectacle: Lake Fiastra. Despite being an artificial lake, its waters are crystalline blue in every season of the year, reflecting the peaks of the surrounding mountains. From there you can reach the suggestive Acquasanta Valley with its splendid waterfalls and the Grotta dell’orso. Among the numerous legends from which the Sibillini area is based (known since the Middle Ages throughout Europe as a kingdom of demons, necromancers and fairies), the most famous are those related to the "Illustrious prophetess" Sibyl, who lived in a cave located on the homonymous mountain, and that of Pilate according to which the dying body of the Roman procurator was dragged by some buffaloes into the waters of the "demoniac" lake, located in one of the highest valleys of Mount Vettore. The almost lunar landscape, which can be reached starting from Frontignano with a journey of over 4 hours, is absolutely not to be missed.  

TEATRO PERSIANI

TEATRO PERSIANI

Nel 1668 a Recanati si rappresentavano commedie in un teatro all'interno del Palazzo dei Priori. Nel 1719 viene costruito il primo teatro con palchetti, che prese il nome di "Teatro dei Nobili", e che ottenne scene persino da Ferdinando Bibbiena. Nel 1823, il gonfaloniere Monaldo Leopardi, promosse l'erezione di un teatro tutto nuovo da realizzarsi sul corso di fronte al Macello. Il teatro fu ultimato solo nel 1840 dopo innumerevoli traversie, dall'architetto recanatese Tommaso Brandoni. La sera dell'inaugurazione fu rappresentata l'opera di Vincenzo Bellini, Beatrice di Tenda.  

 

In 1668 in Recanati comedies were represented in a theater inside the Palazzo dei Priori. In 1719 the first theater with boxes was built, which took the name of "Teatro dei Nobili", and which even obtained scenes from Ferdinando Bibbiena. In 1823, the gonfalonier Monaldo Leopardi promoted the erection of a completely new theater to be built on the street in front of the slaughterhouse. The theater was completed only in 1840 after countless hardships, by the Recanatese architect Tommaso Brandoni. On the evening of the inauguration, the work of Vincenzo Bellini, Beatrice di Tenda, was performed.

Via Armando Bettini

Via Armando Bettini

Armando Bettini, autore del libro “Storia di Recanati” pubblicato nel 1961.

Medico e storico recanatese.

 

Armando Bettini, author of the book "Storia di Recanati" published in 1961.

Doctor and historian from Recanati.  

Via Lorenzo Nina

Via Lorenzo Nina

Lorenzo Nina (Recanati, 12 maggio 1812 – Roma, 25 luglio 1885) è stato un cardinale italiano.
Discendeva da una distinta famiglia recanatese priva di titoli nobiliari. Fu nominato cardinale ma non ebbe consacrazione episcopale. Studiò nel seminario di Recanati, poi in quello pontificio di Roma ed infine all'Università di Roma - La Sapienza ove si laureò in utroque jure. Nel dicembre del 1835 fu ordinato sacerdote.
Dopo aver ricoperto numerosi incarichi di docente e di prelato di Curia il 12 marzo 1877 papa Pio IX lo creò cardinale con il titolo di cardinale diacono di Sant'Angelo in Pescheria.
Il 19 ottobre dello stesso anno venne nominato prefetto agli studi della Curia Romana. Partecipò al conclave del 1878 che elesse papa Leone XIII. Il 9 agosto 1878 il neoeletto papa lo nominò cardinal segretario di Stato e il 28 febbraio 1879 optò per il titolo di cardinale presbitero di Santa Maria in Trastevere. Lasciata la Segreteria di Stato, il 7 novembre 1881 diventò prefetto della Sacra Congregazione del Concilio e prefetto della Curia romana, incarichi che mantenne fino alla morte, intervenuta a Roma il 25 luglio 1885 all'età di 73 anni. Fu sepolto nel cimitero romano del Verano. 

 

Lorenzo Nina (Recanati, 12 May 1812 - Rome, 25 July 1885) was an Italian cardinal.
He descended from a distinguished Recanatese family without noble titles. He was appointed cardinal but had no episcopal consecration. He studied in the seminary of Recanati, then in the pontifical one of Rome and finally at the University of Rome - La Sapienza where he graduated in "utroque jure". In December 1835 he was ordained a priest.
After having held numerous positions as professor and prelate of Curia on 12 March 1877 Pope Pius IX nominated him cardinal with the title of cardinal deacon of Sant'Angelo in Pescheria.
On 19 October of the same year he was appointed prefect for the studies of the Roman Curia. He participated in the 1878 conclave that elected Pope Leo XIII. On 9 August 1878 the newly elected pope appointed him cardinal secretary of state and on 28 February 1879 he opted for the title of cardinal presbyter of Santa Maria in Trastevere. After leaving the Secretariat of State, on 7 November 1881 he became prefect of the Sacred Congregation of the Council and prefect of the Roman Curia, positions he held until his death, which occurred in Rome on 25 July 1885 at the age of 73. He was buried in the Roman cemetery of Verano.

Via Alcide De Gasperi

Via Alcide De Gasperi

Alcide De Gasperi è stato un protagonista della ricostruzione politica ed economica dell'Italia dopo la seconda guerra mondiale e leader dei governi di centro formatisi a partire dal 1947.
Nato a Pieve Tesino (Trento) il 03/04/1881, di famiglia povera, profondamente cattolica, fu primo di quattro figli.
Dato che alla sua nascita il territorio trentino apparteneva ancora all'Impero austro-ungarico (anche se di lingua italiana), è proprio nella vita politica austriaca che il giovane De Gasperi inizia a muovere i primi passi di quella che fu una lunga e fortunata carriera politica.
Nel 1905 entra a far parte della redazione del giornale "Il Nuovo Trentino" e, divenutone il direttore, appoggia il movimento che auspicava la riannessione del Sud Tirolo all'Italia.
Dopo il passaggio del Trentino e dell'Alto Adige all'Italia continua l'attività politica nel Partito Italiano Popolare di don Luigi Sturzo. Diventa in breve tempo il presidente del partito e si pone nella condizione di poter succedere a Sturzo qualora questi sia costretto ad abbandonare la vita politica italiana.
Intanto in Italia come del resto in altre parti d'Europa si fa sentire il vento della rivoluzione russa, che nel nostro paese determina la scissione socialista del 1921, la nascita del PCI, e l'inizio di un periodo pre-rivoluzionario, il "biennio rosso", che nel 1919 e nel 1920 vede la classe operaia protagonista di cruente lotte sociali e che contribuirà non poco a spaventare la borghesia, spingendola tra le braccia di Mussolini. Deciso avversario del fascismo De Gasperi viene imprigionato nel 1926 per la sua attività politica. Fu uno dei pochi leader popolari a non accettare accordi col regime benché fosse stato, nel 1922, favorevole alla partecipazione dei popolari al primo gabinetto Mussolini. Dopo l'omicidio Matteotti, l'opposizione al regime e al suo Duce è ferma e risoluta anche se coincide con il ritiro dalla vita politica attiva.
Ritiratosi nella Biblioteca Vaticana per sfuggire alle persecuzioni del fascismo, affina la sua cultura politica per prepararsi ai difficili compiti del dopoguerra. In mezzo a tante difficoltà e incomprensioni seppe riportare l'Italia nella comunità internazionale su di un piano di parità giuridica. Durante la seconda guerra mondiale De Gasperi contribuisce alla fondazione del partito della Democrazia Cristiana, che eredita le idee e l'esperienza del Partito Popolare di don Sturzo. De Gasperi non è tanto un uomo d'azione, quanto un "progettista" politico, che alla fine della guerra mostra di avere le idee chiare sulla parte da cui stare, l'occidente anticomunista.
Dopo il crollo della dittatura del Duce viene nominato ministro senza portafoglio del nuovo governo. Ricopre la carica di ministro degli Esteri dal dicembre 1944 al dicembre 1945, quando forma un nuovo gabinetto. In qualità di presidente del consiglio, carica che manterrà fino al luglio del 1953, De Gasperi favorisce e guida una serie di coalizioni di governo, composte dal suo partito e da altre forze moderate del centro. Contribuisce all'uscita dell'Italia dall'isolamento internazionale, favorendo l'adesione al Patto Atlantico (NATO) e partecipando alle prime consultazioni che avrebbero condotto all'unificazione economica dell'Europa. De Gasperi resse le sorti dell'Italia dal 1945 al 1953, facendola uscire dalla grave crisi politica, economica e sociale in cui il fascismo l'aveva precipitata con la dittatura, la guerra e la sconfitta. Fu un abilissimo politico, ma fu anche un uomo di fede che cominciava la propria giornata meditando sulle Sacre scritture e traendone forza e ispirazione per l'attività pubblica. Opera principale della politica degasperiana fu proprio la politica estera e la creazione dell'embrione della futura Unione Europea. Un'idea europeista che nasceva nell'ottica di una grande opportunità per l'Italia per superare le proprie difficoltà. Lo statista trentino muore a Sella di Valsugana il 19 agosto 1954, appena un anno dopo l'abbandono della guida del governo 

 

Alcide De Gasperi was a protagonist of the political and economic reconstruction of Italy after the Second World War and leader of the central governments formed since 1947.
Born in Pieve Tesino (Trento) on 03/04/1881, of a poor, deeply Catholic family, he was the first of four children.
Given that at his birth the Trentino territory still belonged to the Austro-Hungarian Empire (even if of Italian language), it is precisely in Austrian political life that the young De Gasperi begins to take the first steps of what was a long and successful career policy.
In 1905 he joined the editorial staff of the newspaper "Il Nuovo Trentino" and, having become the editor, supported the movement that hoped for the re-connection of South Tyrol to Italy.
After the passage of Trentino and South Tyrol to Italy, political activity continued in the Italian Popular Party of Don Luigi Sturzo. He quickly became the president of the party and placed himself in the position of succeeding Sturzo if he was forced to abandon Italian political life.
Meanwhile in Italy as well as in other parts of Europe the wind of the Russian revolution is felt, which in our country determines the socialist split of 1921, the birth of the PCI, and the beginning of a pre-revolutionary period, the " red biennium ", which in 1919 and 1920 saw the working class the protagonist of bloody social struggles and which will contribute greatly to frighten the bourgeoisie, pushing it into the arms of Mussolini. Determined opponent of fascism De Gasperi was imprisoned in 1926 for his political activity. He was one of the few popular leaders not to accept agreements with the regime although he had been, in 1922, in favor of the participation of the popular in the first Mussolini cabinet. After the Matteotti murder, the opposition to the regime and its Duce is firm and resolute even if it coincides with the withdrawal from active political life.
Retired to the Vatican Library to escape the persecutions of fascism, he refined his political culture to prepare for the difficult post-war tasks. In the midst of many difficulties and misunderstandings, he was able to bring Italy back to the international community on a level of legal equality. During the Second World War, De Gasperi contributed to the founding of the Christian Democracy party, which inherited the ideas and experience of Fr Sturzo's Popular Party. De Gasperi is not so much a man of action, as a political "designer", who at the end of the war shows that he has clear ideas on which side to stand, the anti-communist West.
After the collapse of the Duce's dictatorship, he was appointed minister without portfolio of the new government. He held the office of Foreign Minister from December 1944 to December 1945, when he formed a new cabinet. As chairman of the board, a position he held until July 1953, De Gasperi favors and leads a series of government coalitions, composed of his party and other moderate forces in the center. It contributes to the exit of Italy from international isolation, favoring the adhesion to the Atlantic Pact (NATO) and participating in the first consultations that would have led to the economic unification of Europe. De Gasperi managed the fortunes of Italy from 1945 to 1953, bringing it out of the serious political, economic and social crisis in which fascism had precipitated it with dictatorship, war and defeat. He was a highly skilled politician, but he was also a man of faith who began his day meditating on the Holy Scriptures and drawing strength and inspiration from them for public activity. The main work of degasperian policy was precisely foreign policy and the creation of the embryo of the future European Union. A pro-European idea that was born with a view to a great opportunity for Italy to overcome its difficulties. The statesman from Trentino died in Sella di Valsugana on August 19, 1954, just a year after the abandonment of government leadership.

Via Alfredo Cartocci Bartolomei

Via Alfredo Cartocci Bartolomei

Alfredo Cartocci Bartolomei è stato un Partigiano Recanatese caduto per la libertà, fucilato a Cefalonia.
Classe 1901, capitano di stanza con la divisione Acqui, partecipa all’epica resistenza delle forze italiane contro i tedeschi distinguendosi sin dall’8 settembre 1943 per atti di eroismo durante i combattimenti durati oltre due settimane.
Catturato dai tedeschi sarà barbaramente fucilato il 24 settembre 1943. L'eccidio di Cefalonia fu compiuto da reparti dell'esercito tedesco a danno dei soldati italiani presenti su quelle isole alla data dell'8 settembre 1943, giorno in cui fu annunciato l'armistizio di Cassibile che sanciva la cessazione delle ostilità tra l'Italia e gli anglo-americani. In massima parte i soldati presenti facevano parte della divisione Acqui, ma erano presenti anche finanzieri, Carabinieri ed elementi della Regia Marina.

 

Alfredo Cartocci Bartolomei was a Recanatese Partisan who fell for freedom, shot in Kefalonia.
Born in 1901, captain stationed with the Acqui division, he participated in the epic resistance of the Italian forces against the Germans, distinguishing himself since 8 September 1943 for acts of heroism during the fighting that lasted over two weeks.
Captured by the Germans he will be barbarously shot on September 24, 1943. The massacre of Kefalonia was carried out by departments of the German army to the detriment of the Italian soldiers present on those islands on the date of September 8, 1943, the day on which the armistice of Cassibile which sanctioned the cessation of hostilities between Italy and the Anglo-Americans. Most of the soldiers present were part of the Acqui division, but there were also financiers, Carabinieri and elements of the Royal Navy.  

Via Alinda Bonacci Brunamonti

Via Alinda Bonacci Brunamonti

Maria Alinda Bonacci Brunamonti (Perugia, 21 agosto 1841 – Perugia, 3 febbraio 1903) è stata una poetessa italiana.
Fu la primogenita di Teresa Tarulli di Matelica e di Gratiliano Bonacci, nativo di Recanati, insegnante di retorica nel perugino Collegio della Sapienza, autore delle Nozioni fondamentali di estetica, il quale curò personalmente la sua istruzione di indirizzo classico. Con l'incoraggiamento della madre, devota cattolica, iniziò giovanissima a comporre versi di carattere religioso, dati alle stampe nel 1856 con il titolo Canti e dedicati a Pio IX.
Nel 1854 la famiglia fu costretta a lasciare Perugia per motivi politici, trasferendosi prima a Foligno e poi a Recanat.
La ripresa del movimento risorgimentale e le Stragi di Perugia del 20 giugno 1859 le ispirarono i versi patriottici e anti-pontifici dei Canti nazionali, editi a Recanati nel 1860. In quell'anno, la Bonacci fu, per sua espressa volontà, l'unica donna ammessa eccezionalmente a votare per il plebiscito di conferma dell'annessione delle Marche e dell'Umbria al Piemonte.
Dal 1868, dopo il matrimonio con Pietro Brunamonti, di Trevi, docente di filosofia del diritto nell'Università di Perugia - da cui ebbe due figli, Beatrice, nata il 2 aprile 1871, e Fausto, morto a soli cinque anni il 25 giugno 1878 - stabilì la sua residenza a Perugia in via dei Priori.
Ebbe l'amicizia di intellettuali italiani, in particolare di Giacomo Zanella, di Andrea Maffei e di Antonio Stoppani, con il quale studiò scienze naturali.
Un ictus, che la colpì nel 1897, le impedì di scrivere fino alla morte, avvenuta nel 1903. Gran parte del suo epistolario insieme ad alcuni manoscritti autografi sono conservati presso la Biblioteca Augusta di Perugia. 

 

Maria Alinda Bonacci Brunamonti (Perugia, 21 August 1841 - Perugia, 3 February 1903) was an Italian poet.
She was the eldest daughter of Teresa Tarulli of Matelica and Gratiliano Bonacci, native of Recanati, a rhetoric teacher in the Perugian College of Sapienza, author of the fundamental notions of aesthetics, who personally took care of her education as a classical course. With the encouragement of her mother, a devout Catholic, she began to compose religious verses at a very young age, printed in 1856 with the title Canti and dedicated to Pius IX.
In 1854 the family was forced to leave Perugia for political reasons, moving first to Foligno and then to Recanati.
The resumption of the Risorgimento movement and the massacres of Perugia on June 20, 1859 inspired the patriotic and anti-pontifical verses of the national songs, published in Recanati in 1860. In that year, Bonacci was, by her express wish, the only woman exceptionally admitted to vote for the plebiscite confirming the annexation of the Marche and Umbria Region to Piemonte.
Since 1868, after her marriage to Pietro Brunamonti, from Trevi, professor of philosophy of law at the University of Perugia - with whom she had two children, Beatrice, born on April 2, 1871, and Fausto, who died at the age of five on June 25, 1878 - established her residence in Perugia in via dei Priori.
She had Italian intellectual friends, in particular Giacomo Zanella, Andrea Maffei and Antonio Stoppani, with whom she studied natural sciences.
A stroke, which struck her in 1897, prevented her from writing until her death in 1903. Much of her correspondence along with some autographed manuscripts are kept in the Augusta Library in Perugia.

Via alle Fonti

Via alle Fonti

Fonte Piccola è un notevole complesso di gallerie sotterranee che si sviluppa per circa cento metri sotto il quartiere del mercato, esattamente lungo Via alle Fonti uscendo in superfice con una costruzione in muratura, la fonte vera e propria è fornita di lavatoi.
Le condotte larghe circa 0,7 metri ed alte 1,5, sono servite da due pozzi a sezione quadrata profondi poco meno di cinque metri.
La fonte ha origini medioevali, è conosciuta come "Fonte del Guazzatore", ed è tuttavia probabile che le forme attuali siano più recenti, relative ad un restauro completo dell'intero impianto, realizzato tra il Seicento ed il Settecento, in parte documentato negli Annali del Comune.

 

Fonte Piccola is a remarkable complex of underground tunnels that extends for about one hundred meters below the market district, exactly along Via alle Fonti exiting the surface with a masonry construction, the actual source is equipped with sinks.
The pipelines, approximately 0.7 meters wide and 1.5 meters high, are served by two wells with a square section, just under five meters deep.
The source has medieval origins, it is known as "Fonte del Guazzatore", and it is however probable that the current forms are more recent, relating to a complete restoration of the entire plant, built between the seventeenth and eighteenth centuries, partly documented in the Annals of the Municipality.

Via Aluigi Cossio

Via Aluigi Cossio

Arcivescovo Titolare di Sebastianopoli, Aluigi Cossio, nato a Cividale del Friuli il 14 mag 1874 e morto a Recanati il 3 gennaio 1956. Vescovo emerito di Recanati. Ordinato nel 1897, studiò teologia e diritto in Svizzera e Germania. Insegnò arte sacra e archeologia cristiana in Inghilterra. Fu uditore apostolico negli Stati Uniti dal 1914 al '23, anno in cui fu eletto vescovo e delegato apostolico del santuario di Loreto.  

 

Titular Archbishop of Sebastianopoli, Aluigi Cossio, was born in Cividale del Friuli on May 14, 1874 and died in Recanati on January 3, 1956. Bishop emeritus of Recanati. Ordained in 1897, he studied theology and law in Switzerland and Germany. He taught sacred art and Christian archeology in England. He was apostolic auditor in the United States from 1914 to '23, the year in which he was elected bishop and apostolic delegate of the sanctuary of Loreto.

Via Angelo da Bevagna

Via Angelo da Bevagna

 

Angelo Cini - Nacque intorno alla metà del sec. XIV, probabilmente a Bevagna (Perugia).
Per quanto molti biografi affermino che Cini nacque a Recanati, tutti gli indizi in nostro possesso fanno credere ch'egli fosse di Bevagna: la testimonianza di un'iscrizione nell'oratorio sotterraneo della chiesa di S. Michele di Bevagna; la tradizione riguardante l'esistenza di una casa di Cini in quella città; il fatto che la sua famiglia era originaria di là, essendo suo nonno paterno il nobiluomo Rainaldo da Bevagna. Conclusi gli studi in diritto canonico, il C. percorse le tappe di una brillante carriera ecclesiastica: fu priore della collegiata della chiesa "de Pregio", appartenente alla diocesi di Perugia, e Vicario generale di Andrea Bontempi, vescovo di Perugia. Quando il prelato ebbe l'incarico di legato pontificio e vicario della Marca di Ancona, Cini fu suo "auditor generalis", rivelandosi prezioso collaboratore nella direzione della Marca, in un periodo particolarmente denso di lotte e agitazioni. La stima di cui Cini godeva presso la Curia di Roma fece sì che papa Urbano VI gli affidasse, nel 1383, il seggio vescovile di Recanati e Macerata. Quest'ultima città era allora soggetta ai Varano di Camerino, sostenitori dell'antipapa Clemente VII. Il C. allora, presi contatti con i Maceratesi e conosciuta la Ibro disponibilità a ritornare sotto l'obbedienza di Urbano VI, riuscì con l'aiuto della popolazione ad allontanare il presidio dei Varano dalla città e nel 1385 ne poté occupare il seggio vescovile.
Durante Il periodo del suo vescovato si fece promotore della ricostruzione di S. Flaviano, la troppo piccola e ormai cadente cattedrale di Recanati. La nuova chiesa venne consacrata intorno al 1390. Consolidata la sua posizione, Cini prese parte sempre più attiva al governo della Marca: nel 1387 assunse la carica di "collector Marchiae" e nel 1392, su disposizione di Andrea Tomacelli, rettore della Marca, negoziò con alcuni Comuni marchigiani la formazione di una lega che si opponesse all'antipapa Clemente VII.
Conclusi con successo i negoziati, la lega assoldò Azzo d'Este con trecento lance. Nello stesso anno il C. fu inviato a Fermo per comporre le continue agitazioni che tormentavano il Piceno. Nel 1393, quando Andrea Tomacelli fa catturato da Gentile da Varano e Biordo Michelotti, assunse l'incarico di rettore pontificio della Marca in sua vece. Abile politico, Cini fu sempre diplomatico mediatore tra la Curia romana e i fedeli appartenenti alla sua diocesi. Quando il 12 giugno 1396 rientrò ufficialmente in possesso di Macerata, che nel. 1394 era nuovamente passata sotto il dominio di Gentile da Varano, ottenne da papa Bonifacio IX l'assoluzione e il condono di qualsiasi rappresaglia contro i Maceratesi, per le loro continue ribellioni. Sostenitore di Gregorio XII nel delicato periodo che precedette il concilio di Pisa, Cini fu da quei pontefice elevato alla dignità cardinalizia (1408) sotto il titolo di S. Stefano al Monte Celio, ottenendo più tardi (1411) di conservare in commenda la Chiesa di Recanati e Macerata.
Poiché il concilio di Pisa (1409) depose Gregorio XII, la nomina cardinalizia, non venne universalmente riconosciuta. Egli, tuttavia, non ritirò mai il suo appoggio al deposto pontefice, assicurandogli la fedeltà di Recanati e Macerata nella lotta contro Ludovico Migliorati, sostenitore dell'antipapa Giovanni XXIII. Fu per questo, nominato da Gregorio XII vicario pontificio e rettore della Marca di . Ancona (1410). Angelo Cini morì a Recanati il 20 giugno 1412. Il suo corpo trovò sepoltura nella cappella di S. Geronimo in S. Flaviano. cattedrale della città, come Cini stesso aveva predisposto nel proprio testamento. Lasciò alla cattedrale di Recanati alcuni preziosi paramenti e arredi sacri. 

 

Angelo Cini was born around the middle of the century XIV, probably in Bevagna (Perugia).
Although many biographers claim that Cini was born in Recanati, all the clues in our possession suggest that he was from Bevagna: the testimony of an inscription in the underground oratory of the church of S. Michele di Bevagna; the tradition regarding the existence of Cini's house in that city; the fact that his family was originally from there, being his paternal grandfather the nobleman Rainaldo da Bevagna. After completing his studies in canon law, Cini went through the stages of a brilliant ecclesiastical career: he was prior of the collegiate church "de Pregio", belonging to the diocese of Perugia, and general Vicar of Andrea Bontempi, bishop of Perugia. When the prelate was appointed papal legate and vicar of the Marca of Ancona, Cini was his "auditor generalis", proving to be a valuable collaborator in the direction of the Marca, in a particularly dense period of struggle and turmoil. The esteem enjoyed by Cini at the Curia in Rome meant that Pope Urban VI entrusted him with the bishop's seat of Recanati and Macerata in 1383. The latter city was then subject to the Varanos of Camerino, supporters of the antipope Clement VII. Cini then, contacted with the Maceratesi and known the Ibro willingness to return under the obedience of Urban VI, managed with the help of the population to remove the garrison of the Varano from the city and in 1385 he was able to occupy the bishop's seat.
During the period of his bishopric he promoted the reconstruction of S. Flaviano, the too small and now falling cathedral of Recanati. The new church was consecrated around 1390. Having consolidated its position, Cini took an increasingly active part in the government of the Marca: in 1387 he assumed the position of "collector Marchiae" and in 1392, on the orders of Andrea Tomacelli, rector of the Marca, he negotiated with some Municipalities of the Marches the formation of a league that would oppose the antipope Clement VII.
Successfully concluded the negotiations, the league hired Azzo d'Este with three hundred spears. In the same year Cini was sent to Fermo to compose the continuous agitations that tormented the Piceno. In 1393, when Andrea Tomacelli was captured by Gentile da Varano and Biordo Michelotti, he assumed the role of pontifical rector of the Marca in his place. A skilled politician, Cini was always a diplomat mediator between the Roman Curia and the faithful belonging to his diocese. When on June 12, 1396 he officially returned to Macerata, he obtained from Pope Boniface IX the acquittal and the condonation of any retaliation against the Macerata people, for their continuous rebellions. Supporter of Gregory XII in the delicate period that preceded the council of Pisa, Cini was elevated by those pontiff to cardinal dignity (1408) under the title of S. Stefano al Monte Celio, obtaining later (1411) to keep the Church of Recanati and Macerata.
Since the Council of Pisa (1409) deposed Gregory XII, the cardinal appointment was not universally recognized. However, he never withdrew his support for the deposed pontiff, assuring him of the loyalty of Recanati and Macerata in the fight against Ludovico Migliorati, supporter of the antipope John XXIII. For this reason, he was nominated by Gregory XII vicar of the office and rector of the Marca di. Ancona (1410). Angelo Cini died in Recanati on 20 June 1412. His body was buried in the chapel of S. Geronimo in S. Flaviano. cathedral of the city, as Cini himself had prepared in his will. He left some precious vestments and sacred furnishings to the cathedral of Recanati.

Via Angelo Giunta

Via Angelo Giunta

1530- Antonio d’Angelo Giunta, ricco negoziante con traffici e industrie, nominò nel suo testamento come unica erede sua figlia Nicolina, avuta da D.Angelina dalla famiglia Masi Lorenzetti.  

 

1530- Antonio d’Angelo Giunta, a wealthy shopkeeper with trades and industries, named his daughter Nicolina as the sole heir, from D. Angelina from the Masi Lorenzetti family.

Via Angelo Sorgoni

Via Angelo Sorgoni

Maestro elementare, socialista recanatese. Studia a Osimo e a Macerata e nel 1898 ottiene la licenza ginnasiale a Recanati.
Avviato alla politica dal deputato socialista Nicola Badaloni, nello stesso anno si iscrive al Psi e si trasferisce a Roma per tre anni. Qui conosce alcuni dei massimi dirigenti del partito. Tra il 1905 e il 1907 inizia a insegnare a Medicina e a Molinella, grazie all'aiuto del sindaco di questo paese, Giuseppe Massarenti. Nel 1907 insegna ad Ancona e nel contempo organizza in leghe le filandaie, i muratori, i calzolai, i falegnami. Nel 1908 fonda la camera del lavoro a Recanati, quale sezione di quella di Macerata, e viene nominato segretario della sezione socialista di Ancona. Nel 1911 diventa segretario provinciale del Psi. Ed entra a far parte del consiglio nazionale del partito.
Nel 1912 entra nel direttivo della Cdl di Ancona. Si batte soprattutto nel settore dei maestri ed è uno dei creatori della Federazione magistrale della provincia di Ancona, di cui diviene presidente. Corrispondente dell'Avanti, continua a guidare le lotte operaie, compie attività antimilitarista e partecipa alla "settimana rossa".
Il 28 gennaio del 1919 diventa segretario della Cdl di Ancona. Tra le prime iniziative vi è quella della riattivazione del cantiere navale di Ancona. Grazie alle firme sue e di Bocconi si ottiene un prestito della Cassa di risparmio che permette ai lavoratori di gestire direttamente la ripresa. A maggio prende parte al congresso regionale delle operaie setaiuole a Jesi. Ai primi di luglio, durante i moti per il caro viveri, nonostante il ruolo di pacificazione e di mediazione svolto dalla cdl, egli viene arrestato e tenuto per due giorni in carcere. L'anno dopo è anche ispettore marchigiano della Federterra e dirige il giornale recanatese "Falce e Martello". Ma nel sostenere le lotte dei contadini viene a scontrarsi con le leghe bianche e con Plinio Canonici, esprimendo sentimenti e idee fortemente anticlericali. Alla fine del 1920 lasca la guida della Cdl, anche per le accuse di "mandarinismo" da parte dei repubblicani, che lo accusano di percepire stipendi troppo alti. Partecipa al congresso di Livorno del Psi e si schiera con Serrati e gli "unitari", disapprovando la scissione comunista. In un articolo su La lotta di Fermo (26-12-1920) inneggia all'autonomia dei vari partiti operai nazionali. Resta comunque legato al suo successore nella guida della Cdl di Ancona, Zingaretti, nonostante un momento di rottura, allorché appoggia la scissione di Bocconi e la nascita di una Cdl alternativa. Sempre nell'ambito dello scontro tra socialisti e comunisti, nel marzo del 1922, anno terribile, viene a scontrarsi con Guido Molinelli all'interno della Cdl di Macerata, con un totale e definitivo indebolimento della stessa di fronte alla violenza antioperaia. Nello stesso anno, durante l'occupazione fascista di Ancona, gli squadristi gli devastano la casa. Di conseguenza si trasferisce di nuovo a Recanati. Nel 1926 viene sospeso dall'insegnamento e, dopo una breve permanenza nella carceri di Macerata e di Ancona, viene inviato al confino nelle isole Tremiti.. L'anno successivo viene trasferito a Ustica, dove conosce Ferruccio Parri, Carlo Rosselli, Amadeo Bordiga, Giuseppe Scalarini (che lascia di lui una caricatura) e altri. Viene liberato condizionalmente nell'ottobre dello stesso anno. Nel 1931 è nuovamente arrestato e denunciato al tribunale speciale per aver diffuso pubblicistica antifascista. Poi si ritira a vita privata fino alla guerra. Nel 1942, ritornato in contatto con Zingaretti, si iscrive al Pci rinnegando - come afferma nelle memorie - il passato socialista, localmente identificato con il "bocconismo", e ammettendo di non aver compreso che la rivoluzione russa non era un fenomeno passeggero, come aveva creduto fino ad allora, bensì "forte, trascinante, stabile". Nel 1944 è il primo sindaco di Recanati dopo la liberazione. Dal 1946 al 1951 è consigliere comunale ad Ancona e per un breve periodo assessore alla pubblica istruzione. Nel 1950 rimette in piedi il sindacato pensionati della Cgil.

 

Primary School teacher, Recanatese socialist. He studied in Osimo and Macerata and in 1898 he obtained the gymnastic license in Recanati.
Initiated to politics by the socialist deputy Nicola Badaloni, in the same year he enrolled in the PSI and moved to Rome for three years. Here he meets some of the top leaders of the party.

Between 1905 and 1907 he began to teach in Medicina and Molinella, thanks to the help of the mayor of this country, Giuseppe Massarenti. In 1907 he taught in Ancona and at the same time organized the spinning mills, bricklayers, shoemakers and carpenters in groups.

In 1908 he founded the chamber of work in Recanati, as a section of that of Macerata, and was appointed secretary of the socialist section of Ancona. In 1911 he became provincial secretary of the PSI. And he joins the party's national council. In 1912 he joined the board of the Cdl of Ancona. He fought above all in the sector of teachers and was one of the creators of the magistral Federation of the province of Ancona, of which he became president. Correspondent of the Avanti, he continues to lead the workers' struggles, carries out antimilitarist activities and participates in the "red week".

On January 28, 1919 he became secretary of the Cdl of Ancona. Among the first initiatives is that of the reactivation of the Ancona shipyard. Thanks to his and Bocconi's signatures, a loan from the Savings Bank is obtained which allows workers to manage the recovery directly. In May he takes part in the regional congress of silk workers in Jesi. In early July, during the riots for the dear food, despite the role of pacification and mediation played by the CDL, he is arrested and held for two days in prison. The following year he was also an inspector from the Marches of Federterra and directed the Recanatese newspaper "Falce e Martello". But in supporting the struggles of the peasants he comes up against the white leagues and with Pliny Canons, expressing strongly anti-clerical feelings and ideas.

At the end of 1920 he left the leadership of the CDL, also for the accusations of "mandarinism" by the Republicans, who accuse him of receiving too high salaries. Participates in the congress of Livorno of the PSI and sides with Serrati and the "unitari", disapproving of the communist split. In an article on The Fight of Fermo (26-12-1920) he praises the autonomy of the various national workers' parties. However, he remains tied to his successor in the leadership of the Ancona Cdl, despite a moment of rupture, when he supports the split of Bocconi and the birth of an alternative Cdl. Still in the context of the clash between socialists and communists, in March 1922, a terrible year, he came up against Guido Molinelli within the Macerata Cdl, with a total and definitive weakening of the same in the face of anti-worker violence. In the same year, during the fascist occupation of Ancona, the squadristi devastated his house. As a result, he moved back to Recanati.

In 1926 he was suspended from teaching and, after a short stay in the prisons of Macerata and Ancona, he was sent to confinement in the Tremiti islands. The following year he was transferred to Ustica, where he met Ferruccio Parri, Carlo Rosselli, Amadeo Bordiga, Giuseppe Scalarini (who leaves a caricature of him) and others. He was released conditionally in October of the same year.

In 1931 he was arrested again and reported to the special court for spreading anti-fascist publicity. Then he retired to private life until the war. In 1942, having returned to Zingaretti, he joined the PCI denying - as he says in the memoirs - the socialist past, locally identified with "Bocconism", and admitting that he did not understand that the Russian revolution was not a passing phenomenon.

In 1944 he was the first mayor of Recanati after the liberation. From 1946 to 1951 he was municipal councilor in Ancona and for a short period councilor for public education. In 1950 he put the CGIL pensioners union back on its feet.

Via Antici

Via Antici

Questa nobile famiglia ha dato per più secoli illustri cittadini:
Rinaldo fu capitano dei "crocesignati" del Piceno sotto l'imperatore Federico II e vicario imperiale della città di Nazaret;
Bartolomeo ebbe l'ufficio di consigliere e segretario dei re di Napoli Alfonso I e Ferdinando;
Balduccio fu familiare del medesimo Ferdinando, e tenne in quella corte ragguardevoli cariche;
Pietro Pietrucci Antici, fratello del suddetto Bartolomeo, fu eletto vescovo di S. Agata de' Goti nel 1469, e passò nel 1471 al vescovato di Giovenazzo;
Niccolo di Girolìmo ebbe fama nel secolo XV di giureconsulto valente;
Alfonso fu avvocato concistoriale, e nel 1504 uno dei conservatori di Roma;
Raffaele rese importanti servigi alla sua città, che lo mandò ambasciatore a Paolo III, a Giulio III, a Paolo IV, a Gregorio XIII. Il suo nome si legge scolpito nell'architravi della porta d'ingresso;
Camillo di Giulio, prode soldato, nel 1585 vestì l'abito militare di S. Stefano, e dalla città fu mandato ambasciatore a Francesco Maria, granduca di Toscana;
Pietro, vissuto nello stesso secolo, fu il primo a sostenere, come appresso il Vogel, che Recanati non trae da Ricina la sua origine;
Gianfrancesco pubblicò in Genova nel 1647 alcune poesie liriche, col titolo Assaggi poetici; e suo fratello Giuseppe fu anch'egli poeta;
AntonioFrancesco, monaco silvestrino, fu in quello stesso secolo predicatore di molto grido;
Francesco fu capitano di corazze sotto Ranuccio II, duca di Parma;
Lupidiano, fratello del precedente, fu, sotto lo stesso duca, governatore di Busseto e commissario di Valdemura;
Tommaso, uomo di talento e consigliere del re di Prussia Federico il grande. Dal re di Polonia fu creato cavaliere di S. Stanislao e dell'Ordine dell'Aquila bianca. Da Pio VI fu fatto cardinale e prefetto dei cardinali interpreti del Sacro Concilio Tridentino : ma nelle vicende politiche del 1798 depose la porpora e tornato in patria vi morì nel 1812. Di fronte all'ingresso del palazzo, egli costruì una scuderia, che ha il prospetto ornato con alcune statue e busti, trovati a Roma nel circo Flaminio, ove sorge il palazzo Antici Mattei. Nell' interno v' è una collezione di ritratti di famiglia, con altri quadri, ed una bella galleria con pitture del Vacca, fatta a sue spese nel 1780, nella quale la mattina del 27 settembre 1797 si celebrarono le nozze di Adelaide con Monaldo, benedette dal medesimo cardinale nella cappella domestica;
Adelaide, la marchesa Antici, di famiglia illustre, ma di scarsa dote, sposò a diciannove anni, il conte Monaldo. Madre di Giacomo Leopardi. Ella non riuscì mai a creare un rapporto affettuoso con i figli, forse per la sua aridità di temperamento o perchè si dedicò con anima e corpo alla difesa del patrimonio familiare, messo in pericolo dalla cattiva amministrazione del marito. Infatti, pochi anni dopo il matrimonio, la contessa si impadronì dell'amministrazione familiare e per quarant'anni impose un regime domestico d'economie ossessive, riuscendo a pagare ogni debito, senza mai rinunciare alle carrozze e senza togliere una sola divisa ai molti domestici;
Giuseppe si trovò alle guerre di Spagna e di Germania fra le guardie d'onore di Napoleone I, nel corpo dei Dragoni della Regina;
Carlo, lo zio amoroso di Giacomo Leopardi, a vent' anni era maggiore delle milizie urbane della Marca, e nel 1804 colonnello nel primo reggimento provinciale, grado che riassunse anche sotto il governo pontificio, nel 1816;
Ruggero fu segretario del Concistoro del sacro Collegio, e da Pio IX fu nominato patriarca di Costantinopoli poi nel 1875 promosso alla porpora cardinalizia.

 

This noble family has given illustrious citizens for several centuries:
Rinaldo was captain of the "Crocesignati" of Piceno under Emperor Frederick II and imperial vicar of the city of Nazareth;
Bartolomeo had the office of adviser and secretary of the kings of Naples Alfonso I and Ferdinando;
Balduccio was a family member of Ferdinando himself, and held considerable offices in that court;
Pietro Pietrucci Antici, brother of the aforementioned Bartolomeo, was elected bishop of S. Agata de 'Goti in 1469, and passed in 1471 to the bishopric of Giovenazzo;
Niccolo di Girolìmo was famous in the fifteenth century as a valid jurist;
Alfonso was a consistorial lawyer, and in 1504 one of the conservatives of Rome;
Raffaele rendered important services to his city, which sent him ambassador to Paul III, to Julius III, to Paul IV, to Gregory XIII. His name can be read carved in the architraves of the front door;
Camillo di Giulio, a brave soldier, in 1585 wore the military uniform of St. Stephen, and from the city he was sent ambassador to Francesco Maria, Grand Duke of Tuscany;
Pietro, who lived in the same century, was the first to support that Recanati does not derive its origin from Ricina;
Gianfrancesco published some lyric poems in Genova in 1647, with the title Assaggi poetici; and his brother Giuseppe was also a poet;
Antonio Francesco, a sylvan monk, was a preacher in that same century;
Francesco was captain of armor under Ranuccio II, Duke of Parma;
Lupidiano, brother of the previous one, was, under the same duke, governor of Busseto and commissioner of Valdemura;
Tommaso, talented man and adviser of the Prussian king Frederick the great. From the king of Poland he was created knight of St. Stanislaus and of the Order of the White Eagle. From Pius VI he was nominated cardinal and prefect of the cardinal interpreters of the Sacred Tridentine Council: but in the political events of 1798 he deposed the vest and returned to his homeland in 1812. In front of the entrance of the building, he built a stable, which has the Ornate prospect with some statues and busts, found in Rome in the circus Flaminio, where the Antici Mattei palace stands. Inside there is a collection of family portraits, with other paintings, and a beautiful gallery with paintings by Vacca, made at his expense in 1780, in which the wedding of Adelaide with Monaldo was celebrated on the morning of 27 September 1797. blessed by the same cardinal in the domestic chapel;
Adelaide, the Marchesa Antici, from an illustrious family, but with little dowry, married Count Monaldo at the age of nineteen. Mother of Giacomo Leopardi. She never managed to create an affectionate relationship with her children, perhaps because of her aridity of temperament or because she devoted herself with soul and body to the defense of the family patrimony, endangered by her husband's bad administration. In fact, a few years after the wedding, the countess took over the family administration and for forty years imposed a domestic regime of obsessive economies, managing to pay any debt, without ever giving up the carriages and without removing a single uniform from the many servants. ;
Giuseppe found himself in the wars of Spain and Germany among the honor guards of Napoleon I, in the corps of the Queen's Dragons;
Carlo, Giacomo Leopardi's loving uncle, at twenty he was a major in the urban militia of the Marca, and in 1804 colonel in the first provincial regiment, a degree which he also reasserted under papal rule, in 1816;
Ruggero was secretary of the Consistory of the sacred College, he was appointed patriarch of Constantinople by Pius IX then in 1875 promoted to cardinal.

Via Antoio Calcagni

Via Antoio Calcagni

Scultore e fonditore, si formò nella bottega aperta a Recanati (1550 circa) dai fratelli Lombardo.
Esordì portando a termine la statua di Gregorio XIII (1574) iniziata da Ludovico Lombardi ad Ascoli, andata poi distrutta il 4 dicembre 1793 dai giacobini locali.
Curò e diresse la lavorazione delle opere per la Basilica di Loreto. Dal 1580 iniziò a collaborare con il più giovane Tiburzio Vergelli, con il quale realizzò gli "Apostoli" d'argento, andati distrutti in epoca napoleonica, e la decorazione della "Cappella Masilla" nella Basilica di Loreto. Tra le sue opere migliori sono la statua di Sisto V, l’ Altare della Pietà a Loreto e il busto ritratto di Annibal Caro, dal 1963 conservato al Victoria and Albert Museum.
Antonio Calcagni morì nel 1593 dopo aver preparato i modelli per la Porta Monumentale della Basilica di Loreto, che fu portata a termine dai suoi nipoti Pietro Paolo e Tarquinio Jacometti e da Sebastiano Sebastiani suo allievo.

Sculptor and founder, he was trained in the workshop opened in Recanati (around 1550) by the Lombardo brothers.
He began by completing the statue of Gregory XIII (1574) begun by Ludovico Lombardi in Ascoli, which was then destroyed on 4 December 1793 by local Jacobins.
He oversaw and directed the processing of the works for the Basilica of Loreto. From 1580 he began to collaborate with the younger Tiburzio Vergelli, with whom he made the silver "Apostles", which were destroyed in the Napoleonic era, and the decoration of the "Masilla Chapel" in the Basilica of Loreto. Among his best works are the statue of Sixtus V, the Altar of Piety in Loreto and the portrait bust of Annibal Caro, preserved since 1963 in the Victoria and Albert Museum.
Antonio Calcagni died in 1593 after having prepared the models for the Monumental Door of the Basilica of Loreto, which was completed by his nephews Pietro Paolo and Tarquinio Jacometti and by his pupil Sebastiano Sebastiani.

Via Antonio Bonfini

Via Antonio Bonfini

Antonio Bonfini (1427- 1503), celebre umanista e letterato, dalle Marche (Ascoli Piceno e Recanati) a Buda in Ungheria, dove entra in contatto con le celebri figure del re Mattia Corvino e della regina Beatrice d’Aragona e con la leggendaria Biblioteca Corviniana, fino ad essere nominato storiografo di corte.
Il Bonfini, quale rappresentante tipico dell’educazione e della cultura umanistiche, conoscitore della lingua e della letteratura greco-latina, opera a lungo nella corte ungherese e diventa uno dei più importanti personaggi protetti dal mecenatismo del re.
Autore versatile di orazioni, latinizzazioni e opere di carattere letterario, il Bonfini si distingue per le sue attitudini di storico, che, dalla Historia Asculana, alla traduzione delle Storie di Erodiano (di cui si affronta la questione filologica della tradizione manoscritta), alle "Rerum Ungaricarum decades", si muove tra le innovazioni della storiografia umanistica e la riproposizione dei classici.

 

Antonio Bonfini (1427-1503), famous humanist and writer, from the Marche (Ascoli Piceno and Recanati) to Buda in Hungary, where he contacts the famous figures of King Matthias Corvinus and Queen Beatrix of Aragon and with the legendary Library Corvinian, until he was appointed court historian.
Bonfini, as a typical representative of humanistic education and culture, connoisseur of the Greek-Latin language and literature, worked for a long time in the Hungarian court and became one of the most important characters protected by the king's patronage.
Versatile author of prayers, latinizations and literary works, Bonfini stands out for his historian skills, which, from Historia Asculana, to the translation of the Stories of Herodianus (whose philological question of the handwritten tradition is addressed), to " Rerum Ungaricarum decades ", moves between the innovations of humanistic historiography and the revival of the classics.

Via Antonio Bravi/Prima Traversa

Via Antonio Bravi/Prima Traversa

Antonio Bravi, rara figura di intellettuale di origine contadina assai eclettico, che si occupò tra l’altro di meteorologia. Autore di vari manoscritti conservati tutti nella biblioteca “Clemente Benedettucci” di Recanati.
Antonio Bravi nasce a Recanati il 10 settembre 1813 nella contrada Moltevolpino.
Dal 1816 al 1823 risiede nella casa paterna, poi inizia un girovagare inquieto attorno al borgo natio.
Soggiorna per brevi periodi a Loreto, Porto Recanati, Ancona, Osimo, Camerano, Moltelupone, Montecassiano, Offagna, Monte Santo, Filottrano, Santa Maria Nuova, Monte Cosaro ( dove prende possesso della cattedra nella scuola pubblica), Civitanova, Monte San Giusto, Fermo, Chiaravalle, Agugliano, Appignano, Numana, Sirolo, Castelfidardo e Macerata (dove risiede dal 14 novembre 1838 all’agosto 1841 per compiere gli studi universitari).
I suoi studi comprendono scrittura e grammatica italiana e latina, retorica, fisica e metafisica, matematica e chimica, mineralogia e anatomia.
Ricopre numerose incarichi nell’arco della sua vita. E’ insegnante di grammatica, retorica e aritmetica e nel 1848 insegna istituzioni canoniche e retorica nel Seminario. Diventa poi Consigliere nel Comune di Recanati. Va ricordato anche per aver fondato e alimentato il periodico Casanostra.
Da ricordare ”Il Diario Meteorologico” che è un manoscritto ricco di informazioni, annotazioni e parametri meteorologici dalla cui elaborazione è possibile ricostruire il clima di Recanati intorno alla metà dell’Ottocento. Un documento fondamentale ai fini dello studio climatico di Recanati dove giornalmente venivano annotati gli aspetti del clima. Inizialmente, egli annota soltanto aspetti del clima nel quale dimora, l’ età della Luna, l’atmosfera (le condizioni del cielo), la temperatura e la direzione del vento e non avendo a disposizione un termometro, si limita a descrivere il grado del freddo o caldo con le parole. In seguito però utilizzando strumenti come il termometro, il barometro e igrometro dal 1859 al 1887, Bravi riesce a fornire dati su elementi meteorologici come la temperatura, la pressione atmosferica e l’umidità. 

 

Antonio Bravi, a rare intellectual figure of very eclectic peasant origin, who also dealt with meteorology. Author of various manuscripts all preserved in the “Clemente Benedettucci” library in Recanati.
Antonio Bravi was born in Recanati on September 10, 1813 in the Montevolpino district.
From 1816 to 1823 he lived in his father's house, then began a restless wandering around his native village.
He stays for short periods in Loreto, Porto Recanati, Ancona, Osimo, Camerano, Moltelupone, Montecassiano, Offagna, Monte Santo, Filottrano, Santa Maria Nuova, Monte Cosaro (where he takes possession of the chair in the public school), Civitanova, Monte San Giusto, Fermo, Chiaravalle, Agugliano, Appignano, Numana, Sirolo, Castelfidardo and Macerata (where he resided from 14 November 1838 to August 1841 to complete his university studies).
His studies include Italian and Latin writing and grammar, rhetoric, physics and metaphysics, mathematics and chemistry, mineralogy and anatomy.
He holds numerous positions throughout his life. He is a grammar, rhetoric and arithmetic teacher and in 1848 he taught canonical institutions and rhetoric in the seminary. He then became a councilor in the municipality of Recanati. He should also be remembered for having founded and fed the Casanostra magazine.
Important is "The Meteorological Diary" which is a manuscript full of information, annotations and meteorological parameters from its elaboration it is possible to reconstruct the climate of Recanati around the mid-nineteenth century. A fundamental document for the purposes of the climate study of Recanati where aspects of the climate were noted daily. Initially, he notes only aspects of the climate in which he dwells, the age of the Moon, the atmosphere (the conditions of the sky), the temperature and the direction of the wind and not having a thermometer available, he limits himself to describing the degree of cold or hot with words. However, later using tools such as the thermometer, barometer and hygrometer from 1859 to 1887, Bravi manages to provide data on meteorological elements such as temperature, atmospheric pressure and humidity.

Via Antonio Colombella

Via Antonio Colombella

Antonio Colombella nacque a Recanati, probabilmente nell'ultimo decennio del sec. XIV.
Professore di teologia alla Sorbona di Parigi e all’università belga di Lovanio. Il C., che fu teologo agostiniano e vescovo di Senigallia, è chiamato concordemente dalle fonti Antonio da Recanati; non deve essere confuso con l'omonimo agostiniano Antonio da Recanati, vissuto circa quarant'anni prima.
Prese l'abito degli agostiniani probabilmente nel convento della città natale.
La sua carriera universitaria fu messa in forse dalla sua attivissima partecipazione alla ribellione del convento contro il vicario inviato dal priore generale, cosa che gli valse una durissima reprimenda da parte di quest'ultimo; ma nel 1423 Colombella fu perdonato e gli fu concesso di proseguire gli studi.
Nel 1424, alla Sorbona, ottenne la licenza, e nel 1425 il suo nome compare nella lista dei maestri reggenti di quell'università.
Nel 1429 alcuni suoi concittadini posero la candidatura del C. a vescovo di Recanati; ma, considerando che non tutti erano concordi sull'elezione - altri preferivano il vescovo di Ancona e futuro cardinale Astorgio Agnesi -, Martino V preferì respingere entrambe le candidature e nominare un amministratore apostolico della diocesi. Il 18 sett. 1432 il rettore generale Gerardo da Rimini nominò Colombella suo vicario; lo convocò poi a Basilea per il giugno del 1433 di modo che, insieme con altri teologi e canonisti dell'Ordine, partecipasse al concilio.
Colombella vi prese parte ufficialmente dal 31 agosto; il 14 ottobre, quando il rettore generale e il procuratore generale di Basilea dovettero assentarsi, fu nominato viceprocuratore generale davanti al concilio.
A Basilea restò poco: l'università di Lovanio gli offrì una cattedra di teologia, che Colombella accettò e tenne ininterrottamente per sette anni e mezzo.
Dagli atti delle sessioni del consiglio accademico risulta che partecipò più volte all'elezione di nuovi rettori, che fece parte della commissione dei revisori dei conti e del gruppo dei giudici delle cause, e che intervenne in varie questioni, tra cui alcune di una certa importanza, riguardanti la vita universitaria.
Alla fine del 1441, non sappiamo quanto spontaneamente, diede le dimissioni e fu sostituito da due nuovi professori, formatisi a Colonia. Non sappiamo dove egli risiedesse e quali fossero le sue attività nell'arco di tempo che va dagli inizi del 1442 alla metà del 1445. A partire da questa seconda data risulta risiedere a Roma, da dove tiene rapporti epistolari con suoi concittadini di Recanati per questioni attinenti alla nuova situazione politica creatasi nella città dopo l'instaurarsi nelle Marche della signoria di Francesco Sforza.
A Roma
Niccolò V, nove mesi dopo l'elezione, nominòColombella vescovo di Senigallia, dignità che comportava anche quella di conte.
Come vescovo di Senigallia Colombella partecipò al Parlamento generale della Marca di Ancona, tenutosi il 14 settembre 1448 a Macerata sotto la presidenza di Filippo Calandrini.
Nel 1449 Colombella concesse la contea di Porcozzon e a Giovanni Rainaldo, figlio del capitano di ventura Mostrada della Strada; il 12 luglio dello stesso anno consacrò la chiesa del convento agostiniano di Fabriano, poche settimane prima dell'arrivo di Niccolò V in quella città, dove si trattenne alcuni mesi. In seguito lo troviamo in lite con la città di Iesi a causa di alcuni territori ai confini tra la città e la diocesi di Senigallia.
Nel maggio del 1459 si recò a Tolentino, dove si celebrava il capitolo generale dell'Ordine, in cui ebbe cura di raccomandare un agostiniano belga, che probabilmente aveva conosciuto ai tempi dell'insegnamento lovaniense: della raccomandazione si tenne conto.
Alcuni giorni più tardi il nuovo priore generale, il futuro cardinale Alessandro Oliva da Sassoferrato, concedeva a Colombella due religiosi agostiniani per il suo servizio personale.
Sembra che negli anni dell'esilio dalla sua diocesi Colombella si facesse costruire a Recanati un'abitazione, attigua al convento e alla chiesa degli agostiniani, in cui nel 1465 fu redatto un documento notarile. Si può presumere che lì abbia trascorso almeno alcuni periodi dei suoi ultimi anni.
Morì, secondo le fonti, ad Ancona nel 1466, Non è nota la data; ma è certo che già nel marzo di quell'anno la diocesi di Senigallia aveva un nuovo vescovo "per morte di Antonio".

 

Antonio Colombella was born in Recanati, probably in the last decade of the century. XIV.
Professor of theology at the Sorbonne in Paris and at the Belgian university of Leuven. C., who was an Augustinian theologian and bishop of Senigallia, icalled Antonio da Recanati; not to be confused with the Augustinian namesake Antonio da Recanati, who lived about forty years earlier.
He took the habit of the Augustinians probably in the convent of his hometown.
His university career was jeopardized by his very active participation in the rebellion of the convent against the vicar sent by the prior general, which earned him a harsh reprimand by the latter; but in 1423 Colombella was forgiven and allowed to continue his studies.
In 1424, at the Sorbonne, he obtained the license, and in 1425 his name appears on the list of master rulers of that university.
In 1429 some of his fellow citizens put Colombella
candidacy as bishop of Recanati; but, considering that not everyone agreed on the election - others preferred the bishop of Ancona and future cardinal Astorgio Agnesi -, Martino V preferred to reject both candidates and appoint an apostolic administrator of the diocese. On 18 Sept. 1432 the  general rector Gerardo da Rimini appointed Colombella his vicar; he then summoned him to Basel for June 1433 so that, together with other theologians and canonists of the Order, he would participate in the council.
Colombella took part officially on August 31st; on 14 October, when the  general rector and the  general procurator of Basel were absent, he was appointed general deputy prosecutor in front of the council.
He remained for a short time in Basel: the University of Louvain offered him a chair of theology, which Colombella accepted and held continuously for seven and a half years.
The records of the sessions of the academic council show that he participated several times in the election of new rectors, that he was part of the commission of auditors and of the group of judges of the cases, and that he intervened in various issues, including some importance, concerning university life.
At the end of 1441, we do not know how spontaneously, he resigned and was replaced by two new professors, trained in Cologne. We do not know where he resided and what his activities were in the span of time from the beginning of 1442 to the middle of 1445. From this second date he appears to reside in Rome, from where he maintains correspondence with his fellow citizens of Recanati for questions relating to the new political situation created in the city after the establishment of the lordship of Francesco Sforza in the Marche.
In Rome
Niccolò V, nine months after the election, appointed Colombella bishop of Senigallia, dignity that also included that of count.
As bishop of Senigallia Colombella participated in the General Parliament of the Marca of Ancona, held on 14 September 1448 in Macerata under the presidency of Filippo Calandrini.
In 1449 Colombella granted the county of Porcozzon and to Giovanni Rainaldo, son of the captain of fortune Mostrada della Strada; on July 12 of the same year he consecrated the church of the Augustinian convent of Fabriano, a few weeks before the arrival of Niccolò V in that city, where he stayed a few months. Later we found him in dispute with the city of Iesi because of some territories on the border between the city and the diocese of Senigallia.
In May 1459 he went to Tolentino, where the general chapter of the Order was celebrated, where he took care of a Belgian Augustinian, whom he had probably known at the time of Lovani's teaching: the recommendation was taken into account.
A few days later the new prior general, the future cardinal Alessandro Oliva from Sassoferrato, gave Colombella two Augustinian religious for his personal service.
It seems that in the years of exile from his diocese Colombella built a house in Recanati, adjacent to the convent and the church of the Augustinians, in which in 1465 a notarial document was drawn up. It can be assumed that he spent at least some periods of his last years there.
According to sources, he died in Ancona in 1466. The date is not known; but it is certain that already in March of that year the diocese of Senigallia had a new bishop due to Antonio's death.

Via Antonio da Cannara

Via Antonio da Cannara

Antonio da Cannara è tra le figure di spicco del rinascimento della città di Recanati, celebre giurista e uomo politico che preferì la cittadinanza recanatese.
Fu uno dei personaggi più influenti nella vita politica, amministrativa, giudiziaria nella prima metà del Quattrocento e godette nel contempo di grande prestigio in tutta la regione.
I documenti lo mostrano, tra l'altro, insieme ad Angelo da Perugia incaricato nel 1440 da Francesco Sforza di sindacare Antonio da Velletri, auditore della Marca rimosso dall'ufficio.
Nel 1442 è oratore del Comune presso lo stesso Sforza; nel 1444 è menzionato tra i principali autori del consiglio espresso per confermare la fedeltà di Recanati al cardinale legato Domenico Capranica, vescovo di Fermo e legato della Marca; nel 1447 è incaricato insieme al vescovo di svolgere le trattative per la pace tra Osimo e Recanati da una parte e Ancona dall'altra, pace alla quale teneva particolarmente Niccolò V.
Morì a Recanati nel 1451 e fu sepolto nella chiesa di San Francesco, dove la sua lapide esiste ancora, benché poco leggibile.
Le sue opere, di carattere spiccatamente pratico, frutto dell'attività di avvocato e di consulente, ebbero una certa fortuna e attestano l'alta considerazione in cui il giurista fu tenuto ai suoi tempi e il ruolo che ebbe in momenti determinanti della storia di Recanati. 

 

Antonio da Cannara was one of the leading figures of the Renaissance in the city of Recanati, a famous jurist and politician who preferred the Recanatese citizenship.
He was one of the most influential figures in political, administrative and judicial life in the first half of the fifteenth century and at the same time enjoyed great prestige throughout the region.
The documents showed him, among other things, together with Angelo da Perugia who was commissioned in 1440 by Francesco Sforza to supervise Antonio da Velletri, auditor of the Marca removed from office.
In 1442 he was orator of the Municipality with Sforza himself; in 1444 he was mentioned among the main authors of the council expressed to confirm Recanati's allegiance to cardinal legate Domenico Capranica, bishop of Fermo and legate of the Marca; in 1447 he was commissioned together with the bishop to carry out the peace negotiations between Osimo and Recanati on one side and Ancona on the other, peace which Niccolò V. was particularly fond of.
He died in Recanati in 1451 and was buried in the church of San Francesco, where his tombstone still exists, although not very legible.
His works, of a distinctly practical nature, the result of the activity of lawyer and consultant, had a certain fortune and attest to the high consideration in which the jurist was held in his time and the role he had in decisive moments in the history of Recanati .

Via Antonio Gramsci

Via Antonio Gramsci

Antonio Francesco Gramsci nasce ed Ales, in Sardegna, il 22 gennaio 1891, e a soli due anni si ammala del morbo di Pott. Finite con successo le elementari, la sua condizione economica non gli permette di frequentare gli studi classici, ma con impegno e sacrificio riesce ad iscriversi al Liceo Dottori di Cagliari e diventa subito amico del prof Raffa Garzia, intellettuale e marxista. Diplomatosi nel 1911 riesce ad entrare all’università di Torino grazie ad una borsa di studio, dove non riesce a laurearsi a causa della Prima Guerra Mondiale. Durante questi anni si iscrive al Partito Socialista divenendo nel 1916 giornalista dell’Avanti e fondando il settimanale L’Ordine Nuovo (1919), di tendenza comunista.
Nel 1920 Gramsci prende parte alle manifestazioni di protesta del biennio rosso. Poiché gli scioperi non hanno l’esito sperato e il Partito entra in crisi, Antonio fonda con Amadeo Bordiga il Partito Comunista d’Italia.
Dopo la vittoria del Partito Fascista Gramsci si pone fra i primi all’opposizione di questo partito e Mussolini risponde dichiarando nulli tutti i partiti al di fuori di quello fascista.
Gramsci viene in seguito catturato, imprigionato e condannato a 20 anni di reclusione nel carcere di Turi con l’accusa di cospirazione e incitamento all’odio del fascismo, tuttavia Antonio rimane fermo nelle sue opinioni. Viste le sue gravi condizioni di salute viene trasferito in una clinica di Formia. Muore a Roma il 27 aprile 1937.

 

Antonio Francesco Gramsci was born in Ales, in Sardinia, on January 22, 1891, and when he was only two years old he fell ill with Pott's disease. After successfully completing elementary school, his economic condition did not allow him to attend classical studies, but with commitment and sacrifice he managed to enroll in the Doctor's High School of Cagliari and immediately became friends with Prof Raffa Garzia, an intellectual and a Marxist. After graduating in 1911 he managed to enter the University of Turin thanks to a scholarship, where he was unable to graduate because of the First World War. During these years he joined the Socialist Party, becoming a journalist for the Avanti in 1916 and founding the weekly L’Ordine Nuovo (1919), with a communist tendency.
In 1920 Gramsci takes part in the protest demonstrations of the red biennium. Since the strikes did not have the desired outcome and the Party went into crisis, Antonio founded the Communist Party of Italy with Amadeo Bordiga.
After the victory of the Fascist Party, Gramsci is among the first to oppose this party and Mussolini responds by declaring all parties outside the Fascist party null and void.
Gramsci is later captured, imprisoned and sentenced to 20 years of imprisonment in the Turi prison on charges of conspiracy and incitement for fascism hatred, however Antonio remains firm in his views. Given his serious health conditions, he is transferred to the Formia clinic. He died in Rome on April 27, 1937.

Via Antonio J. Vogel

Via Antonio J. Vogel

Joseph Anton Vogel (Altkirch, 23 marzo 1756 – Loreto, 26 agosto 1817) è stato uno storico e letterato francese. Fu esemplare figura di erudito settecentesco, fondamentale per la formazione culturale e per la storiografia di molti comuni delle Marche. Fu canonico onorario a Recanati nel 1809 e a Loreto nel 1814.
Scrisse il "Commentarius historicus de ecclesiis Recanatensi et Lauretana".
Dal 1802 al 1814 il Vogel risiedé a Recanati per riordinare l'archivio comunale. Per la sua perizia come archivista fu introdotto nel 1809 alla famiglia Leopardi, anche qui per ordinarne la biblioteca, ma successivamente nacque una profonda amicizia con il conte Monaldo, che ne richiese l'opera quale precettore per il figlio. La presenza in casa del Vogel, che portava testimonianza dei fermenti culturali europei fu molto importante nella primissima educazione del giovane Giacomo
Nel 1780 si laureò in teologia all'Università cattolica di Strasburgo e nel 1789 divenne parroco di Obermorschwiller.
In seguito alla rivoluzione francese rifiutò di prestare giuramento alla costituzione civile e fuggì in Italia. Giunse esule in Italia nel 1794, nello Stato della Chiesa e si stabilì a Fermo, ove grazie alla sua erudizione, che univa ad una vivace curiosità per tutte le discipline, iniziò a farsi conoscere quale esperto archivista ed apprezzato compilatore dei cataloghi e delle biblioteche familiari e nobiliari. Fecondissimo studioso di testi antichi, fu instancabile catalogatore di notizie storiche municipali e si mise in luce anche nella sistemazione degli archivi pubblici di molti paesi del Fermano, assieme allo storico Giuseppe Colucci; risistemò ed ordinò tra gli altri gli archivi comunali di Matelica, dove risalì alle origini dell'industria cartaria fabrianese, e di Cingoli. Lasciò un'enorme quantità di manoscritti, tuttora fonte preziosissima per la ricostruzione del periodo storico, in particolare quello medievale, di diversi comuni marchigiani.
Muore a Loreto il 26 Agosto 1817. 

 

Joseph Anton Vogel (Altkirch, 23 March 1756 - Loreto, 26 August 1817) was a French historian and writer. He was an exemplary eighteenth-century scholar, fundamental for the cultural formation and historiography of many municipalities in the Marche. He was an honorary canon in Recanati in 1809 and in Loreto in 1814.
He wrote the "Commentarius historicus de ecclesiis Recanatensi et Lauretana".
From 1802 to 1814 the Vogel resided in Recanati to rearrange the municipal archive. For his expertise as an archivist he was introduced in 1809 to the Leopardi family, also here to order the library, but subsequently a deep friendship was born with Count Monaldo, who requested his work as a tutor for his son. The presence in the house of Vogel, who bore testimony of European cultural ferments was very important in the very early education of the young Giacomo
In 1780 he graduated in theology at the Catholic University of Strasbourg and in 1789 he became parish priest of Obermorschwiller.
Following the French Revolution he refused to take an oath to the civil constitution and fled to Italy. He arrived exiled in Italy in 1794, in the State of the Church and settled in Fermo, where thanks to his erudition, which combined with a lively curiosity for all disciplines, he began to make himself known as an expert archivist and appreciated compiler of catalogs and family libraries and noblemen. A very fruitful scholar of ancient texts, he was a tireless cataloger of municipal historical information and also put himself in the spotlight in the arrangement of the public archives of many towns in the Fermano area, together with the historian Giuseppe Colucci; He restored and ordered, among others, the municipal archives of Matelica, where he traced the origins of the Fabrianese paper industry, and of Cingoli. He left an enormous quantity of manuscripts, still a very precious source for the reconstruction of the historical period, in particular the medieval one, of various Marche municipalities.
He died in Loreto on August 26, 1817.

Via Antonio Vinciguerra

Via Antonio Vinciguerra

Uomo politico e letterato nato a Venezia, di famiglia originaria di Recanati, tra il 1440 e il 1446, morto nel Padovano il 9 dicembre 1502.
Nel 1458 fu Donzello del Maggior Consiglio, nel '1559 fu notaio della Cancelleria, quindi adoperato in varie ambascerie come cancelliere e in missioni diplomatiche dirette; fra le quali importantissima quella di Veglia del 1480-81, per la quale gli Ungheresi, che s'erano impossessati dell'isola dopo cessata la tirannia di Frangipane, la lasciarono e l'isola tornò al diretto dominio veneto.
Fu scolaro, poi amico di Caldiera, fu in consuetudine con Bernardo Bembo e in relazione coi migliori umanisti. Scrisse un Canzoniere, perduto, ma che da due liriche rimaste può giudicarsi giovanile e petrarchesco.
Sotto l'influenza del Sommariva, traduttore di Giovenale, Vinciguerra s'esercitò tra i primi in Italia in lunghe satire moraleggianti (se ne conoscono 10), imitate in terza rima da testi latini cristiani, dai Trionfi del Petrarca, da Dante, dai satirici antichi, con lingua ispida di latinismi e dialettismi.
Nel 1501 dedicò al doge Leonardo Loredan l'operetta De Principe (esistente, nell'originale, fino al 1816, poi perduta), composta di quattro capitoli in terza rima. 

 

Politician and man of letters born in Venice, from a Recanati family, between 1440 and 1446, who died in Padova on December 9 1502.
In 1458 he was Donzello del Maggior Consiglio, in 1559 he was notary of the Chancellery, then used in various embassies as chancellor and in direct diplomatic missions; among which that of Veglia of 1480-81 is very important, for which the Hungarians, who had taken possession of the island after the tyranny of Frangipane had ceased, left it and the island returned to direct Venetian dominion.
He was a pupil, then a friend of Caldiera, he was in relationship with Bernardo Bembo and with the best humanists. He wrote a Canzoniere that has been lost, but from two remaining lyrics it can be considered youthful and Petrarchish.
Under the influence of Sommariva, Giovenale's translator, Vinciguerra was among the first in Italy to practice long moralizing satires (10 are known), imitated in the third rhyme by Christian Latin texts, by Petrarch's Triumphs, by Dante, by ancient satirists, with language inspired by Latinisms and dialectisms.
In 1501 he dedicated the operetta De Principe to Doge Leonardo Loredan (existing, in the original, until 1816, then lost), consisting of four chapters in third rhyme.

Via Arduino Marconi

Via Arduino Marconi

Arduino Marconi ( 1912- 1943) è stato un partigiano.
Soldato della divisione corazzata “Ariete” partecipa, con i reparti italiani di stanza nella capitale, alla difesa di Roma dai tedeschi. Muore il 9 settembre 1943 nel corso degli aspri combattimenti di Porta San Paolo contro le truppe corazzate tedesche che tentano la presa della città.

 

Arduino Marconi (1912-1943) was a partisan.
Soldier of the armored division "Ariete" he participated, with the Italian units stationed in the capital, in the defense of Rome from the Germans. He died on  September 9 1943 during the fierce fighting of Porta San Paolo against the German armored troops attempting to seize the city. 

Via Argeo Gambelli Fenili

Via Argeo Gambelli Fenili

Argeo Gambelli Fenili, sindacalista, è nato ad Ancona il 14 gennaio 1922. Si avvicina al PCI durante la seconda guerra mondiale, dove è impegnato come motorista navale.
Al termine del conflitto viene insignito con la croce al merito. Si iscrive al PCI e tra la fine del 1949 e l’inizio del 1950 è segretario del FGCI di Macerata e segretario aggiunto della CDL.
Nel giugno del 1954, quando si apre una grave crisi alla Cecchetti di Civitanova, i lavoratori lo chiamano per una manifestazione e lui denuncia con ampia documentazione il ricatto esercitato dalle commesse americane all'azienda, nonché l’intenzione della direzione di licenziare gli operai sindacalizzati e quelli militanti nei partiti di sinistra. Quando la crisi alla Cecchetti si fa più acuta, Gambelli viene arrestato per aver oltraggiato un commissario di Polizia durante un corteo di operai a Macerata. Dopo un’ondata di indignazione, viene scarcerato e le battaglie condotte gli garantiscono la notorietà e la fiducia dei lavoratori.
Nel 1963 viene eletto alla Camera dei deputati. A Roma si occupa della commissione affari interni e della protezione civile, ma non dimentica i problemi del Maceratese. Denuncia gli infortuni sul lavoro, l’uso di sostanze tossiche da parte delle aziende e la chiusura di alcune aziende statali, tra le quali la Montecatini di Porto Recanati. Nel 1964 è eletto consigliere comunale a Recanati e continua il suo lavoro parlamentare che viene apprezzato dai vertici del partito. Poi colpito da una grave malattia è costretto a interrompere qualsiasi attività politica, resta comunque al fianco dei lavoratori tanto che nel 1970 è in prima fila a Macerata nella grande manifestazione indetta da CGIL, CISL e UIL, alla quale partecipano oltre seimila lavoratori per chiedere la riforma dei patti agrari, la modernizzazione dell’agricoltura e una legge per il superamento della mezzadria. Ormai pensionato, nel 1972 si trasferisce con la famiglia a Recanati dove muore il 21 ottobre del 2007.

 

Argeo Gambelli Fenili, trade unionist, was born in Ancona on  January 14 1922. He approached the PCI during the Second World War, where he was engaged as a naval engineer.
At the end of the conflict he was awarded the cross of merit. He enrolled in the PCI and between the end of 1949 and the beginning of 1950 he was secretary of the FGCI of Macerata and assistant secretary of the CDL.
In June 1954, when a serious crisis began at Cecchetti in Civitanova, the workers called him for a demonstration and he denounced with documentation the blackmail exercised by the American orders, as well as the intention of the management to lay off unionized workers. and those militants in left-wing parties. When the crisis at Cecchetti became more acute, Gambelli was arrested for insulting a police commissioner during a procession of workers in Macerata. After a wave of indignation, he was released from prison and the battles waged guarantee him the notoriety and trust of the workers.
In 1963 he was elected to the Chamber of Deputies. In Rome he dealt with the internal affairs commission and civil protection, but did not forget the problems of the Macerata area. He denounced work accidents, the use of toxic substances by companies and the closure of some state-owned companies, including Montecatini of Porto Recanati. In 1964 he was elected municipal councilor in Recanati and continued his parliamentary work which was appreciated by the leaders of the party. Then struck by a serious illness he is forced to interrupt any political activity, however he remained at the side of the workers so much so that in 1970 he was in the front row in Macerata in the great demonstration organized by CGIL, CISL and UIL, in which over six thousand workers participated to ask for the reform of agrarian agreements, modernization of agriculture and a law to overcome sharecropping. Retired, in 1972 he moved with his family to Recanati where he died on October 21 2007.

Via Armando Cingolani

Via Armando Cingolani

Armando Cingolani è nato a Recanati, in località Castelnuovo, da una modesta famiglia l’11 Luglio 1902 dove visse la sua fanciullezza frequentando la scuola fino al compimento della quinta elementare. Fin da bambino dimostrò il suo interesse per la lavorazione del legno costruendo da solo giocattoli e piccoli oggetti, all’età di 14 anni chiese e ottenne di lavorare presso la premiata ditta di mobili Eugenio Maggini in Castelnuovo nella quale emersero ben presto la sue qualità di abile e diligente apprendista.
Dal 1918 frequentò un corso serale di disegno alla rinomata scuola recanatese Calcagni, nella quale tra ‘800 e ‘900 avevano insegnato importanti maestri come Ghirotti, Peruzzi, Ramponi, Politi.
Dopo aver conseguito il relativo diploma, gli fu attribuita dalla ditta Maggini, la qualifica di ebanista grazie alla quale poteva iniziare nuove e importanti esperienze sul campo della costruzione del mobile artistico.
Nel 1929 si era sposato con una ragazza del luogo, Erina Patrizi, dalla quale ebbe il figlio Mario che apprese dal padre la professione . Dal ’40 fu chiamato a Berlino come operaio specializzato responsabile ebanista in una ditta di costruzione. A Recanati tornò dopo due anni in seguito alla dolorosa perdita della moglie e venne prontamente riassunto dalla ditta Maggini.
Nel 1946 consolidate ormai le sue capacità professionali nel vasto campo della falegnameria iniziò la sua lunga attività di artigiano aprendo un suo laboratorio sempre a Castelnuovo, applicando la sua perizia ad ogni genere di costruzione in legno, soprattutto a sale da pranzo e camere da letto in ogni genere e stile.
Nel settembre 1947 fu invitato dal Comune ad esporre le sue opere nell’ambito di una mostra di artigianato dedicata alle onoranze di Monaldo Leopardi nel 1° centenario della morte, ottenendo il diploma e la medaglia d’oro per il miglior lavoro. Il Cingolani si dedicò molto anche alla vita sociale , essendo stato uno dei fondatori del Dopolavoro di Castelnuovo, inoltre svolse l’attività di consigliere presso la società del Mutuo Soccorso sotto la presidenza dell’avvocato Celso Minestroni.
Nel 1957 lasciò Castelnuovo trasferendo la sua attività in un nuovo laboratorio in viale Adriatico, dove insieme al figlio continuò la sua attività artigianale.
Morì nel 1974 a 72 anni

 

Armando Cingolani was born in Recanati, in the locality of Castelnuovo, in a modest family on July 11 1902 where he lived his childhood attending school until finishing fifth grade. Since he was a child he showed his interest in woodworking by building toys and small objects on his own, at the age of 14 he asked and obtained to work at the award-winning furniture firm Eugenio Maggini in Castelnuovo with his qualities of a skilled and diligent apprentice.
From 1918 he attended an evening drawing course at the renowned Calcagni school in Recanati, where important masters such as Ghirotti, Peruzzi, Ramponi and Politi had taught between the 1800s and 1900s.
After having obtained the relative diploma, he was attributed by the Maggini firm, the qualification of cabinetmaker thanks to which he could begin a new and important experience in the field of the construction of artistic furniture.
In 1929 he married a local girl, Erina Patrizi, from whom he had his son Mario who learned the profession from his father. From the 1940s he was called to Berlin as a skilled cabinetmaker manager in a construction company. He returned to Recanati after two years following the painful loss of his wife and was promptly hired by the Maggini company.
In 1946 he consolidated his professional skills in the vast carpentry field and began his long activity as a craftsman, opening his own workshop in Castelnuovo, applying his expertise to every kind of wooden construction, especially in dining rooms and bedrooms in every genre and style.
In September 1947 he was invited by the Municipality to exhibit his works as part of a craft exhibition dedicated to the honors of Monaldo Leopardi in the 1st centenary of his death, obtaining a diploma and a gold medal for the best work. Cingolani also devoted himself a great deal to social life, having been one of the founders of the Dopolavoro di Castelnuovo, he also worked as a director at the Mutual Aid Society under the chairmanship of the lawyer Celso Minestroni.
In 1957 he left Castelnuovo, transferring his business to a new laboratory in Viale Adriatico, where he continued his artisan activity with his son.
He died in 1974 at 72 years old.

Via Atlantico Volponi

Via Atlantico Volponi

Atlantico Volponi nasce ad Ancona il 13 febbraio 1909 e giovanissimo apprende il mestiere di“ battilamiera” per la creazione ed il restauro delle carrozzerie delle automobili.
Nell’ anno 1929-30 viene chiamato a Recanati per la prima realizzazione manuale della furgonatura per un carro funebre di prima classe, commissionata dall’ Amministrazione Comunale.
Da allora interpreterà questa professione con originalità e nuovi interventi meccanico artigianali.
Ha sempre svolto il suo lavoro con dedizione e prestigio insegnandola a tutte le generazioni future, sino al ritiro avvenuto nel 1981. Nell’ anno 1991 gli viene concesso il prestigioso riconoscimento di Cavaliere dell’ ordine al Merito della Repubblica. 

 

Atlantico Volponi was born in Ancona on February 13, 1909 and at a very young age he learned the job of "sheet metal striker" for the creation and restoration of car bodies.
In the year 1929-30 he was called to Recanati for the first manual construction of the box body for a first-class hearse, commissioned by the Municipal Administration.
Since then interpreted his profession with originality and new handcrafted mechanical interventions.
He has always carried out his work with dedication and prestige, teaching it to all future generations, until his retirement in 1981. In 1991 he was awarded the prestigious award of Knight of the Order of Merit of the Republic.  

 

  

Via Attilio Balietti

Via Attilio Balietti

Attilio Balietti, è stato un artista recanatese, pittore splendido e scultore vigoroso, che lasciò importanti segni con le sue opere in questo paese, in varie piazze e musei ottenendo vari premi nel corso della sua attività.
Nato a Recanati, ma risiedette in Argentina dall’ adolescenza fino alla sua morte. Nelle sue pitture ad olio plasma un concetto preciso della realtà circostante, arricchito da un prezioso apporto della sua sensibilità e fermezza di carattere. Balietti ha fissato nelle sue tele, il senso della sua tavolozza sovraccarica di tonalità e l’ intensa filosofia della sua realizzazione invade l’ anima malinconica dei suoi vicoli e paesaggi dei quartieri umili e nelle nature morte che si estendono con abbondanza di sfumature.
Il dramma tra le lotte della vita e l’edificazione dell’ opera ha rafforzato nell’ artista la base egregia nella quale si fonda la sua arte di solida e armonica composizione.
Balietti sottratto all’ incanto della realtà, compone nella realtà stessa un insieme di emozionata veggenza; tutto quello che la sua acutezza visuale percepisce e stimola lo dà nella sua arte, senza ricerca ne astrazioni. 

 

Attilio Balietti, was a Recanatese artist, great painter and vigorous sculptor, who left important signs with his works in this country, in various squares and museums, obtaining various prizes during his activity.
Born in Recanati, but resided in Argentina from adolescence until his death. In his oil paintings he shaped a precise concept of the surrounding reality, enriched by a precious contribution of his sensitivity and firmness of character. Balietti fixed in his canvases the sense of his palette overloaded with shades and the intense philosophy of its creation invaded the melancholy soul of his alleys and landscapes of humble neighborhoods and in the still lifes that extend with an abundance of shades.
The drama between the struggles of life and the construction of the work strengthened the artist's excellent basis on which his art of solid and harmonious composition was founded.
Balietti composed a set of excited clairvoyance; everything that his visual acuity perceived and stimulated he gave it in his art, without research or abstractions.

Via Attilio Moroni

Via Attilio Moroni

Maestro di diritto umanista e mecenate. Giurista e Rettore dell’ Università di Macerata. Nasce a Porto Recanati il 13 Aprile 1909. Entra nel Seminario Vescovile di Recanati per poi conseguire la laurea in Teologia in quello regionale di Fano nel 1931, nello stesso anno viene ordinato sacerdote.
Il 27 giugno 1941 si laurea in Giurisprudenza nell’Università di Macerata discutendo una tesi di diritto ecclesiastico. Dal 1936 al 1941 è professore incaricato di diritto pubblico ecclesiastico presso il Pontificio Seminario Regionale di Chieti e successivamente insegnante di storia dell’arte presso il Liceo Classico Statale “Giacomo Leopardi” di Recanati.
Nella Facoltà di Giurisprudenza dell’ Università degli studi di Macerata, diviene assistente volontario alla cattedra di diritto Ecclesiastico dal 1941 al 1942, nel 1948 consegue la libera docenza nella stessa disciplina e nel 1968 viene nominato professore straordinario di Diritto Canonico, il 1 novembre del 1971, diviene professore ordinario e trasferito sulla cattedra di diritto Ecclesiastico.
Il 20 maggio 1977 fu eletto rettore della medesima università fino al 1985, l’anno precedente la sua morte. Attilio Moroni è stato ed è un punto di riferimento per diverse generazioni di studiosi e docenti, un testimone e un simbolo e rappresenta la storia della facoltà di Giurisprudenza di Macerata, ha formato migliaia di studenti, saggio ed equilibrato, scienziato attento e fecondo, che ha cambiato il volto di questa università la quale grazie a lui è cresciuta nelle risorse, nelle strutture e nel prestigio. Fu autore, nel corso della sua vita, di numerose pubblicazioni di carattere giuridico, profondo conoscitore dell’arte e appassionato collezionista di quadri, raccolse moltissime opere del Cinquecento e Seicento e in particolare dipinti italiani e stranieri dell'Ottocento e del primo Novecento. Per sua volontà, i settemila volumi della propria biblioteca privata e circa 150 quadri di sua proprietà costituiscono oggi la solida base della biblioteca e della pinacoteca del Comune di Porto Recanati.
Moroni è stato il presidente Onorario del Centro Studi Portorecanatesi, dal 1982 al 1986. 

 

Master of humanist law and patron. Jurist and Rector of the University of Macerata. He was born in Porto Recanati on April 13, 1909. He entered the Episcopal Seminary of Recanati and then graduated in Theology in the regional one of Fano in 1931, in the same year he was ordained a priest.
On June 27, 1941, he graduated in Law from the University of Macerata discussing a thesis on ecclesiastical law. From 1936 to 1941 he was appointed professor of ecclesiastical public law at the PRegional Pontifical Seminary of Chieti and subsequently a teacher of art history at the "Giacomo Leopardi" State Classical High School in Recanati.
In the Faculty of Law of the University of Macerata, he became a voluntary assistant to the chair of Ecclesiastical law from 1941 to 1942, in 1948 he obtained free teaching in the same discipline and in 1968 he was appointed extraordinary professor of Canon Law on November 1, 1971 , he became full professor and transferred to the chair of ecclesiastical law.
On 20 May 1977 he was elected rector of the same university until 1985, the year before his death. Attilio Moroni has been and is a point of reference for several generations of scholars and teachers, a witness and a symbol and represents the history of the Faculty of Law of Macerata, has trained thousands of students, wise and balanced, careful and fruitful scientist, who he changed the face of this university which thanks to him has grown in resources, structures and prestige. During his life, he was the author of numerous legal publications, a profound connoisseur of art and a passionate collector of paintings, he collected many works of the sixteenth and seventeenth centuries and in particular Italian and foreign paintings of the nineteenth and early twentieth centuries. By his will, the seven thousand volumes of his private library and about 150 paintings he owns today form the solid basis of the library and art gallery of the Municipality of Porto Recanati.
Moroni was the Honorary President of the Centro Studi Portorecanatesi, from 1982 to 1986.

Via Beato Benvenuto da Recanati

Via Beato Benvenuto da Recanati

Beato Benvenuto Mareni nacque, visse e morì a Recanati - Entrato in un convento francescano, svolgeva la mansione di cuoco sebbene fosse molto dedito alla preghiera. Morì il 5 maggio 1269, giorno in cui è tuttora venerato ed il suo corpo è sepolto a Recanati nella chiesa di S. Francesco. Fu dichiarato beato da papa Pio VII.

 

Beato Benvenuto Mareni was born, lived and died in Recanati - Entering a Franciscan convent, he worked as a cook although he was very dedicated to prayer.
He died on May 5, 1269, the day on which he is still venerated and his body is buried in Recanati in the church of S. Francesco. He was declared blessed by Pope Pius VII.

Via Beato Girolamo Gherarducci/Prima Traversa/Seconda Traversa

Via Beato Girolamo Gherarducci/Prima Traversa/Seconda Traversa

Beato Girolamo da Recanati /Girolamo Gherarducci è stato un presbitero italiano.
Nacque, visse e morì il 12 marzo 1350 a Recanati, nelle Marche, dove divenne un sacerdote dell'Ordine degli Eremiti di Sant'Agostino. Si hanno poche notizie della sua vita, visse probabilmente sulla scia di San Nicola da Tolentino (1254-1305), come tanti beati marchigiani, ma la sua fama di santità non valicò i confini delle Marche e gli storici locali hanno messo in luce i fatti straordinari trascurando ogni riferimento storico concreto. In un periodo in cui imperversavano lotte fratricide, spese la sua vita per acquietare gli animi e ricondurli alla pace in un opera di concordia e pacificazione tra i popoli. È venerato il 12 marzo, giorno in cui fino agli inizi del XX secolo i recanatesi, per commemorarlo, erano soliti nominare dei pacieri per le future liti cittadine. La sua beatificazione fu confermata da papa Pio VII, nel 1804. Il corpo è sepolto a Recanati, nella chiesa di Sant'Agostino. 

 

Blessed Girolamo da Recanati / Girolamo Gherarducci was an Italian presbyter.
He was born on  March 12 1350 in Recanati, in the Marche region, where he became a priest of the Order of the Hermits of Sant'Agostino. There is little news of his life, he probably lived in the footsteps of San Nicola da Tolentino (1254-1305), like so many blessed from the Marche, but his reputation for holiness did not cross the borders of the Marche Region and local historians have brought to light the extraordinary facts, neglecting any concrete historical reference. In a period in which fratricidal struggles were raging, he spent his life to calm souls and lead them back to peace in a work of harmony and pacification among people. On March 12 is venerated the day on which the people from Recanati used to appoint peacemakers for future city disputes. His beatification was confirmed by Pope Pius VII in 1804. The body is buried in Recanati, in the church of Sant'Agostino.

Via Beato Placido

Via Beato Placido

Bartolomeo da Fermo, in seguito rinominato come Beato Placido da Recanati, nasce a inizio XV secolo a Fermo, dove entra nell'ordine dei frati Apostolini.
Le prime notizie della sua presenza nella città di Recanati risalgono al 1432, anno in cui iniziò a costituirsi una comunità Apostolina nella chiesa di San Giovanni in Pertica.
Nel 1452 Bartolomeo da Fermo diviene vicario e prete della comunità che si unirà nel 1496 alla Congregazione di S. Barnaba di Milano.
Bartolomeo morì nell'inizio del 1473 ed in seguito alla ricostruzione della chiese nel 1529 il nome fu cambiato in quello di Placido e con questo fu in seguito sempre chiamato e conosciuto.
L’ occupazione francese nel 1797, recò molti disagi a Recanati, i soldati francesi furono protagonisti di episodi di violenza di ogni genere, presero gran parte del tesoro di Loreto e spogliarono le chiese di tutti gli ori e argenti, tolsero dalle chiese, dai luoghi pubblici e piazze tutte le immagini religiose. La chiesa del Beato Placido fu occupata ed i soldati francesi estrassero il corpo del Beato dall’urna che lo custodiva e ridottolo in pezzi lo gettarono in un fosso vicino alla chiesa. Dopo un paio di giorni, il preposto della Cattedrale, Mons Settimio Mazzagalli, dopo averne avuto notizia si recò sul posto e riuscì a recuperare le membra spezzate, ponendole in un panno quindi le conservò in una casa privata fino alla definitiva sistemazione.
Il corpo, dopo numerose traslazioni, è oggi sepolto a Recanati nella chiesa di Beato Placido. La Chiesa cattolica gli attribuisce numerosi miracoli che sarebbero avvenuti sulla sua tomba e che nel complesso costituiscono un regolare processo di canonizzazione. Sulla sua tomba una lapide recita: «Se c'era nel nostro tempo alcun apostolo venerato dopo gli antichi Apostoli di Cristo, questo era Bartolomeo. E faceva il corpo umato grandi miracoli, la pietà non ha voluto che il Padre rimanesse indecoroso. Danaro raccolto secondo i suoi meriti fece questo tumulo. Qui il popolo pronunci pubblicamente i suoi voti piamente. Anno del Signore 1474».
La sua beatificazione fu confermata da papa Pio VII.
È venerato il 5 giugno. 

 

Bartolomeo da Fermo, later renamed as Beato Placido da Recanati, was born at the beginning of the 15th century in Fermo, where he entered the order of the Apostoline friars.
The first news of his presence in the city of Recanati dates back to 1432, the year in which an Apostoline community began to be established in the church of San Giovanni in Pertica.
In 1452 Bartolomeo da Fermo became vicar and priest of the community which in 1496 joined the Congregation of S. Barnaba in Milan.
Bartolomeo died in the beginning of 1473 and following the reconstruction of the church in 1529 the name was changed to that of Placido and with this he was subsequently always called and known.
The French occupation in 1797 brought many hardships to Recanati, the French soldiers were the protagonists of episodes of violence of all kinds, took most of the treasure of Loreto and stripped the churches of all gold and silver and  all religious images from the  public places and squares . The church of Beato Placido was occupied and French soldiers extracted the body of the Blessed from the urn that kept it and reduced it to pieces and threw it into a ditch near the church. After a couple of days, the head of the Cathedral, Mons Settimio Mazzagalli, after having received news of it, went to the place and managed to recover the broken limbs, placing them in a cloth and then kept them in a private house until the final arrangement.
The body, after numerous translations, is today buried in Recanati in the church of Beato Placido. The Catholic Church attributes to him numerous miracles that would have occurred on his tomb. On his tomb a plaque reads: «If there was any apostle revered in our time after the ancient Apostles of Christ, it was Bartolomeo. And the humid body performed great miracles, pity did not want the Father to remain unseemly. Money collected according to his merits made this mound. Here the people publicly pronounce their vows piously. Year of the Lord 1474 ".
His beatification was confirmed by Pope Pius VII.
He is revered on June 5th.

Via Beby Patrizi

Via Beby Patrizi

Beby Patrizi (Alberto), è stato un partigiano recanatese trucidato a Montalto a soli vent’ anni nella lotta contro il nazifascismo, nel periodo che seguì l’8 settembre del 1943 sino al 25 aprile 1945.
A Recanati si era costituito il Gruppo di Azione Partigiana formato da giovani recanatesi che si erano sottratti alla leva ed erano saliti a Montalto, nelle alture di Cessapalombo e Caldarola per contrastare il regime voluto dalla Germania nazista, guidato da Benito Mussolini, al fine di governare parte dei territori italiani controllati militarmente dai tedeschi.
Il massiccio rastrellamento da parte dei militi della RSI (Repubblica Sociale Italiana) si concluse con l’ eccidio di Montaldo, dove i 32 giovani partigiani furono uccisi nella giornata del 22 marzo 1944.
Per ricordare l’eccidio, dal 2003 si tiene ogni anno una marcia commemorativa attraverso cui si ripercorrono i luoghi della tragedia da Caldarola a Montalto. 

 

Beby Patrizi (Alberto), was a partisan from Recanati killed in Montalto when he was only twenty years old in the fight against Nazi-fascism, in the period that followed  September 8 1943 until  April 25 1945.
The Partisan Action Group was formed in Recanati made up of young Recanatese who had evaded the draft and had gone up to Montalto, in the heights of Cessapalombo and Caldarola to oppose the regime wanted by Nazi German, led by Benito Mussolini, in order to govern part of the Italian territories controlled militarily by the German.
The massive roundup by the soldiers of the RSI (Italian Social Republic) ended with the massacre of Montalto, where 32 young partisans were killed on March 22, 1944.
To commemorate the massacre, a commemorative march is held every year since 2003 through which the places of the tragedy from Caldarola to Montalto are retraced.

VIA BELVEDERE

VIA BELVEDERE

Il Belvedere è riferito alla vista panoramica del Colle dell’Infinito da cui nelle giornate più limpide si possono ammirare le cime innevate dei monti Sibillini.
Via del Belvedere era, come ricordato nella lapide, Via del Ciniscione, da “ciniscia” cenere in dialetto.
Evidentemente vi abitava un carbonaio che riforniva di cenere le lavandaie recanatesi per fare la “lisciva” che serviva come detersivo per il bucato

 

The Belvedere refers to the panoramic view of the Colle dell’Infinito from which on clear days you can admire the snow-capped peaks of the Sibillini mountains.
Via del Belvedere was, as mentioned in the plaque, Via del Ciniscione, from "ciniscia" ash in dialect.
Probably a charcoal burner lived there who supplied the Recanati washerwomen with ash to make the "lye" which was used as a laundry detergent .

Via Benedetto Gurini

Via Benedetto Gurini

Gurini Benedetto, (Recanati, 19 settembre 1918 – mare Mediterraneo Occidentale, 10 agosto 1942)
Fu il Sergente Silurista del Sommergibile “Scirè”. Medaglia di bronzo al valor militare (sul campo), Medaglia di Bronzo al valor militare (alla memoria), Croce di Guerra al valor militare.
Lo Sciré fu uno dei sommergibili più gloriosi della Regia Marina, affondato il 10 Agosto 1942 nella baia di Haifa, Israele, dopo uno scontro con l’unità della marina britannica. Gran parte di esso giace ancora sul fondale davanti alla costa di Israele, a 30 metri di profondità, le salme di alcuni membri dell’ equipaggio imbarcato al momento dell'affondamento, furono recuperate solo nel 1984 da una missione militare italiana. In questa occasione sono state recuperate anche varie parti dello scafo e conservate al museo della base navale di Augusta, all'Arsenale della Spezia e all'Arsenale di Venezia, mentre il suo periscopio è conservato al Vittoriano.
Quello che resta dello Scirè è stato blindato ermeticamente a cura dei palombari della Marina israeliana durante la seconda missione nella rada di Haifa nel 2002.

 

Gurini Benedetto, (Recanati,  September 19 1918 - Western Mediterranean Sea,  August 10 1942)
He was the sergeant of the submarine "Scirè". Bronze medal for military valor (on the field), Bronze medal for military valor (in memory), War Cross for military valor.
The Sciré was one of the most glorious submarines of the Royal Navy, sunk on August 10, 1942 in the bay of Haifa, Israel, after a collision with the British navy unit. Much of it still lies on the seabed off the coast of Israel, 30 meters deep, the bodies of some of the crew members embarked at the time of the sinking were only recovered in 1984 by an Italian military mission. On this occasion, various parts of the hull were also recovered and preserved in the museum of the naval base of Augusta, the Arsenale of La Spezia and the Arsenale of Venice, while its periscope is preserved at the Vittoriano.
What remains of the Scirè was hermetically armored by the Israeli Navy divers during the second mission in the Haifa bay in 2002. 

Via Bernardino Ghetti

Via Bernardino Ghetti

AAutore di opere storiche.
Importante per la storia di Recanati e nelle Marche il suo volume su i Nobili e Popolani in Recanati durante i secoli XIV e XV. 

 

Author of historical works.
His volume on the Nobles and Commoners in Recanati during the 14th and 15th centuries is important for the history of Recanati and the Marche Region.

Via Bruno Mascambruni

Via Bruno Mascambruni

Bruno Mascambruni, 1914-1957, è stato un educatore, direttore didattico e consigliere comunale.

 

Bruno Mascambruni, 1914-1957, was an educator, didactic director and city councilor.  

Via Bruno Pancotto

Via Bruno Pancotto

E' il 19 gennaio del 1963 quando, in una tragica serata invernale, nei pressi di Tolentino, a causa di un incidente automobilistico per via dell'abbondante nevicata, perdono la vita due brillanti giovani recanatesi: l'avvocato Giuseppe Campagnoli ed il dott. Bruno Pancotto, amici inseparabili e accumunati anche nella morte per via di un tragico destino.
Giuseppe Campagnoli stava rientrando dalla Capitale per fare una breve visita a Recanati ai genitori, accompagnato dagli amici Bruno Pancotto e Franco Bartolacci, entrambi alle dipendenze dell'Eni a Roma.
Un viaggio piuttosto difficoltoso per via della neve, iniziato verso le 19 con arrivo previsto poco dopo mezzanotte. Una ipotesi destinata ad essere smentita perchè erano già passate le due quando si trovavano ancora nei pressi di Tolentino, luogo dove si è poi verificato il drammatico incidente a seguito dell'urto contro un muretto di un ponte invisibile all'occhio umano proprio per via della neve.
Franco Bartolacci, che si era da poco sdraiato sul sedile posteriore per riposarsi un poco è l'unico a non subire conseguenze nel violento impatto. 

 

It was January 19, 1963 when, in a tragic winter evening, near Tolentino, due to a car accident due to the heavy snowfall, two brilliant young Recanatese lost their lives: the lawyer Giuseppe Campagnoli and dr. Bruno Pancotto, friends who are united even in death due to a tragic fate.
Giuseppe Campagnoli was returning from the capital for a short visit to his parents in Recanati, accompanied by his friends Bruno Pancotto and Franco Bartolacci, both employed by Eni in Rome.
A rather difficult journey due to the snow, which began around 7 pm with an expected arrival shortly after midnight. A hypothesis destined to be denied because it was already after two o'clock when they were still near Tolentino, the place where the dramatic accident occurred following the collision against a wall of a bridge invisible to the human eye because of the snow.
Franco Bartolacci, who had recently laid down on the back seat to rest a little, is the only one not to suffer consequences in the violent impact.

Via Camerano

Via Camerano

Camerano (Camerà in anconetano) è un comune di 7 295 abitanti della provincia di Ancona.
Il primo insediamento umano sul colle risale all'epoca neolitica (III millennio a.C.). Camerano nacque come villaggio di capanne nel periodo Piceno. A testimonianza di questo fu portata alla luce una necropoli; sono state rinvenute più di cento tombe Picene databili dall'XI al III sec. a.C.
Durante il periodo romano la gente si disperse nelle campagne, mentre, in epoca medioevale, si manifestò un fenomeno di urbanizzazione.
La più antica fonte documentaria medievale è quella del "Codice Bavaro”, del X secolo, dove si fa riferimento al monastero femminile di Santa Maria e Sant'Agata, all'interno della diocesi di Numana e che sembrava essere situato a Camerano.
Altre fonti documentarie importanti sono due privilegi pontifici dove viene nominato il paese come «Castro Camurani».
Nel 1198 Camerano figurava come comune indipendente e appartenente alla lega di comuni creata per contrastare Marcovaldo. Dopo un breve periodo in cui il paese fu libero, finì sotto il controllo della Città di Ancona, diventando uno dei suoi venti castelli, incaricato di difendere l'area del Conero. Sulla rupe del "Sassone" sorse il primo castello o borgo fortificato. Subì poi l'occupazione dei napoleonici e, in seguito il comune affrontò un periodo di carestia. Camerano venne annesso al Regno d'Italia nel 1860 dopo la battaglia di Castelfidardo.
Dopo la seconda guerra mondiale e l'occupazione tedesca del 1943, il comune fu liberato dagli alleati l’anno dopo; durante questo periodo la popolazione si rifugiò nelle labirintiche grotte contro i bombardamenti. Dunque incominciò a svilupparsi l'artigianato ed in seguito anche un incremento demografico nell'area urbana. Negli anni ‘60, Camerano conobbe un boom economico con la costituzione di numerose imprese industriali soprattutto nel settore degli strumenti musicali, della lavorazione del legno, dei metalli, della plastica, dell'abbigliamento e della produzione di vino, il Rosso Conero, che rendono Camerano ancora oggi famoso.

 

Camerano (Camerà in Ancona) is a town of 7 295 inhabitants in the province of Ancona.
The first human settlement on the hill dates back to the Neolithic era (III millennium BC).

Camerano was born as a village of huts in the Piceno period. As evidence of this, a necropolis was brought to light; more than one hundred Picene tombs dating from the 11th to the 3rd century B.C. have been found. 
During the Roman period the people dispersed in the countryside, while, in the Middle Ages, an urbanization phenomenon took place.
The oldest medieval documentary source is that of the "Bavaro Code", from the 10th century, where reference is made to the female monastery of Santa Maria and Sant'Agata, within the diocese of Numana and which seemed to be located in Camerano.
Other important documentary sources are two papal privileges where the town is named as "Castro Camurani".
In 1198 Camerano was an independent municipality belonging to the league of municipalities created to oppose Marcovaldo. After a short period in which the town was free, it came under the control of the city of Ancona, becoming one of its twenty castles, in charge of defending the Conero area. The first castle or fortified village was built on the cliff of the "Sassone". It then underwent the occupation of the Napoleonic and, later the municipality faced a period of famine. Camerano was annexed to the Kingdom of Italy in 1860 after the battle of Castelfidardo.
After the Second World War and the German occupation of 1943, the municipality was liberated by the allies the following year; during this period the population took refuge in the labyrinthine caves against bombing. Therefore, craftsmanship began to develop and later also a demographic increase in the urban area. In the 1960s, Camerano experienced an economic boom with the establishment of numerous industrial companies, especially in the sector of musical instruments, woodworking, metals, plastics, clothing and the production of wine, Rosso Conero, which makes Camerano still famous today.

Via Camillo Benso Cavour

Via Camillo Benso Cavour

Uno dei grandi artefici del Risorgimento italiano Camillo Benso, conte di Cavour, fu, con Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, il maggiore esponente del Risorgimento italiano, culminato nella costituzione dell'Italia unita sotto la monarchia dei Savoia, e uno dei grandi statisti europei della sua epoca.
Il pensiero e l'azione di governo di Cavour furono ispirati ai principi della monarchia costituzionale e del liberalismo europeo. Egli fu avversario tanto dei metodi rivoluzionari e delle finalità democratiche e repubblicane di Mazzini quanto delle tendenze reazionarie e conservatrici ostili alle istituzioni parlamentari e al riformismo politico e sociale.
Egli nasce il 10 agosto 1810 a Torino, allora capoluogo d'un dipartimento dell'impero napoleonico. Secondogenito del marchese Michele e della ginevrina Adele di Sellon, Cavour da giovane è ufficiale dell'esercito. Lascia nel 1831 la vita militare e per quattro anni viaggia in Europa, studiando particolarmente gli effetti della rivoluzione industriale in Gran Bretagna, Francia e Svizzera e assumendo i princìpi economici, sociali e politici del sistema liberale britannico. Rientrato in Piemonte nel 1835 si occupa soprattutto di agricoltura e si interessa di economie e della diffusione di scuole ed asili. Grazie alla sua attività commerciale e bancaria Cavour diviene uno degli uomini più ricchi del Piemonte. La fondazione nel dicembre 1847 del quotidiano "Il Risorgimento" segna l'avvio del suo impegno politico: solo una profonda ristrutturazione delle istituzioni politiche piemontesi e la creazione di uno Stato territorialmente ampio e unito in Italia avrebbero, secondo Cavour, reso possibile il processo di sviluppo e crescita economico-sociale da lui promosso con le iniziative degli anni precedenti.
Nel 1850 Cavour viene chiamato a far parte del gabinetto D'Azeglio come ministro dell'agricoltura, del commercio e della marina. Successivamente viene nominato ministro delle Finanze. Con tale carica assume ben presto una posizione di primo piano, fino a diventare presidente del Consiglio il 4 novembre 1852.
Prima della nomina Cavour aveva già in mente un programma politico ben chiaro e definito ed era deciso a realizzarlo, pur non ignorando le difficoltà che avrebbe dovuto superare. L' ostacolo principale gli derivava dal fatto di non godere la simpatia dei settori estremi del Parlamento, in quanto la sinistra non credeva alle sue intenzioni riformatrici, mentre per le Destre egli era addirittura un pericoloso giacobino, un rivoluzionario demolitore di tradizioni ormai secolari.
In politica interna mira innanzitutto a fare del Piemonte uno Stato costituzionale, ispirato ad un liberismo misurato e progressivo, nel quale è la libertà a costituire la premessa di ogni iniziativa. Convinto che i progressi economici sono estremamente importanti per la vita politica di un paese, Cavour si dedica ad un radicale rinnovamento dell'economia piemontese. L'agricoltura viene valorizzata e modernizzata grazie ad un sempre più diffuso uso dei concimi chimici e ad una vasta opera di canalizzazione destinata ad eliminare le frequenti carestie, dovute a mancanza d'acqua per l'irrigazione, e a facilitare il trasporto dei prodotti agricoli; l'industria viene rinnovata ed irrobustita attraverso la creazione di nuove fabbriche e il potenziamento di quelle già esistenti specialmente nel settore tessile; fonda un commercio basato sul libero scambio interno ed estero: agevolato da una serie di trattati con Francia, Belgio e Olanda (1851-1858) subisce un forte aumento.
Inoltre Cavour provvede a rinnovare il sistema fiscale, basandolo non solo sulle imposte indirette ma anche su quelle dirette, che colpiscono soprattutto i grandi redditi; provvede inoltre al potenziamento delle banche con l'istituzione di una "Banca Nazionale" per la concessione di prestiti ad interesse non molto elevato. Il progressivo consolidamento politico, economico e militare, spinge Cavour verso un'audace politica estera, capace di far uscire il Piemonte dall'isolamento. In un primo momento egli non crede opportuno distaccarsi dal vecchio programma di Carlo Alberto tendente all'allontanamento dell'Austria dal Lombardo-Veneto e alla conseguente unificazione dell'Italia settentrionale sotto la monarchia sabauda, tuttavia in seguito avverte la possibilità di allargare in senso nazionale la sua politica, aderendo al programma unitario di Giuseppe Mazzini, sia pure su basi monarchiche e liberali.Il primo passo da fare era quello di imporre il problema italiano all'attenzione europea e a ciò Cavour mira con tutto il suo ingegno: Il 21 luglio 1858 incontra Napoleone III a Plombières dove vengono gettate le basi di un'alleanza contro l'Austria. Il trattato ufficiale stabiliva che: la Francia sarebbe intervenuta a fianco del Piemonte, solo se l'Austria lo avesse aggredito; in caso di vittoria si sarebbero formati in Italia quattro Stati riuniti in una sola confederazione posta sotto la presidenza onoraria del Papa ma dominata sostanzialmente dal Piemonte: uno nell'Italia settentrionale con l'annessione al regno di Sardegna del Lombardo-Veneto, dei ducati di Parma e Modena e della restante parte dell'Emilia; uno nell'Italia centrale, comprendente la Toscana, le Marche e l'Umbria; un terzo nell'Italia meridionale corrispondente al Regno delle Due Sicilie; un quarto, infine, formato dallo Stato Pontificio con Roma e dintorni. In compenso dell'aiuto prestato dalla Francia il Piemonte avrebbe ceduto a Napoleone III il Ducato di Savoia e la Contea di Nizza.
Appare evidente che un simile trattato non teneva assolutamente conto delle aspirazioni unitarie della maggior parte della popolazione italiana, esso mirava unicamente ad eliminare il predominio austriaco dalla penisola. La II guerra d'indipendenza permette l'acquisizione della Lombardia, ma l'estendersi del movimento democratico-nazionale suscita nei francesi il timore della creazione di uno Stato Italiano unitario troppo forte: l'armistizio di Villafranca provoca il temporaneo congelamento dei moti e la decisione di Cavour di allontanarsi dalla guida del governo. Ritornato alla presidenza del Consiglio Cavour riesce comunque ad utilizzare a proprio vantaggio la momentanea freddezza nei rapporti con la Francia, quando di fronte alla Spedizione dei Mille e alla liberazione dell'Italia meridionale poté ordinare la contemporanea invasione dello Stato Pontificio. L'abilità diplomatica di Cavour nel mantenere il consenso delle potenze europee e la fedeltà di Giuseppe Garibaldi al motto "Italia e Vittorio Emanuele" portano così alla proclamazione del Regno d'Italia, il giorno 17 marzo 1861. Camillo Benso conte di Cavour muore nella sua città natale il 6 giugno 1861.  

 

One of the great architects of the Italian Risorgimento Camillo Benso, Count of Cavour, was, with Giuseppe Mazzini and Giuseppe Garibaldi, the greatest exponents of the Italian Risorgimento, culminating in the constitution of Italy united under the Savoy monarchy, and one of the great European statesmen of the his era.
Cavour's thought and government action were inspired by the principles of the constitutional monarchy and European liberalism. He was as much an opponent of Mazzini's revolutionary methods and democratic and republican goals as he was of reactionary and conservative tendencies hostile to parliamentary institutions and to political and social reformism.
He was born on  August 10 1810 in Turin,at that time the capital of a department of the Napoleonic empire. Second son of the Marquis Michele and Adele di Sellon from Geneva, Cavour was an army officer as a young man. He left military life in 1831 and traveled to Europe for four years, particularly studying the effects of the industrial revolution in Great Britain, France and Switzerland and assuming the economic, social and political principles of the British liberal system. Returning to Piedmont in 1835, he mainly dealt with agriculture and was interested in economics and the spread of schools and kindergartens. Thanks to his commercial and banking activity Cavour became one of the richest men in Piemonte. The foundation in December 1847 of the newspaper "Il Risorgimento" marked the start of his political commitment: only a profound restructuring of Piemontese political institutions and the creation of a territorially broad and united state in Italy would, according to Cavour, have made the process of economic-social development and growth promoted by him with the initiatives of previous years.
In 1850 Cavour was called to join the D'Azeglio cabinet as minister of agriculture, commerce and the navy. He was subsequently appointed Minister of Finance. With this office he soon assumed a leading position, until he became Prime Minister on November 4, 1852.
Before his appointment Cavour already had a clear and defined political program in mind and was determined to carry it out, while not ignoring the difficulties he would have to overcome. The main obstacle stemmed from the fact that he did not enjoy the sympathy of the extreme sectors of Parliament, as the left did not believe in his reform intentions, while for the Right Wing he was even a dangerous Jacobin, a revolutionary demolition of secular traditions.
In internal politics, he aimed above all to make Piemonte a constitutional state, inspired by a measured and progressive liberalism, in which freedom was the premise of every initiative. Convinced that economic progress was extremely important for the political life of a country, Cavour was
dedicated to a radical renewal of the Piemontese economy. Agriculture was enhanced and modernized thanks to an increasingly widespread use of chemical fertilizers and a vast canalization work intended to eliminate the frequent famines, due to lack of water for irrigation, and to facilitate the transport of agricultural products; the industry was renewed and strengthened through the creation of new factories and the strengthening of existing ones, especially in the textile sector; he founded a trade based on free internal and foreign exchange: facilitated by a series of treaties with France, Belgium and Holland (1851-1858) it underwent a sharp increase.
Cavour also renewed the tax system, basing it not only on indirect taxes but also on direct taxes, which mainly affect large incomes; he also provided for the strengthening of banks with the establishment of a "National Bank" for the granting of low-interest loans. The progressive political, economic and military consolidation pushed Cavour towards a daring foreign policy, capable of bringing Piemonte out of isolation. At first he did not think to detach himself from the old Carlo Alberto program tending to the removal of Austria from Lombardy-Veneto and the consequent unification of northern Italy under the Savoy monarchy, however later he felt the possibility of expanding in a national sense his policy, adhering to the unitary program of Giuseppe Mazzini, albeit on a monarchical and liberal basis.  The first step was to impose the Italian problem on European attention and Cavour aimed at this with all his ingenuity. On  July 21 1858 he met Napoleon III in Plombières where the foundations of an alliance against Austria were laid. The official treaty established that: France would intervene alongside Piemonte, only if Austria attacked it; in case of victory, four States would have been formed in Italy, united in a single confederation placed under the honorary presidency of the Pope but substantially dominated by Piemonte: one in northern Italy with the annexation of Lombardy-Veneto, the duchies of Parma and Modena and the remaining part of Emilia to the Kingdom of Sardinia; one in central Italy, including Tuscany, the Marche and Umbria; a third in southern Italy corresponding to the Kingdom of the Two Sicilies; a fourth, finally, formed by the Papal State with Rome and surroundings. In return for the aid given by France, Piemonte would have ceded the Duchy of Savoy and the County of Nice to Napoleon III.
It seems clear that such a treaty did not take into account the unitary aspirations of the majority of the Italian population, it aimed solely at eliminating the Austrian dominance from the peninsula.
The second war of independence allowed the acquisition of Lombardia, but the extension of the democratic-national movement aroused in the French the fear of the creation of a unitary Italian state that would have been too strong: the armistice of Villafranca caused the temporary freezing of the uprisings and Cavour's decision to move away from the leadership of the government. Returning to the presidency of the Council Cavour still managed to use, in his advantage, the momentary coldness in relations with France, when he faced the Expedition of the Thousand and the liberation of southern Italy he was able to order the simultaneous invasion of the Papal State. Cavour's diplomatic ability in maintaining the consent of European power and Giuseppe Garibaldi's loyalty to the motto "Italy and Vittorio Emanuele" thus led to the proclamation of the Kingdom of Italy on March 17, 1861. Camillo Benso, Count of Cavour died in his hometown on June 6, 1861.

Via Campo dei Fiori

Via Campo dei Fiori

Prese il nome dal campo destinato agli Ebrei come loro Cimitero.

 

It took its name from the field intended for the Jews as their Cemetery. 

Via Campo Sportivo

Via Campo Sportivo

Fiancheggia il vecchio campo sportivo situato sotto il Palazzo comunale – originariamente era il Campo di Marte ricavato sbancando la scarpata.

 

Near the old sports field located under the Town Hall - originally it was Campo di Marte obtained by excavating the escarpment.

 

 

Via Cappuccini Vecchi/Via Cappuccini/Piazzale Cappuccini

Via Cappuccini Vecchi/Via Cappuccini/Piazzale Cappuccini

Nel 1616 furono costruiti il convento e la chiesa dedicati alla Madonna di Loreto. I frati cappuccini hanno sempre avuto rapporti con la vicina famiglia Leopardi: appartiene a essa la prima Cappella laterale destra, dove fu esposto il quadro della Madonna Consolatrice degli Afflitti, protettrice dei Conti Leopardi.
Secondo la Regola dell'Ordine è senza ornamenti. Nell'altare maggiore, costruito in noce, si trova un quadro della Madonna di Loreto dipinto da Girolamo Cialderi (1593 - 1680 Urbino), ai lati due tele settecentesche raffiguranti Santa Chiara e Santa Margherita da Cortona.
Nel secondo altare, alla destra di chi entra, La Madonna dell'Insalata, pregevole tela attribuita da storici dell'arte al grande artista del Cinquecento, Caravaggio. Sul piazzale di fronte alla chiesa fu eretta una stele in travertino, decorata con ceramiche di Arturo Politi e Rodolfo Ceccaroni.
Nel 1774 il convento venne ingrandito; dopo la soppressione del 1810 i frati vi ritornarono nel 1815; pochi mesi dopo la soppressione del 1866 la chiesa poté essere riaperta al culto.
Questa presenta esternamente una facciata a capanna, con una finestra termale, preceduta da un portico con cinque archi alternativamente a tutto sesto e a sesto ribassato; all’interno navata unica coperta a botte con due cappelle per lato. Il convento si sviluppa a destra dell’edificio sacro ed è attualmente sede del Centro Missioni Estere. All’interno del convento dei Frati Cappuccini di Recanati è stato allestito il nuovo museo missionario. Il primo convento fu fondato nel 1557 su una collina fuori dalla porta di Montemorello e nel 1558 venne posta la prima pietra della chiesa dedicata a S. Mauro Abate utilizzando il materiale di una chiesa a lui dedicata.
Nel 1615 si iniziò a costruire il nuovo convento. Dalla Relazione del 1650 si sa che aveva 30 celle, 2 infermerie con cappella, la «libraria, e una stanza per tenere panni e altre cose del comune», era presente anche l’orto. Vi risiedevano 15 religiosi.
Nel 1774 il convento venne ingrandito; dopo la soppressione del 1810 i frati vi ritornarono nel 1815; pochi mesi dopo la soppressione del 1866 la chiesa poté essere riaperta al culto. Questa presenta esternamente una facciata a capanna, con una finestra termale, preceduta da un portico con cinque archi alternativamente a tutto sesto e a sesto ribassato; all’interno navata unica coperta a botte con due cappelle per lato. Il convento si sviluppa a destra dell’edificio sacro ed è attualmente sede del Centro Missioni Estere. 

 

In 1616 the convent and the church dedicated to Madonna of Loreto were built. The Capuchin friars have always had relations with the nearby Leopardi family: the first right side chapel belongs to them, where the picture of the Madonna Consolatrice degli Afflitti, protector of the Leopardi Counts, was exhibited.
According to the Rule of the Order it is without ornaments. In the high altar, built in walnut, there is a painting of the Madonna of Loreto painted by Girolamo Cialderi (1593 - 1680 Urbino), on the sides two eighteenth-century paintings depicting Santa Chiara and Santa Margherita da Cortona.
In the second altar, to the right of those entering, the Madonna dell'Insalata, a valuable canvas attributed by art historians to the great artist of the sixteenth century, Caravaggio. A memorial stone in travertine was erected in the square in front of the church, decorated with ceramics by Arturo Politi and Rodolfo Ceccaroni.
In 1774 the convent was enlarged; after the suppression of 1810 the friars returned there in 1815; a few months after the suppression of 1866 the church could be reopened for worship.
This externally has a gabled façade, with a thermal window, preceded by a portico with five alternately round and lowered arches; inside, a single barrel-covered nave with two chapels on each side. The convent develops to the right of the sacred building and is currently the seat of the Foreign Missions Center. The new missionary museum has been set up inside the convent of the Capuchin Friars of Recanati. The first convent was founded in 1557 on a hill outside the Montemorello gate and in 1558 the first stone of the church dedicated to S. Mauro Abate was laid using the material of a church dedicated to him.
In 1615 the construction of the new convent began. From the 1650 Report it is known that it had 30 cells, 2 infirmaries with chapel, the "library, and a room to hold clothes and other things from the municipality", and there was also a vegetable garden. 15 religious resided there.
In 1774 the convent was enlarged; after the suppression of 1810 the friars returned there in 1815; a few months after the suppression of 1866 the church could be reopened for worship. This externally has a gabled façade, with a thermal window, preceded by a portico with five alternately round and lowered arches; inside, a single barrel-covered nave with two chapels on each side. The convent develops to the right of the sacred building and is currently the seat of the Foreign Missions Center.
 

Via Carlo Urbani

Via Carlo Urbani

Fu la prima persona ad identificare e classificare la SARS (Sindrome Respiratoria Acuta Grave) o polmonite atipica, la malattia al centro dell'epidemia esplosa in Estremo Oriente tra il 2002 e il 2003 provocando 775 vittime accertate.
Si laurea in Medicina nel 1981 presso l'Università di Ancona e consegue la specializzazione in malattie infettive e tropicali presso l'Università di Messina. Successivamente si qualifica in un master di parassitologia tropicale.
Lavora nell'Istituto di malattie infettive di Ancona fino al 1985 e dal 1986 al 1989 dirige il proprio ambulatorio di Castelplanio. Nel 1993 diviene consulente dell'Organizzazione mondiale della sanità. Nel 1996 entra a far parte dell'Organizzazione non governativa Medici senza frontiere e a cavallo tra il 1996 ed il 1997 coordina il suo primo progetto con Medici senza frontiere in Cambogia. Nel 1999 diviene presidente della sezione italiana di Medici senza frontiere e in tale ruolo nello stesso anno ritira il Premio Nobel per la pace a Oslo.
Il 28 febbraio 2003 viene ricoverato presso l'ospedale di Hanoi Johnny Chen, un uomo d'affari americano colpito da una polmonite atipica. Carlo Urbani viene immediatamente contattato dall'ospedale e subito vi si reca. Il medico, a differenza del resto dello staff presente, capisce di trovarsi di fronte a una nuova malattia e che la situazione è critica. Lancia dunque l'allarme al governo e all'Organizzazione mondiale della sanità, riuscendo a convincere le autorità locali ad adottare misure di quarantena. Ma l'11 marzo 2003, durante un volo da Hanoi a Bangkok, Urbani si sente febbricitante e scopre di avere contratto il morbo: all'atterraggio chiede quindi di essere immediatamente ricoverato e messo in quarantena. Fino alla fine si dimostra sempre dedito alla salute altrui: ai medici accorsi dalla Germania e dall'Australia dice di prelevare i tessuti dei suoi polmoni, per analizzarli e utilizzarli per la ricerca. Muore il 29 marzo 2003, dopo 19 giorni di isolamento, lasciando la moglie Giuliana Chiorrini e i tre figli: Tommaso, Luca e Maddalena. Grazie alla prontezza di Urbani, lui e altri quattro operatori sanitari furono gli unici decessi per SARS osservati in tutto il Vietnam, che fu il primo paese del sud est asiatico a dichiarare che la SARS era stata debellata. L'intervento immediato e mirato di Urbani permise di salvare migliaia di vite. Secondo l'OMS il metodo anti-pandemie da lui realizzato nel 2003 rappresenta, ancora oggi, un protocollo internazionale per combattere questo tipo di malattie 

 

He was the first person to identify and classify SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) or atypical pneumonia, the disease at the center of the epidemic that exploded in the Far East between 2002 and 2003, causing 775 confirmed victims.
He graduated in Medicine in 1981 at the University of Ancona and obtained a specialization in infectious and tropical diseases at the University of Messina. He subsequently qualifies for a master's degree in tropical parasitology.
He worked in the Institute of Infectious Diseases of Ancona until 1985 and from 1986 to 1989 he directed his own clinic in Castelplanio. In 1993 he became a consultant for the World Health Organization. In 1996 he joined the non-governmental organization Doctors Without Borders and between 1996 and 1997 coordinated his first project with Doctors Without Borders in Cambogia. In 1999 he became president of the Italian section of Doctors Without Borders and in this role in the same year he received the Nobel Peace Prize in Oslo.
On February 28, 2003, Johnny Chen, an American businessman suffering from atypical pneumonia, was admitted to the hospital in Hanoi. Carlo Urbani was immediately contacted by the hospital and immediately went there. The doctor, unlike the rest of the staff present, understood that he was facing a new disease and that the situation was critical. He therefore raised the alarm to the government and the World Health Organization, managing to persuade local authorities to adopt quarantine measures. But on  March 11 2003, during a flight from Hanoi to Bangkok, Urbani felt feverish and discovered that he had contracted the disease: upon landing, he therefore asked to be immediately hospitalized and placed in quarantine. Until the end, he always proved to be devoted to the health of others: he told doctors who came from Germany and Australia to take the tissues of his lungs, to analyze them and use them for research. He died on March 29, 2003, after 19 days of isolation, leaving his wife Giuliana Chiorrini and their three children: Tommaso, Luca and Maddalena. Thanks to Urbani's readiness, he and four other health care workers were the only SARS deaths observed in all of Vietnam, which was the first Southeast Asian country to report that SARS had been eradicated. Urbani's immediate and targeted intervention saved thousands of lives. According to the WHO, the anti-pandemic method he created in 2003 still represents an international protocol to combat this type of disease.

Via Celso Baldassarri

Via Celso Baldassarri

Celso Baldassarri (pittore, incisore marchigiano attivo nel corso del XX secolo ). Nato a Recanati nel 1881, morì a nel 1918 all'età di 37 anni.  

 

Celso Baldassarri (painter, engraver of the Marche Region active during the 20th century). Born in Recanati in 1881, he died in 1918 at the age of 37.

Via Cesare Maliani

Via Cesare Maliani

Genetista. Nato a Montagnana 11 Luglio 1932. Laureato in Scienze Agrarie presso l’Università di Firenze, Cesare Maliani ha fondato e diretto, insieme a suo padre Prof. Cirillo Maliani, un Istituto di Genetica privato ad Ardea (Roma) ed uno a Recanati, quest’ultimo tuttora funzionante, dove si è dedicato particolarmente alla costituzione di nuove varietà di grani duri e teneri.
Nella sua attività di genetista, seguendo le orme del grande Strampelli e poi quella di suo padre Cirillo Maliani, famoso scienziato nella genetica agraria , ha dedicato più di un quarto di secolo a ricerche e studi su frumenti duri e teneri, ottenendo così risultati incoraggianti per quanto riguarda la costituzione di nuove varietà a cominciare dai duri: “Piceno”, “Grazia”, “Cirillo”, “Giemme”, “San Carlo”, e “Prometeo”, che hanno avuto una buona diffusione in Italia e all’estero e dei grani teneri il “Recanati”, “Il Loreto”, il “San Giacomo” e il “Buon Pastor”:Ha ottenuto importanti riconoscimenti tra cui il premio Barilla per la migliore qualità di grano duro per la pasta. Uomo di vivissimo ingegno, di profonda preparazione tecnica e scientifica, costantemente teso nell’ansia di apprendere e soprattutto di agire per il bene dell’agricoltura italiana e degli agricoltori. Muore a Recanati il 28 Settembre 2001.

 

Geneticist. Born in Montagnana  July 11 1932. Graduated in Agricultural Sciences at the University of Florence, Cesare Maliani founded and directed, together with his father Prof. Cirillo Maliani, a private Institute of Genetics in Ardea (Rome) and one in Recanati. The last one still in working, where he particularly dedicated himself to the creation of new varieties of wheat and durum wheat.
In his activity as a geneticist, following the footsteps of the great Strampelli and then that of his father Cirillo Maliani, a famous scientist in agricultural genetics, he dedicated more than a quarter of a century to research and studies
on wheat and durum wheat, thus obtaining encouraging results concerning new varieties starting from durum wheat: "Piceno", "Grazia", ​​"Cirillo", "Giemme", "San Carlo", and "Prometeo", which have had a good diffusion in Italy and abroad and wheat such as “Recanati”, “Loreto”, “San Giacomo” and “Buon Pastor”: He has obtained important awards including the Barilla award for the best quality of durum wheat for pasta. A man of lively genius, with a deep technical and scientific preparation, constantly eager to learn and above all to act for the best of Italian agriculture and farmers. He died in Recanati on September 28, 2001.

 

 

Via Cesare Peruzzi

Via Cesare Peruzzi

Cesare Peruzzi nasce nel 1894 a Montelupone, dove si avvicina, giovanissimo, all’arte.
Alla luce della sua passione per il disegno e la pittura, la famiglia lo iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma.
La frequenza dell’Istituto viene interrotta a causa della guerra, quando viene arruolato nel fronte albanese. Tornato in Italia, termina gli studi e si iscrive all’Accademia di Francia dove approfondisce il disegno dal vero, soprattutto il nudo.
Il suo esordio artistico avviene a Roma nel 1915 in occasione della Mostra Internazionale "Secessione", dove espone insieme a grandi protagonisti come Degas, Cezanne, Renoir, Guidi e Casorati.
Nel 1927, poco più che trentenne e da poco sposato con Maria Giochi, va a vivere nella villa di Chiarino, nei pressi di Recanati.
In quegli anni egli è già un artista conosciuto e apprezzato.
Cesare Peruzzi non è stato solo pittore, ma anche insegnante di disegno presso le scuole medie per oltre quarant’anni, non tralasciando naturalmente la sua intensa attività e la sua carriera artistica.
Instancabile pittore dedica circa ottant’anni della sua vita all’Arte, realizzando molte opere nelle quali è evidente il contatto con il mondo impressionista, nello specifico nel modo di affrontare il tema del colore e della luce.
Muore a Recanati il 28 gennaio 1995, quasi centenario.

 

Cesare Peruzzi was born in 1894 in Montelupone, where he approached art at a very young age.
In light of his passion for drawing and painting, the family enrolled him at the Academy of Fine Arts in Rome.
Attendance at the Institute was interrupted due to the war, when he was drafted into the Albanian front. Back in Italy, he finished his studies and enrolled at the Academy of France where he studied drawing from life, especially the nude.
His artistic debut took place in Rome in 1915 on the occasion of the "Secessione" International Exhibition, where he exhibited together with great protagonists such as Degas, Cezanne, Renoir, Guidi and Casorati.
In 1927, in his early thirties and recently married to Maria Giochi, he went to live in the villa of Chiarino, near Recanati.
In those years he was already a known and appreciated artist.
Cesare Peruzzi was not only a painter, but also a drawing teacher in middle schools for over forty years, of course not forgetting his intense activity and his artistic career.
A tireless painter, he dedicated about eighty years of his life to art, creating many works in which the contact with the Impressionist world is evident, specifically in the way of dealing with the theme of color and light.
He died in Recanati on January 28, 1995, almost centenary.

Via Cirfoglio

Via Cirfoglio

Probabilmente è una deviazione dialettale di “Cerfoglio” pianta importata dai romani dalla Russia meridionale e che viene usata in cucina - in sostituzione del prezzemolo – e in medicina – per preparare decotti e tisane.
Evidentemente in quella zona cresceva particolarmente fitta. 

 

It is probably a dialect deviation of "Chervil" plant imported by the Romans from southern Russia and which is used in cooking - in place of parsley - and in medicine - to prepare decoctions and herbal teas.
It was evidently growing particularly thick in that area.

Via Claudio Conti

Via Claudio Conti

La piccola chiesa di Sant’Anna a Recanati che ospita l’iscrizione marmorea, contiene la riproduzione fedele della Santa Casa di Loreto, meta nel passato di pellegrini e malati.
Il restauro del 1950 fu inizialmente progettato da Biagio Biagetti e venne poi realizzato, in forma notevolmente semplificata, dall’architetto Claudio Conti , come ci ricorda un’iscrizione su pietra nel gradino dell’altare: “ CONSILIO ET ARTE ARCHITECTI CLAUDII CONTI MDCCCCLI”.
La preghiera, rivolta a Maria di Loreto, perché favorisca la pace, riflette le ansie e le preoccupazioni di un dopoguerra carico di tensioni, per la guerra fredda ed i conflitti in atto (come la guerra di Corea scoppiata in quegli anni).
Evidenti i riferimenti al presente (“fraterna alleanza della grande famiglia delle nazioni”); precisi e poco retorici gli accenni al passato recente (“spenti gli odi e le false amicizie”): elementi che ne fanno una decorazione originale e poco frequente negli edifici sacri. 

 

The small church of Sant'Anna in Recanati, which houses the marble inscription, contains the faithful reproduction of the Holy House of Loreto, a destination in the past for pilgrims and the sick.
The restoration of 1950 was initially designed by Biagio Biagetti and was then carried out, in a considerably simplified form, by the architect Claudio Conti, as a stone inscription in the step of the altar says: “CONSILIO ET ARTE ARCHITECTI CLAUDII CONTI MDCCCCLI”.
The prayer, addressed to Maria di Loreto, to promote peace, reflects the anxieties and concerns of a post-war period full of tensions, due to the cold war and the ongoing conflicts (such as the Korean war that broke out in those years).
The references to the present are evident (“fraternal alliance of the great family of nations”); the references to the recent past are precise and not very rhetorical (“hate and false friendships turned off”): elements that make it an original and infrequent decoration in sacred buildings.

Via Corrado Politi

Via Corrado Politi

CORRADO POLITI nacque a Recanati il 2 novembre 1819 da Giuseppe e da Lucrezia Ricci Petrocchini, terzo di undici figli. Educato privatamente in famiglia, secondo le consuetudini aristocratiche del tempo, fu iscritto nel 1831 al collegio Campana di Osimo, riportando varie attestazioni di merito, soprattutto per i suoi studi e per alcuni esperimenti di storia naturale.
È assai probabile che negli anni trascorsi al Campana, Politi sia entrato in contatto con i primi fermenti nazionali, grazie anche alla presenza di insegnati patrioti, come i sacerdoti Achille Pierini e Filippo Andreucci (sospeso dall’insegnamento per propaganda rivoluzionaria), e alla vicinanza dei suoi compagni di studio, fra i quali Aurelio Saffi e Tommaso Lauri. Proseguì gli studi a Bologna, dove all’inizio degli anni 40 conseguì la laurea in giurisprudenza, alla quale seguirono, alcuni anni dopo, quella in scienza naturali e il diploma in ingegneria.
La passione per gli studi scientifici lo condusse a partecipare, nel 1845, al congresso degli scienziati italiani che si tenne a Napoli. In quell’assise, Politi ebbe modo di far valere le conoscenze acquisite e venne nominato segretario della sezione di zoologia, anatomia comparata e fisiologia. Questi interessi scientifici lo portarono successivamente a effettuare pure alcuni esperimenti per applicare il gas all’illuminazione.
Nel 1847, con la nomina a uditore nella sezione Finanza del Consiglio di Stato pontificio, Politi fece il suo ingresso nella vita politica. Scoppiata la prima guerra d’indipendenza, accorse volontario e con il grado di capitano partecipò con la legione romana alle campagne in Veneto e Lombardia. Fu promosso maggiore e prese parte alla difesa di Venezia.
Nel gennaio 1849 fu eletto nel collegio plurinominale di Macerata deputato all’Assemblea costituente romana, partecipando attivamente e in modo propositivo ai lavori e ai primi atti di quel consesso democratico.
Il 10 febbraio, proclamata la Repubblica romana il giorno precedente, essendo in discussione la forma del nuovo governo, fu Politi, come avrebbe ricordato Giuseppe Mazzini, a proporre di affidare il potere esecutivo a un triumvirato.
Il 12 febbraio, inoltre, Politi sostenne in Assemblea la nomina di una commissione incaricata di elaborare un progetto di costituzione repubblicana. Dalla fine di aprile a quella di giugno prese parte ai combattenti per la difesa di Roma contro le truppe francesi accorse per ripristinare il potere temporale del pontefice. Cessate le ostilità, Politi fece ritorno a Recanati, dove in seguito a una delazione fu arrestato, imprigionato e successivamente processato.
Nel 1850 fu condotto nel carcere di S. Palazia ad Ancona, da cui riuscì a tenersi in contatto con l’esterno grazie all’aiuto di una giovane popolana alla quale i prigionieri avevano insegnato l’alfabeto dei sordomuti.
Il 15 aprile 1851 il tribunale della Sacra consulta pronunciò la sentenza di condanna a morte, alla quale Politi riuscì a sottrarsi grazie a una rocambolesca fuga, avvenuta il 1 novembre 1852 e organizzata dalla rete di patrioti a lui vicini.
Da San Marino si recò a Genova e successivamente a Malta dove ebbe modo di frequentare Francesco Crispi. Successivamente si traferì in Tunisia, dove si guadagnò la fiducia di Bey, che lo integrò fra i suoi ingegneri militari e civili: per i servigi resi, Politi fu nominato commendatore dell’Ordine del merito civile di Tunisi. Nel corso del suo esilio tunisino mantenne i rapporti con i patrioti italiani e sposò, il 19 aprile 1857, Teresa Ghiggino, dalla quale ebbe due figli: Leonida nel 1858 e Clelia nel 1859. Iniziata la seconda guerra d’indipendenza, nonostante l’intenzione di partire immediatamente per l’Italia, Politi fu trattenuto alcuni mesi in Tunisia poiché aveva dato la sua parola di portare a termine dei lavori in corso.
Il 18 settembre 1860 fu nominato luogotenente colonnello di Stato maggiore generale e vicedirettore di ministero della Guerra di Sicilia. Nel 1861 fu capodivisione al ministero della Guerra e capo di Stato maggiore nella divisione Chieti per i meriti guadagnati sul campo.

 

CORRADO POLITI was born in Recanati on November 2, 1819 to Giuseppe and Lucrezia Ricci Petrocchini, the third of eleven children. Privately educated in the family, according to the aristocratic customs of the time, he was enrolled in 1831 at the Campana college in Osimo, reporting various certificates of merit, especially for his studies and for some experiments in natural history.
It is very likely that in the years spent at the Campana, Politi came into contact with the first national ferments, thanks also to the presence of patriot teachers, such as the priests Achille Pierini and Filippo Andreucci (suspended from teaching for revolutionary propaganda), and to the proximity of his fellow students, including Aurelio Saffi and Tommaso Lauri. He continued his studies in Bologna, where in the early 1940s he obtained a degree in law, which was followed, a few years later, by a degree in natural science and a diploma in engineering.
The passion for scientific studies led him to participate, in 1845, in the congress of Italian scientists which was held in Naples. In that meeting, Politi was able to assert the acquired knowledge and was appointed secretary of the section of zoology, comparative anatomy and physiology. These scientific interests subsequently led him to carry out some experiments to apply gas to lighting.
In 1847, with the appointment as auditor in the Finance section of the Papal State Council, Politi entered political life. When the first war of independence broke out, he volunteered and with the rank of captain participated with the Roman legion in the campaigns in Veneto and Lombardy. He was promoted to major and took part in the defense of Venice.
In January 1849 he was elected to the plurinominal college of Macerata deputy to the Roman Constituent Assembly, actively and proactively participating in the work and the first acts of that democratic assembly.
On 10 February, the Roman Republic proclaimed the day before, the form of the new government being under discussion, it was Politi, as Giuseppe Mazzini would have recalled, who proposed to entrust executive power to a triumvirate.
Furthermore, on February 12, Politi supported the appointment of a commission in the Assembly charged with drawing up a draft republican constitution. From the end of April to that of June he took part in the fighters for the defense of Rome against the French troops who rushed to restore the temporal power of the pontiff. After the hostilities ceased, Politi returned to Recanati, where following a denunciation he was arrested, imprisoned and subsequently tried.
In 1850 he was taken to the prison of S. Palazia in Ancona, from which he managed to keep in touch with the outside world thanks to the help of a young common woman to whom the prisoners had taught the alphabet of the deaf and dumb.
On 15 April 1851 the court of the Sacra Consulta pronounced the sentence of death, which Politi managed to escape thanks to a daring escape, which took place on 1 November 1852 and organized by the network of patriots close to him.
From San Marino he went to Genoa and later to Malta where he was able to meet Francesco Crispi. Later he moved to Tunisia, where he earned the trust of Bey, who integrated him among his military and civil engineers: for the services rendered, Politi was appointed commander of the Civil Order of Merit of Tunis. During his Tunisian exile he maintained relations with the Italian patriots and married, on April 19, 1857, Teresa Ghiggino, with whom he had two children: Leonidas in 1858 and Clelia in 1859. The second war of independence began, despite the intention to leave immediately for Italy, Politi was detained for a few months in Tunisia because he had given his word to complete the work in progress.
On 18 September 1860 he was appointed lieutenant colonel of the General Staff and deputy director of the Sicilian War Ministry. In 1861 he was head of division at the Ministry of War and chief of staff in the Chieti division for the merits earned in the field.

Via Costa dei Ricchi

Via Costa dei Ricchi

La frazione o località Spaccio Costa dei Ricchi fa parte del Comune di Recanati e dista 3,54 chilometri dal medesimo.
Il nome Spaccio Costa dei Ricchi, nella località Mattonata, è stato dato dal Comune nel 2014 e si riferisce ad un luogo ricco d’acqua e abitato da possidenti terrieri. 

 

The place Spaccio Costa dei Ricchi is part of the Municipality of Recanati and it is 3.54 kilometers far from it.
The name Spaccio Costa dei Ricchi, in the Mattonata area, was given by the Municipality in 2014 and refers to a place full of water and inhabited by landowners.

Via Cupa Madonna di Varano/Prima Traversa

Via Cupa Madonna di Varano/Prima Traversa

Borgo Varano era un'antica borgata medievale, fuori dell'attuale Porta Marina, che venne distrutta con i suoi edifici e monasteri quando, per difendere la città, vennero utilizzati i materiali per costruire le mura castellane.
La chiesa di Santa Maria di Varano e l'annesso convento furono costruiti per i Frati Minori Osservanti a spese dell'allora vescovo di Macerata e Recanati, Nicolò dall'Aste.
Era chiamata anche "Chiesa degli Zoccolanti" dal nome "popolare" dei Frati Minori Osservanti, ossia Frati "zoccolanti" (oggi unificati nell'Ordine dei Frati Minori). Parte dell'allora convento divenne nel 1873 il pubblico cimitero, nel quale oggi vi è sepolto B. Gigli. La Cappella di San Diego fu fatta eseguire da Don Diego Zapata. Vi sono poi due tele di Pier Simone Fanelli, San Francesco e San Lorenzo da Brindisi e un Sant'Antonio di Marino Pasqualini. L'altare ligneo è del XVII secolo. 

 

Borgo Varano was an ancient medieval village, outside the current Porta Marina, which was destroyed with its buildings and monasteries.
The church of Santa Maria di Varano and the adjoining convent were built for the Observant Minor Friars at the expense of the then bishop of Macerata and Recanati, Nicolò dall'Aste. 
It was also called "Church of the Zoccolanti" from the "popular" name of the Observant Minor Friars, that is, the "Zoccolanti" Friars (today unified in the Order of Minor Friars ). Part of the then convent became the public cemetery in 1873, in which today Beniamino Gigli is buried. The San Diego Chapel was commissioned by Don Diego Zapata. There are also two canvases by Pier Simone Fanelli, San Francesco and San Lorenzo da Brindisi and a Sant'Antonio by Marino Pasqualini. The wooden altar is from the 17th century.

Via degli Alpini

Via degli Alpini

Il gruppo Alpini di Recanati intitolato alla memoria della "Medaglia D'oro Maggiore Mario Alessandro CECCARONI" è stato costituito il 13 giugno del 1965 da 15 iscritti in maggioranza reduci della seconda guerra mondiale appartenenti al IX° Battaglione misto Genio Alpino.

Nel 1977 come Capo Gruppo subentra Cesare Vorbeni che opera con passione per un lungo periodo tanto da promuovere partecipazione e, soprattutto iniziative culminanti nella realizzazione di un sogno: il monumento agli alpini caduti.

Il 30 giugno 1979 si inaugura a Recanati quale simbolo alla memoria, il monumento agli alpini e a tutti i caduti di tutte le guerre. 

Nel 1991 subentra come Capo Gruppo l’Alpino Ugo DANNINO, genovese di nascita, ma di adozione recanatese. Nel 1995, fu eletto l' Alpino Fabio SEMPLICI. Con l'arrivo di Fabio Semplici, l' Amministrazione Comunale di Recanati dona un nuovo locale il quale fu adibito a nuova sede, tutt'ora operativa.

Dall' 1995 il gruppo è cresciuto ulteriormente anche numericamente annoverando tra le sue file Alpini di Castelfidardo e Loreto, e cosi nasce il nuovo Gruppo Recanati e Castelfidardo.

 

The Recanati Alpine group named after the "Mario Alessandro CECCARONI Major Gold Medal" was established on June 13, 1965 by 15 members, mostly veterans of the Second World War belonging to the IX ° Mixed Alpine Engineers Battalion.

In 1977 Cesare Vorbeni took over as Head of the Group, who worked with passion for a long period so as to promote participation and, above all, initiatives culminating in the realization of a dream: the monument to the fallen Alpine troops.

On June 30, 1979 the monument to the Alpine troops and to all the fallen of all wars was inaugurated in Recanati as a symbol of memory.

In 1991, Alpine Ugo DANNINO, born in Genova but adopted by Recanati, took over as Group Leader. In 1995, the Alpine Fabio SEMPLICI was elected. With the arrival of Fabio Semplici, the Municipal Administration of Recanati donates a new room which was used as a new headquarters, which is still operational.

Since 1995 the group has also grown further in number, including among its ranks of Castelfidardo and Loreto Alpines, and thus the new Recanati and Castelfidardo Group was born.

Via dei Fanti

Via dei Fanti

La fanteria è l'arma dell'esercito composta da soldati appiedati. I reparti di fanteria sono unità militari relativamente economiche, non impiegano equipaggiamento sofisticato e hanno bisogno di minori rifornimenti rispetto ad unità di altre specialità. I fanti sono muniti di armi individuali (prima picche, spade, archi, balestre e pugnali poi, con l'introduzione delle armi da fuoco, di archibugi, moschetti, pistole e fucili a canna rigata) e di poche armi di reparto, e il loro pregio maggiore è quello di poter combattere in qualunque condizione e su ogni tipo di terreno. Nell'impiego sono destinati agli scontri di massa, al consolidamento delle posizioni e al controllo del territorio.

 

Infantry is the army made up of foot soldiers. Infantry units are relatively inexpensive military units, do not employ sophisticated equipment and require fewer supplies than units of other specialties. The infantrymen are equipped with individual weapons (first pikes, swords, bows, crossbows and daggers then, with the introduction of firearms, harquebuses, muskets, pistols and rifles) and a few unit weapons, and the their greatest advantage is that of being able to fight in any condition and on any type of terrain. In use, they are intended for mass clashes, consolidation of positions and control of the territory.

Via dei Gerani

Via dei Gerani

Pelargonium, chiamato volgarmente geranio, è un genere di piante suffrutescenti perenni, originario dell'Africa australe, appartenente alla famiglia delle Geraniacee.

 

Pelargonium, commonly called geranium, is a perennial suffrutescent plant, native to southern Africa, belonging to the Geraniacee family.

Via dei Gladioli

Via dei Gladioli

Il Gladiolus è un genere di pianta appartenente alla famiglia delle Iridaceae. Originario dell'Africa e dell'Eurasia, dà piante perenni bulbose o rizomatose, spontanee nell'area mediterranea europea, nell'Europa centro-orientale, in alcune isole tropicali africane e nell'Africa australe. Il nome latino attribuitogli da Plinio il Vecchio è dovuto alla forma delle foglie simili alla corta spada romana, il gladius.

 

Gladiolus is a genus of plant belonging to the Iridaceae family. Native in Africa and Eurasia, from bulbous or rhizomatous plants, spontaneous in the European Mediterranean area, in central-eastern Europe, in some African tropical islands and in southern Africa.
The Latin name attributed to it by Pliny the Elder is due to the shape of the leaves similar to the short Roman sword, the gladius.

 

 

Via dei Monti Azzurri

Via dei Monti Azzurri

Nome con cui il Leopardi nelle “Ricordanze” si riferiva ai Monti Sibillini che ammirava dalla sua casa, .  

 

Name with which Leopardi in the "Ricordanze" referred to the Sibillini Mountains that he admired from his home,.

Via dei Piceni

Via dei Piceni

I Piceni (o Picènti) erano una popolazione italica, stanziata in età romana nel Piceno (regione dell'Italia centrale, compresa tra l'Esino, l'Adriatico, il Salino e l'Appennino).
Erano un popolo di guerrieri, allevatori e pastori e svilupparono una fiorente civiltà nel territorio compreso tra Marche e Abruzzo tra il IX e il IV secolo a.C. Originari della Sabina, i Piceni traevano il nome dal loro totem, il picchio (picus) sacro a Marte (attualmente ritratto nello stemma della regione Marche) che avrebbe guidato dalla conca di Rieti alla costa adriatica un gruppo di giovani sabini durante il rito della primavera sacra, il quale consisteva appunto nell'abbandonare la terra di origine.
Le maggiori informazioni sul popolo dei Piceni sono fornite dalle numerose necropoli sparse sul territorio. l’Arco di Augusto a Fano, le piscine epuratorie romane a Fermo, l’Arco di Traiano ad Ancona, la porta Gemina ad Ascoli Piceno, la galleria del Furlo sulla via Flaminia e le rovine delle città Urbs Salvia ( Urbisaglia ), Helvia Recina ( Macerata ) e Faleria . L’economia della civiltà picena si fondava principalmente sull’agricoltura e sulla pastorizia ed in minor misura, sulla caccia e sulla pesca.
Erano anche mercanti ed i loro commerci avvenivano per via terra, fiumi e mari. Anche l’artigianato aveva la sua importanza; in primo luogo la lavorazione del bronzo, alla quale ben presto si affiancò quella del ferro; notevolmente sviluppata era la lavorazione dell’ambra e dell’avorio, mentre la filatura e la tessitura erano il tipico lavoro femminile. La comunità era divisa in classi: aristocratici, cavalieri e plebei.
Gli aristocratici erano i più ricchi ed avevano il potere economico, politico e religioso. Davano molta importanza al rituale funerario, che era molto pomposo, infatti le tombe erano corredate da tanti oggetti preziosi ed erano ricoperte da tumuli imponenti. I più ricchi si facevano costruire statue e steli che venivano poste sopra i tumuli. 

 

The Piceni (or Picènti) were an Italic population, settled in Roman times in the Piceno (region of central Italy, between the Esino, the Adriatic, the Salino and the Apennines).
They were warriors, breeders and shepherds and developed a flourishing civilization in the territory between Marche and Abruzzo between the ninth and fourth centuries BC. Originally from Sabina, the Piceni took their name from their totem, the woodpecker (picus) sacred to Mars (currently portrayed in the coat of arms of the Marche region) which would have guided a group of young Sabines during the rite of spring from the Rieti basin to the Adriatic coast.
More information on the Piceni people is provided by the numerous necropolis scattered throughout the territory. the Arch of Augustus in Fano, the Roman purification pools in Fermo, the Arch of Trajan in Ancona, the Gemina gate in Ascoli Piceno, the Furlo tunnel on the Via Flaminia and the ruins of the cities Urbs Salvia (Urbisaglia), Helvia Recina (Macerata) and Faleria. The economy of the Piceno civilization was mainly based on agriculture and pastoralism and to a lesser extent on hunting and fishing.
They were also merchants and their trade took place by land, rivers and seas. Craftsmanship also had its importance; in the first place the working of bronze, which was soon joined by that of iron; considerably developed was the processing of amber and ivory, while spinning and weaving were the typical female work. The community was divided into classes: aristocrats, knights and plebeians.
The aristocrats were the richest and had the economic, political and religious power. They gave a lot of importance to the funeral ritual, which was very pompous, in fact the tombs were accompanied by many precious objects and were covered with imposing mounds. The richest had statues and steles built which were placed over the mounds.

Via dei Politi

Via dei Politi

I Politi sono stati una nobile famiglia recanatese
SALVONE Politi (1168-1249). Capitano dei crociati a Gerusalemme con l'imperatore Federico II. Vicario imperiale a Joppe, morì combattendo nella difesa della città.
MARZIO Politi, suo figlio, visse dal 1198 al 1251. Segretario del Cardinale Federico Borromeo e suo Vicario generale. Combattè in Palestina e tornato in Italia fissò la sua dimora in Recanati.
POLITO, di Marzio Politi (1238-1295), fu inviato dal Parlamento della Provincia Picena come legato, insieme ad altri 16, a Nazaret e a Terzatto, per raccogliere documenti sulla traslazione della S. Casa di Loreto avvenuta il10dicembre1294.
CLEMENTE, di Polito Politi (1278), dottore in legge, fu a Vienna consigliere di Carlo IV imperatore. Scrisse in latino un'opera di architettura militare.
POLITO, di Clemente Politi (1310), matematico insigne nell'Università di Vienna. Fu architetto di costruzioni militari, sul quale argomento pubblicò in Magonza l'opera di suo padre Clemente, verso la metà del secolo XIV, e la stampò di nuovo in Venezia nel 1490.
CORRADO, di Clemente Politi (1308-1400), Altro figlio di Clemente e fratello di Polito, insegnò scienze politiche nell' Università di Colonia, fu capitano nel 1330 sotto il re Giovanni Cieco di Boemia.
LANCILOTTO, di Polito Politi letterato, canonico a Siena ; morì nel secolo XV.
PIETRUCCIO, di Corrado Politi (1350), riformatore degli Statuti di Recanati.
SALVONE, di Pietruccio, Politi nel 1363 fu podestà di Urbania.
CORRADO, di Pietruccio Politi (1375), fu uno dei principali capi ghibellini di Recanati. Nel 1405 era insegnante di scienze politiche nell’Università di Colonia.
POLITO, di Corrado (1400), fortificò Loreto contro i Turchi.
ANTONIO Politi, (1415-1475), capo della Magistratura, fu uno dei più illustri cittadini recanatesi del XV secolo. Nel 1458 fu uno dei riformatori delle leggi comunali e nel 1462 comandante della difesa di Recanati contro le incursioni dei turchi. Nel 1467 gli venne affidata la direzione dei restauri del castello di Montefiore. Capitano in Loreto nel 1471.
ADRIANO, di Polito Politi (1450), Commediografo, traduttore di Tacito. Fece un dizionario toscano.
AMBROGIO, di Salvone Politi (1460), frate domenicano dotto in teologia, fu precettore di Giulio III, intervenne al Concilio di Trento. Fu vescovo e arcivescovo in partibus. Morì ad Empoli nel 1533 quando, chiamato da Giulio III si recava a Roma per ricevere il cappello cardinalizio.
POLITO, di Antonio Politi, priore nel 1479.
SALVONE, di Polito, Capo della Magistratura nel 1494. Fu dittatore nel 1502, deputato a riappacificare Fermo, San Ginesio e Sarnano nel 1513.
TOMMASO Politi, dittatore nel 1501 e capitano del porto nel 1510.
POLITO, di Pietruccio Politi (1480), Esperto ingegnere militare, capitano in Loreto. Insegnò matematica nell' Accademia di Vienna.
RICCARDO, di Tommaso Politi (1490), insegnò a Padova filosofia, logica e fisica nel 1521.
ALESSANDRO, di Tommaso Politi (1495), unito col magnifico Pandolfo nel governo di Siena nel 1526, intercesse dalla beata Margherita Pichi la liberazione di Siena dalle armi di Clemente VII.
SALVONE, di Clemente Politi, combattè contro i Turchi in Ungheria nel 1520, fu promosso capitano sul campo di battaglia al posto di Ludovico Confalonieri, caduto da prode ai suoi piedi.
CLEMENTE, di Marzio Politi (1515), fu console della Fiera nel 1544 e dittatore, professore di matematica. PIETRO, di Clemente Politi (1563-1634), avvocato, cavaliere di Malta.
MARZIO, di Clemente Politi (1569-1633), fu vicario generale del cardinale Federico Borromeo e suo suffraganeo, giudice metropolitano nel 1627, vicario generale nella Diocesi di Camerino ed Orvieto nel 1597, vicario del vescovo Rutilio Benzoni in Recanati.
CLEMENTE, di Pietro Politi (1593-1675), canonico e vicario generale di Loreto, e metropolitano di Siena, Benevento e Genova ; fabbricò in Siena la Cappella di S. Francesco con sepolcro gentilizio.

CLEMENTE, di Giuseppe Politi (1643-1722), Uomo di vasta cultura: musico, drammatico, filosofo, teologo e poeta, fu socio di parecchie Accademie. Lasciò molte memorie storiche sulla città di Recanati e scrisse numerosi libretti d’opera, alcuni musicati da maestri recanatesi N.Gasparrini e B.Prosperi.
GIUSEPPE, di Pietro Politi (1673-1730), cavaliere di S. Stefano nel 1704. Fu ambasciatore alla regina di Polonia e di Ungheria, vedova di re Giovanni Sobiescki.
PIETRO, di Giuseppe Politi (1713-1782), fu cavaliere di S. Stefano nel 1730.
FRANCESCO, di Giuseppe Politi (1719-1781), fu cavaliere di S. Stefano nel 1730.
CLEMENTE Politi (1722-1792) fu canonico di Santa Maria Maggiore in Roma.

CORRADO, di Giuseppe Politi (1819-1872) Dottore in legge ed in scienze naturali, capo della Sezione Ornitologica di Perugia, nel 1847 fu uditore nel Consiglio di Stato per le Finanze, nel 1848 volontario contro Austria, nel 1849 membro della Costituente Italiana per il collegio elettorale di Recanati. Dopo la restaurazione fu rinchiuso a S. Palazia ad Ancona, condannato a morte dal Governo pontificio e commutatagli poi la pena con il carcere a vita, riuscì ad evadere e a riparare a Tunisi, dove il Bey gli offrì un lucroso incarico, commendatore dell'Ordine del Merito Civile che lasciò nel 1860 per unirsi ai volontari garibaldini. In Sicilia Garibaldi gli affidò importanti incarichi militari e civili. Entrò poi nell’esercito italiano con il grado di tenente colonnello. Nel 1861 per decreto reale ebbe il grado di luogotenente colonnello di Stato Maggiore, e poi capo divisione al Ministero della Guerra, capo di Stato Maggiore nella Divisione di Chieti e quindi capo dei Magazzeni Militari. Ebbe la medaglia commemorativa della Indipendenza d'Italia, fu cavaliere ufficiale della Corona d'Italia. Morì nel 1872 .
GIUSEPPE, di Antonio Politi (1789-1840). Fu cavaliere di S. Stefano, gonfaloniere in Recanati dal 1819 al 1831 e dal 1834 al 1835, ricostruì le mura di Recanati. Il 27 ottobre 1811 sposò la nobile Lucrezia dei marchesi RICCI di Macerata (1795-1854), da cui ebbe sei figli maschi, che sono i capostipiti degli attuali 6 rami di Casa Politi. 

 

The Politi were a noble family from Recanati
SALVONE Politi (1168-1249). Captain of the crusaders in Jerusalem with Emperor Frederick II. Imperial vicar in Joppe, he died fighting in the defense of the city.
MARZIO Politi, his son, lived from 1198 to 1251. Secretary of Cardinal Federico Borromeo and his General Vicar . He fought in Palestine and returned to Italy and lived in Recanati.
POLITO, son of Marzio Politi (1238-1295), was sent by the Parliament of the Picena Province as legate, together with 16 others, to Nazareth and Terzatto, to collect documents on the transfer of the Holy House of Loreto which took place on 10 December 1294.
CLEMENTE, son of Polito Politi (1278), doctor of law, was in Vienna advisor to Charles IV emperor. He wrote a work of military architecture in Latin.
POLITO, son of Clemente Politi (1310), a distinguished mathematician at the University of Vienna. He was an architect of military constructions, on which subject he published the work of his father Clemente in Mainz, towards the middle of the 14th century, and printed it again in Venice in 1490.
CORRADO, son of Clemente Politi (1308-1400), another son of Clemente and brother of Polito, he taught political science at the University of Cologne, he was a captain in 1330 under King John the Blind of Bohemia.
LANCILOTTO, son of Polito Politi, canon in Siena; he died in the 15th century.
PIETRUCCIO, son of Corrado Politi (1350), reformer of the Statutes of Recanati.
SALVONE, son of Pietruccio, Politi in 1363 was mayor of Urbania.
CORRADO, son of Pietruccio Politi (1375), was one of the main Ghibelline leaders of Recanati. In 1405 he was a teacher of political science at the University of Cologne.
POLITO, son of Corrado (1400), fortified Loreto against the Turks.
ANTONIO Politi, (1415-1475), head of the Judiciary, was one of the most illustrious citizens of Recanati of the fifteenth century. In 1458 he was one of the reformers of the municipal laws and in 1462 commander of the defense of Recanati against Turkish incursions. In 1467 he was entrusted with the direction of the restoration of the castle of Montefiore. Captain in Loreto in 1471.
ADRIANO, son of Polito Politi (1450), playwright, translator of Tacitus. He made a Tuscan dictionary.
AMBROGIO, son of Salvone Politi (1460), Dominican friar learned in theology, was tutor of Julius III, he intervened at the Council of Trent. He was bishop and archbishop in partibus. He died in Empoli in 1533 when, called by Julius III, he went to Rome to receive the cardinal's hat.
POLITO, son of Antonio Politi, prior in 1479.
SALVONE, son of Polito, Head of the Judiciary in 1494. He was dictator in 1502, deputy to reconcile Fermo, San Ginesio and Sarnano in 1513.
TOMMASO Politi, dictator in 1501 and captain of the port in 1510.
POLITO, son of Pietruccio Politi (1480), expert military engineer, captain in Loreto. He taught mathematics at the Vienna Academy.
RICCARDO, son of Tommaso Politi (1490), taught philosophy, logic and physics in Padua in 1521.
ALESSANDRO, son of Tommaso Politi (1495), united with the magnificent Pandolfo in the government of Siena in 1526, interceded by the blessed Margherita Pichi for the liberation of Siena from the arms of Clement VII.
SALVONE, son of Clemente Politi, fought against the Turks in Hungary in 1520, was promoted to captain on the battlefield in place of Ludovico Confalonieri, who had fallen bravely at his feet.
CLEMENTE, son of Marzio Politi (1515), was consul of the Fair in 1544 and dictator, professor of mathematics. PIETRO, by Clemente Politi (1563-1634), lawyer, knight of Malta.
MARZIO, son of Clemente Politi (1569-1633), was vicar general of Cardinal Federico Borromeo and his suffragan, metropolitan judge in 1627, vicar general in the Diocese of Camerino and Orvieto in 1597, vicar of Bishop Rutilio Benzoni in Recanati.
CLEMENTE, son of Pietro Politi (1593-1675), canon and vicar general of Loreto, and metropolitan of Siena, Benevento and Genoa; he built the Chapel of S. Francesco in Siena with a noble sepulcher. CLEMENTE, by Giuseppe Politi (1643-1722), a man of vast culture: musician, dramatist, philosopher, theologian and poet, he was a member of several academies. He left many historical memories about the city of Recanati and wrote numerous opera librettos, some set to music by Recanati masters N. Gasparrini and B. Prosperi.
GIUSEPPE, son of Pietro Politi (1673-1730), knight of St. Stephen in 1704. He was ambassador to the Queen of Poland and Hungary, widow of King Giovanni Sobiescki.
PIETRO, son of Giuseppe Politi (1713-1782), was a knight of S. Stefano in 1730.
FRANCESCO, son of Giuseppe Politi (1719-1781), was a knight of St. Stephen in 1730.
CLEMENTE Politi (1722-1792) was canon of Santa Maria Maggiore in Rome. CORRADO, by Giuseppe Politi (1819-1872) Doctor of law and natural sciences, head of the Ornithological Section of Perugia, in 1847 he was auditor in the Council of State for Finance, in 1848 volunteer against Austria, in 1849 member of the Italian Constituent Assembly for the Recanati constituency. After the restoration he was locked up in S. Palazia in Ancona, sentenced to death by the papal government and then commuted to life imprisonment, he managed to escape and repair in Tunis, where the Bey offered him a lucrative post, commander of the Order del Merito Civile which he left in 1860 to join Garibaldi's volunteers. In Sicily Garibaldi entrusted him with important military and civil assignments. He then entered the Italian army with the rank of lieutenant colonel. In 1861 by royal decree he had the rank of lieutenant colonel of the General Staff, and then division head at the Ministry of War, Chief of Staff in the Chieti Division and then head of the Military Magazzeni. He had the commemorative medal of the Independence of Italy, he was an official knight of the Crown of Italy. He died in 1872.
GIUSEPPE, by Antonio Politi (1789-1840). He was a knight of S. Stefano, gonfalonier in Recanati from 1819 to 1831 and from 1834 to 1835, he rebuilt the walls of Recanati. On 27 October 1811 he married the noble Lucrezia of the RICCI marquises of Macerata (1795-1854), with whom he had six sons, who are the progenitors of the current 6 branches of Casa Politi.

Via del Donatore

Via del Donatore

Per rendere omaggio a tutti coloro che scelgono di donare qualcosa di se per il bene altrui.
Anche a Recanati si è innescato un meccanismo virtuoso per la volontà di donazione degli organi. Tutto questo grazie al progetto denominato "Una scelta in Comune".
Il Comune di Recanati è stato infatti tra i primi ad avviare il servizio di raccolta e trasferimento della dichiarazione di volontà a donare gli organi nel momento del rilascio o rinnovo del documento di identità. L' adesione al progetto è arrivato subito dopo la fase sperimentale che ha coimvolto dapprima i Comuni di Ancona, Ascoli Piceno, Chiaravalle, Fabriano, Fermo, Pedaso, Porto Sant’Elpidio, San Benedetto del Tronto e Senigallia, raccogliendo 2699 dichiarazioni, un successo se confrontate con le 2198 dichiarazioni raccolte negli sportelli Asl in quattordici anni. Ad oggi attraverso i Comuni che si sono già collegati al sistema sono state raccolte 7184 dichiarazioni, di cui oltre l’86% positive. A seguito degli interventi normativi, anche l’ufficio anagrafe del Comune di Recanati può raccogliere e registrare la dichiarazione di volontà sulla donazione di organi e tessuti. In fase di richiesta o rinnovo della carta d’identità sempre più cittadini si sentiranno pertanto richiedere dagli operatori dell’anagrafe se intendono esprimersi sul tema della donazione. Nel caso in cui il cittadino decida di esprimere la propria volontà- sia essa positiva o negativa- questa confluirà direttamente nel Sistema Informativo Trapianti, consultabile 24 ore su 24 in modalità sicura dai medici del Centro Regionale Trapianti. Questa modalità di espressione della volontà si affianca alle altre tuttora vigenti.
La procedura consente di raggiungere in modo progressivo e costante tutti i cittadini maggiorenni, invitati dall’operatore dell’ufficio anagrafe a manifestare il proprio consenso o diniego alla donazione sottoscrivendo un apposito modulo. Le espressioni registrate al Comune non vengono indicate sul documento di identificazione ma trasmesse direttamente e in tempo reale al Sistema Informativo Trapianti. Il colloquio tra il sistema informativo comunale e il Sistema Informativo Trapianti avviene tramite software che ha la possibilità di attivare dalla postazione dell’operatore un server remoto. Il Sistema Informativo Trapianti viene consultato per ogni potenziale donatore in stato di accertamento di morte cerebrale. 

 

To pay tribute to all those who choose to give something of themselves for the good of others.
A virtuous mechanism for the willingness to donate organs has also been triggered in Recanati. All this thanks to the project called "A choice in the municipality".
The Municipality of Recanati was in fact among the first to start the declaration of willingness service to donate the organs when the identity document is issued or renewed. The adhesion to the project came immediately after the experimental phase that first involved the Municipalities of Ancona, Ascoli Piceno, Chiaravalle, Fabriano, Fermo, Pedaso, Porto Sant'Elpidio, San Benedetto del Tronto and Senigallia, collecting 2699 declarations, a success if compared with the 2198 declarations collected in the ASL branches in fourteen years. To date, 7184 declarations have been collected through the municipalities that have already connected to the system, of which over 86% are positive. Following the regulatory interventions, the registry office of the Municipality of Recanati can also collect and record the declaration of intent on the donation of organs and tissues. During the application or renewal phase of the identity card, more and more citizens will therefore be asked by the registry operators if they intend to express themselves on the subject of donation. In the event that the citizen decides to express his will - be it positive or negative - this will flow directly into the Transplant Information System, which can be consulted 24 hours a day in a safe way by the doctors of the Regional Transplant Center. This modality of expression of the will joins the others still in force.
The procedure allows you to progressively and constantly reach all adult citizens, invited by the registry office operator to give their consent or refusal to donate by signing a specific form. The expressions registered with the Municipality are not indicated on the identification document but transmitted directly and in real time to the Transplant Information System. The dialogue between the municipal information system and the Transplant Information System takes place via software that has the ability to activate a remote server from the operator's station. The Transplant Information System is consulted for every potential donor in a state of brain death.

Via del Giglio

Via del Giglio

I Lilium, volgarmente noti col nome di Giglio, vengono coltivati per lo più come piante ornamentali: nei giardini per l'eleganza e il profumo dei fiori portati da fusti eretti, sui terrazzi e industrialmente per la produzione del fiore reciso.

 

Lilium, commonly known as the lily, are grown mostly as ornamental plants: in gardens for the elegance and scent of flowers carried by erect stems, on terraces and industrially for the production of cut flowers.

Via del Mare/Prima Traversa/Seconda Traversa/Secondo Largo

Via del Mare/Prima Traversa/Seconda Traversa/Secondo Largo

La via del mare collegava in epoca medievale la Città, attraverso Porta Marina, al Castrum maris e quindi al Porto.
Nelle “Ricordanze”, Leopardi si riferiva al Mare Adriatico che ammirava dalla sua casa.

 

The sea route connected the city in medieval times, through Porta Marina, to the Castrum Maris and then to the port.
In the "Ricordanze", Leopardi referred to the Adriatic Sea which he admired from his home.

Via del Nastro Azzurro

Via del Nastro Azzurro

L'Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valore Militare è un ente a struttura associativa di tutti i Decorati Italiani di Medaglia al Valor Militare, dalle guerre d'indipendenza fino all'attualità.
Il 4 gennaio del 2004 in piazza Leopardi a Recanati è stata posta una lapide in memoria delle vittime del secondo conflitto mondiale. La lapide è stata poi aggiornata nel 2009, dall’ Istituto Nastro Azzurro di Recanati, presieduta da Raimondo Mazzola, dal momento che è emerso un ulteriore elenco di 25 soldati recanatesi, caduti e dispersi sui vari fronti durante la Guerra 1940-1943 e ritrovato in seguito a scrupolose indagini e ricerche anagrafiche effettuate sulla base di segnalazioni pervenute da parte di alcuni eredi dei caduti che non erano elencati nella lapide. 

 

The "Nastro Azzurro Institute Among Fighters Decorated with Military Valor" is an association structure of all the Italian Decorated Medals of Military Valor, from the wars of independence to current events.
On January 4, 2004, a plaque was placed in memory of the victims of the Second World War in Piazza Leopardi in Recanati. The plaque was then updated in 2009, by the Nastro Azzurro Institute of Recanati, chaired by Raimondo Mazzola, since a further list of 25 soldiers from Recanati, who died and dispersed on various fronts during the 1940-1943 War and was found in following scrupulous investigations and registry searches carried out on the basis of reports received from some heirs of the fallen who were not listed on the tombstone.

Via del Pioppo

Via del Pioppo

Populus è un genere di piante arboree della famiglia Salicaceae che comprende una trentina di specie comunemente note come pioppi, originarie perlopiù dell'emisfero settentrionale. Populus è voce latina. Una paretimologia comune, già attestata presso gli antichi, lo associa in effetti al popolo (il pioppo come "albero del popolo").

 

Populus is a genus of arboreal plants of the Salicaceae family that includes about thirty species commonly known as poplars, mostly native of the northern hemisphere. Populus is a latin word. A common paretymology, already attested by the ancients, actually associates it with the people (the poplar as "tree of the people").

 

Via del Potenza

Via del Potenza

Il Potenza è un fiume a carattere torrentizio che attraversa la provincia di Macerata nelle Marche. Il suo nome latino era Flosis e in epoca romana la navigazione fluviale permetteva i collegamenti tra Potentia ed Helvia Recina nella zona di Villa Potenza. Il corso d'acqua nasce nel piccolo comune di Fiuminata in provincia di Macerata e più precisamente dal Monte Pennino (1571 m.s.l.m.).
La sorgente ubicata a circa 800 m.s.l.m. ricade nella frazione di Fiuminata Fonte di Brescia.
I principali centri della provincia lambiti dal corso del fiume sono il territorio di Fiuminata, dalle sorgenti sino a Pioraco, quindi Castelraimondo, S.Severino Marche e Passo di Treia. Costeggiando la ex-Strada Statale 361 Septempedana arriva a Villa Potenza all'antica Helvia Recina, lambisce Montelupone, Recanati, Potenza Picena e prosegue fino a Porto Recanati, dove si riversa nel mare Adriatico dopo circa 95 km di percorso.
I Romani fondarono nel 184 a.C. la città di Potentia nell'ambito del processo di colonizzazione della costa adriatica. Le invasioni barbariche e la guerra gotica della prima metà del VI secolo indussero gli abitanti di Potentia a cercare rifugio nelle alture ai lati del fiume Potenza, in zona Montarice e nell'attuale contrada Torretta, oppure risalendo la vallata sistemandosi sulle colline e lasciando alle inondazioni e all’impaludamento le terre abbandonate.
Intorno al Castello Svevo (Castrum Maris) per dono di Federico II si è sviluppato il primo nucleo abitativo intorno al XIII secolo. Il castello venne completato solo durante il XV secolo, per il porto ci sarà da attendere. La principale attività dell'epoca era il carico e lo scarico delle imbarcazioni direttamente al castello (chi trasgrediva era soggetto a multe salatissime), ma del porto ancora nulla. Agli inizi del XVI secolo vennero presentati dei progetti per la costruzione del porto (Porto Giulio) per mano del maestro Giorgio Spaventa, ingegnere veneto. Nel 1510 papa Giulio II decise di finanziare l'opera, ma i lavori furono più volte interrotti. Nel 1518 si subì una pesante invasione da parte dei Saraceni, che riuscirono a penetrare nel castello costringendo quindi ad aumentare le difese e a costruire una nuova torre (1575) per delimitare il confine sud portorecanatese (distrutta nel corso della seconda guerra mondiale). 

 

The Potenza is a torrential river that crosses the province of Macerata in the Marche. Its Latin name was Flosis and in Roman times the river navigation allowed the connections between Potentia and Helvia Recina in the area of ​​Villa Potenza. The watercourse originates in the small town of Fiuminata in the province of Macerata and more precisely from Monte Pennino (1571 m.s.l.m.).
The source located at about 800 m.s.l.m. falls in the hamlet of Fiuminata Fonte di Brescia.
The main centers of the province lapped by the river are the territory of Fiuminata, from the sources up to Pioraco, then Castelraimondo, S.Severino Marche and Passo di Treia. Along the ex-Strada Statale 361 Septempedana it arrives at Villa Potenza at the ancient Helvia Recina, laps Montelupone, Recanati, Potenza Picena and continues to Porto Recanati, where it flows into the Adriatic Sea after about 95 km of travel.
The Romans founded in 184 BC. the city of Potentia as part of the colonization process of the Adriatic coast. The barbarian invasions and the Gothic war of the first half of the sixth century induced the inhabitants of Potentia to seek refuge in the hills on the sides of the Potenza river, in the Montarice area and in the current Torretta district, or by going up the valley settling on the hills and leaving to floods and the abandoned lands become swampy.
Around the Swabian Castle (Castrum Maris) as a gift from Frederick II, the first residential nucleus developed around the 13th century. The castle was completed only during the fifteenth century, there will be a wait for the port. The main activity of the time was the loading and unloading of boats directly at the castle (whoever transgressed was subject to very high fines), but still nothing of the port. At the beginning of the 16th century, plans were presented for the construction of the port (Porto Giulio) by the master Giorgio Spaventa, an engineer from Veneto. In 1510 Pope Julius II decided to finance the work, but the works were interrupted several times. In 1518 there was a heavy invasion by the Saracens, who managed to penetrate the castle, thus forcing to increase the defenses and to build a new tower (1575) to delimit the southern border of Porto Recanati (destroyed during the Second World War).


Via del Risorgimento

Via del Risorgimento

Recanati nel Risorgimento subì l'occupazione francese da parte delle truppe napoleoniche. La partecipazione ai moti risorgimentali del 1831 costò la vita al recanatese patriota della libertà Vito Fedeli, chiuso in un carcere pontificio. Nel 1848 Giuseppe Garibaldi volle transitare nella città di Giacomo Leopardi per soccorrere Roma, la capitale della Repubblica Romana, a cui Recanati apparteneva. Nel 1860, l'annessione dello Stato della Chiesa al Regno d'Italia, in seguito alla Battaglia di Castelfidardo, integrò la storia del Comune di Recanati alla storia dell'Italia di oggi  

 

Recanati in the Risorgimento suffered the French occupation by the Napoleonic troops. Participation in the Risorgimento riots of 1831 cost the life of the patriot Vito Fedeli from Recanati, locked up in a papal prison. In 1848 Giuseppe Garibaldi wanted to pass through Giacomo Leopardi's city to help Rome, the capital of the Roman Republic, to which Recanati belonged. In 1860, the annexation of the State of the Church to the Kingdom of Italy, following the Battle of Castelfidardo, integrated the history of the Municipality of Recanati to the history of Italy today

Via dell’ Ospedale

Via dell’ Ospedale

Nel 1540, per cura del Magistrato, l’ospedale di Santa Lucia, fu ingrandito con l’unione e la soppressione degli altri piccoli ospedali. Data l’importanza che l’ospedale allora assumeva, aveva annessa una chiesa detta di S. Lucia il cui portale è stato rovinato da un recente intervento.

 

In 1540, under the care of the Magistrate, Santa Lucia hospital was enlarged with the union and suppression of the other small hospitals. Given the importance that the hospital then assumed, it had an adjoining church called S. Lucia whose portal was ruined by a recent intervention.  

Via della Casa Comunale

Via della Casa Comunale

L’antico edificio comunale (unito alla torre), detto “Palazzo dei Priori”, venne costruito all’epoca dell’unione dei castelli feudali di Recanati, Monte Volpino, Monte Morello e Monte Muzio (1150 c.).
Ricostruito dopo un incendio nel 1322, e riedificato nel 1467, venne demolito nel 1871 per dar spazio all’attuale edificio. Venne iniziato nel 1872 su disegno dell’ingegnere Pietro Collina e dell’Architetto Giuseppe Sabbatini.
Nella Piazza ingrandita venne posto il monumento dedicato a Giacomo Leopardi dono di Ugolino Panichi, e il 29 giugno 1898, nel primo centenario della nascita del Poeta, si fece la solenne inaugurazione del Palazzo Comunale.
Al secondo piano troviamo: Il Foro Annonario è opera dell’ ing. Giuseppe Sabbatini , la grandiosa Aula Magna decorata da Gaetano Koch, la sala di rappresentanza con il busto del Poeta di Giulio Monteverde, la Sala degli Stemmi, e, l’Aula Consiliare, decorata con mobili del ‘700 e decorata in stile pompeiano dal perugino Matteo Tassi.
Da sotto il loggiato si accede all’Atrio Comunale, e, con lo scalone d’onore, si arriva alle Sale del secondo piano. Era il duecentesco Palazzo dei Priori, abitazione del Podestà, già restaurato dal Bramante e sede pretoriale delle carceri e del vecchio teatro. L’edificio era unito e in linea con il lato est della Torre del Borgo. Demolito con il retrostante Convento dei Domenicani per dar posto al nuovo Palazzo Comunale di Pietro Collina.
Vengono usati per la sua costruzione materiali provenienti dalla demolizione di altri edifici tra cui quelli della chiesa di S. Francesco. 

 

The ancient municipal building (joined to the tower), called "Palazzo dei Priori", was built at the time of the union of the feudal castles of Recanati, Monte Volpino, Monte Morello and Monte Muzio (1150 c.).
Rebuilt after a fire in 1322, and rebuilt in 1467, it was demolished in 1871 to make room for the current building. It was begun in 1872 based on a design by the engineer Pietro Collina and the architect Giuseppe Sabbatini.
The monument dedicated to Giacomo Leopardi, gift of Ugolino Panichi, was placed in the enlarged square, and on June 29, 1898, on the first centenary of the birth of the Poet, the solemn inauguration of the Town Hall was made.
On the second floor we find: The Foro Annonario that is the work of the engineer Giuseppe Sabbatini, the great Aula Magna decorated by Gaetano Koch, the representative room with the bust of the Poet by Giulio Monteverde, the Hall of Coat of Arms, and, the Council Chamber, decorated with 18th century furniture and decorated in Pompeian style by Perugia Matteo Tassi.
From under the loggia you enter the Municipal Atrium, and, with the grand staircase, you get to the rooms on the second floor. It was the thirteenth-century Palazzo dei Priori, home of the Podestà, already restored by Bramante and the praetorial seat of the prisons and the old theater. The building was united and in line with the east side of the Torre del Borgo. Demolished with the Dominican Convent behind it to make room for the new Palazzo Comunale by Pietro Collina.
Materials from the demolition of other buildings are used for its construction, including those of the church of S. Francesco.  

Via della Fonderia

Via della Fonderia

Giunse a Recanati nel 1552 una famiglia di scultori, i Lombardi (Aurelio, Ludovico e Girolamo Lombardi), dalla nativa Ferrara e Venezia per lavorare.
Aprirono la loro fonderia dietro la chiesa di San Vito, dando vita ad un importante polo fondiario dell’ Italia centrale.
Col tempo Recanati divenne un importante centro fondiario. Altri si aggiunsero a loro: Tibuzio Vergelli di Camerino, Antonio Calcagni (padre di Michelangelo Calcagni, scultore), Sebastiano Sebastiani, Tarquinio e Pier Paolo Jacometti, Giovan Battista Vitali. Fu la scuola scultorea recanatese a dare il via alla tradizione di orafi e argentieri che da allora hanno lavorato sul territorio nei secoli successivi.
Un esempio sono i tre portali in bronzo che abbelliscono la facciata della basilica di Loreto, lavorati nella fonderia di Recanati, voluti dal cardinale Antonio Maria Gallo, protettore del santuario (1587-1620), in vista del giubileo dell'anno 1600.Le tre porte hanno subito un recente restauro ad opera della ditta Morigi (1988-1992). 

 

A family of sculptors, the Lombards (Aurelio, Ludovico and Girolamo Lombardi) arrived in Recanati in 1552 from their native Ferrara and Venice to work .
They opened their foundry behind the church of San Vito, giving life to an important foundry center in central Italy.
Over time Recanati became an important foundry center. Others joined them: Tibuzio Vergelli di Camerino, Antonio Calcagni (father of Michelangelo Calcagni, sculptor), Sebastiano Sebastiani, Tarquinio and Pier Paolo Jacometti, Giovan Battista Vitali. It was the Recanatese sculptural school that started the tradition of goldsmiths and silversmiths who have worked on the territory since then in the following centuries.
An example are the three bronze portals that adorn the facade of the Loreto Basilica, worked in the Recanati foundry, commissioned by Cardinal Antonio Maria Gallo, protector of the sanctuary (1587-1620), in view of the jubilee of the year 1600. The three doors have undergone a recent restoration by the Morigi company (1988-1992).

Via della Quercia

Via della Quercia

Passeggiando lungo il Gianicolo a Roma, dopo la Chiesa di Sant’Onofrio, si nota sulla sinistra la celebre “Quercia del Tasso” alla cui ombra il poeta, durante gli ultimi giorni della sua vita sedeva a riflettere , un tronco ormai secco e annerito dal tempo, colpito da un fulmine già nel 1843.
Il 15 febbraio 1823 il sepolcro e la quercia del Tasso furono meta di Giacomo Leopardi durante il suo soggiorno romano, ove si recò a visitarli ed a piangere, come testimonia una lettera al fratello Carlo. 

 

Walking along the Janiculum in Rome, after the Church of Sant'Onofrio, you can see on the left the famous "Tasso's Oak" in the shadow of which the poet, during the last days of his life, sat reflecting; a trunk now dry and blackened by time, struck by lightning in 1843.
On February 15, 1823, the Tasso's tomb and the oak were visited by Giacomo Leopardi during his stay in Rome, where he went to visit them and to cry, as he wrote in a letter to his brother Carlo.

Via della Residenza

Via della Residenza

La residenza, secondo il diritto italiano, è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale. Non bisogna confonderla con la dimora, che invece, rappresenta il luogo in cui un soggetto si trova occasionalmente e ha valenza giuridica esclusivamente in assenza della residenza.
È possibile avere più di una dimora di fatto, anche se per qualificare un'abitazione come dimora è necessario un minimo di stabilità.
In Italia la residenza può essere riferita ad un solo Comune, ai fini dell'iscrizione alle liste elettorali e di tutti gli altri benefici fiscali e legali cui hanno diritto i residenti di una determinata località.
Fuori dall'Italia un cittadino può avere residenza in uno o più Paesi. 

 

Residence, according to Italian law, is the place where the person has his or her habitual residence. It must not be confused with the home, which instead represents the place where a person occasionally finds himself and has legal validity only in the absence of residence.
It is possible to have more than one de facto home, although a minimum of stability is required to qualify a house as a home.
In Italy, residence can be referred to a single municipality, for the purposes of registration on the electoral roll and all other fiscal and legal benefits to which residents of a specific locality are entitled.
Outside Italy, a citizen can have residence in one or more countries.

Via della Resistenza

Via della Resistenza

Il 1 luglio 1944 avanguardie polacche della Brigata Karpaty, supportate da esploratori del Corpo Italiano di Liberazione, entrano in Recanati da Via Falleroni e da Montemorello, sancendo di fatto la Liberazione della città anche se già da alcune ore il Gruppo di Azione Partigiana, al comando di Natale Gioia, aveva preso il controllo di punti chiave e presidiato quegli edifici e quelle installazioni i cui macchinari erano ancora integri e determinanti per una possibile ripresa.
Al momento della Liberazione di Recanati, il Gap contava in città su 35 partigiani operativi e 14 patrioti. Senza contare quanti, in altre zone d'Italia e all'estero erano attivi nella fila della resistenza di quei luoghi.
Già dall'autunno 1943 si era costituito un comitato clandestino che si ritrovava in un bottega da calzolaio di Montemorello, quella di Umberto Corvatta, o in una casa di via Campo dei Fiori. Formavano quel gruppo di antifascisti: Angelo Sorgoni (perseguitato dal fascismo, incarcerato e confinato ad Ustica), Marino Cingolani, Arnaldo Orlandoni, Giuseppe Gurini, Celso Minestroni, Giovanni Magnarelli, Natale Gioia, Irnerio Madoni, Silvio Corvatta, Vincenzo Marinelli.
Decine di altri recanatesi erano aggregati invece alle prime forze partigiane costituitesi in montagna. Funzionante anche una tipografia clandestina nella cantina di un bar del centro.
Uno spaccato della dura realtà della campagna recanatese ci è stato recentemente offerto da Matteo Petracci nel suo saggio dedicato all'opposizione dei recanatesi al fascismo. Emerge anche uno spaccato da società contadina ed operaia poco incline al fascismo. 
Ma nonostante questa forte pressione del fascismo, Recanati divenne la sede degli incontri segreti tra i CLN delle Marche e emissari degli alleati per anni. La foce del Potenza, con il supporto del GAP di Portorecanati diventa un luogo nevralgico per sbarchi ed imbarchi.
Il primo CLN è formato da Natale Gioia, Irnerio Madoni, Pietro Maggini, il capitano Principi, Giuseppe Tarducci, Sergio Biti, Gaetano Carancini, Nazzareno Biagiola. Il GAP si costituisce ad ottobre del 1943.
Inizialmente viene tenuto un profilo basso: staffette, scorte armate, raccolta armi, invio di renitenti verso la montagna, imbarchi, protezione famiglie ebree, raccolta informazioni. Poi nei giorni antecedenti il 1 luglio la presenza gappista diventa sensibile: attacco alla caserma della milizia per liberare alcuni prigionieri politici, scontro armato nei pressi degli Archi contro repubblichini e tedeschi, sabotaggio di linee telefoniche nei pressi del comando tedesco a Villa Koch.
Vengono salvati gli impianti del mattatoio che i tedeschi avevano preparato per trasferirli al nord, così come la centrale elettrica del Molino.
Il podestà, prevedendo oramai la fine del fascismo anche a Recanati, già dagli ultimi giorni di giugno aveva aperto i granai e diffuso la farina tra la popolazione, facendo di fatto trovare vuoti i depositi ai tedeschi che stavano saccheggiando di tutto.
Il 1 Luglio la città scende in strada in una contenuta festa che ha comunque il suo picco in piazza Leopardi dove, confusi tra la folla ci sono l'antifascista Angelo Sorgoni, che da lì a pochi giorni sarà chiamato alla guida politica del comune, e i membri della famiglia ebrea di Italo Servi che, per la prima volta dopo mesi di clandestinità, possono svelare la propria identità, sino ad allora gelosamente protetta da alcuni coraggiosi recanatesi che avevano deciso di sfidare il regime ed i tedeschi, nascondendoli nelle proprie abitazioni, a rischio essi stessi della deportazione nei campi di sterminio.
Italo Servi tornando nella sua terra di origine, alla Liberazione di Milano, nel 1945, diventerà il primo sindaco di Sesto San Giovanni Liberata. Il 30 giugno viene fucilato nelle campagne recanatesi di Costa dei Ricchi, per rappresaglia, Armando Nina; nel mitragliamento aereo di Palazzo Bello del tardo pomeriggio del 30 giugno viene mortalmente colpita la 26enne Maria Teresa Carancini; a Recanati, il 1 luglio muore dilaniato dallo scoppio dei detonatori piazzati per far esplodere una mina tedesca, il giovanissimo Marco Menghini.
Da una batteria tedesca pesante posta sui crinali di San Pietro parte una serie di colpi che con precisione centrano la piazza di Potenza Picena mietendo vittime tra la gente che stava aspettando l'ingresso degli alleati. Saranno 4 i morti.
Altri colpi vengono indirizzati verso Montelupone danneggiando la chiesa di Santa Chiara. Questi colpi sparati dai contrafforti di Recanati, insieme all'individuazione da parte della ricognizione aerea di un carro armato tedesco (in realtà abbandonato) lungo la salita di Porta Marina, inducono gli Alleati a capire meglio quali siano le reali intenzioni dei tedeschi a Recanati e sospendono l'avvicinamento alla città.
Caccia inglesi mitragliano palazzo Carancini dove è visibile una bandiera con croce uncinata. 
A prendere l'iniziativa è in questo frangente don Lauro Cingolani che decide di inviare un ragazzo, munito di bicicletta, verso il fiume Potenza dove le forze anglo polacche sono in attesa di sferrare un attacco contro la linea tedesca Elfriede. Mentre gli anglo polacchi muovono lungo la costa, il giovane per strada viene fermato a villa Koch da esploratori del Corpo Italiano di Liberazione che ricevono i primi ragguagli sulla reale situazione in città. Nello stesso momento il GAP di Recanati prendeva contatto con le forze alleate nei pressi della centrale elettrica di Becerica (per mesi nascondiglio della radio del gruppo). Durante la ritirata degli occupanti, si registra anche un episodio di umanità da parte di un ufficiale tedesco che, come ci ha testimoniato don Lauro Cingolani, riconosce in alcuni uomini e donne, travestiti da contadini e contadine, al lavoro in un campo, ebrei che il sacerdote nascondeva a San Leopardo. "Reverendo, quelli sono ebrei, li nasconda altrove, dopo di noi passerà una colonna delle SS". Anche la Cattedrale fu rifugio di una famiglia ebrea, cosiccome uno stabile di Montevolpino. Nelle ore a cavallo tra il 30 giugno ed il 1 luglio il conte Ettore Leopardi, guida il comune, insieme al prof. Biagio Biagetti, presidente della Congregazione di Carità che gestisce acquedotto e ospedale, e l'avv. Marino Cingolani, presidente della Cassa di Risparmio. Con l'ingresso degli alleati il GAP assume il controllo militare, il CLN quello provvisorio politico. A Recanati il faticoso percorso verso la democrazia ha inizio subito e sorprende per la sua vitalità mentre ancora a pochi km infuriano i combattimenti. I tedeschi si attestano a Loreto e Castelfidardo e lungo il Musone formano la linea Albert. A farsi carico di questi passaggi verso la normalità è il Comitato di Liberazione che assume i poteri amministrativi, politici e di polizia indicando all'Ufficiale degli Affari Civili del Governo Militare Alleato la figura di Angelo Sorgoni che di fatto può considerarsi il primo sindaco della Liberazione. Il CLN deve fare i conti con le difficoltà non tanto della ricostruzione (Recanati in questo è stata risparmiata dalle distruzioni), ma della disoccupazione e dell'approvvigionamento alimentare. Anche Recanati istituisce la Commissione di Epurazione con l'incarico di denunciare al competente organo della defascistizzazione i nominativi dei soggetti compromessi con il regime. Alcuni recanatesi, arrestati in altre parti d'Italia, dopo la detenzione in vari centri, finiranno con le proprie famiglie nello speciale campo di concentramento di Coltrano, riservato agli "irriducibili" e gestito da inglesi ed americani. 

Il fronte passa ma i recanatesi già attivi nel GAP o nel CLN non esitano ad arruolarsi nelle forze del Corpo Italiano di Liberazione e continuare la campagna di liberazione. Scelta che coinvolge Franco Cingolani (già comandante partigiano a Esanatoglia), Alberto Fagiani (gappista), Irnerio Madoni (responsabile CLN di zona), Everardo Capodaglio (gappista) che combatteranno fino alla liberazione finale nelle fila del CIL con Arrigo Boldrini. Recanati liberata ma tanti recanatesi ancora nei campi di prigionia e lavoro in Germania, Austria e Polonia (c'è chi tornerà solo nel 1946): Marcuccio Marcucci, Gino Benedetti, Mario Cipolletti, Galizio Ulderigi, Emiliano Maccaroni, Armando Pierini, Carlo Paciotti, Germino Marani, Armando Ghergo, Antonio Gambini, Gino Carloni, Giulio Palazzo, Pierino Lorenzini, Raimondo Mazzola.
Recanati liberata ma recanatesi a combattere a fianco della resistenza albanese, greca e jugoslava: Leonardo Fuselli, Dino Cingolani, Nazzareno Cammerucci, Dario Mazziero, Nazareno Biagiola, Luigi Borsini, Giuseppe Scarponi, Romeo Paolini, Nello Beccacece, Giuseppe Moriconi, Albino Biagiola, Gino Scarponi, Nello Casagrande, Nello Pompozzi, Dino Cingolani.
Per non dimenticare quei recanatesi che trovandosi nel sud Italia subito liberato, aderirono al Corpo Italiano di Liberazione risalendo la penisola fino alle porte di Recanati, come Gioacchino Grassetti.
Un elenco cui aggiungere i giovani che salirono a Montalto per aggregarsi alla Resistenza durante l'occupazione: Lucio Marchetti, Ivano Pecorari, Gino Fuselli, Risveglio Cappellacci, Romolo Menghi, Mario Fuselli, Ercole Corvatta, Il 19 ottobre 1944, DC, Partito d'Azione, Partito Socialista, Partito Comunista ricostituiscono il Comitato Comunale Recanatese di Liberazione presieduto da Arnaldo Orlandoni del PCI, da Sergio Biti (DC), Celso Minestroni (Partito d'Azione), Mariano Tubaldi (PSI), Lino Gioa (Patrioti). Il Comitato nomina anche la giunta che sarà guidata da Umberto Magrini, sindaco (PSI), vice Marcello Pericoli (DC), e dagli assessori Alfredo Vincenzoni (Pd'A), Mario Mariani (PCI), Irnerio Madoni (Patrioti), Francesco Argentati (Pd'A), Giuseppe Cecchini (DC).
I giornali di guerra inglesi danno risalto ad un torneo di calcio a Recanati che vede protagonisti ex nazionali d'Inghilterra, Irlanda e Polonia impegnati in appassionate partite contro rappresentative di giocatori italiani di categoria. Un torneo nella memoria di Bebi Patrizi, fucilato a Montalto. Mentre sulla linea Gotica si combatte ancora, a novembre Recanati espone 170 opere di artisti recanatesi contemporanei, fortemente voluta dal nuovo sindaco, Umberto Magrini, subentrato a Sorgoni chiamato ad impegni nazionali. Biagio Biagetti, Rodolfo Ceccaroni, Irnerio Patrizi, Cesare Peruzzi, Arturo Politi colorano quattro sale del palazzo comunale. Ma quelle partite di calcio, quei quadri c'è chi non li vedrà. Sono caduti per la Libertà, fucilati o in combattimento, o vittime della rappresaglia, i recanatesi Nazzareno Biagiola, Pietro Ghergo, Arduino Marconi, Filippo Acciarini, Alberto Patrizi, Armando Nina, Alberto Fagiani, Nazzareno Martinelli, Alfredo Cartocci, Oreste Mosca, Marco Menghini.
La Resistenza fu una spinta verso il riscatto dalle umiliazioni che coinvolse più o meno tutta la popolazione italiana.

 

On July 1, 1944, the Polish avant-gardes of the Karpaty Brigade, supported by explorers of the Italian Liberation Corps, entered Recanati from Via Falleroni and Montemorello, effectively sanctioning the Liberation of the city even if the Partisan Action Group, in command of Natale Gioia, had taken control of key points and manned those buildings and installations whose machinery was still intact and crucial for a possible recovery.
At the time of the Liberation of Recanati, the Gap had 35 operative partisans and 14 patriots in the city. Not to mention how many, in other areas of Italy and abroad, were active in the resistance line of those places.
A clandestine committee had already been set up in the autumn of 1943 and met in a cobbler's shop in Montemorello, that of Umberto Corvatta, or in a house in via Campo dei Fiori. A group of anti-fascists was formed: Angelo Sorgoni (persecuted by fascism, imprisoned and confined to Ustica), Marino Cingolani, Arnaldo Orlandoni, Giuseppe Gurini, Celso Minestroni, Giovanni Magnarelli, Natale Gioia, Irnerio Madoni, Silvio Corvatta, Vincenzo Marinelli.
Dozens of other Recanatesi were instead attached to the first partisan forces set up in the mountains. There was also a clandestine printing shop in the cellar of a downtown bar.
A cross-section of the harsh reality of the Recanatese countryside was recently offered to us by Matteo Petracci in his essay dedicated to the opposition of Recanati to fascism. There is also a cross-section of peasant and worker society with little inclination to fascism. 
But despite this strong pressure from fascism, Recanati became the place of secret meetings between the CLNs of the Marche and allied emissaries for years. The Potenza river, with the support of the Portorecanati GAP became a nerve center for landings and embarkations.
The first CLN was made up of Natale Gioia, Irnerio Madoni, Pietro Maggini, Captain Principi, Giuseppe Tarducci, Sergio Biti, Gaetano Carancini, Nazzareno Biagiola. The GAP was formed in October 1943.
Initially, a low profile was kept: relay races, armed escorts, weapons collection, dispatch of reluctants to the mountains, embarkations, protection of Jewish families, information gathering. Then in the days before July 1, the Gappist presence became sensitive: attacks on the militia barracks to free some political prisoners, armed clash near the Archi against republicans and Germans, sabotage of telephone lines near the German command at Villa Koch.
The slaughterhouse facilities that the Germans had prepared to move to the north, as well as the Molino power plant, were saved.
The mayor, foreseeing the end of fascism also in Recanati, had opened the granaries and spread the flour among the population the last days of June, so the Germans would find the deposits empty.
On 1 July the city rejoices in Piazza Leopardi where, confused in the crowd are the anti-fascist Angelo Sorgoni, who would have been called to the political guide of the municipality, and members of the Jewish family of Italo Servi who, for the first time after months of hiding, could reveal their identity, until then jealously protected by some brave Recanatesi who had decided to challenge the regime and the Germans, hiding them in their homes, to their risk being deported to extermination camps.
Italo Servi, returning to his homeland, at the Liberation of Milan, in 1945, became the first mayor of Sesto San Giovanni. On 30 June Armando Nina was shot in the Recanati countryside of Costa dei Ricchi in retaliation; in the aerial strafing of Palazzo Bello in the late afternoon of June 30, the 26-year-old Maria Teresa Carancini was fatally hit; in Recanati, on 1 July the very young Marco Menghini died torn by the explosion of detonators placed to detonate a German mine.
From a heavy German battery placed on the ridges of San Pietro, a series of shots starts which precisely hit the square of Potenza Picena, claiming victims among the people who were waiting for the allies to enter. There were 4 dead.
Other shots were directed towards Montelupone damaging the church of Santa Chiara. These shots fired from the buttresses of Recanati, together with the identification by the aerial reconnaissance of a German tank (actually abandoned) along the slope of Porta Marina, lead the Allies to better understand what the real intentions of the Germans in Recanati were and they suspended the approach to the city.
British fighters machine-guned Palazzo Carancini where a flag with a swastika was visible. 
In the hours between June 30 and July 1, Count Ettore Leopardi lead the town, together with prof. Biagio Biagetti, president of the Congregation of Charity that managed the aqueduct and hospital, and the lawyer Marino Cingolani, president of the Cassa di Risparmio. With the entry of the allies the GAP assumed military control. In Recanati the tiring path towards democracy began immediately and surprised for its vitality while the fighting raged just a few kilometers away. The Germans settled in Loreto and Castelfidardo and along the Musone River forming the Albert line. To take charge of these steps towards normality is the Liberation Committee which assumed administrative, political and police powers by indicating to the Civil Affairs Officer of the Allied Military Government the figure of Angelo Sorgoni who in fact can be considered the first mayor of the Liberation . The CLN has to deal with the difficulties not so much of reconstruction (Recanati has been spared in this from destruction), but of unemployment and food supply. Recanati also established the Purge Commission with the task of reporting the names of the subjects compromised with the regime to the competent defascistisation body. Some Recanatese, arrested in other parts of Italy, after being detained in various centers, ended up with their families in the special concentration camp of Coltrano, ran by the British and Americans. The front passed but the Recanatese already active in the GAP or CLN did not hesitate to enlist in the forces of the Italian Liberation Corps and continued the liberation campaign. Choice involving Franco Cingolani (former partisan commander in Esanatoglia), Alberto Fagiani (gappista), Irnerio Madoni (CLN area manager), Everardo Capodaglio (gappista) who fought until the final liberation in the ranks of the CIL with Arrigo Boldrini. Recanati freed but many  went to prison and work camps in Germany, Austria and Poland (some returned only in 1946): Marcuccio Marcucci, Gino Benedetti, Mario Cipolletti, Galizio Ulderigi, Emiliano Maccaroni, Armando Pierini, Carlo Paciotti, Germino Marani, Armando Ghergo, Antonio Gambini, Gino Carloni, Giulio Palazzo, Pierino Lorenzini, Raimondo Mazzola.
Recanati freed but went to fight alongside the Albanian, Greek and Yugoslav resistance: Leonardo Fuselli, Dino Cingolani, Nazzareno Cammerucci, Dario Mazziero, Nazareno Biagiola, Luigi Borsini, Giuseppe Scarponi, Romeo Paolini, Nello Beccacece, Giuseppe Moriconi, Albino Biagiola, Gino Scarponi, Nello Casagrande, Nello Pompozzi, Dino Cingolani.
Not to forget those Recanatese who, finding themselves immediately liberated in southern Italy, joined the Italian Liberation Corps by going up the peninsula to the gates of Recanati, like Gioacchino Grassetti.
A list to add with the young people who went up to Montalto to join the Resistance during the occupation: Lucio Marchetti, Ivano Pecorari, Gino Fuselli, Risveglio Cappellacci, Romolo Menghi, Mario Fuselli, Ercole Corvatta, October 19, 1944, DC, Party of Action, Socialist Party, Communist Party reconstituted the Recanatese Municipal Liberation Committee chaired by Arnaldo Orlandoni of the PCI, Sergio Biti (DC), Celso Minestroni (Action Party), Mariano Tubaldi (PSI), Lino Gioa (Patriots). The Committee also appointed the council that was led by Umberto Magrini, mayor (PSI), deputy Marcello Pericoli (DC), and by the councilors Alfredo Vincenzoni (Pd'A), Mario Mariani (PCI), Irnerio Madoni (Patrioti), Francesco Argentati (Pd'A), Giuseppe Cecchini (DC).
The English war newspapers highlighted a football tournament in Recanati that saw former national players of England, Ireland and Poland engaged in passionate matches against representatives of Italian players of the category. A tournament in the memory of Bebi Patrizi, shot in Montalto. While fighting on the Gothic line, in November Recanati exhibited 170 works by contemporary Recanati artists, strongly desired by the new mayor, Umberto Magrini, who took over from Sorgoni and was called to national commitments. Biagio Biagetti, Rodolfo Ceccaroni, Irnerio Patrizi, Cesare Peruzzi, Arturo Politi color four rooms of the town hall. But there were people who didn't see those football matches, those paintings. The Recanatese Nazzareno Biagiola, Pietro Ghergo, Arduino Marconi, Filippo Acciarini, Alberto Patrizi, Armando Nina, Alberto Fagiani, Nazzareno Martinelli, Alfredo Cartocci, Oreste Mosca, Marco Menghini have fallen for Freedom, shot or in combat, or victims of reprisal. .
The Resistance was a push towards redemption from the humiliations that involved more or less the entire Italian population.

Via delle Conce

Via delle Conce

Grande importanza assumeva il lavoro e il commercio della lana, non solo per l’industria, ma addirittura l’arte della lana sia per la confezione che per i suoi prodotti.
Questo ha dato il nome di via delle Conce, dove abitavano i lanaioli. Con la lana vi era pure una buona industria di lino, seta, canapa, bambagia bianca e tinta, canovaccio, misurato a canna e corde. Nel 1626 entrò l’arte della calza di lana con l’agucchia.

 

The work and trade of wool assumed great importance, not only for industry, but even the art of wool both for its packaging and for its products.
This gave the name to via delle Conce, where the wool workers lived. With wool there was also a good industry of linen, silk, hemp, white and dyed cotton, cloth, measured by reed and ropes. In 1626 the art of the wool sock with the needle became famous.

Via Domenico Ricci

Via Domenico Ricci

Domenico Ricci, appuntato dei Carabinieri, Medaglia d'Oro al Valor Civile.
Per 20 anni autista di fiducia dell’on. Moro. Nasce a San Paolo di Jesi, nel 1936 e muore a 42 anni a Roma, in Via Mario Fani il 16 Marzo 1978 durante l’attentato e il rapimento dell’onorevole Aldo Moro.
Il 16 Marzo 1978 a Roma in Via Mario Fani, l’auto dell’On. Moro e quella della scorta vengono tamponate da due auto dalle quali scende una parte del commando terrorista, mentre altri sono in agguato sul posto. La banda è presumibilmente composta da 11 uomini e una donna, che massacrano la scorta e rapiscono il presidente. Cadono il maresciallo dei CC Oreste Leonardi, che è alla guida della Fiat 130 di Moro, la guardia di PS Raffaele Iozzino, l’appuntato dei CC Domenico Ricci, la guardia di PS Giulio Rivera e il vice-brigadiere di PS Francesco Zizzi.

 

Domenico Ricci, Carabiniere, Gold Medal for Civil Valor.
For 20 years he had been the trusted driver of Hon. Moro. He was born in San Paolo di Jesi in 1936 and died at 42 in Rome, in Via Mario Fani on March 16, 1978 during the attack and kidnapping of the Minister Aldo Moro.
On March 16, 1978 in Rome in Via Mario Fani, the car of the Hon. Moro and the escort was hit by two cars from which a part of the terrorist commando got off, while others were lurking on the spot. The gang was allegedly made up of 11 men and one woman, who massacred the escort and kidnapped the minister. The Carabiniere Oreste Leonardi, who was driving Moro's Fiat 130, the PS guard  Raffaele Iozzino, the Carabiniere Domenico Ricci, the PS guard Giulio Rivera and the PS deputy Francesco Zizzi were killed.

Via Don Mariano Capecci

Via Don Mariano Capecci

Don Mariano Capecci nato a Castelfidardo 1896, cappellano, militare nella seconda guerra Mondiale.
Sacerdote ed educatore.
Personaggio religioso dotato di grande umanità a stretto contatto con la realtà giovanile di Recanati. Negli anni Cinquanta, l’attività degli scout recanatesi crebbe, grazie alla sua guida di carismatico animatore per i giovani e la squadra di calcio, operava nell’ oratorio di San Filippo Neri e organizzava numerosi campi estivi sui monti Sibillini e quelli dell’Abruzzo. 

 

Don Mariano Capecci born in Castelfidardo 1896, chaplain, soldier in the Second World War.
Priest and educator.
Religious person with great humanity in contact with the youth reality of Recanati. In the fifties, the activity of the Recanati scouts grew, thanks to his leadership as a charismatic animator for young people and the football team, he worked in the oratory of San Filippo Neri and organized numerous summer camps in the Sibillini and Abruzzo mountains.  

Via Elzeario Torregiani

Via Elzeario Torregiani

Luigi Torregiani, dell’ordine religioso dei Frati Minori Cappuccini Francescani, nominato vescovo di Armidale, New South Wales, nel 1879.
Elzeario è il nome assunto al momento della professione di voto. Nacque il 20 maggio 1830 in una casa della campagna di Scossici e a 17 anni entrò nell’ordine dei cappuccini. La prima messa la celebrò nel 1853, dopo di che fu inviato missionario in Inghilterra, nel Galles, dove restò fino al 1879, quando venne consacrato vescovo di Armidale, diocesi australiana.
In Galles aveva duramente lavorato tra i minatori, specie quelli della comunità irlandese. Durante il viaggio verso l’Australia, Torregiani si fermò qualche tempo a Porto Recanati dove ebbe accoglienze entusiaste da parte della gente. In quella circostanza impartì la sacra Cresima a bambini ed a bambine di qualsiasi età, con permesso dell’ordinario diocesano.
Dalle città limitrofe, che il Torregiani visitò, gli furono resi onori, come pure dal Vescovo diocesano, tanto in Loreto che in Recanati, e dall’Arcivescovo di Fermo, Malagola.
Nonostante la sua condizione fosse molto umile ed avesse avuto parenti poverissimi, non s’inorgoglì mai per tanta sua dignità, ma si mostrò sempre umile ed affabile con tutti. Torregiani si imbarcò a Brindisi il 29 settembre 1879 per Alessandria d’Egitto, poi Suez e da lì partì per Sidney. Giunto in Australia, venne accompagnato dal vescovo di Maislan, Murray, ad Armidale, diocesi suffraganea di Sidney nella quale vivevano circa 20 mila cattolici.
Torregianimorì in Armidale il 28 gennaio 1904 e lì è sepolto. La sua terra di origine non si è mai ricordata di lui.

 

Luigi Torregiani, of the religious order of the Minor Franciscan Capuchin Friars , appointed bishop of Armidale, New South Wales, in 1879.
Elzeario is the name assumed at the time of the profession of vote. He was born on May 20, 1830 in a country house in Scossici and at the age of 17 he entered the order of the Capuchins. He celebrated the first mass in 1853, after which he was sent as a missionary to England, Wales, where he remained until 1879, when he was consecrated bishop of Armidale, an Australian diocese.
In Wales he had worked hard among the miners, especially those of the Irish community. During the journey to Australia, Torregiani stopped for some time in Porto Recanati where he received enthusiastic welcome from the people. On that occasion he imparted the sacred Confirmation to boys and girls of any age, with the permission of the ordinary diocesan .
From the neighboring cities, which Torregiani visited, he was honored, as well as by the diocesan Bishop, both in Loreto and in Recanati, and by the Archbishop of Fermo, Malagola.
Although his conditions were very humble and he had very poor relatives, he never took pride in his dignity, but always showed himself humble and affable to everyone. Torregiani embarked in Brindisi on 29 September 1879 for Alexandria, then Suez and from there he left for Sidney. On arriving in Australia, he was accompanied by the bishop of Maislan, Murray, to Armidale, a suffragan diocese of Sidney where about 20,000 Catholics lived.
Torregian died in Armidale on 28 January 1904 and was buried there. His homeland never remembered him.

Via Enrico Fermi

Via Enrico Fermi

Enrico Fermi (Roma,  Settembre 29 1901 – Chicago,  Novembre 28 1954) è stato un fisico italiano naturalizzato statunitense.
Enrico Fermi naque a Roma il 29 Settembre 1901. Sin da bambino mostrò grande interesse e propensione per la matematica e la fisica, cui si avvicinò gazie al contributo dell'insegnante Amidei. Quest'ultimo lo aiutò seguendo sistematicamente i suoi studi e proponendogli dei test specifici. La sua preparazione proseguì al liceo, ove si diplomò nel 1918, e successivamente presso la scuola normale di Pisa.
Nel 1924 fu iniziato in Massoneria nella Loggia "Adriano Lemmi" del Grande Oriente d'Italia a Roma Durante gli studi universitari Enrico Fermi si dedicò ad una intensa attività di ricerca sui caratteri distintivi del suono e della diffrazione dei raggi X da parte dei cristalli, conclusosi nello stesso periodo l'assegnazione del premio Nobel per la fisica ad Einsteinmise lo studio della struttura atomica al centro dei suoi interessi e lo portò all'elaborazione della statistica antisimmetrica (statistica Fermi-Dirac) basata sul principio di esclusione di Pauli.
La brillante elaborazione lo mise ai vertici degi interessi di Corbino, uomo politico di fama, il quale gli diede l'opportunità di creare un gruppo di ricerca presso lo studio di via Panisperna a Roma e di porttare la fisica italiana ai più alti livelli.
Insieme ad un gruppo di giovani laureati Fermi potè compiere gli studi che lo portarono alla formulazione della teoria matematica del decadimento di Beta e alla scoperta dei neutroni lenti. Un bombardamento di neutroni di questo tipo permetteva di ottenere attività indotte molto piu' intense.
L'enorme valore della scoperta fruttò a Fermi l'assegnazione del Nobel per la fisica nel 1938. Da allora fino al 1942 la precaria condizione mondiale constrinse Fermi alla permanenza negli Stati Uniti, ove non erano in vigore le leggi razziali adottate invece in Germania e in Italia. Qui lavorò all'attivazione del primo reattore nucleare, che permetteva di produrre uno sviluppo controllato di energia a partire da un processo di fissione, e alla costruzione della bomba atomica.
Abbandonati gli studi in tal campo si dedicò, fino al momento della sua morte sopraggiunta nel 1954, allo studio della struttura subatomica e all'analisi delle reazioni fra Pioni e Nucleoni.
Per omaggiare il suo enorme contributo alla fisica mondiale, quando si scoprirono particelle subatomiche ancora ignote, venne dato loro in nome di Fermioni.
Nell'estate del 1949, Fermi tornò brevemente in Italia per partecipare ad una conferenza sui raggi cosmici che si tenne a Como ove ebbe modo di rivedere alcuni colleghi tra i quali Amaldi, Bernardini, Pontecorvo, Segrè.
Dopo la conferenza, organizzata dall'Accademia dei Lincei, Fermi tenne anche alcune lezioni a Roma e Milano. Le lezioni, raccolte dagli assistenti delle due università, furono pubblicate nel 1950. Fermi tornò nuovamente in Italia, per l'ultima volta, già gravemente malato, pochi mesi prima di morire, nel 1954 per tenere una lezione sui mesoni a Varenna presso Villa Monastero, sul lago di Como.
La stessa Villa è ora sede della Scuola internazionale di fisica, intitolata allo scienziato italiano.
Il 29 novembre 1954 Fermi morì di tumore dello stomaco a Chicago e venne sepolto nel locale Oak Woods Cemetery. Aveva cinquantatré anni. Una lapide commemorativa lo ricorda nella Basilica di Santa Croce a Firenze.

 

Enrico Fermi (Rome,  September 29 1901 - Chicago,  November 28 1954) was an Italian naturalized American physicist.
Enrico Fermi was born in Rome on September 29, 1901. As a child he showed great interest and propensity for mathematics and physics, which he approached thanks to the contribution of the teacher Amidei. The latter helped him by systematically following his studies and offering him specific tests. His preparation continued in high school, where he graduated in 1918, and subsequently at the Normale school of Pisa.
In 1924 he was initiated into Freemasonry in the "Adriano Lemmi" Loggia of the Grand Orient of Italy in Rome. During his university studies Enrico Fermi devoted himself to an intense research activity on the distinctive characteristics of sound and X-ray diffraction by crystals, and in the same period the awarding of the Nobel Prize for physics put the study of atomic structure at the center of his interests and led him to the elaboration of antisymmetric statistics (Fermi-Dirac statistics) based on the Pauli exclusion principle.
The brilliant elaboration put him at the top of the interests of Corbino, a politician, who gave him the opportunity to create a research group in the studio in via Panisperna in Rome and to bring Italian physics to the highest levels.
Together with a group of young graduates Fermi was able to complete the studies that led him to the formulation of the mathematical theory of Beta decay and to the discovery of slow neutrons. A bombardment of neutrons of this type allowed to obtain much more intense induced activities.
The enormous value of the discovery earned Fermi the Nobel Prize in physics in 1938. From then until 1942 the precarious world condition forced Fermi to stay in the United States, where the racial laws adopted in Germany were not in force. Here he worked on the activation of the first nuclear reactor, which allowed to produce a controlled development of energy starting from a fission process, and on the construction of the atomic bomb.
Abandoning his studies in this field, he devoted himself, until his death in 1954, to the study of the subatomic structure and to the analysis of the reactions between Pions and Nucleons.
To pay homage to his enormous contribution to world physics, when still unknown subatomic particles were discovered, it was given to them the name of Fermions.
In the summer of 1949, Fermi briefly returned to Italy to participate to a conference on cosmic rays which was held in Como where he was able to see some colleagues including Amaldi, Bernardini, Pontecorvo, Segrè.
After the conference, organized by the Accademia dei Lincei, Fermi also held some lessons in Rome and Milan. The lessons, collected by his assistants, were published in 1950. Fermi returned to Italy again, for the last time, already seriously ill, a few months before his death, in 1954 to give a lecture in Varenna at Villa Monastero, on Lake Como.
The Villa itself is now home of the International School of Physics, named after the Italian scientist.
On November 29, 1954 Fermi died of stomach cancer in Chicago and was buried in the local Oak Woods Cemetery. He was fifty-three years old. A commemorative plaque commemorates him in the Basilica of Santa Croce in Florence.

Via Enzo Tortora

Via Enzo Tortora

Antonio Doria cittadino onorario di Recanati e fondatore del circolo culturale e musicale di Monfalcone dedicato a B.Gigli. nel 1980, allestì una mostra sul tenore B.Gigli e chiese, tramite la Pro Loco cittadina, la partecipazione alla trasmissione “Portobello” di Enzo Tortora alla ricerca di reperti e cimeli gigliani.
Enzo Claudio Marcello Tortora (30 novembre 1928, Genova - 18 maggio 1988, Milano) è stato un conduttore televisivo, giornalista e politico italiano. Il suo nome è ricordato anche per un caso di malagiustizia di cui fu vittima e che fu poi denominato "caso Tortora".
Il 17 giugno 1983, sulla base delle accuse di un pentito della camorra, viene arrestato. Inizia per lui un calvario che lo porterà ad impegnarsi per la difesa dei diritti umani. Entra anche in politica: un anno dopo l'arresto è europarlamentare nelle liste dei Radicali.
Il 20 febbraio 1987 la Corte di Cassazione lo assolve, al termine di un lungo e travagliato iter processuale 

 

Antonio Doria honorary citizen of Recanati and founder of the cultural and musical circle of Monfalcone dedicated to B. Gigli. in 1980, he set up an exhibition on the tenor Beniamino Gigli and asked, through the town's Pro Loco, to participate to the program “Portobello” by Enzo Tortora in search of  Gigli's historical finds and antiques.
Enzo Claudio Marcello Tortora ( November 30 1928, Genova -  May 18 1988, Milan) was an Italian TV presenter, journalist and politician. His name is also remembered for a case of evil justice of which he was a victim and which was later called "Tortora case".
On  June 17 1983, on the basis of the accusations of a repentant of the Camorra, he was arrested. An ordeal began that lead him to commit himself to the defense of human rights. He also entered politics: a year after his arrest he was a member of the European Parliament on the Radicals' lists.
On February 20, 1987 the Court of Cassation acquitted him, at the end of a long and troubled procedural process

Via Erideo Marinucci

Via Erideo Marinucci

Industriale. Nasce a Castelfidardo il 12 giugno 1901. Azienda fondata a Recanati nel 1922. Negli anni ’50 era fra i principali esportatori italiani di fisarmoniche, ma un grosso incendio ne fermò bruscamente l’ attività che riprese appena un anno dopo ritornando alla produzione di strumenti musicali e nella medesima sede ristrutturata.
Intelligenza lungimirante, Erideo intuisce la necessità di allargare la sua produzione con altri strumenti musicali e cercare nuovi spazi nell’elettronica con idee commercialmente innovative per l’ epoca. Produce, da un brevetto francese, la clavietta.
Insignito dell’onorificenza di Cavaliere Ufficiale del Lavoro. Il fondatore Erideo Marinucci fu un pioniere nella conversione del settore verso le tastiere con la costruzione di organi elettrici a ventola.
All’inizio degli anni 60 Erideo Marinucci acquistò un terreno vergine esteso su più di 25.000 mq, vicino al centro di Recanati per ampliare il nucleo della fabbrica che nei periodi di massima produzione raggiungeva più di cento unità. Il nuovo complesso però non vide mai la nuova sede della Marinucci a causa della prematura scomparsa di Erideo, il 19 febbraio 1962. Gli eredi, in seguito, venderanno l’ intera zona industriale ad Oliviero Pigini, che completerà i lavori dando vita alla EKO.

 

Industrial. He was born in Castelfidardo on  June 12 1901. Company founded in Recanati in 1922. In the 1950s he was one of the main Italian exporters of accordions, but a big fire abruptly stopped the activity which resumed just a year later, returning to the production of musical instruments and at the same time  renovating the location.
Farsighted intelligence, Erideo sensed the need to expand his production with other musical instruments and seek new spaces in electronics with commercially innovative ideas for that time. He produced, from a French patent, the "claviette".
Awarded the honor of Order of Merit for Labor. Founder Erideo Marinucci was a pioneer in converting the industry to keyboards with the construction of fan electric organs.
At the beginning of the 1960s, Erideo Marinucci bought a virgin land covering more than 25,000 square meters, near the center of Recanati to expand the core of the factory which reached more than one hundred units during peak production periods. The new complex, however, never saw the new Marinucci headquarters due to the untimely death of Erideo, on February 19, 1962. The heirs, later, sold the entire industrial area to Oliviero Pigini, who completed the works giving life to the EKO.

Via Ezra Weston Loomis Pound

Via Ezra Weston Loomis Pound

Ezra Weston Loomis Pound (Hailey, 30 ottobre 1885 – Venezia, 1º novembre 1972) è stato un poeta, saggista e traduttore statunitense, che passò la maggior parte della sua vita in Italia. Cresciuto all'interno di una famiglia di forte estrazione religiosa, visse per lo più in Europa e fu uno dei protagonisti del modernismo e della poesia di inizio XX secolo.
Costituì, assieme a Thomas Stearns Eliot, la forza trainante di molti movimenti modernisti, principalmente dell'imagismo e del vorticismo, correnti che prediligevano un linguaggio d'impatto, un immaginario spoglio e una netta corrispondenza tra la musicalità del verso e lo stato d'animo che esprimeva, in contrasto con la letteratura vittoriana e coi poeti georgiani.
Dopo Londra si trasferì a Parigi e frequentò personaggi come Constantin Brâncuși, Francis Picabia, Georges Braque, Pablo Picasso, Jean Cocteau, Tristan Tzara, Erik Satie.
Per tutti gli anni trenta, Pound progettò iniziative letterarie e musicali e nei concerti era spesso impegnata Olga Rudge, violinista americana, che nel 1925 diede a Pound una figlia, Mary de Rachewiltz. Con il suo ritorno in Italia nel 1925, Ezra Pound cominciò a rivolgere i suoi interessi sempre più alla politica e all'economia e si avvicina al fascismo che intanto era arrivato al potere, esprimendo ammirazione per Mussolini, Hitler e Oswald Mosley .Sostenne il regime fascista fino alla caduta della Repubblica di Salò.
Il 30 gennaio del 1933 riuscì a farsi ricevere a Roma da Benito Mussolini e in quell'occasione Pound regalò al Duce una copia dei suoi Cantos e illustrò al capo del fascismo alcune proposte in materia economica.
Durante il 1940 Ezra Pound, iniziò a trasmettere dalle frequenze dell'EIAR, il programma radio in lingua inglese «Europe calling, Ezra Pound speaking», in cui difendeva il fascismo e accusava gli angloamericani e la finanza internazionale di aver provocato la guerra contro i Paesi che si erano ribellati al giogo dell'usura.
Pound aderì alla RSI (ottobre 1943 - aprile 1945) come cittadino straniero residente e si trasferì a Milano per continuare le sue trasmissioni radio e tentare di convincere ancora il governo fascista ad applicare le sue teorie economiche, rimanendo comunque soddisfatto della socializzazione dell'economia, progettata dal Partito Fascista Repubblicano; Pound affermerà che, per molti «uomini onesti», era impossibile stare con la corruzione e «il lerciume di Badoglio», motivando così la scelta di stare con un governo collaborazionista con i nazisti e si fece portavoce di campagne antisemite, identificando gli ebrei come i banchieri usurai. Il 3 maggio 1945 venne catturato dai partigiani e consegnato alle forze armate degli Stati Uniti, dove fu sottoposto a processo per collaborazionismo e tradimento a causa delle sue prese di posizione durante il conflitto mondiale, reati per cui rischiava la pena di morte o l'ergastolo. A fine novembre 1945 fu trasferito in aereo a Washington per il processo, ma in seguito a una perizia psichiatrica che lo dichiarò infermo di mente con una discussa diagnosi di schizofrenia, il processo fu rinviato e Pound fu internato nell'ospedale criminale federale "St. Elizabeths" di Washington per tredici anni.
Nel 1957 la pubblica accusa, verificato che Pound non si sarebbe potuto processare, a causa della sua asserita infermità mentale, ritirò le accuse e il poeta tornò in libertà, ripartendo poco dopo per l'Italia, dove trascorse gli ultimi anni. Benché avesse preso poi le distanze dalla Germania nazista, ma non dal fascismo italiano, costò a Pound, nel secondo dopoguerra, la possibilità di partecipare all'assegnazione del premio Nobel per la letteratura, nel 1959, in quanto l'Accademia di Svezia rifiutò la candidatura espressa a suo favore da uno dei componenti della commissione.
Nel 1967 Pier Paolo Pasolini incontrò e intervistò Ezra Pound in un documentario televisivo, Un'ora con Ezra Pound. Il poeta dei Cantos appare molto stanco, estraneo al mondo a lui contemporaneo e alle sue avanguardie. Morì a Venezia il 1º novembre 1972. Riposa nel locale cimitero nell'isola di San Michele, con accanto Olga Rudge, sopravvissutagli per 26 anni. 

 

Ezra Weston Loomis Pound (Hailey,  October 30 1885 - Venice,  November 1 1972) was an American poet, essayist and translator who spent most of his life in Italy. Raised in a family with a strong religious background, he lived mostly in Europe and was one of the protagonists of the early 20th century modernism and poetry.
Together with Thomas Stearns Eliot, he constituted the force of many modernist movements, mainly of imagism and vorticism, currents that favored an language impact, a bare imagery and a clear correspondence between the musicality of the verse and the state of soul he expressed, in contrast to Victorian literature and Georgian poets.
After London he moved to Paris and frequented characters such as Constantin Brâncuși, Francis Picabia, Georges Braque, Pablo Picasso, Jean Cocteau, Tristan Tzara, Erik Satie.
Throughout the thirties, Pound planned literary and musical initiatives and the concerts often involved Olga Rudge, an American violinist, who in 1925 gave Pound a daughter, Mary de Rachewiltz. With his return to Italy in 1925, Ezra Pound began to turn his interests more and more to politics and economy and approached the fascism that had meanwhile come to power, expressing admiration for Mussolini, Hitler and Oswald Mosley until the fall of the Republic of Salò.
On January 30, 1933 he managed to be received in Rome by Benito Mussolini and on that occasion Pound gave the Duce a copy of his Cantos and illustrated some proposals on economic matters to the head of Fascism.
During 1940, Ezra Pound began the broadcasting of the English-language radio program "Europe calling, Ezra Pound speaking" on the EIAR frequencies, in which he defended fascism and accused Anglo-Americans and international finance of having caused the war against the Countries that had rebelled against the yoke of usury.
Pound joined the RSI (October 1943 - April 1945) as a  resident foreign citizen  and moved to Milan to continue his radio broadcasts and try to persuade the fascist government to apply his economic theories again, while remaining satisfied with the socialization of the economy. designed by the Fascist Republican Party; Pound affirmed that, for many "honest men", it was impossible to stay with corruption and "the filth of Badoglio", thus motivating the choice to be with a collaborationist government with the Nazis and became the spokesperson for anti-Semitic campaigns, identifying Jews as the bankers usurers. On May 3, 1945, he was captured by the partisans and handed over to the United States armed forces, where he was put on trial for collaborationism and treason because of his positions during the world conflict, crimes for which he risked the death penalty or life imprisonment. . In late November 1945, he was flown to Washington for trial, but following a psychiatric report that found him mentally ill with a controversial diagnosis of schizophrenia, the trial was postponed and Pound was interned at the St. Elizabeths "of Washington for thirteen years.
In 1957 the public prosecution, having verified that Pound could not have been tried, due to his alleged insanity, withdrew the accusations and the poet returned to freedom, leaving shortly after for Italy, where he spent his last years. Although he then distanced himself from Nazi Germany, but not from Italian fascism, it cost Pound, after World War II, the opportunity to participate in the Nobel Prize for literature in 1959, as the Swedish Academy refused candidacy expressed in his favor by one of the members of the commission.
In 1967 Pier Paolo Pasolini met and interviewed Ezra Pound in a television documentary, An hour with Ezra Pound. The poet of the Cantos appeared very tired, alien to the contemporary world and to its avant-gardes. He died in Venice on 1 November 1972. He rests in the local cemetery on the island of San Michele, alongside Olga Rudge, who survived him for 26 years.

Via Federico Alessandrini

Via Federico Alessandrini

Federico Alessandrini nacque a Recanati il 5 agosto 1905, restandovi sino al 1919. Poi si trasferì a Roma, dove terminò gli studi classici e si iscrisse alla facoltà di medicina.
Nel 1924 fece parte della Fuci, successivamente abbandonò la medicina per dedicarsi alle lettere. Collaborò con la rivista Studium e nel 1929 si laureò discutendo una tesi chiamata: La fortuna di Alessandro Manzoni.
Diventò vicedirettore de L’ Osservatore Romano giornale storico della Città del Vaticano, per poi dirigere la Sala Stampa Vaticana, divenendo il primo portavoce laico della Santa Sede . Nell’ ufficio Stampa dell’Azione Cattolica Italiana passò gli anni del regime fascista, dedicandosi ad un lavoro di rassegna stampa italiana ed estera, finché del 1934 al 1938 fu impegnato nell’ attività giornalistica riguardante la polemica Stato-Chiesa.
Diventò direttore de Il Quotidiano, organo cattolico dal 1946 al 1950. Morì a Roma il 2 maggio 1983.

 

Federico Alessandrini was born in Recanati on  August 5 1905, remaining there until 1919. Then he moved to Rome, where he finished his classical studies and enrolled in the faculty of medicine.
In 1924 he was part of the Fuci, subsequently he abandoned medicine to devote himself to literature. He collaborated with the magazine Studium and in 1929 he graduated with a thesis called: The fortune of Alessandro Manzoni.
He became deputy director of L'Osservatore Romano historical newspaper of the Vatican City, and then directed the Vatican Press Office, becoming the first lay spokesman of the Holy See. In the Press Office of the Italian Catholic Action he spent the years of the fascist regime, dedicating himself to  the Italian and foreign press review, from 1934 to 1938 he was engaged in a journalistic activity concerning the Church-State controversy.
He became director of Il Quotidiano, a Catholic organ from 1946 to 1950. He died in Rome on May 2, 1983.

Via Filippo Acciarini

Via Filippo Acciarini

Nacque a Sellano (Perugia) il 5 marzo 1888 da Francesco ed Anna Nocelli, entrambi di Recanati, paese dove compì gli studi ed aderì giovanissimo e da militante agli ideali umanitari, egualitari, classisti e non violenti del socialismo.
Durante la frequenza del corso liceale, la sua milizia politica creò delle difficoltà al padre e questa situazione lo indusse a lasciare gli studi e trasferirsi a Roma, dove fu assunto dalle Ferrovie dello Stato in qualità di impiegato.
Militante del sindacato dei ferrovieri, nel quale rappresentò i pochi impiegati aderenti, venne trasferito a Tivoli dove partecipò alla vita della locale sezione socialista e collaborò al settimanale La Fiumana.
Nel 1913 fu nuovamente trasferito, questa volta nel compartimento ferroviario di Torino. Su posizioni antinterventiste, allo scoppio del conflitto mondiale fu arruolato nel genio ferrovieri e lavorò presso le Ferrovie nelle Marche, usufruendo della casa paterna di Recanati.
Delegato al XVII congresso socialista (Livorno, gennaio 1921), di lì a poco entrò nella direzione del Grido del popolo e iniziò la collaborazione all'Avanti! dalle cui colonne descrisse con vigore alcuni momenti dell'ascesa al potere e delle violenze dei fascisti a Torino.
Nel gennaio 1923 si schierò con Nenni, e contro Serrati, nel rifiutare la fusione proposta dalla III Internazionale e dal Partito comunista d'Italia, e fu fra i promotori dell'organismo antifusionista Comitato di difesa socialista.
Nel settembre 1923 fu licenziato dall'impiego per scarso rendimento e propaganda sovversiva e successivamente entrò nella redazione dell'Avanti!.
Nel 1924 fu candidato, senza esito, alle elezioni politiche.
Verso la fine del 1926, soppresso l'Avanti! e sciolto il Partito socialista italiano, Acciarini lavorò per un comitato di soccorso in favore degli antifascisti colpiti da provvedimenti repressivi, occupandosi particolarmente dei licenziati per motivi politici, e fu segretario della federazione socialista illegalmente ricostruita. L'aspra polemica con i comunisti non gli impedì di partecipare al tentativo di ricomporre un comune fronte sindacale antifascista. Denunciato al Tribunale speciale nel dicembre 1927, nel luglio 1928 fu assolto per insufficienza di prove dall'imputazione di propaganda sovversiva.
Nel 1929 fu assunto quale verificatore di contatori dalla società che gestiva l'esercizio telefonico (STIPEL) dove lavorò fino al 1942.
Attorno al 1940 riprese l'attività politica cercando, in collaborazione con altri militanti socialisti piemontesi ed in contatto con i dirigenti esuli in Francia, di ricostruire il partito socialista a Torino e nella regione.
Dall'estate 1942 partecipò, quale rappresentante socialista, alle riunioni clandestine del Fronte nazionale d'azione, organismo interpartitico per il coordinamento dell'attività antifascista, contribuendo anche alla stipula del patto di unità d'azione con il partito comunista.
Nel gennaio 1943 fu fra i fondatori del Movimento di unità proletaria (MUP), sorto dall'esigenza di un radicale rinnovamento della politica socialista.
Dopo il 25 luglio divenne collaboratore per le notizie sindacali del quotidiano di Torino La Stampa e allorché, nell'agosto, entrò a far parte della direzione del Partito socialista italiano di unità proletaria (nuova denominazione del partito socialista dopo la confluenza del MUP), gli fu affidata la redazione torinese dell'Avanti!. Rientrato nella clandestinità dopo l'8 settembre, dedicò all'Avanti! le sue ultime fatiche, curandone la stampa e la redazione clandestine.
Membro del comitato stampa e propaganda del Comitato di liberazione nazionale piemontese, partecipò all'organizzazione del grande sciopero operaio del marzo 1944 e curò, in appoggio all'agitazione, alcuni numeri particolarmente impegnativi del giornale socialista. Il momento di maggior successo politico dell'antifascismo segnò anche la maggior pressione poliziesca sul Comitato di liberazione nazionale: Acciarini venne arrestato il 9 marzo 1944 dai Tedeschi e rinchiuso nel carcere di S. Vittore a Milano.
Di lì, a fine aprile 1944, fu trasferito nel campo di concentramento di Fossoli (provincia di Modena) dal quale, dopo un mese, venne trasportato nel Lager di Mauthausen.
Morì a Mauthausen, stroncato dagli stenti, il 1º marzo 1945.

 

He was born in Sellano (Perugia) on  March 5 1888 from Francesco and Anna Nocelli, both from Recanati, a town where he completed his studies and joined the humanitarian, egalitarian, classist and non-violent ideals of socialism at a very young age and as a militant.
During the high school course, his political militia created difficulties for his father and this situation led him to leave his studies and move to Rome, where he was hired by the State Railways as an employee.
Militant of the railway workers' union, in which he represented the few adhering employees, he was transferred to Tivoli where he participated in the life of the local socialist section and collaborated with the weekly La Fiumana.
In 1913 he was transferred again, this time to the railway department of Torino. On anti-interventionist positions, at the outbreak of the world conflict he was enrolled in the railway engineering department and worked at the Railways in the Marche, taking advantage of his father's house in Recanati.
Delegate to the XVII Socialist Congress (Livorno, January 1921), shortly thereafter he entered the direction of the "People's Cry" and began the collaboration with "Avanti!" from whose columns he vigorously described some moments of the rise to power and of the violence of the fascists in Torino.
In January 1923 he sided with Nenni, against Serrati, in rejecting the merger proposed by the III International and the Communist Party of Italy, and was among the promoters of the anti-fusionist organization, the Socialist Defense Committee.
In September 1923 he was fired from his job due to poor performance and subversive propaganda and later joined the editorial staff of "Avanti !".
In 1924 he was a candidate, without success, in the political elections.
Towards the end of 1926, the "Avanti!" and with the dissolution of the Italian Socialist Party, Acciarini worked for a relief committee in favor of anti-fascists affected by repressive measures, dealing particularly with those dismissed for political reasons, and was secretary of the illegally reconstructed socialist federation. The bitter controversy with the Communists did not prevent him from participating in the attempt to reconstruct a common anti-fascist trade union front. Denounced to the Special Court in December 1927, in July 1928 he was acquitted for lack of evidence from the charge of subversive propaganda.
In 1929 he was hired as a meter verifier by the company that managed the telephone business (STIPEL) where he worked until 1942.
Around 1940 he resumed political activity trying, in collaboration with other Piemontese socialist militants and in contact with the exiled leaders in France, to rebuild the socialist party in Turin and in the region.
From the summer of 1942 he participated, as a socialist representative, in the clandestine meetings of the National Action Front, an inter-party organization for the coordination of anti-fascist activity, also contributing to the stipulation of the pact of unity of action with the communist party.
In January 1943 he was among the founders of the Movement of Proletarian Unity (MUP), which arose from the need for a radical renewal of socialist politics.
After 25 July he became a collaborator for trade union news of the Turin daily La Stampa and when, in August, he joined the leadership of the Italian Socialist Party of Proletarian Unity (new name of the Socialist Party after the confluence of the MUP), the Turin editorial staff of Avanti! was entrusted. Returning to hiding after 8 September, he dedicated to Avanti! his latest labors, taking care of the press and clandestine editing.
Member of the press and propaganda committee of the Piemontese National Liberation Committee, he participated in the organization of the great workers' strike of March 1944 and edited, in support of the agitation, some particularly demanding issues of the socialist newspaper. The moment of greatest political success of anti-fascism also marked the greatest police pressure on the National Liberation Committee: Acciarini was arrested on  March 9 1944 by the Germans and imprisoned in San Vittore prison in Milan.
From there, at the end of April 1944, he was transferred to the concentration camp of Fossoli (province of Modena) from which, after a month, he was transported to the Lager of Mauthausen.
He died in Mauthausen, struck down by hardship, on  March 1 1945.

 

Via Filippo Presutti

Via Filippo Presutti

Aden Filippo Presutti nasce a Recanati il 9 gennaio 1845. Fu designato Vicario Apostolico di Arabia e Yemen il 13 settembre 1910, durante il quale fu anche designato Vescovo titolare di Anchìalo, sarà ordinato vescovo di Anchìalo il 30 novembre 1910. Morì come Vicario Apostolico di Arabia e Yemen il 3 agosto 1914.

 

Aden Filippo Presutti was born in Recanati on  January 9 1845. He was appointed Vicar Apostolic of Arabia and Yemen on  September 13 1910, during which he was also designated titular bishop of Anchialus, he was ordained bishop of Anchialus on 30 November 1910. He died as Vicar Apostolic of Arabia and Yemen on 3 August 1914.

Via Filippo Turati

Via Filippo Turati

Filippo Turati (Canzo, novembre 26 1857 – Parigi,  marzo 29 1932) è stato un politico e giornalista italiano, tra i primi e importanti leader del socialismo italiano e tra i fondatori a Genova, nel 1892, dell'allora Partito dei Lavoratori Italiani.
Fu un noto pubblicista e letterato, che si era avvicinato al Socialismo dopo l'incontro, a Napoli nel 1884, con l'ideologa rivoluzionaria marxista Anna Kuliscioff, allora moglie di Andrea Costa e con la quale strinse un profondo legame di amicizia.
Assunse, insieme a lei, nel 1891, la direzione della rivista La critica sociale.
Dopo lo scioglimento del partito da parte di Francesco Crispi, nel 1896 fu eletto deputato in un collegio milanese. Durante le repressioni che seguirono ai movimenti popolari del 1898, Filippo Turati venne incarcerato e condannato a dodici anni di carcere, ma seppe, una volta liberato, riprendere con vigore la direzione del partito, che indirizzò secondo la sua personale tendenza moderata riformista, segnalandosi per la sua critica alla guerra in Libia e per l'opposizione all'entrata italiana nel primo conflitto mondiale, nel 1915.
Da questo atteggiamento poco affine alle posizioni più radicali del partito scaturì presto una rottura con alcune fazioni, tra cui quella comunista.
Nel 1921, a Livorno, i suoi oppositori si staccarono dal Partito socialista italiano per dar vita al nuovo Partito comunista italiano. Turati fu anche accusato, in maniera probabilmente strumentale, di non aver condotto una ferma politica antifascista.
Da queste ennesime critiche scaturì il suo allontanamento dal Partito. L'anno successivo Turati fondò il nuovo Partito socialista unitario. Dopo la vittoria definitiva del Fascismo, segnata drammaticamente dal delitto del deputato socialista Giacomo Matteotti del 1924, Turati decise nel 1926, dopo aver preso parte alla secessione dell'Aventino, di emigrare in Francia.
Qui continuò l’attività politica collaborando con molti giornali ed occupandosi in prima linea dell’emigrazione socialista e dell'organizzazione di una concentrazione antifascista, nonché del progetto di riunificazione del partito.
Dopo un anno segnato da grandi sforzi di denuncia internazionale della dittatura di Mussolini, Filippo Turati si spense, a Parigi, il 29 marzo del 1932.

 

Filippo Turati (Canzo, November 26, 1857 - Paris, March 29, 1932) was an Italian politician and journalist, one of the first and important leaders of Italian socialism and one of the founders in Genova, in 1892, of the Italian Workers' Party.
He was a well-known publicist and man of literature, who had approached Socialism after his meeting, in Naples in 1884, with the revolutionary Marxist ideologist Anna Kuliscioff, then wife of Andrea Costa and with whom he had a deep friendship.
Together with her, in 1891, he took over the editorship of the  Social criticism journal.
After the dissolution of the party by Francesco Crispi, in 1896 he was elected deputy in a Milanese college. During the repressions that followed the popular movements of 1898, Filippo Turati was imprisoned and sentenced to twelve years, but once released he was able to vigorously resume the leadership of the party, which he directed according to his personal moderate reformist tendency, distinguishing himself for his criticism of the war in Libya and of the opposition to the Italian entry into the First World War, in 1915.
From this attitude not very similar to the more radical positions of the party, a break with some factions soon arose, including the communist one.
In 1921, in Livorno, his opponents broke away from the Italian Socialist Party to create the new Italian Communist Party. Turati was also accused, probably instrumentally, of not having conducted a firm anti-fascist policy.
From these umpteenth criticisms resulted in his estrangement from the Party. The following year Turati founded the new unitary Socialist Party. After the final victory of Fascism, dramatically marked by the crime of the socialist deputy Giacomo Matteotti in 1924, Turati decided in 1926, after taking part in the secession of the Aventine, to emigrate to France.
Here he continued his political activity collaborating with many newspapers and dealing at the forefront of socialist emigration and the organization of an anti-fascist concentration, as well as the party reunification project.
After a year marked by great efforts to internationally denounce Mussolini's dictatorship, Filippo Turati died in Paris on March 29, 1932. 

Via Folco Testena

Via Folco Testena

Comunardo Braccialarghe di Macerata (ha pubblicato con lo pseudonimo di Folco Testena oltre 50 libri, tra saggi e romanzi). Giornalista e letterato emigrato in Argentina.
Nacque nel 1875, figlio di un operaio recanatese che militava nella prima Internazionale, da piccolo si trovò in contatto col socialismo d’ Italia, con Cipriani, Andrea Costa, Enrico Malatesta, Pietro Gori ed altri. Dopo una partecipazione sociale avanzata, rimase incantato dal fascismo. Già a Buenos Aires, fu redattore del giornale La Patria degli Italiani e fondò nel 1916 L’Italia del Popolo. Fu anche direttore del Giornale d’Italia. Scrittore fecondo, conferenziere e poeta, era molto conosciuto nella gioventù letteraria argentina. Scrisse anche libri di poesia e politica. Autore di Argentina 1948, opera di carattere storico. Nel 1950 pubblicò General Josè de San Martin e la sua epoca. Compendio storico redatto per gli italiani immigrati nella Repubblica Argentina, e nello stesso anno cominciò a pubblicare col titolo di Teatro Argentino, una collezione di opere tradotte da lui in italiano.
Testena morì a Buenos Aires nel 1951. Padre del diplomatico italiano Giorgio Braccialarghe, che fu durante vari anni Console Generale d’Italia in Cordoba.

 

Comunardo Braccialarghe of Macerata (he published over 50 books under the pseudonym of Folco Testena , including essays and novels). Journalist and writer who emigrated to Argentina.
He was born in 1875, the son of a Recanatese worker who served in the first International, as a child he found himself in contact with socialism in Italy, with Cipriani, Andrea Costa, Enrico Malatesta, Pietro Gori and others. After an advanced social participation, he was enchanted by fascism. Already in Buenos Aires, he was editor of the newspaper La Patria degli Italiani and founded L’Italia del Popolo in 1916. He was also director of the Giornale d’Italia. A fruitful writer, lecturer and poet, he was well known in the Argentine literary youth. He also wrote books on poetry and politics. Author of Argentina 1948, historical work. In 1950 he published General Josè de San Martin and his era. Historical compendium drawn up for Italians who immigrated to the Argentine Republic, and in the same year he began to publish a collection of works translated into Italian under the title of Teatro Argentino.
Testena died in Buenos Aires in 1951. Father of the Italian diplomat Giorgio Braccialarghe, who was for several years General Consul of Italy in Cordoba.

Via Fontenoce

Via Fontenoce

Fontenoce fa parte del comune di Recanati, in provincia di Macerata, nella regione Marche.
La frazione o località di Fontenoce dista 5,82 chilometri dal medesimo comune di Recanati di cui essa fa parte. Fu scoperta nel 1940 durante lavori di estrazione dell’argilla per la fabbricazione di mattoni: in quell’occasione vennero alla luce due sepolture con corpi deposti in posizione rannicchiata all’interno di “fosse”.
Una tomba (A) conteneva una donna adulta, con una scodella troncoconica come corredo; nell’altra (B) era invece collocato un maschio adulto, con un’olla ovoide collocata dietro alla testa.
Nel 1942, in seguito all’ampliamento del fronte di cava, vennero alla luce altre cinque tombe, una delle quali conteneva tre individui. 

 

Fontenoce is part of the municipality of Recanati, in the province of Macerata, in the Marche region.
The village or locality of Fontenoce is 5.82 kilometers far from the same town of Recanati to which it belongs. It was discovered in 1940 during clay extraction work for the manufacture of bricks: on that occasion, two burials were unearthed with bodies placed in a huddled position inside "pits".
One tomb (A) contained an adult woman, with a truncated cone bowl as a trousseau; in the other (B) an adult male was placed, with an ovoid olla placed behind the head.
In 1942, following the expansion of the cave, five other tombs were discovered, one of which contained three individuals.

Via Fonti San Lorenzo

Via Fonti San Lorenzo

Fonti seicentesche con arcate e lavatoi che hanno dato il nome ad un intero quartiere.
Sotto la periferia di Recanati si trova il complesso di captazione delle acque di falda, nella località che oggi si chiama "Fonti San Lorenzo", dal nome della fonte che i recanatesi costruirono con i soldi ottenuti dagli amministratori del Santuario Lauretano.
Il sistema é costituito da una cisterna chiamata "cassa delle vene", di circa cinque metri per due e sei di altezza e da tre rami laterali. L'accesso agli ambienti sotterranei è possibile da un pozzo a sezione quadrata profondo sette metri. Ognuna delle tre gallerie di captazione presenta sulle pareti numerose fessure che permettono all'acqua di filtrare. Più avanti si incontra un quarto ramo laterale che arriva a captare l'acqua cento metri più a monte.
Questo ramo rappresenta l'unico allargamento del bacino di captazione della sorgente, nel tentativo di abbracciare un fronte più ampio della falda d'acqua. Dalla sorgente la galleria principale dell’acquedotto prosegue piegando verso nord-est in direzione di Loreto. In seguito alla segnalazione degli speleologi, oggi l’acquedotto è sottoposto a tutela architettonica ed ambientale. 

 

Sources from the seventeenth century with arches and wash houses that gave the name to an entire neighborhood.
Under the outskirts of Recanati there is the groundwater collection complex, in the locality that today is called "Fonti San Lorenzo", from the name of the source that the Recanatese built with the money obtained by the administrators of the Lauretano Sanctuary.
The system consists of a cistern called the "vein box", approximately five meters by two and six in height and three lateral branches. Access to the underground rooms is possible from a seven square meter deep section well. Each of the three collection galleries has numerous cracks on the walls that allow the water to filter. Further on, there is a fourth lateral branch that reaches the water one hundred meters upstream.
This branch represents the only enlargement of the source catchment basin, in an attempt to embrace a wider front of the water table. From the source, the main aqueduct tunnel continues bending north-east towards Loreto. Following the speleologists' report, today the aqueduct is subject to architectural and environmental protection.

Via Francesca Felicita Tacchinardi

Via Francesca Felicita Tacchinardi

Francesca Felicita Tacchinardi (Roma, 4 ottobre 1807 – Parigi, 3 maggio 1867) è stata un soprano italiano, interprete del bel canto e in particolare delle opere di Rossini, Donizetti, Bellini e del primo Verdi.
Figlia del violoncellista e tenore Nicola Tacchinardi, dal quale ricevette la prima educazione musicale, fece il suo debutto a Livorno, nella Francesca da Rimini di Fournier nel 1832.
Quindi cantò a Venezia, Firenze, Milano, Napoli, in opere come Tancredi, La gazza ladra, Il pirata, L'elisir d'amore.
Notata dal compositore Donizetti, fu la prima interprete dei ruoli da protagonista in Rosmonda d'Inghilterra (Firenze, 1834), Lucia di Lammermoor (Napoli, 1835) e Pia de' Tolomei (Venezia, 1837). Debuttò al Théâtre Italien di Parigi nel 1837 nel ruolo di Amina ne La sonnambula, e vi fece ritornò nel 1842 per la prima di Linda di Chamounix.
Cantò inoltre a Vienna, Londra e San Pietroburgo; altri ruoli da protagonista da lei interpretati furono Eleonora nel Torquato Tasso e Lucrezia nella Lucrezia Borgia di Donizetti, Elvira in Ernani e Lucrezia ne I due Foscari di Verdi.
Nel 1829 aveva sposato il compositore Giuseppe Persiani, aggiungendo al suo il cognome del marito. Si ritirò dalle scene nel 1859, stabilendosi a Parigi dove si mise ad insegnare canto assieme a lui. La sua voce di Soprano drammatico d'agilità era descritta come dolce e leggera, ma potente e con un registro acuto molto brillante e una considerevole agilità. Pare fosse capace di cantare la stessa aria diverse volte sempre con una cadenza diversa.

 

Francesca Felicita Tacchinardi (Rome,  October 4 1807 - Paris,  May 3 1867) was an Italian soprano, interpreter of bel canto and in particular of the operas of Rossini, Donizetti, Bellini and the first Verdi.
Daughter of the cellist and tenor Nicola Tacchinardi, from whom she received her first musical education, she made her debut in Livorno, in Fournier's Francesca da Rimini in 1832.
Then she sang in Venice, Florence, Milan, Naples, in works such as Tancredi, La gazza ladra, Il pirata, L'elisir d'amore.
Noted by the composer Donizetti, she was the first interpreter of the leading roles in Rosmonda d'Inustria (Florence, 1834), Lucia di Lammermoor (Naples, 1835) and Pia de 'Tolomei (Venice, 1837). She made her debut at the  Italien Théâtre in Paris in 1837 in the role of Amina in The Sleepwalker, and returned there in 1842 for the premiere of Linda by Chamounix.
She also sang in Vienna, London and St. Petersburg; other leading roles were Eleonora in Torquato Tasso and Lucrezia in Donizetti's Lucrezia Borgia, Elvira in Ernani and Lucrezia in Verdi's I due Foscari.
In 1829 she married the composer Giuseppe Persiani, adding her husband's surname to hers. She retired from the stage in 1859, settling in Paris where she began teaching with him. Her dramatic agility soprano voice was described as sweet and light, yet powerful and with a very bright high register and considerable agility. It seems she was able to sing the same aria several times, always with a different cadence.

Via Francesco Moroncini

Via Francesco Moroncini

Francesco Moroncini (Recanati, 1866 – Napoli, 1935) è stato un critico letterario, scrittore e docente italiano, assieme ai fratelli Gaetano e Getulio fu uno dei primi critici e studiosi dell'opera di Giacomo Leopardi.
Nato a Recanati, Francesco Moroncini ebbe, assieme alla sorella Ida (poi divenuta suora) e ai due fratelli Gaetano e Getulio, un’infanzia triste e difficile poiché, rimasti orfani di padre, vennero allevati dalla madre e da una zia intraprendente e moderna.
Dopo essersi brillantemente laureati, in Lettere, i tre fratelli furono tra i primi a dedicarsi con passione allo studio del sommo poeta conterraneo Giacomo Leopardi anche quando dalle Marche si trasferirono in Campania incaricati dell’insegnamento del latino e greco e di materie letterarie nei più importanti licei della regione e della città di Napoli, ove dopo qualche anno fissarono stabile residenza.
Sull’opera del poeta recanatese Francesco, Gaetano e Getulio Moroncini scrissero i Saggi Leopardiani, volume che raccoglie tutti gli studi filologici e letterari dei tre fratelli pionieri della critica leopardiana e che ha avuto nel corso degli anni numerose edizioni, anche per merito di Franco Foschi.
Da solo, Francesco Moroncini fu invece autore di studi su Francesco De Sanctis - risalenti agli anni giovanili in cui iniziò a dedicarsi all'insegnamento - e soprattutto di un gran numero di volumi dedicati alla produzione poetica e letteraria di Giacomo Leopardi, pubblicandone peraltro una prima e completa edizione critica nel 1931 per l'editore Cappelli di Bologna, nonché non pochi scritti inediti, trattando altresì di alcune figure legate al poeta tra le quali il padre Monaldo Leopardi e l'amico Antonio Ranieri.
Collaborò con le riviste Pegaso, La nuova Antologia, Rassegna di lettere ed arti, L'Ambrosiano, Emporium: nel 1934 ebbe un ruolo di massimo rilievo nelle Celebrazioni Marchigiane in onore di Giacomo Leopardi e inoltre, fu autore della voce relativa al poeta nel saggio Italiani da Romolo al Milite Ignoto (Bologna, 1930).
Fu, in sintesi, "grandissimo conoscitore di tutta l’opera leopardiana, di cui pubblicò quasi tutto quello che c’era da pubblicare, seppe finalmente colmare la necessità di una edizione dei Canti adeguata ai tempi, e finalmente rispondente alle intenzioni dell’Autore.
Francesco Moroncini morì a Napoli nella sua casa alle Rampe Brancaccio e riposa nel cimitero di Poggioreale ove fu sepolto nella Congrega dei Professori prima che le sue spoglie venissero traslate in una cappella di famiglia.

 

Francesco Moroncini (Recanati, 1866 - Naples, 1935) was an Italian literary critic, writer and teacher, together with the brothers Gaetano and Getulio he was one of the first critics and scholars of the work of Giacomo Leopardi.
Born in Recanati, Francesco Moroncini, together with his sister Ida (who later became a nun) and the two brothers Gaetano and Getulio, they had a sad and difficult childhood because, having lost their father, they were raised by their mother and a modern aunt.
After having brilliantly graduated in Literature, the three brothers were among the first to dedicate themselves with passion to the study of the great poet Giacomo Leopardi even when they moved from the Marche Region to Campania Region in charge of teaching Latin and Greek and of literary subjects in the most important high schools in the region and in the city of Naples, where after a few years they established a permanent residence.
On the work of the poet from Recanati Francesco, Gaetano and Getulio Moroncini wrote the Saggi Leopardiani, a volume that collects all the philological and literary studies of the three pioneer brothers of Leopardian criticism and which has had numerous editions over the years, also thanks to Franco Foschi .
Alone, Francesco Moroncini was instead the author of studies on Francesco De Sanctis - dating back to the early years in which he began to devote himself to teaching - and above all of a large number of volumes dedicated to the poetic and literary production of Giacomo Leopardi, publishing a first and complete critical edition in 1931 for the Cappelli publisher of Bologna, as well as not a few unpublished writings, also dealing with some figures related to the poet including his father Monaldo Leopardi and his friend Antonio Ranieri.
He collaborated with the magazines Pegaso, La nuova Antologia, Review of letters and arts, L'Ambrosiano, Emporium: in 1934 he had a major role in the Marche Celebrations in honor of Giacomo Leopardi and moreover, he was the author of the entry relating to the poet in the essay "Italians from Romulus to the Unknown Soldier" (Bologna, 1930).
In short, he was "a great connoisseur" of all Leopardi's work, of which he published almost everything there was to be published, and he finally knew how to fill the need for an edition of the Canti adequate to the times, and finally responding to the intentions of the Author.
Francesco Moroncini died in Naples in his home at Rampe Brancaccio and rests in the cemetery of Poggioreale where he was buried in the Congrega dei Professori before his remains were moved to a family chapel.

Via Franco Cingolani

Via Franco Cingolani

Franco Cingolani nasce a Recanati il 14 settembre 1916 da una famiglia povera, riesce però a compiere gli studi classici per poi iscriversi alla facoltà di medicina a Roma.
A 18 anni inizia già ad insegnare, ma la guerra lo porta in Libia. Prende poi parte alla lotta partigiana prima a Macerata poi a Matelica.
Da lì la cattura da parte dei fascisti e dei tedeschi, quindi il trasferimento prima nel carcere di Macerata poi in quello di Perugia per essere giudicato e infine fucilato.
Solo con l’arrivo degli alleati e del guardiano del carcere che gli ha aperto la porta della sua cella ha evitato la fucilazione, potendo quindi far ritorno a Recanati.
Ottenuta l’abilitazione magistrale insegna prima alle scuole elementari di Castelnuovo, poi negli anni 60 alle elementari B.Gigli. Nel frattempo si concentra nel suo metodo di insegnamento, che non doveva essere repressivo, avvicinandosi alle teorie del pedagogista Freinet. Il suo metodo di insegnamento , nuovo e rivoluzionario piace agli alunni , egli viene etichettato come un maestro diverso, di vita per i suoi ragazzi e legato alla cultura nelle sue svariate forme. Ha insegnato fino al 1974. Dopo aver chiuso con la scuola si impegna con la camera del lavoro e corona con la moglie Naide, il sogno della sua vita, quello di girare il mondo, inizia così a viaggiare in tutta Europa ad eccezione dell’Inghilterra. Nel 1985 il suo ultimo viaggio in Cina. Muore colpito da un ictus cerebrale, il 7 Luglio 1986. 

 

Franco Cingolani was born in Recanati on  September 14 1916 from a poor family, but he managed to complete his classical studies and then enroll in the faculty of medicine in Rome.
At 18 he already started teaching, but the war took him to Libya. He then took part in the partisan struggle first in Macerata and then in Matelica.
From there, the capture by the fascists and the Germans, then the transfer first to the Macerata prison then to that of Perugia to be taken to trial and shot.
Only with the arrival of the allies and the prison guard who opened the door to his cell did he avoid being shot, thus being able to return to Recanati.
Having obtained the master's qualification he taught first at the elementary schools of Castelnuovo, then in the 1960s at the Beniamino Gigli elementary school. In the meantime he focused on his teaching method, which was not supposed to be repressive, approaching the theories of the pedagogist Freinet. His new and revolutionary teaching method appeals to the students, he is labeled as a different teacher of life for his children and linked to culture in its various forms. He taught until 1974. After leaving school he commited himself to work with his wife Naide, and fulfills his dream  of travelling the world, thus he began to travel throughout Europe except England. In 1985 was his last trip to China. He died from a stroke on July 7, 1986. 

Via Fratelli Farina

Via Fratelli Farina

Ettore Farina nato a Recanati il 29 Aprile 1922, deceduto ad Ancona il 18 Febbraio 1987 e Giuseppe Farina nato a Recanati il 4 Luglio 1927, deceduto a Recanati il 22 Settembre 1995.
Calciatori, personaggi notissimi che hanno onorato Recanati attraverso lo sport.
Ettore Farina giocatore della Serie B e per numerosi anni allenatore della Recanatese.
Giuseppe Farina, giocatore della Nazionale e della Serie A.
La loro correttezza e serietà professionale sui campi di calcio, unita agli insegnamenti dati ai calciatori recanatesi ne fanno un fulgido esempio di veri sportivi ed educatori. 

 

Ettore Farina born in Recanati on April 29, 1922, died in Ancona on February 18, 1987 and Giuseppe Farina, born in Recanati on July 4, 1927, died in Recanati on September 22, 1995.
Footballers, well-known personalities who have honored Recanati through sport.
Ettore Farina player of Serie B and for many years coach of the Recanatese team.
Giuseppe Farina, player of the national team and Serie A.
Their correctness and professionalism on the football fields, combined with the teachings given to footballers from Recanati make them a shining example of true sportsmen and educators.

Via Fratelli Maggini

Via Fratelli Maggini

Industriali.
Pitto, Eugenio (detto Stelio) e Rodolfo, sono stati artigiani ed ebanisti famosi in tutto il mondo.
Eugenio (1861-1932), ebbe sette figli.
Nel 1910 oltre alla produzione del mobile, l’ attività lavorativa comprendeva parti in legno per macchine agricole, trebbiatrici e fisarmoniche.
Eugenio Maggini ottenne l’onorificenza di Cavaliere nel 1929.
Negli anni ’30 la ditta fece forniture al Comune di Recanati e a Beniamino Gigli per la sua villa a Montarice di Porto Recanati.
Dopo la morte di Eugenio la gestione della ditta passò ai figli.
L’ industria fu premiata il 31 marzo 1963 con la Medaglia d’Oro per il premio fedeltà al Lavoro e Progresso Economico, La Commenda della Repubblica Italiana, quella di San Silvestro da parte di Papa Giovanni XXIII, quella di San Gregorio ed infine il Premio Nazionale Leader del Commercio.
Negli anni sessanta la fabbrica di mobili dei Fratelli Maggini era a Castelnuovo, nel vecchio edificio delle ex Clarisse e dieci anni dopo lasciò l'antico quartiere per trasferirsi in località Palazzo Bello sino al 1988, quando chiude, dopo un secolo di vita.

 

Industrials.
Picto, Eugenio (called Stelio) and Rodolfo, were artisans and cabinet makers famous all over the world.
Eugenio (1861-1932), had seven children.
In 1910, in addition to the production of furniture, the work activity included wooden parts for agricultural machinery, threshing machines and accordions.
Eugenio Maggini obtained the honor of Cavaliere in 1929.
In the 1930s the company supplied the Municipality of Recanati and Beniamino Gigli for his villa in Montarice di Porto Recanati.
After Eugenio's death, the management of the company passed to his sons.
The industry was awarded on March 31, 1963 with the Gold Medal for the Loyalty to Work and Economic Progress award, the Commenda of the Italian Republic, that of San Silvestro by Pope John XXIII, that of San Gregorio and finally the Prize National Trade Leader.
In the sixties the furniture factory of the Maggini brothers was in Castelnuovo, in the old building of the former Clarisse and ten years later it left the old quarter to move to Palazzo Bello until 1988, when it closed, after a century of life.

Via Fratelli Ottaviani

Via Fratelli Ottaviani

Industriali.
L'attività professionale dedicata alla produzione di oggettistica da regalo deriva dall'attività deii'Ottaviani Eraclio, nonno dei fratelli Ottaviani Gherardo, Alberto e Franco che nel 1936 acquisisce la licenza per la lavorazione dei metalli preziosi, allestendo un piccolo laboratorio.
Da tale laboratorio nasce nel 1945 una vera e propria impresa per la lavorazione in serie di articoli da regalo a carattere religioso, attraverso l'utilizzo di stampi automatici inventati da Ottaviani Alberto, alla cui fondazione concorrono Ottaviani Romolo, figlio di Eraclio oltre ad Ottaviani Gherardo.
Successivamente nel 1954 nasce la L.A.R. di Ottaviani Romolo e figli, dove per figli, in qualità di soci del Romolo, si intendono ancora una volta Ottaviani Gherardo ed Ottaviani Alberto, nella forma giuridica di società di fatto con circa 50 dipendenti.
Dalla L.A.R. nel 1963, parallelamente all'ingresso di Ottaviani Franco nella compagine societaria in qualità di socio insieme ai fratelli Alberto e Gherardo, si sviluppa la "Creazioni Ottaviani di Ottaviani Gherardo, Alberto e Franco, tutti di Romolo", nella forma giuridica di società in nome collettivo.
In seguito, nel 1972 nasce la Ottaviani S.p.A. che conta circa 150 dipendenti e nel 1976 Ottaviani Alberto ne diventa Amministratore Unico; tale ragione sociale si trasforma nel 1979 nella C.O.R.S.p.A. Nel1980 muore Gherardo Ottaviani e nel1982 avviene la fusione per incorporazione della C.O.R. nella nuova Ottaviani S.p.A. Successivamente nel 1985 c'è l'acquisizione delle azioni dagli eredi Gherardo Ottaviani da parte dei soci rimasti, Alberto e Franco Ottaviani, che nel 1990 trasformarono la ragione sociale dell'Azienda nella Ottaviani lnternational S.r.l.
Nel 1995 muore Franco Ottaviani ed in seguito al luttuoso evento nel 1997 c'è l'acquisizione delle azioni dagli eredi dello stesso, da parte di Alberto Ottaviani, la cui famiglia dunque, da tale anno, risulta essere unica proprietaria del pacchetto azionario di controllo. 

 

Industrials.
The professional activity dedicated to the production of gift items derives from the activity of Ottaviani Eraclio, grandfather of the Ottaviani brothers Gherardo, Alberto and Franco who in 1936 acquired the license for the processing of precious metals, setting up a small laboratory.
From this laboratory .0in 1945 was born  a real enterprise for the production of religious gift items in series, through the use of automatic molds invented by Ottaviani Alberto, whose foundation was founded by Ottaviani Romolo, son of Eraclio as well as Ottaviani Gherardo .
Later in 1954 was founded the L.A.R. of Ottaviani Romolo and sons, where by sons, as partners of Romolo, were meant once again Ottaviani Gherardo and Ottaviani Alberto, in the legal form of de facto company with about 50 employees.
From L.A.R. in 1963, parallel to the entry of Ottaviani Franco into the company structure as a partner together with the brothers Alberto and Gherardo, was founded the "Creazioni Ottaviani di Ottaviani Gherardo, Alberto and Franco" developed in the legal form of a copartnership.
Later, in 1972, was born Ottaviani S.p.A. which has about 150 employees and in 1976 Ottaviani Alberto becomes its sole director; this company name was transformed in 1979 into C.O.R. S.p.A. In 1980 Gherardo Ottaviani died and in 1982 there was the merger by incorporation of C.O.R. in the new Ottaviani S.p.A. Subsequently in 1985 there was the acquisition of the shares from the heirs Gherardo Ottaviani by the remaining shareholders, Alberto and Franco Ottaviani, who in 1990 transformed the company name into Ottaviani lnternational S.r.l.
In 1995 Franco Ottaviani died and following the mournful event in 1997 there was the acquisition of the shares from his heirs, by Alberto Ottaviani, whose family, from that year, was the sole owner of the controlling share package .

Via Gaetano da Cerreto

Via Gaetano da Cerreto

Padre Gaetano da Cerreto al secolo Jobbi Carlo (nato nel Marzo 1872 in Alteta di Montegiorgio e morto a Fermo il 16 marzo 1954). Frate Cappuccino, animatore del Movimento Sociale Cattolico, protagonista di lotte a fianco dei contadini durante il periodo antifascista.

 

Father Gaetano da Cerreto born Jobbi Carlo (born in March 1872 in Alteta di Montegiorgio and died in Fermo on March 16, 1954). Capuchin friar, animator of the Catholic Social Movement, protagonist of struggles alongside the peasants during the anti-fascist period.

Via Gaetano Koch

Via Gaetano Koch

Gaetano Koch (Roma, 9 gennaio 1849 – Roma, 14 maggio 1910) è stato un architetto romano.
Attivo durante la fine dell'800, è stato uno dei più celebri architetti di Roma capitale del nuovo Regno d'Italia. La sua famiglia era di origine tirolese, suo nonno era il pittore Joseph Anton Koch.
Gaetano si laureò nel 1872 in architettura e ingegneria civile, proprio mentre l'Urbe, appena divenuta capitale del Regno, assisteva al più intenso boom edilizio dai tempi dell'impero.
In questa effervescenza costruttiva a Koch, nonostante la giovane età, furono affidati i primi incarichi professionali nell'ufficio tecnico della Società dell'Esquilino, che costruiva i grandi immobili destinati alla borghesia impiegatizia attorno alla nuova Piazza Vittorio.
Questi progetti furono il suo trampolino di lancio; dopo, l'ingegnere continuò a progettare ininterrottamente per i successivi trent'anni, preferibilmente grandi immobili, o edifici commissionati da famiglie dell'aristocrazia e dell'alta borghesia.
Il suo nome è legato soprattutto ad alcune delle opere principali realizzate nella Roma umbertina: Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia, i due palazzi a portici che formano Piazza della Repubblica edificati sull'esedra delle Terme di Diocleziano tra il 1887 ed il 1898. Portano la sua firma inoltre il Palazzo Mengarini, residenza romana della famiglia Agnelli, sempre a Roma, e Palazzo Piombino, poi Palazzo Margherita, l'attuale sede dell'Ambasciata degli Stati Uniti in Via Veneto.
Ha anche operato per la famiglia Hueffer con il villino in Via Nazionale 191, oltre ad aver costruito un palazzo sulla piazza Cavour, piazza sede del "nuovo" tribunale e dell'erigendo "Politeama" (attuale cinema Adriano).
Inoltre i palazzi Voghera, Lavaggi Pacelli e Calabresi. Nel 1905, dopo la morte di Giuseppe Sacconi, che ne fu il progettista, collaborò anche alla realizzazione del Vittoriano come direttore dei lavori, insieme a Manfredo Manfredi e Pio Piacentini. Fu anche autore delle decorazioni dell'Aula Magna del Palazzo Comunale di Recanati in occasione del primo centenario leopardiano.

 

Gaetano Koch (Rome, January 9, 1849 - Rome, May 14, 1910) was a Roman architect.
Active during the late 19th century, he was one of the most famous architects of Rome, capital of the new Kingdom of Italy. His family was of Tyrolean origin, his grandfather was the painter Joseph Anton Koch.
Gaetano graduated in 1872 in architecture and civil engineering, just as the city, which had just become the capital of the Kingdom, was witnessing the most intense building boom since the empire.
In this constructive effervescence, Koch, despite his young age, was entrusted with the first professional assignments in the technical office of the Esquilino Society, which built the large buildings for the white-collar bourgeoisie around the new Piazza Vittorio.
These projects were his launch pad; afterwards, the engineer continued to design uninterruptedly for the next thirty years, preferably large buildings, or buildings commissioned by aristocratic and upper-class families.
His name is linked above all to some of the main works created in Umbertine Rome: Palazzo Koch, headquarters of the Bank of Italy, the two arcaded palaces that form Piazza della Repubblica built on the exedra of the Baths of Diocletian between 1887 and 1898 The Palazzo Mengarini, the Roman residence of the Agnelli family, also in Rome, and Palazzo Piombino, then Palazzo Margherita, the current seat of the United States Embassy in Via Veneto, bear his signature.
He also worked for the Hueffer family with the villa in Via Nazionale 191, as well as having built a building on Piazza Cavour, the square where the "new" court and the "Politeama" (current Adriano cinema) are being built.
In addition, the Voghera, Lavaggi Pacelli and Calabresi buildings. In 1905, after the death of Giuseppe Sacconi, who was its designer, he also collaborated in the construction of the Vittoriano as project manager, together with Manfredo Manfredi and Pio Piacentini. He was also the author of the decorations of the Aula Magna of the Palazzo Comunale in Recanati on the occasion of the first Leopardian centenary.

Via Giacomo Brodolini

Via Giacomo Brodolini

Uomo politico e sindacalista italiano (Recanati 1920 - Zurigo 1969). Dal 1946 militò nel Partito d'Azione, nel 1948 aderì al PSI. Vicesegretario nazionale della CGIL (1955-1960), vicesegretario del PSI dal 1963 al 1966, ricoprì la medesima carica nel PSDI-PSI unificati fino al 1968.
Deputato dal 1953, senatore dal 1968, fu nominato ministro del Lavoro e della Previdenza sociale. In tale veste promosse una vasta attività legislativa in materia previdenziale e sindacale e fu uno dei principali sostenitori dello Statuto dei lavoratori, divenuto poi legge.

 

Italian politician and trade unionist (Recanati 1920 - Zurich 1969). From 1946 he served in the Action Party, in 1948 he joined the PSI. National Deputy Secretary of the CGIL (1955-1960), Deputy Secretary of the PSI from 1963 to 1966, held the same position in the unified PSDI-PSI until 1968.
Deputy since 1953, senator since 1968, he was appointed Minister of Labor and Social Security. In this capacity, he promoted a vast legislative activity on social security and trade union matters and was one of the main supporters of the Workers' Statute, which later became law.

Via Gioacchino Belli

Via Gioacchino Belli

Poeta italiano (Roma 1791-1863). Sensibile e malinconico, educato secondo le regole rigidamente conformiste della borghesia della Roma papalina, visse la prima giovinezza in scontrosa solitudine.
Nel 1798, a causa dell'occupazione della città da parte dei Francesi, fuggì con la madre a Napoli, dove visse in miseria; fu poi a Civitavecchia, dove il padre Gaudenzio aveva ottenuto un impiego da papa Pio VII.
Nel 1803, morto il padre, tornò a Roma, che lasciò soltanto per brevi viaggi. Fu allievo del Collegio Romano (1804-07); ma, essendo morta la madre, dovette interrompere gli studi regolari e lavorò come computista in casa Rospigliosi, poi agli Spogli Ecclesiastici e al Demanio, infine come segretario in casa Poniatowski.
Il matrimonio (1816) con la ricchissima e non più giovane vedova del conte Giulio Pichi, Maria Conti, diede a Belli l'agio decisivo per la sua formazione culturale e per la sua attività di scrittore.
Già introdotto negli ambienti accademici (era stato, nel 1813, tra i fondatori dell'Accademia Tiberina), fu chiamato (1818) a far parte dell'Arcadia.
È del 1827 un viaggio a Milano, dove tornò nei due anni seguenti: ebbe allora modo di cogliere i fermenti di una società tanto diversa da quella romana e di scoprire le Poesie del Porta, che lo orientarono al gusto della poesia realistica e drammatica.
Nel 1819 il poeta iniziò la stesura dei Sonetti in romanesco; contemporaneamente, andava scrivendo i 4000 articoli di vario argomento che saranno raccolti negli undici volumi dello Zibaldone. Nel 1837, morta la moglie, Belli fu costretto a cercare un nuovo impiego.
Nel 1841 entrò nel dicastero del Debito Pubblico, che abbandonò nel 1845. Atterrito dagli eccessi della guerra combattuta nel 1849 in difesa di Roma, lanciò aspre invettive contro i liberali. Censore per la “morale politica” dal 1852 al 1853, giudicò severamente i melodrammi di Verdi e Rossini. Malato e solo, visse tristemente i suoi ultimi anni, giungendo fino al ripudio dei suoi Sonetti romaneschi. 

 

Italian poet (Rome 1791-1863). Sensitive and melancholic, educated according to the rigidly conformist rules of the bourgeoisie of the papal Rome, he lived his early youth in grumpy solitude.
In 1798, due to the occupation of the city by the French, he fled with his mother to Naples, where he lived in poverty; it was then in Civitavecchia, where his father Gaudenzio had obtained a job from Pope Pius VII.
In 1803, his father died, he returned to Rome, which he left only for short trips. He was a pupil of the Roman College (1804-07); but, due to his mother1s death, he had to interrupt his regular studies and work as a computist in the Rospigliosi house, then at the Spogli Ecclesiastici and at the State Property, and finally as secretary in the Poniatowski house.
The marriage (1816) with the very rich and no longer young widow of Count Giulio Pichi, Maria Conti, gave Belli the decisive comfort for his cultural education and for his activity as a writer.
Already introduced in academic circles (he had been, in 1813, one of the founders of the Tiberine Academy), he was called (1818) to be part of Arcadia.
A trip to Milan dates back to 1827, where he returned in the following two years: he was then able to grasp the ferments of a society so different from the Roman one and to discover Porta's Poems, which guided him to the taste for realistic and dramatic poetry.
In 1819 the poet began writing the Sonnets in Roman dialect; at the same time, he was writing the 4000 articles on various topics that will be collected in the eleven volumes of the Zibaldone. In 1837, after his wife died, Belli was forced to look for a new job.
In 1841 he entered the public debt department, which he abandoned in 1845. Terrified by the excesses of the war fought in 1849 in defense of Rome, he launched bitter invectives against the liberals. Censor for "political morality" from 1852 to 1853, he severely judged Verdi and Rossini's melodramas. Sick and alone, he sadly lived his last years, rejecting his Roman sonnets.

Via Giovan Francesco Angelita

Via Giovan Francesco Angelita

Giovanni Francesco (1550/ 1619), Figlio di Girolamo e Costantina Vulpiani, famiglia di origine fermana.
E’ il più illustre recanatese del suo tempo. Riveste tutte le maggiori cariche della città. Fu nominato capitano del Porto nel 1580, priore nel 1585, cancelliere nel 1591, dicitore nel 1595, console della rinomata fiera nel 1600, ambasciatore a Roma dal 1613 al 1617, primo dei Priori dal 1617.
Fu uno dei tre deputati per la riforma degli Statuti comunali nel 1607 e suo grande merito fu l’ aver promosso la stampa delle Bolle papali nel 1605, prima opera edita a Recanati e poi degli Statuti comunali nel 1608.
Si impose per i suoi studi storici e letterari, per la vasta cultura e le numerose pubblicazioni. Collezionista, esperto d’ arte, monete, medaglie e sculture , illustre ed operoso Accademico dei Diseguali, dove con il nome Lo Roco recitò molte sue composizioni, frequenti saggi in prosa e in versi e conferenziere erudito. Cura la traduzione latina nel 1598 della “Storia della S. Casa di Loreto” di suo padre Girolamo.
Nel 1601 pubblica il volume “Origine della città di Recanati e la sua historia e discretione”, a Venezia, il primo lavoro storico sulla città di Recanati, volume che ebbe grande successo, dal quale molto attinsero gli storici posteriori.
Nel 1607 pubblica “ I Pomi d’Oro”.
Cura per conto del Comune di Recanati la stampa degli Statuti e Riformanze ed altri lavori minori. 

 

Giovanni Francesco (1550-1619), son of Girolamo and Costantina Vulpiani, a family of Fermo.
He is the most illustrious Recanatese of his time. He held all the major offices in the city. He was appointed captain of the port in 1580, prior in 1585, chancellor in 1591, speaker in 1595, consul of the fair in 1600, ambassador of Rome from 1613 to 1617, first of the Priors from 1617.
He was one of the three deputies for the reform of the municipal statutes in 1607 and his great merit was having promoted the printing of the papal bulls in 1605, the first work published in Recanati and then the municipal statutes in 1608.
He stood out for his historical and literary studies, for his vast culture and numerous publications. Expert collector for coins, medals and sculptures, illustrious and industrious Academician of the Disequals, where with the name Lo Roco he recited many of his compositions, frequent essays in prose and verse and erudite lecturer. He edited the Latin translation in 1598 of his father Girolamo's “History of the Holy House of Loreto”.
In 1601 he published the volume "Origin of the city of Recanati and its historia e discretione", in Venice, the first historical work on the city of Recanati, a volume that had great success, from which later historians drew much.
In 1607 he published "I Pomi d’Oro".
On behalf of the Municipality of Recanati, he printed the Statutes and Reforms and other minor works.  

Via Giovanni Falleroni

Via Giovanni Falleroni

Nacque a Loreto il 27 Dicembre 1837, figlio di Francesco e di Tarsilla Bocci.
Studiò filosofia a Recanati, dove risiedeva con la famiglia; nel 1854 si iscrisse alla facoltà di medicina di Macerata, completando gli studi a Bologna.
Nella primavera del 1859 Falleroni e il fratello Lorenzo, seguendo le istruzioni diramate dalla Società nazionale italiana, partirono per arruolarsi come volontari nell'esercito del Regno di Sardegna.
A Torino, passata la visita di leva, Falleroni entrava il 4 giugno nel corpo dei bersaglieri.
Inviato al deposito di Cuneo, venne incorporato nell' XI battaglione, appena costituito.
Dopo Villafranca, il 28 luglio il Generale Ferrero della Marmora comunicava, con una circolare, che i volontari non appartenenti alle province lombarde potevano chiedere il congedo.
Nel mese di agosto Falleroni si recava a Bologna, dove alla fine di settembre si arruolava nuovamente, questa volta nel XXIV battaglione bersaglieri, che faceva parte dell'esercito della Lega dell'Italia centrale.
Il 1° ottobre ebbe il grado di caporale.
Abbandonato l'esercito nel maggio del 1860, raggiungeva in Sicilia Garibaldi, aggregandosi alla brigata Medici appena in tempo per prendere parte all'assalto di Milazzo del 20 luglio.
Il 25 entrava a Messina con la 17a divisione (la brigata era diventata divisione il 19 luglio).
Il 20 settembre, con il battaglione Cattabene, prese parte allo scontro di Caiazzo tra garibaldini e borbonici. Nella ritirata fu ferito ad una mandibola e portato prigioniero a Capua.
Liberata la città il 2 novembre, Falleroni chiese il congedo appena emanato il decreto governativo dell'11 novembre sui volontari dell'esercito meridionale.
Nel 1861 fu nominato medico condotto a Recanati. L'anno seguente gli moriva il padre e toccò a lui, insieme con la madre, assumere il peso del mantenimento dei due fratelli e delle cinque sorelle.
Operò nelle condotte mediche di Preggio, di Tuoro e di Cannara, tutte in provincia di Perugia, finché, nel 1872, fu richiamato a Recanati con un aumento di stipendio.
Nel 1873 prese a Napoli la specializzazione in chirurgia, che gli consentì di essere nominato interino nella condotta chirurgica di Porto Recanati.
Successivamente, per motivi politici, abbandonò la condotta. Tornato a Tuoro come medico chirurgo nel 1878, si inserì nel dibattito acceso dai progetti di prosciugamento del lago Trasimeno, sostenendo le ragioni a favore dell'iniziativa che, a suo dire, avrebbe migliorato le condizioni di salute della popolazione locale.
Entrato in polemica col sindaco di Tuoro, contro di lui pubblicò a Recanati nel 1879 l'opuscolo "Osservazioni e schiarimenti intorno al consorzio per il lago Trasimeno" di Guido Pompili. Lo scontro si concluse con un duello e con il licenziamento di Falleroni da parte del Comune.
Iniziato in massoneria fin dal 1864, repubblicano e anticlericale, collaboratore dal 1879 del periodico "L'Educatore" di Macerata, espressione dell'opposizione democratico-repubblicana, giunto a Roma nel 1880 ebbe modo di intensificare la sua attività politica collaborando al quotidiano "La Lega della democrazia" ed entrando a far parte del Circolo repubblicano.
Alla fine del 1881 fu denunciato per aver distribuito ed affisso nella notte del 17-18 novembre stampati antimonarchici in risposta al viaggio ufficiale che Umberto I aveva compiuto a Vienna in ottobre. Condannato dal tribunale di Roma il 17 gennaio1882 a sei mesi di carcere e a 500 lire di multa, la sentenza fu riconfermata in appello il 31 marzo 1882. Per evitare il carcere si rifugiò a Lugano, rifiutandosi di domandare la grazia da lui giudicata "una delle più grandi e più odiose ingiustizie". 

 

He was born in Loreto on December 27, 1837, son of Francesco and Tarsilla Bocci.
He studied philosophy in Recanati, where he lived with his family; in 1854 he enrolled in the faculty of medicine in Macerata, completing his studies in Bologna.
In the spring of 1859 Falleroni and his brother Lorenzo, following the instructions issued by the Italian National Society, left to enlist as volunteers in the army of the Regno di Sardegna.
In Torino, after the military visit, Falleroni entered the Bersaglieri corps on 4 June.
Sent to the Cuneo depot, he was incorporated into the newly formed 11th Battalion.
After Villafranca, on  July 28 General Ferrero della Marmora communicated, with a circular, that volunteers not belonging to the Lombardia provinces could ask for leave.
In August Falleroni went to Bologna, where at the end of September he enlisted again, this time in the 24th Bersaglieri Battalion, which was part of the army of the Central Italian League.
On  October 1 he had the rank of corporal.
Having abandoned the army in May 1860, he reached Garibaldi in Sicily, joining the Medici brigade just in time to take part in the assault of Milazzo on 20 July.
On the 25th he entered Messina with the 17th division (the brigade had become a division on July 19th).
On September 20, with the Cattabene battalion, he took part in the clash of Caiazzo between Garibaldi and Bourbon. During the retreat he was wounded in the jaw and taken prisoner to Capua.
Having liberated the city on November 2, Falleroni asked for leave as soon as the government decree of November 11 on the volunteers of the southern army was issued.
In 1861 he was appointed doctor in Recanati. The following year his father died and it was up to him, together with his mother, to take on the burden of supporting the two brothers and five sisters.
He worked in the medical practices of Preggio, Tuoro and Cannara, all in the province of Perugia, until, in 1872, he was recalled to Recanati with an increase in salary.
In 1873 he took a specialization in surgery in Naples, which allowed him to be appointed interim in the surgical practice of Porto Recanati.
Subsequently, for political reasons, he abandoned the practice. Returning to Tuoro as a surgeon in 1878, he entered the debate sparked by the drainage projects of Lake Trasimeno, supporting the reasons in favor of the initiative which, in his opinion, would have improved the health conditions of the local population.
Having entered into controversy with the mayor of Tuoro, against him he published in Recanati in 1879 the booklet "Observations and clarifications around the consortium for Lake Trasimeno" by Guido Pompili. The clash ended with a duel and with the dismissal of Falleroni by the municipality.
In masonry since 1864, republican and anticlerical, collaborator since 1879 of the periodical "L'Educatore" of Macerata, expression of the democratic-republican opposition, he arrived in Rome in 1880 and he was able to intensify his political activity by collaborating with the newspaper "The League of Democracy "and joining the Republican Circle.
At the end of 1881 he was denounced for having distributed and posted on the night of November 17-18 anti-monarchical printed matter in response to the official trip that Umberto I had made to Vienna in October. Sentenced by the court of Rome on January 17, 1882 to six months in prison and a fine of 500 lire, the sentence was reconfirmed on appeal on March 31, 1882. To avoid prison he took refuge in Lugano, refusing to ask for the pardon he judged "one of the greatest and most hateful injustices ".

Via Giovanni Guareschi

Via Giovanni Guareschi

Giovannino Oliviero Giuseppe Guareschi (Fontanelle di Roccabianca, 1º maggio 1908 – Cervia, 22 luglio 1968) è stato uno scrittore, giornalista, umorista e caricaturista italiano, nato in una famiglia della classe media, il padre, Primo Augusto Guareschi era commerciante, mentre la madre Lina Maghenzani, era la maestra elementare del paese.
E’ stato uno dei più importanti intellettuali civili italiani del Novecento. La sua creazione più nota, portata anche in cinema, è don Camillo.
Dopo le superiori, si iscrisse all'Università di Parma ed entrò nel Convitto «Maria Luigia» di Parma, l'antico Collegio dei Nobili, che offriva vitto e alloggio agli studenti universitari in difficoltà economiche. Qui conobbe, nel 1922, Cesare Zavattini.
Nel 1925, a causa del fallimento dell’attività del padre dovette interrompere gli studi e dopo saltuari lavori entrò alla «Gazzetta di Parma», come correttore di bozze, chiamato da Zavattini, caporedattore del quotidiano.
Nel 1931 iniziò come aiuto-cronista al quotidiano «Corriere Emiliano», in poco tempo diventò cronista, poi capo-cronista; scriveva articoli, novelle e rubriche, oltre a fare disegni (anche politici).
Nel 1934 partì per il servizio militare a Potenza, dove frequentò il corso allievi ufficiali. L'anno dopo i proprietari del «Corriere» lo licenziarono per esubero di personale. Finito il corso, nel 1936 venne trasferito a Modena, dove fu promosso sottotenente di complemento.Poi ricevette un'altra proposta da Cesare Zavattini, quella di entrare nella sua rivista umoristica e satirica, il«Bertoldo», edita da Rizzoli. Vi lavorò iniziando come illustratore.
Il protrarsi della seconda guerra mondiale portò alla chiusura del «Bertoldo» nel settembre 1943, dopo un bombardamento anglo-americano che coinvolse la sede della Rizzoli.
Guareschi non perde occasione di sbeffeggiare il regime fascista allora dominante in Italia.
Catturato e incarcerato, nel 1943 viene deportato nei campi di prigionia tedeschi di Częstochowa e Beniaminów in Polonia e poi in Germania a Wietzendorf e Sandbostel per due anni, assieme ad altri soldati italiani. Qui compose La Favola di Natale, racconto musicato di un sogno di libertà nel suo Natale da prigioniero. In seguito scrisse l’opera “Il diario Clandestino”, dedicato ai suoi compagni caduti in guerra.
Nel 1950 fu condannato per vilipendio al Capo dello Stato, Luigi Einaudi. Alcune vignette sul «Candido» sottolineavano che Einaudi, sulle etichette del vino di sua produzione,un Nebbiolo, metteva in evidenza la sua carica pubblica di senatore.
Guareschi non era l'autore materiale della vignetta (l'autore fu Carletto Manzoni), ma fu condannato in quanto direttore responsabile del periodico. 
All'epoca il diritto alla satira era molto limitato.
Nel 1954 Guareschi venne condannato per diffamazione su denuncia di Alcide De Gasperi (capo del governo dal 1945 al 1953). Guareschi era venuto in possesso di due lettere secondo lui autentiche, del politico trentino risalenti al 1944. In una di esse il futuro presidente del Consiglio, che all'epoca viveva a Roma, avrebbe chiesto agli Alleati anglo-americani di bombardare la periferia della città allo scopo di demoralizzare i collaborazionisti dei tedeschi.
Prima di pubblicarle le aveva sottoposte a una perizia calligrafica affidandosi a un'autorità in materia, il dottor Umberto Focaccia, che dichiarò dopo un attento e scrupoloso esame l’autenticità della scrittura del testo e la firma di De Gasperi che dapprima aveva concesso la più ampia facoltà di prova in ordine alla genuinità dei documenti in contestazione, in seguito si smentì a più riprese attraverso il proprio difensore, l'avvocato Delitala il quale sosteneva l’inutilità delle perizie sui documenti. Delitala fece il possibile per eludere ogni verifica sulle lettere per evitare ritardi nel processo che si svolgeva per direttissima. Guareschi, di contro, mise in dubbio l'attendibilità delle dichiarazioni di provenienza britannica, facendo presente di essere sgradito al Governo inglese per la sua polemica sulla contesa di Trieste fra l'Italia e la Jugoslavia di Tito; evidenziò che De Gasperi era un vecchio, fedele alleato degli angloamericani.
Il Tribunale di Milano non diede alcun peso a queste deduzioni ed accolse le richieste formulate da Delitala, negò a Guareschi l'effettuazione della perizia calligrafica e chimica e le testimonianze favorevoli allo scrittore sull’attendibilità dei documenti attribuiti a De Gasperi, tra cui anche quelle di persone vicine allo stesso De Gasperi, come Giulio Andreotti.
Il 15 aprile fu condannato in primo grado a dodici mesi di carcere. Prese la via della galera, così come, è lui stesso a dirlo, aveva preso quella del lager per non avere voluto collaborare con il fascismo ed il nazionalsocialismo.
Dopo il primo processo, un altro collegio, che doveva pronunciarsi per il reato di "falso", decise la distruzione del corpo del reato, cioè delle lettere originali. Divenuta esecutiva la sentenza, alla pena fu accumulata anche la precedente condanna ricevuta nel 1950 per vilipendio al Capo dello Stato, Einaudi.
Nel 2014, studiando i documenti rimasti con l'esperta Nicole Ciacco, lo storico Mimmo Franzinelli ha concluso che le lettere furono sicuramente dei falsi.
Lo confermano la presenza di errori grossolani: il protocollo indicato nella lettera del 12 gennaio 1944 (297/4/55) non corrispondeva ai criteri di protocollo della Segreteria di Stato Vaticana; il colonnello inglese Bonham Carter e il ministro della difesa britannico Harold Alexander avevano escluso categoricamente che quelle presunte lettere fossero mai pervenute agli inglesi; infine De Gasperi non lavorava più alla Segreteria Vaticana dal luglio 1943 ed è dunque impossibile che abbia protocollato lettere nel 1944. Guareschi venne recluso nel carcere di San Francesco del Prato a Parma, dove rimase per 409 giorni, più altri sei mesi di libertà vigilata ottenuta per buona condotta, ma con l'obbligo di risiedere presso la sua abitazione di Roncole. Sempre per coerenza, rifiutò in ogni momento di chiedere la grazia.
Guareschi è stato il primo e unico giornalista della Repubblica Italiana a scontare interamente una pena detentiva in carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa.
Nel 1956 la sua condizione fisica si era deteriorata e iniziò a trascorrere lunghi periodi a Cademario in Svizzera per motivi di salute. 
Nel 1957 si ritirò da direttore del «Candido», rimanendo tuttavia un collaboratore della rivista. Nel giugno 1961 Guareschi fu colto da un infarto, da cui si riprese con fatica. Il 7 ottobre dello stesso anno uscì il quarto film della famosa saga di don Camillo: Don Camillo monsignore... ma non troppo. La storia era tratta dai romanzi di Guareschi; il film era prodotto dalla Cineriz di Angelo Rizzoli, che era anche editore del «Candido». Lo scrittore sconfessò la sceneggiatura, giudicandola lontanissima dallo spirito del romanzo. Ne nacque una dura discussione con Rizzoli. Il dissidio non si ricompose: pertanto Guareschi decise di interrompere definitivamente la collaborazione al “Candido”che fu chiuso poco dopo. In seguito rifiutò anche la proposta di Papa Giovanni XXIII di collaborare alla stesura del nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica. Fu contrario verso i governi di centrosinistra, cioè all'alleanza tra DC e PSI detta Centro-sinistra "organico" che, a partire dalla metà degli anni sessanta, doveva improntare per oltre un ventennio la politica italiana. Collaborò con Nino Nutrizio nel suo quotidiano, il milanese «La Notte» e in vari periodici con disegni e racconti. Tenne inoltre, per quattro anni e fino al 1966, una rubrica di critica televisiva intitolata Telecorrierino delle famiglie su «Oggi Illustrato». Nel 1968 gli fu riproposta la direzione del «Candido» da parte di Giorgio Pisanò, ma morì prima di poter ricominciare a causa di un attacco cardiaco. I suoi funerali, svoltisi sotto la bandiera con lo stemma sabaudo, furono disertati da tutte le autorità. Unici personaggi di rilievo presenti per l'estremo saluto furono Nino Nutrizio, Enzo Biagi ed Enzo Ferrari. Guareschi è stato sepolto nel piccolo cimitero di Roncole Verdi. Il rapporto di Guareschi con il potere costituito ha sempre dato adito a controversie.Quello che è certo è che il suo carattere irriverente, irruente e sanguigno gli abbia procurato sovente dei guai con le istituzioni. Non c'è dubbio che egli dovette sopportare da un lato l'ostracismo prevedibile della sinistra, data la sua dichiarata ostilità alle idee e alla visione politica del partito comunista; dall'altro è evidente l'assoluta mancanza di riconoscenza da parte di chi la sua penna aveva numerose volte enormemente favorito, ovvero il centrismo cattolico rappresentato in Italia dalla DC.
I rapporti con il fascismo furono ugualmente alternanti e dibattuti. Probabilmente, gestire uno spazio satirico sotto un regime autoritario avrebbe in ogni caso richiesto un sottile gioco di compromessi per sopravvivere. 

 

Giovannino Oliviero Giuseppe Guareschi (Fontanelle di Roccabianca,  May 1 1908 - Cervia, July 22 1968) was an Italian writer, journalist, humorist and caricaturist, born in a middle-class family, his father, Primo Augusto Guareschi was a merchant, while his mother Lina Maghenzani, was the primary school teacher of the town.
He was one of the most important Italian civil intellectuals of the twentieth century. His best known creation, also brought to the cinema, is Don Camillo.
After high school, he enrolled at the University of Parma and entered the "Maria Luigia" boarding school in Parma, the ancient Collegio dei Nobili, which offered board and lodging to university students in financial difficulty. Here he met Cesare Zavattini in 1922.
In 1925, due to the failure of his father's business, he had to interrupt his studies and after occasional jobs he entered the "Gazzetta di Parma" as a proofreader, called by Zavattini, editor-in-chief of the newspaper.
In 1931 he started as assistant reporter for the newspaper Corriere Emiliano, in a short time he became a reporter, then head reporter; he wrote articles, short stories and columns, as well as making drawings (including political ones).
In 1934 he left for military service in Potenza, where he attended the officer cadet course. The following year, the owners of the "Corriere" fired him for redundancy. After the course, in 1936 he was transferred to Modena, where he was promoted to second lieutenant. Then he received another proposal from Cesare Zavattini, that of entering his humorous and satirical magazine, «Bertoldo», published by Rizzoli. He worked there starting as an illustrator.
The protraction of the Second World War led to the closing of the "Bertoldo" in September 1943, after an Anglo-American bombing which involved the Rizzoli headquarters.
Guareschi never missed an opportunity to mock the fascist regime then dominant in Italy.
Captured and incarcerated, in 1943 he was deported to the German prison camps of Częstochowa and Beniaminów in Poland and then to Germany in Wietzendorf and Sandbostel for two years, together with other Italian soldiers. Here he composed La Favola di Natale, a story set to music of a dream of freedom during his Christmas as a prisoner. Later he wrote the work "Il diario Clandestino", dedicated to his comrades who died in the war.
In 1950 he was convicted of insult to the Head of State, Luigi Einaudi. Some cartoons in the «Candido» emphasized that Einaudi, on the labels of the wine he produced, Nebbiolo, highlighted his public office as senator.
Guareschi was not the material author of the cartoon (the author was Carletto Manzoni), but he was condemned as the editor of the periodical. At the time, the right to satire was very limited.
In 1954 Guareschi was convicted of defamation following a complaint by Alcide De Gasperi (head of government from 1945 to 1953). Guareschi had come into possession of two letters, according to him authentic, from the Trentino politician dating back to 1944. In one of them the future Prime Minister, who at the time lived in Rome, would have asked the Anglo-American Allies to bomb the outskirts of the city in order to demoralize the German collaborators.
Before publishing them he had submitted them to a calligraphic appraisal, relying on an authority on the subject, Dr. Umberto Focaccia, who after a careful and scrupulous examination declared the authenticity of the writing of the text and the signature of De Gasperi who first granted the most wide faculty of proof regarding the genuineness of the documents in dispute, later it was denied several times through his own defender, the lawyer Delitala who claimed the uselessness of the expert reports on the documents. Delitala did everything possible to evade any verification of the letters in order to avoid delays in the process which was taking place directly. Guareschi, on the other hand, questioned the reliability of the declarations of British origin, pointing out that he was unwelcomed to the British government for its controversy over the Trieste dispute between Italy and Tito's Yugoslavia; pointed out that De Gasperi was an old, faithful ally of the Anglo-Americans.
The Court of Milan did not give any importance to these deductions and accepted the requests made by Delitala, denied Guareschi the execution of the calligraphic and chemical appraisal and the testimonies favorable to the writer on the reliability of the documents attributed to De Gasperi, including those of people close to De Gasperi himself, such as Giulio Andreotti.
On April 15 he was sentenced in the first instance to twelve months of prison. He took the route of the prison, just as he had taken that of the concentration camp for not wanting to collaborate with fascism and National Socialism.
After the first trial, another college, which had to rule for the crime of "forgery", decided to destroy the body of the crime, that is, the original letters. 
Once the sentence became enforceable, the previous sentence received in 1950 for insulting the Head of State, Einaudi, was also accumulated.
In 2014, studying the remaining documents with expert Nicole Ciacco, historian Mimmo Franzinelli concluded that the letters were certainly forgeries.
This is confirmed by the presence of gross errors: the protocol indicated in the letter of 12 January 1944 (297/4/55) did not correspond to the protocol criteria of the Vatican Secretariat of State; British Colonel Bonham Carter and British Defense Minister Harold Alexander had categorically ruled out that those alleged letters ever reached the British; finally De Gasperi had no longer worked at the Vatican Secretariat since July 1943 and it is therefore impossible that he registered letters in 1944. Guareschi was imprisoned in the prison of San Francesco del Prato in Parma, where he remained for 409 days, plus another six months of probation obtained for good conduct, but with the obligation to reside at his home in Roncole. Always for consistency, he refused at any time to ask for pardon.
Guareschi was the first and only journalist from the Italian Republic to serve a full prison sentence in prison for the crime of defamation in the press.
By 1956 his physical condition had deteriorated and he began to spend long periods in Cademario in Switzerland for health reasons. 
What is certain is that his irreverent, impetuous character has often caused him trouble with the institutions. There is no doubt that he had to endure on the one hand the foreseeable ostracism of the left, given his declared hostility to the ideas and political vision of the Communist Party; on the other hand, the absolute lack of gratitude on the part of those who had enormously favored his pen numerous times, namely the Catholic centrism represented in Italy by the DC.
Relations with fascism were equally alternating and debated. In any case, managing a satirical space under an authoritarian regime would have required a subtle game of compromise to survive.

 

 

Via Giovanni Magnarelli

Via Giovanni Magnarelli

Educatore.
Nato da una famiglia contadina da Paolo Magnarelli e Livia Moretti, orfano di guerra, si laureò in Pedagogia con il massimo dei voti presso la Scuola Normale di Pisa, nel giugno 1937. Intanto si era recato in Germania per apprendere la lingua tedesca e le opere dei grandi filosofi del ‘900.
Nel 1939 divenne titolare di cattedra presso il Liceo –ginnasio G. Leopardi di Recanati, dove già insegnava. Nello stesso anno fu allievo ufficiale di complemento.
Nel 1941 restò ferito in combattimento sul fronte jugoslavo meritando la medaglia d’argento sul campo. Partecipò all’ associazione Nastro Azzurro. Nel 1944 fu preside incaricato del Liceo di Recanati e in seguito a quello di Osimo per concorso.
Dopo aver passato breve tempo a Torino tornò a Recanati ed ebbe per trasferimento la presidenza del Liceo Scientifico di Civitanova, sede staccata di Recanati.
Nel 1944 fu membro della Prima Giunta Comunale presieduta da Angelo Sorgoni, in seguito, membro del Consiglio Comunale fino al 1964.
Nel 1946 fino al 1959 fu anche docente e segretario del CEPAS (Centro di formazione professionale assistenti sociali). Da quando era uscito dal PCI per i fatti d’Ungheria nel 1956, non volle più impegnarsi nella vita politica attiva, pur partecipando alle iniziative comunale, culturali e anche teatrali.
Memorabile la sua interpretazione del dramma di J. Steinbeck “La Luna è Tramontata” rappresentato al Teatro Persiani nel 1946. Tradusse il dramma di Peter Weiss Hölderlin per l’edizione Einaudi, 1983. Curò l’adattamento radiofonico e un epilogo dal romanzo di Paolo Volponi, “Memoriale”, trasmesso in Rai di Torino nel 1967 con la collaborazione del regista recanatese Linuccio Biancolini. Collaborò con enciclopedie e centri di formazione, oltre che con la scuola romana di servizio sociale e con i centri torinesi di carattere editoriale.
Qualche frammento della sua attività culturale è anche nel “Casanostra” e nella relazione sulla cultura in provincia di Macerata del 1946, mai pubblicata. 

 

Educator.
Born in a peasant family from Paolo Magnarelli and Livia Moretti, an orphan of war, he graduated with full marks in Pedagogy at the Scuola Normale in Pisa, in June 1937. Meanwhile he had gone to Germany to learn the German language and the works of the great philosophers of the 20th century.
In 1939 he became the holder of a professorship at the Liceo -ginnasio G. Leopardi in Recanati, where he already taught. In the same year he was a secondary officer.
In 1941 he was wounded in combat on the Yugoslav front and earned the silver medal on the field. He participated in the Nastro Azzurro association. In 1944 he was dean in charge of the Liceo di Recanati and later to that of Osimo by competitive exam.
After spending a short time in Torino he returned to Recanati and was transferred to the presidency of the Liceo Scientifico of Civitanova, a branch of Recanati.
In 1944 he was a member of the First Municipal Council chaired by Angelo Sorgoni, later, a member of the Municipal Council until 1964.
In 1946, until 1959, he was also lecturer and secretary of CEPAS (Center for Professional Training of Social Workers). Since he left the PCI due to the facts of Hungary in 1956, he no longer wanted to engage in active political life, even though he participated in municipal, cultural and even theatrical initiatives.
Memorable his interpretation of Steinbeck's drama "La Luna è Tramontata" performed at the Persiani Theater in 1946. He translated the play by Peter Weiss Hölderlin for the Einaudi edition, 1983. He edited the radio adaptation and an epilogue from Paolo Volponi's novel “Memoriale”, broadcast on Rai in Torino in 1967 with the collaboration of the director from Recanati Linuccio Biancolini. He collaborated with encyclopedias and training centers, as well as with the Roman school of social service and with the Torino publishing centers.
Some fragments of his cultural activity are also in the “Casanostra” and in the report on Macerata culture of 1946, never published.

Via Giovanni Palatucci

Via Giovanni Palatucci

Giovanni Palatucci (Montella, 31 maggio 1909 – Dachau, 10 febbraio 1945) è stato un poliziotto italiano, vice commissario aggiunto di pubblica sicurezza.
Dichiarato martire da papa Giovanni Paolo II "per aver salvato 5000 ebrei", riconosciuto come "un giusto" da Israele, in realtà - secondo il Centro Primo Levi - Giovanni Palatucci ebbe un ruolo fondamentale nel trasferimento ad Auschwitz di 412 ebrei di Fiume.
Lo studio condotto su circa 700 documenti ha fatto emergere che Giovanni Palatucci era invece un collaboratore nazista, tanto da partecipare alla deportazione degli ebrei nel campo di Auschwitz. Stando alla ricerca del Centro Primo Levi, in base all'esame di circa 700 documenti finora inediti, Palatucci andrebbe descritto come uno zelante esecutore della deportazione di almeno 412 dei circa 500 ebrei presenti a Fiume, nel suo incarico di responsabile dell'applicazione delle leggi razziali fasciste.
La sua deportazione e morte a Dachau sarebbe stata dovuta non al suo aiuto agli ebrei, ma all'aver mantenuto contatti col servizio informativo nemico, per aver passato agli inglesi i piani per l'indipendenza di Fiume Secondo la ricerca del 2013, la storia di Palatucci sarebbe un mito fomentato dallo zio, il vescovo Giuseppe Maria Palatucci, che nel 1952 si sarebbe servito della storia inventata per assicurare una pensione di guerra al fratello e alla cognata, genitori di Palatucci. 

 

Giovanni Palatucci (Montella, May 31, 1909 - Dachau, February 10, 1945) was an Italian policeman, deputy commissioner of public safety.
Declared a martyr by Pope John Paul II "for having saved 5,000 Jews", recognized as "a righteous" by Israel, in reality - according to the Primo Levi Center - Giovanni Palatucci played a fundamental role in the transfer of 412 Jews from Fiume to Auschwitz.
The study conducted on about 700 documents revealed that Giovanni Palatucci was instead a Nazi collaborator, so much so that he participated in the deportation of Jews to the Auschwitz camp. According to the research of the Primo Levi Center, on the basis of the examination of about 700 previously unpublished documents, Palatucci should be described as a zealous executor of the deportation of at least 412 of the approximately 500 Jews present in Fiume, in his position as law enforcement officer racial fascists.
His deportation and death in Dachau would have been due not to his help to the Jews, but to having maintained contact with the enemy intelligence service, for having passed on to the British the plans for the independence of Fiume. According to the 2013 research, the story of Palatucci is said to be a myth fomented by his uncle, Bishop Giuseppe Maria Palatucci, who in 1952 would use the invented story to ensure a war pension for his brother and sister-in-law, Palatucci's parents.
 

Via Girolamo Lombardo

Via Girolamo Lombardo

Scultore italiano.
Nato a Ferrara nel 1506, Girolamo era figlio dell'architetto e scultore Antonio Lombardo inoltre era fratello di Lodovico e di Aurelio, anch'essi scultori.
Girolamo si formò nella bottega paterna a Ferrara per poi trasferirisi successivamente a Venezia per continuare la formazione con Jacopo Sansovino, con il quale, tra il 1532 e il 1540, collaborò nella Libreria Marcianae nella Loggetta del campanile di San Marco a Venezia.La sua presenza è documentata a Loreto a partire dal 1543, dove già da alcuni anni era attivo il fratello Aurelio e dove vennero raggiunto verso il 1550 anche dal terzo fratello, Ludovico.
Verso il 1552 Girolamo si trasferì con i fratelli a Recanati ed aprirono una fonderia, dando vita ad un'importante polo fondiario dell'Italia centrale.
La scuola scultorea recanatese proseguì nelle generazioni successive con Tiburzio Vergelli di Camerino, Antonio Calcagni (padre di Michelangelo Calcagni, scultore), Sebastiano Sebastiani, Tarquinio e Pier Paolo Jacometti, Gianbattista Vitali.
I figli Antonio, Pietro e Paolo saranno anche loro validi scultori e fonditori in bronzo. 

 

Italian sculptor.
Born in Ferrara in 1506, Girolamo was the son of the architect and sculptor Antonio Lombardo and was also the brother of Lodovico and Aurelio, also sculptors.
Girolamo was trained in his father's workshop in Ferrara and then later moved to Venice to continue his training with Jacopo Sansovino, with whom, between 1532 and 1540, he collaborated in the Marciana Library and in the Loggetta of the bell tower of San Marco in Venice. it is documented in Loreto starting from 1543, where his brother Aurelio had been active for some years and where they were joined by the third brother, Ludovico, around 1550.
Around 1552 Girolamo moved with his brothers to Recanati and opened a foundry, giving life to an important land center in central Italy.
The Recanatese sculptural school continued in subsequent generations with Tiburzio Vergelli di Camerino, Antonio Calcagni (father of Michelangelo Calcagni, sculptor), Sebastiano Sebastiani, Tarquinio and Pier Paolo Jacometti, Gianbattista Vitali.
The sons Antonio, Pietro and Paolo will also be valid sculptors and bronze founders.

Via Girolamo Moretti

Via Girolamo Moretti

Nacque il 18 aprile 1879 a Recanati, in provincia di Macerata, da Francesco e da Giulia Badurli, terzogenito di 18 figli, 10 dei quali vissuti.
Battezzato come Umberto, prese il nome di Girolamo a 15 anni quando fu accolto nell’Ordine dei frati minori conventuali ed entrò nel convento di Montalto, vicino ad Ascoli Piceno.
La sua formazione proseguì nel convento di Montottone (Ascoli Piceno) e qui, nel 1899, emise i voti.
Continuò e concluse gli studi teologici presso l’Università gregoriana di Roma nell’anno accademico 1901-02 e fu ordinato sacerdote il 26 luglio 1902.
Nel 1914 pubblicò, con lo pseudonimo di Umberto Koch, la prima bozza del sistema grafologico proponendo regole interpretative originali relative all’intelligenza, al sentimento e alla fisionomia. Unico tra i grafologi, Moretti vide nella scrittura oltre agli aspetti psichici della personalità, gli aspetti somatici legati soprattutto ai movimenti e agli atteggiamenti del corpo e a questo tema dedicò Grafologia somatica.
Trascorse i suoi ultimi anni nel convento di Ancona continuando l’attività grafologica e peritale, elaborando altre importanti opere e, con la collaborazione di Lamberto Torbidoni, gettando le basi di quello che, dopo la sua morte, divenne l’Istituto grafologico Moretti, continuatore della sua opera.
Morì ad Ancona il 24 luglio 1963 e fu sepolto nel cimitero di Mondolfo. 

 

He was born on April 18, 1879 in Recanati, in the province of Macerata, from Francesco and Giulia Badurli, the third child of 18 children, 10 of whom lived.
Baptized as Umberto, he took the name of Girolamo at the age of 15 when he was accepted into the Order of Minor Conventual Friars  and entered the convent of Montalto, near Ascoli Piceno.
His training continued in the convent of Montottone (Ascoli Piceno) and here, in 1899, he made his vows.
He continued and completed his theological studies at the Gregorian University of Rome in the academic year 1901-02 and was ordained a priest on July 26, 1902.
In 1914 he published, under the pseudonym of Umberto Koch, the first draft of the graphological system, proposing original interpretative rules relating to intelligence, sentiment and physiognomy. Unique among graphologists, Moretti saw in writing in addition to the psychic aspects of the personality, the somatic aspects linked above all to the movements and attitudes of the body and to this theme he dedicated Somatic Graphology.
He spent his last years in the convent of Ancona continuing his graphological and expert activity, elaborating other important works and, with the collaboration of Lamberto Torbidoni, laying the foundations of what, after his death, became the Moretti Graphological Institute, continuator of his work.
He died in Ancona on July 24, 1963 and was buried in the cemetery of Mondolfo.
 

Via Giuoco del Pallone

Via Giuoco del Pallone

Il gioco del pallone al bracciale era molto diffuso nell’800 ed era adatto a tutti, uno sport popolare nel settentrione dell’Italia dove sorgevano aree dedicate al gioco, che consisteva nel colpire la palla nella metà campo opposta con un bracciale del peso di due chili, che si portava al polso. A Recanati veniva praticato nel Rione Mercato. All’illustre giocatore Carlo Didimi, cittadino di Treia, Giacomo Leopardi dedicò una poesia nel 1821.

 

The game of the ball on the bracelet was very widespread in the 19th century and was suitable for everyone, a popular sport in the north of Italy where there were areas dedicated to the game, which consisted of hitting the ball in the opposite half of the field with a bracelet weighing two kilos, which the players wore on their wrist. In Recanati it was practiced in the Rione Mercato. Giacomo Leopardi dedicated a poem to the illustrious player Carlo Didimi, a citizen of Treia, in 1821.

Via Giuseppe Giunchi

Via Giuseppe Giunchi

Giuseppe Giunchi nacque a Recanati il 16 agosto 1915 e fu un infettivologo e medico.
Laureatosi in medicina a Roma apprese l’istologia normale e patologica e alcune tecniche sierologiche e batteriologiche. Conseguì il premio Mazzoni nel 1939 e dopo aver vinto una borsa di studio si specializzò in clinica medica presso l’istituto romano diretto da C. Furgoni. Da qui iniziò la sua carriera di professore alle università di Sassari, Perugia, Siena e Roma. È stato medico di Papa Paolo VI e Giovanni Paolo II e di tre presidenti della Repubblica.
Fu presidente del Collegio medico presso la congregazione per la Causa dei Santi ed ebbe numerosi riconoscimenti ed onorificenze tra cui una medaglia d’oro e il titolo di cavaliere della Repubblica.
Morì improvvisamente a Roma il 25 luglio 1987.

 

Giuseppe Giunchi was born in Recanati on August 16, 1915 and was an infectious disease specialist and doctor.
After graduating in medicine in Rome, he learned normal and pathological histology and some serological and bacteriological techniques. He received the Mazzoni prize in 1939 and after winning a scholarship he specialized in a medical clinic at the Roman institute directed by Furgoni. From here he began his career as a professor at the universities of Sassari, Perugia, Siena and Rome. He was physician to Pope Paul VI and John Paul II and to three presidents of the Republic.
He was president of the medical college at the congregation for the Cause of Saints and received numerous awards and honors including a gold medal and the title of knight of the Republic.
He died  in Rome on  July 25 1987.

Via Gregòrio XII

Via Gregòrio XII

Angelo Correr (Venezia 1323 circa - Recanati 1417), proveniente dalla nobile famiglia veneziana dei Correr, era figlio di Niccolò di Pietro e di Polissena.
Fu canonico del Capitolo della Cattedrale di Venezia. Nell'ottobre del 1380 fu nominato vescovo di Castello, carica che mantenne per dieci anni, allorché venne nominato patriarca di Costantinopoli. Fu legato pontificio in Istria e Dalmazia per conto di Urbano VI nel 1387. Nel 1399 fu legato pontificio per conto di Bonifacio IX (Pietro Tomacelli-Cybo) a Napoli, presso il re Ladislao.
Già patriarca di Costantinopoli, dal 1405 prete-cardinale di S. Marco, si trovò implicato nell'ultima parte della sua vita nelle lotte del cosiddetto scisma d'Occidente.
Eletto infatti pontefice il 30 novembre 1406, quando Benedetto XIII era papa avignonese dal 1394, tentò di accordarsi con l'avversario per giungere ad una abdicazione simultanea dei due pontefici. Questa fu raggiunta al di fuori dei disegni, poiché il Concilio di Pisa, all'uopo convocato, depose Benedetto XIII ed elesse papa Alessandro V (Pietro Filargo), che ottenne il riconoscimento della maggior parte dei principi cristiani.
Gregorio XII, come del resto Benedetto XIII, non riconobbe la legittimità di Alessandro V e del successore Giovanni XXIII (Baldassarre Cossa); ma al Concilio di Costanza rinunciò alla tiara (4 luglio 1415), ricevendo in compenso il titolo di cardinale-vescovo di Porto e di legato della marca d'Ancona, nonché il diritto d'avere il primo posto dopo il pontefice. In base a precedenti accordi, il Concilio accettò anche di mantenere tutti i cardinali che questi aveva creato, dando così soddisfazione alla famiglia Correr, e nominando Gregorio vescovo di Porto e legato pontificio ad Ancona.
Restava il papa avignonese, Benedetto XIII, irremovibile nelle sue posizioni, ma oramai abbandonato da tutti.
Ritornò ad essere Angelo Correr, l'anziano prelato trascorse il resto della sua vita in una tranquilla oscurità ad Ancona, dopo essere stato reintegrato pienamente nel collegio cardinalizio per il comportamento dignitoso che mostrò durante il Concilio di Costanza.
È sepolto nella cattedrale di Recanati e dopo di lui tutti i papi sono stati sepolti a Roma, deposto da un concilio nel luglio 1417. 

  

Angelo Correr (Venice 1323 - Recanati 1417), coming from the noble Venetian family of Correr, he was the son of Niccolò di Pietro and Polissena.
He was canon of the Chapter of the Cathedral of Venice. In October 1380 he was appointed bishop of Castello, a position he held for ten years, when he was appointed patriarch of Constantinople. He was papal legate in Istria and Dalmatia on behalf of Urban VI in 1387. In 1399 he was papal legate on behalf of Bonifacio IX (Pietro Tomacelli-Cybo) in Naples, with King Ladislao.
Former patriarch of Constantinople, from 1405 priest-cardinal of St. Mark, he found himself involved in the last part of his life in the struggles of the so-called Western schism.
In fact, elected pontiff on November 30, 1406, when Benedict XIII was pope in Avignon from 1394, he tried to reach an agreement with his adversary to achieve a simultaneous abdication of the two popes. This was achieved outside the plans, since the Council of Pisa, convened for this purpose, deposed Benedict XIII and elected Pope Alexander V (Pietro Filargo), who obtained the recognition of most of the Christian principles.
Gregory XII, like Benedict XIII, did not recognize the legitimacy of Alexander V and of his successor John XXIII (Baldassarre Cossa); but at the Council of Constance he renounced the tiara (July 4, 1415), receiving in compensation the title of cardinal-bishop of Porto and of legate of the March of Ancona, as well as the right to have the first place after the pontiff. On the basis of previous agreements, the Council also agreed to keep all the cardinals he had created, thus giving satisfaction to the Correr family, and appointing Gregory bishop of Porto and papal legate in Ancona.
The Avignon pope, Benedict XIII, remained in his positions, but was abandoned by everyone.
He returned to being Angelo Correr, the elderly prelate spent the rest of his life in quiet darkness in Ancona, after being fully reinstated in the college of cardinals for the dignified behavior he displayed during the Council of Constance.
He is buried in the cathedral of Recanati and after him all the popes were buried in Rome, deposed by a council in July 1417.

Via Guglielmo Capodaglio

Via Guglielmo Capodaglio

Guglielmo Capodaglio (1879-1961), dopo aver frequentato il Liceo G. Leopardi, ha affiancato il padre Giovanni nella conduzione della fabbrica artigianale di prodotti in corno e radica fondata nel 1878. Dopo la morte del padre ha continuato la sua attività insieme al fratello Romualdo. Tenne alta la tradizione artigianale producendo inizialmente tabacchiere in corno e pipe in radica, oggetti di fine rifinitura quali pettini, posate, calzascarpe e articoli vari, creando una serie di operai specializzati e dando lavoro a moltissime famiglie recanatesi.
La ditta ha partecipato a numerose fiere ed esposizioni ottenendo numerosi riconoscimenti e facendo si che la sua produzione fosse conosciuta ed apprezzata in tutta Italia. Guglielmo ha partecipato all’esposizione internazionale dell’ artigianato di Parigi nei primi del ‘900 ed ha continuato a lavorare ininterrottamente sino alla sua morte avvenuta nel 1961. 

 

Guglielmo Capodaglio (1879-1961), after having attended the Liceo Giacomo Leopardi, joined his father Giovanni in the management of the artisan factory of horn and briar products founded in 1878. After the death of his father he continued his business with his brother Romualdo. He kept the artisan tradition high by initially producing tobacco boxes in horn and briar pipes, objects of fine finishing such as combs, cutlery, shoe horns and various articles, creating a series of specialized workers and giving work to many families from Recanati.
The company has participated in numerous fairs and exhibitions, obtaining numerous awards and ensuring that its production was known and appreciated throughout Italy. Guglielmo took part in the international handicraft exhibition in Paris in the early 1900s and continued to work uninterruptedly until his death in 1961.

Via Iacometti

Via Iacometti

Nacque a Recanati nel 1580 da Giovan Battista e da Francesca Calcagni, sorella dello scultore Antonio. Avviatosi allo studio del disegno sotto la guida dello zio e formatosi in campo pittorico come allievo di Cristofano Roncalli detto il Pomarancio, si dedicò poi all’attività scultorea, contrassegnando con la sua produzione, spesso eseguita assieme con il fratello Tarquinio, la fase conclusiva della scuola bronzistica recanatese. L’apprendistato a Roma presso Roncalli si può datare al 1604, poiché nel 1605, come egli stesso ricorda nelle sue Memorie, fece ritorno a Loreto assieme al maestro, per eseguire gli affreschi della sagrestia Nuova e, dalla fine del 1609 al 1614, quelli, perduti, della cupola del santuario della Santa Casa. Il manoscritto autografo (1655), in cui lo Iacometti elenca gran parte delle opere realizzate durante la sua attività, non è più reperibile, ma, già posseduto dai marchesi Podaliri di Recanati, fu trascritto da P. Gianuizzi e poi pubblicato da G. Pauri e da M. Carancini. La collaborazione col Pomarancio viene accolta dalla letteratura artistica non solo locale, ma risulta difficile chiarire i termini esatti di tale rapporto che, come si evince dalle Memorie, comprese anche alcuni incarichi di lavoro affidati al maestro e passati all’allievo. Tale attività appare tuttavia poco indagata, essendo oramai dispersa la maggior parte dei dipinti citati dalle fonti.
Le opere sono caratterizzate da una sorta di controllato espressionismo e dalla costruzione quasi scultorea delle figure, in cui l’artista rivela una discreta facilità di disegno ma una debole qualità coloristica.
Dalle Memorie si evince che fu sempre grazie alla mediazione del Pomarancio, con cui collaborò fino al 1615, che lo Iacometti ricevette le prime commissioni come scultore. Nel 1613 fu incaricato dalla comunità di Recanati di realizzare, insieme con il fratello Tarquinio, il busto bronzeo del cardinale Antonio Maria Gallo, da collocarsi sulla facciata del palazzo comunale; opera perduta il cui disegno è stato attribuito proprio al Pomarancio.
A partire da questa data ebbe inizio il fertile sodalizio artistico con il fratello.
Alla morte di questi, nel 1596, stipulò il contratto, assieme a Sebastiano Sebastiani, per il completamento della porta bronzea meridionale della basilica di Loreto, iniziata dallo zio nel 1590; il contratto dell’opera, terminata nel 1600, contemplava la lavorazione di alcuni modelli e la realizzazione delle restanti formelle.

 

He was born in Recanati in 1580 from Giovan Battista and Francesca Calcagni, sister of the sculptor Antonio. He started the study of drawing under the guidance of his uncle and trained in the field of painting as a pupil of Cristofano Roncalli known as Pomarancio, then he devoted himself to sculpting, marking with his production, often performed together with his brother Tarquinio, the final phase of Recanatese bronze school. The apprenticeship in Rome with Roncalli can be dated to 1604, since in 1605, as he himself remembered in his Memoirs, he returned to Loreto together with the master, to paint the frescoes in the New Sacristy and, from the end of 1609 to 1614, the dome of the sanctuary of the Holy House. The autograph manuscript (1655), in which Iacometti listed most of the works created during his activity, is no longer available, but, already owned by the Podaliri di Recanati marquises, was transcribed by P. Gianuizzi and then published by G. Pauri and by M. Carancini. The collaboration with Pomarancio was welcomed by not only local art literature, but it was difficult to clarify the exact terms of this relationship which, as can be seen from the Memoirs, also included some work assignments entrusted to the master and passed to the student. However, this activity appears to have been little investigated, as most of the paintings cited by the sources have now been dispersed.
The works are characterized by a sort of controlled expressionism and the almost sculptural construction of the figures, in which the artist revealed a fair ease of drawing but a weak coloristic quality.
From the Memoirs it was clear that it was always thanks to the mediation of Pomarancio, with whom he collaborated until 1615, that Iacometti received his first commissions as a sculptor. In 1613 he was commissioned by the community of Recanati to create, together with his brother Tarquinio, the bronze bust of Cardinal Antonio Maria Gallo, to be placed on the facade of the town hall; lost work whose design had been attributed to Pomarancio.
From this date the fertile artistic partnership with his brother began.
On his death, in 1596, he signed the contract, together with Sebastiano Sebastiani, for the completion of the southern bronze door of the basilica of Loreto, begun by his uncle in 1590; the contract for the work, completed in 1600, involved the processing of some models and the construction of the remaining tiles.

Via Igino Cingolani

Via Igino Cingolani

Cingolani Igino (1901- 1986) è nato a Recanati, il 1 Aprile 1901 da una famiglia numerosa. Si è laureato nella Facoltà di Medicina e Chirurgia il 2 Luglio 1926 con il massimo dei voti presso l’Università di Bologna. Il primo incarico da neo professionista conferitogli dal medico provinciale di Macerata fu la sostituzione del medico condotto di Montecosaro. Questo fu l’inizio di una illuminata professione, divenne il dottore della maggior parte dei recanatesi, specialmente dei meno abbienti, era infatti chiamato il medico dei poveri.
Nel 1924 entrò a far parte della Pubblica Amministrazione di Recanati, contribuendo alla realizzazione di importanti opere e strutture. Ha partecipato come ufficiale medico con il compito esclusivo di sostenere fisicamente il corpo e moralmente l’ anima dei soldati, alla Campagna dell’ Africa Orientale, alla Campagna di Albania e a quella di Russia.
Sin dal primo dopoguerra è stato il medico fiduciario della sezione locale Combattenti e Reduci - Nastro Azzurro ONIG (Opera Nazionale Invalidi di Guerra). Amato e stimato da tutti coloro che lo conobbero, ancora oggi il suo ricordo è vivo in tutte quelle famiglie dove è entrato, seppur tanti anni fa, con la sua umanità e professionalità. Autore del libro “Uomo e medico in pace e in guerra (Diario di una vita)”. Stampato in proprio a Recanati. 

 

Cingolani Igino (1901-1986) was born in Recanati on April 1, 1901 into a large family. He graduated from the Faculty of Medicine and Surgery on  July 2    1926 with full marks from the University of Bologna. The first job as a neo-professional conferred on him by the provincial doctor of Macerata was the replacement of the doctor in Montecosaro. This was the beginning of an enlightened profession, he became the doctor of most Recanati people, especially the poor, he was in fact called the doctor of the poor.
In 1924 he became part of the Public Administration of Recanati, contributing to the construction of important works and structures. He participated as a medical officer with the exclusive task of physically supporting the body and morally souls of the soldiers, in the Campaign of East Africa, the Campaign of Albania and that of Russia.
Since the first postwar period he has been the fiduciary doctor of the local section "Combattenti e Veterani" - Nastro Azzurro ONIG (National War Invalid Work). Loved and respected by all those who knew him, his memory is still alive today in all those families where he entered many years ago, with his humanity and professionalism. Author of the book "Man and doctor in peace and war (Diary of a life)" self-printed in Recanati.  

Via Igino Simboli

Via Igino Simboli

Fu un pittore marchigiano attivo nel corso del XIX secolo . Nacque a Recanati nel 1873, morì a Recanati nel 1926 all'età di 53 anni. Pittore di scene di genere, di ritratti, di scene sacre, decoratore. 

 

He was a painter from the Marche Region active during the nineteenth century. He was born in Recanati in 1873, he died in Recanati in 1926 at the age of 53. Painter of genre scenes, portraits, sacred scenes, decorator.

Via Le Grazie

Via Le Grazie

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie venne fabbricata nel 1456 sul muro di una piccola Cappella.
La piccola Chiesa di Santa Maria delle Grazie situata fuori della Porta Cannella, secondo il Vogel fu edificata con le elemosine del comune. Gli ultimi ampi restauri sono stati resi possibili nel 1960 per diretto interessamento della famiglia Guzzini.
Madonna delle Grazie, riferito a Maria (madre di Gesù), va inteso sotto due aspetti: Maria Santissima è Colei che porta la Grazia per eccellenza, cioè suo figlio Gesù, quindi Lei è la "Madre della Divina Grazia". Maria è la Regina di tutte le Grazie, è Colei che, intercedendo per noi presso Dio , fa sì che Egli ci conceda qualsiasi grazia: nella teologia cattolica si ritiene che nulla Dio neghi alla Santissima Vergine.
Specialmente il secondo aspetto è quello che ha fatto breccia nella devozione popolare: Maria appare come una madre amorosa che ottiene tutto ciò che gli uomini necessitano per l'eterna salvezza. Tale titolo nasce dall'episodio biblico noto come "Nozze di Cana": è Maria che spinge Gesù a compiere il miracolo.

 

The Church of Santa Maria delle Grazie was built in 1456 on the wall of a small chapel.
According to Vogel, the small Church of Santa Maria delle Grazie located outside Porta Cannella was built with the charity of the municipality. The last extensive restorations were made possible in 1960 through the direct involvement of the Guzzini family.
Our Lady of Grace, referring to Mary (mother of Jesus), must be understood under two aspects: Mary Most Holy is the one who brings Grace, that is her son Jesus, therefore she is the "Mother of Divine Grace". Mary is the Queen of all Graces, she is the one who, by interceding for us with God, makes him grant us any grace: in Catholic theology it is believed that God denies nothing to the Blessed Virgin.
Especially the second aspect is the one that has made a breakthrough in popular devotion: Mary appears as a loving mother who obtains everything that men need for eternal salvation. This title comes from the biblical episode known as "Wedding at Cana": it is Mary who pushes Jesus to perform the miracle.

Via Leonida Biancolini

Via Leonida Biancolini

Leonida Biancolini, Accademico di Spagna, autore e professore di grammatica e lingua spagnola. Nato a Recanati. Già professore in scuole superiori e docente di lingua e letteratura spagnola all’ Università di Roma e nella facoltà di Magistero Maria SS. Assunta, è autore di diversi studi.

 

Leonida Biancolini, Academician of Spain, author and professor of Spanish grammar and language. Born in Recanati. Former professor in high schools and teacher of Spanish language and literature at the University of Rome and in the Maria SS. Assunta, is the author of several studies.  

Via Lino Ragni

Via Lino Ragni

Lino Ragni, nasce a Castelfidardo nel 1933 e si trasferisce a Recanati insieme alla sua famiglia. Negli anni Cinquanta, mentre lavorava in una fabbrica di fisarmoniche di Castelnuovo, a seguito di una delle tante crisi del settore, inizia ad intraprendere la sua iniziativa proprio nella sua camera da letto.
Pian piano crea nel 1956, sempre a Castelnuovo la FATAR che inizialmente era una piccola bottega artigianale. Il successo delle sue tastiere, porta ben presto questa realtà ad ingrandirsi e trasferirsi nella sede storica di via Offagna. Successivamente la sua dedizione alla ricerca di nuovi materiali e di nuove tecnologie porta allo sviluppo di una fase industriale dell'azienda che con i suoi prodotti conquista la leadership di mercato su scala mondiale.
Muore il 7 Gennaio 2007 dopo una lotta di alcuni mesi contro un male incurabile. Lino Ragni, viene ricordato per essere stato uno dei simboli di quegli industriali recanatesi che dal nulla sono riusciti, con tanta forza di volontà, tenacia ed ingegno a fare impresa.

 

Lino Ragni, was born in Castelfidardo in 1933 and moved to Recanati with his family. In the fifties, while he was working in an accordion factory in Castelnuovo, following one of the many crises in the sector, he began all in his bedroom.
Slowly he created in 1956, in Castelnuovo, FATAR which was initially a small artisan shop. The success of his keyboards soon led this reality to grow and move to the historic headquarters in via Offagna. Subsequently, his dedication to the research of new materials and new technologies leads to the development of an industrial phase of the company which, with its products, conquers the market leadership on a world scale.
He died on January 7, 2007 after a few months' struggle against an incurable disease. Lino Ragni is remembered for being one of the symbols of those industrialists from Recanati who succeeded out of nothing, with a lot of willpower, tenacity and ingenuity, to do business.

Via Lorenzo Gigli

Via Lorenzo Gigli

È chiamato il pittore dei due Mondi.
Figlio di Luigi e Adelaide Peliccioni, ha lasciato l'Italia a 16 anni per emigrare in Argentina.
Si stabilisce a Buenos Aires , frequenta l' Accademia Nazionale di Belle Arti e ottiene il diploma di insegnante nazionale di disegno e pittura nel 1917, superando corsi grazie al suo talento naturale. Suo maestro e mentore è stato Pio Collivadino , Direttore della Nazionale di Belle Arti , dove ha insegnato dal 1908 fino al suo pensionamento nel 1935.
Nel 1924 ha viaggiato in Europa nei più importanti centri artistici, dopo aver studiato i grandi maestri nei musei espone il suo lavoro. Tornato a Buenos Aires , è stato un assiduo collaboratore di riviste metropolitane .
Nel 1926 ritorna a Recanati e sposa la sua compagna dell'Accademia, Maria Teresa Valeiras , residente nella sua città natale, casa dove è nata sua figlia Adelaide Gigli , fino al 1930. Prendendo di nuovo contatto con la bellezza del paesaggio, opere di produzione del periodo giovanile, riprende con i temi dei paesaggi e degli agricoltori, con scene di vita quotidiana.
Sempre in Buenos Aires , riceve la nomina di professore di disegno presso l’ Accademia Nazionale delle Belle Arti “Manuel Belgrano Academy” e la Facoltà di Architettura della Università di Buenos Aires , ed esercita con rigorosa responsabilità di insegnamento fino al 1956.
Anche se non ha fatto ritorno alla sua Recanati nativa, ha mantenuto uno stretto rapporto con la sua gente e il suo paesaggio si riflette chiaramente nel suo lavoro.
Ha dipinto fino a poco prima della sua morte. Nei suoi ultimi lavori ha realizzato una sintesi tra i suoi paesaggi di realistica italiana ed un'atmosfera onirica personale, ottenendo uno strano miscuglio di simbolo e realtà.

 

He is called the painter of the two worlds.
Son of Luigi and Adelaide Peliccioni, he left Italy at 16 to emigrate to Argentina.
He settled in Buenos Aires, attended the National Academy of Fine Arts and obtained the diploma of national teacher of drawing and painting in 1917, passing courses thanks to his natural talent. His teacher and mentor was Pio Collivadino, Director of the National of Fine Arts, where he taught from 1908 until his retirement in 1935.
In 1924 he traveled to Europe in the most important artistic centers, after having studied the great masters he exhibited his work in museums. Back in Buenos Aires, he was a regular contributor to metropolitan magazines.
In 1926 he returned to Recanati and married his companion from the Academy, Maria Teresa Valeiras, residing in his hometown, the house where his daughter Adelaide Gigli was born, until 1930. Contacting  with the beauty of the landscape, as his production works of the youth period, he resumed with the themes of landscapes and farmers, with scenes of everyday life.
Still in Buenos Aires, he received the appointment of professor of drawing at the National Academy of Fine Arts "Manuel Belgrano Academy" and the Faculty of Architecture of the University of Buenos Aires, and exercised with rigorous teaching responsibilities until 1956.
Although he did not return to his native Recanati, he maintained a close relationship with his people and his landscape is clearly reflected in his work.
He painted until shortly before his death. In his latest works he achieved a synthesis between his Italian realistic landscapes and a personal dreamlike atmosphere, obtaining a strange mixture of symbol and reality.

Via Loreto/Traversa

Via Loreto/Traversa

Loreto è un comune italiano di 12 791 abitanti della provincia di Ancona nelle Marche ed è  famosa per essere la sede della Basilica della Santa Casa, uno dei più importanti e antichi luoghi di pellegrinaggio mariano del mondo cattolico. La città si è sviluppata intorno alla nota Basilica che ospita la celebre reliquia della Santa Casa di Nazaret dove, secondo la tradizione, la Vergine Maria nacque e visse e dove ricevette l'annuncio della nascita miracolosa di Gesù. Profondissimi i legami storici che uniscono le città di Loreto e Recanati essendo stata l’una madre dell’altra. Costituitasi come libero Comune intorno al 1160, fu in territorio recanatese che nel 1294 secondo la tradizione, venne a “posarsi” la casa della Madonna traslata da Nazareth ed intorno alla quale sorse nel 1468, proprio per opera del vescovo recanatese Niccolò delle Aste, il Santuario della Santa Casa. Dopo che nel 1586 Sisto V dispose la separazione delle due città pose Loreto direttamente sotto l’ala della Santa Sede, la città di Recanati proseguì da sola il suo cammino storico, illuminato più tardi dalla nascita del grande poeta Giacomo Leopardi.

 

Loreto is an Italian town of 12 791 inhabitants in the province of Ancona in the Marche region and is famous for being the seat of the Basilica of the Holy House, one of the most important and ancient Marian pilgrimage sites in the Catholic world. The city developed around the well-known Basilica which houses the famous relic of the Holy House of Nazareth where, according to tradition, the Virgin Mary was born and lived and where she received the announcement of the miraculous birth of Jesus. The historical ties that unite the city ​​of Loreto and Recanati having been one mother of the other. Established as a free municipality around 1160, it was in the Recanatese territory that in 1294 according to tradition, the house of the Madonna moved from Nazareth and around it was built, in 1468, precisely by the Recanatese bishop Niccolò delle Aste, the Sanctuary of the Holy House. After Sixtus V arranged for the separation of the two cities in 1586, he placed Loreto directly under the wing of the Holy See, the city of Recanati continued its historical journey alone, illuminated later by the birth of the great poet Giacomo Leopardi.

Via Luigi Fabbri

Via Luigi Fabbri

Sindacalista e giornalista, emigrato in Montevideo. Nato a Fabriano nel 1887, fu uno dei più significativi rappresentanti dell’anarchismo europeo. Collaborò e diresse diversi giornali tra cui quello di Ancona “Volontà” nel 1914, dopo la settimana rossa. A seguito dell’avvento fascista fu costretto all’ esilio a Parigi, prima ed in Uruguay poi, dove morì nel 1935.

 

Trade unionist and journalist, emigrated to Montevideo. Born in Fabriano 1887, he was one of the most significant representatives of European anarchism. He collaborated and directed several newspapers including that of Ancona "Volontà" in 1914, after the red week. Following the Fascist advent he was forced into exile in Paris, first and then in Uruguay, where he died in 1935.

Via Luigi Flamini

Via Luigi Flamini

Luigi Flamini è stata una figura di spicco della cittadina leopardiana, dove, oltre ad aver svolto per molti anni il ruolo di maestro di scuola, ha ricoperto importanti cariche politico-istituzionali, guidando la città come primo cittadino negli anni 50 e rappresentando, sino al giorno del decesso la locale associazione degli ex combattenti. Nel 1945 entra a far parte della CGL ed è stato sindaco negli anni ’50 poi vicepresidente della Provincia, maestro di scuola e ciclista fino a ottanta anni, presidente dell’ associazione provinciale combattenti e reduci a lui spettava il comizio a Macerata da ogni anniversario. Era inoltre e soprattutto amico personale di Beniamino Gigli cui aveva dedicato più libri e grande estimatore di Giacomo Leopardi. Flamini democristiano convinto era stato costretto ad uscirne per logiche di partito e a costituire una lista civica rientrando così eletto insieme con il dottore Sergio Beccacece, in consiglio comunale.
Fece una mozione perché il consiglio comunale s’impegni a denunciare Carlo Verdone per diffamazione riguardo all’onorabilità violata del poeta Giacomo Leopardi, nel film Bianco, rosso e verdone, insinuando nel rapporto tra Giacomo e Antonio Ranieri a Napoli, in base alle lettere della loro corrispondenza privata, sospetti che nascevano dalla scarsa storicistica interpretazione di un linguaggio settecentesco molto lontano oramai dal nostro. Nessuna querela però gli sarebbe arrivata. Luigi Flamini ha pubblicato diverse opere tra cui, in occasione del 1° centenario dalla nascita del secondo figlio illustre di Recanati, Beniamino Gigli, dedica al grande artista lirico e suo fraterno amico una pubblicazione che vuol essere anche un omaggio di tutta la città da lui governata.

 

Luigi Flamini was a prominent figure of the Leopardi town, where, in addition to having played the role of school teacher for many years, he held important political-institutional positions, leading the city as first citizen in the 1950s and representing, until the day of his death the local association of ex-combatants. In 1945 he joined the CGL and was mayor in the 1950s then vice president of the province, school teacher and cyclist until he was eighty, president of the provincial association of fighters and veterans he was entitled to the rally in Macerata every anniversary. He was also and above all a personal friend of Beniamino Gigli to whom he had dedicated several books and a great admirer of Giacomo Leopardi. Convinced Christian Democrat Flamini had been forced to leave it for party logic and to set up a civic list, thus returning elected together with Doctor Sergio Beccacece, to the city council.
He made a motion for the city council to undertake to denounce Carlo Verdone for defamation regarding the violated honorability of the poet Giacomo Leopardi, in the film Bianco, rosso e verdone, insinuating the relationship between Giacomo and Antonio Ranieri in Naples, based on the letters of the their private correspondence, suspicions that arose from the scarce historicistic interpretation of an eighteenth-century language very far from ours. However, no complaint would have reached him. Luigi Flamini has published several works including, on the occasion of the 1st centenary of the birth of the second illustrious son of Recanati, Beniamino Gigli, he dedicated to the great lyric artist and his close friend a publication that also wanted to be a homage of the whole city.

Via Luigi Mandolini

Via Luigi Mandolini

Uno dei più preparati e geniali “imprenditori edili” che Recanati abbia avuto dall’inizio del 1900 fino agli anni ’50. I manufatti di abbellimento delle costruzioni realizzate, venivano, da Luigi Mandolini prima disegnati poi modellati in terracotta e trasformati in stampi dai quali ricavava i modelli voluti. Ha lavorato per lungo tempo alla costruzione di villa Gigli ed ha completamente realizzato la cappella dell’ Istituto Santo Stefano, ora centro mondiale della poesia. Per primo a Recanati utilizzò il cemento armato nella costruzione del “Cinema Nuovo”. Fu un grande maestro per moltissimi giovani ai quali dava insegnamenti sia teorici che pratici per l’ apprendimento del mestiere.  

 

One of the most prepared and brilliant "building contractors" that Recanati had from the early 1900s to the 1950s. The embellishments of the constructions made were first designed by Luigi Mandolini and then modeled in terracotta and transformed into molds from which he obtained the desired models. He worked for a long time on the construction of Villa Gigli and completely built the chapel of the Santo Stefano Institute, now the world center of poetry. He was the first in Recanati to use reinforced concrete in the construction of the “Cinema Nuovo”. He was a great teacher for many young people to whom he taught both theoretical and practical for learning a profession.

Via Maestri del Lavoro

Via Maestri del Lavoro

I Maestri del Lavoro sono coloro che vengono decorati con la “Stella al Merito del Lavoro” conferita con Decreto del Presidente della Repubblica e che comporta il titolo di “Maestro del Lavoro". La decorazione è conferita con Decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale e per quelle riservate ai lavoratori all’estero, di concerto con il Ministro degli Affari Esteri. La decorazione è concessa a coloro che abbiano compiuto i 50 anni di età, abbiano prestato attività lavorativa ininterrottamente per almeno 25 anni alle dipendenze di una o più Aziende e possano vantare almeno uno dei seguenti titoli:

- Si siano particolarmente distinti per singoli meriti di: perizia, laboriosità e di buona condotta morale.
Perizia: perfezionare giorno dopo giorno ed ogni giorno di più la propria professionalità, le proprie cognizioni, i propri rapporti umani, ponendoli al servizio delle proprie capacità, rendendosi in grado, in ogni momento, di affrontare e risolvere i quesiti anche ardui che possono essere prospettati o prospettarsi.
Laboriosità: produrre un impegno notevole, continuo, progressivo; vivere, generare il lavoro con amore, tenacia, disciplina e dedizione.
Buona condotta morale: elemento di base connaturato in ciascuno anche se sempre suscettibile di miglioramento. Lo sviluppo armonico dei tre requisiti potrebbe essere sintetizzato nella frase: “Essere di esempio, incitamento, insegnamento agli altri.

- Abbiano, con invenzioni od innovazioni nel campo tecnico e produttivo, migliorato l’efficienza degli strumenti, delle macchine e dei metodi di lavorazione;


- Abbiano contribuito in modo originale al perfezionamento delle misure di sicurezza del lavoro;


- Si siano prodigati per istruire e preparare le nuove generazioni nell’attività professionale.

 

The Masters of Labor are those who are decorated with the "Star of Merit for Labor". The decoration is conferred by a Decree of the President of the Republic on the proposal of the Ministry of Labor and Social Security and for those reserved for workers abroad, in agreement with the Minister of Foreign Affairs. The decoration is granted to those who have reached 50 years of age, have worked continuously for at least 25 years employed by one or more companies and can boast at least one of the following titles:

- They are particularly distinguished by individual merits of: expertise, industriousness and good moral conduct.
Expertise: perfecting day after day and every day more one's professionalism, one's knowledge, one's human relationships, placing them at the service of one's abilities, making oneself able, at any time, to face and solve even difficult questions that may be prospected.
Hard work: producing a notable, continuous, progressive commitment; live, generate work with love, tenacity, discipline and dedication.
Good moral conduct: basic element inherent in each one even if always open to improvement. The harmonious development of the three requisites could be summarized in the sentence: “To be an example, an encouragement, a teaching to others.

- Have, with inventions or innovations in the technical and production field, improved the efficiency of tools, machines and processing methods;

- Have contributed in an original way to the improvement of work safety measures;

- Have done ones utmost to educate and prepare the new generations in professional activity.

 

 

Via Marcello Simonacci

Via Marcello Simonacci

Parlamentare.
Nato a Recanati il 26 dicembre 1921.
Laureato in Storia e Filosofia già in giovane età è stato dirigente diocesiano e nazionale dell’ Azione Cattolica, dal 1938 al 1941.
Ufficiale dell’ Aereonautica durante la guerra, militante cattolico e partigiano.
Consigliere comunale a Recanati negli anni dal 1946 al 1950 e di nuovo nel 1956.
Consigliere provinciale nel 1950. Sindaco di Civitanova Marche nel 1957.
Deputato al Parlamento Nazionale per quattro legislature dal 1958 al 1976 per la circoscrizione di Roma, Latina, Frosinone, Viterbo.
Sottosegretario alla Marina Mercantile negli anni 1972-73 nel Ministero Andreotti.
Muore a Roma dopo una lunga malattia il 19 gennaio 1987 

 

Parliamentary.
Born in Recanati on December 26, 1921.
Graduated in History and Philosophy at a young age he was diocesian and national leader of Catholic Action, from 1938 to 1941.
Air Force officer during the war, Catholic militant and partisan.
Municipal Councilor in Recanati in the years from 1946 to 1950 and again in 1956.
Provincial councilor in 1950. Mayor of Civitanova Marche in 1957.
Member of the National Parliament for four legislatures from 1958 to 1976 for the constituency of Rome, Latina, Frosinone, Viterbo.
Undersecretary of the Merchant Navy in the years 1972-73 in the Andreotti Ministry.
He died in Rome after a long illness on January 19, 1987

Via Marco Menghini

Via Marco Menghini

Partigiano Recanatese (1929-1944)
Nel 1944, il secondo corpo d’armata polacco fece irruzione nella cittadina leopardiana liberandola dall’occupazione delle truppe nazi-fasciste, e consentì cosi alla popolazione recanatese il ritorno alla vita democratica del paese.
Molti partigiani recanatesi hanno lottato per restituire la libertà al proprio territorio.
Marco Menghini muore giovanissimo, il 1 Luglio 1944, dilaniato dallo scoppio dei detonatori piazzati per far esplodere una mina tedesca. 

 

Partisan from Recanati (1929-1944)
In 1944, the second Polish army corps broke into the Leopardi town, freeing it from the occupation of the Nazi-fascist troops, and thus allowed the Recanatese population to return to the democratic life of the country.
Many partisans from Recanati fought to restore freedom to their territory.
Marco Menghini died very young, on  July 1 1944, torn apart by the explosion of detonators placed to detonate a German mine.

Via Mariano Guzzini

Via Mariano Guzzini

Mariano Guzzini è stato un industriale recanatese nato nel 1903.
Fin da ragazzo si occupa attivamente della piccola impresa del padre Enrico, nella lavorazione prima del corno, poi del metacrilato. Abile artigiano, esperto e raffinato capace di costruirsi da solo gli stampi per i vari oggetti. Giovanissimo si sposa con Irene, dalla quale avrà sei figli maschi e una femmina.
Nel 1934 con i fratelli Pierino e Silvio, fonda la società Fratelli Guzzini, inserendo nuove materie prime; la Galalite, il Plexiglas infine il Polimetilmetacrilato (PMMA) colato in lastre bicolori. Quest’ultimo ebbe un clamoroso successo.
Nel 1958, i figli decidono di avviare una nuova attività: La Harvey Creazioni, che diventerà i Guzzini Illuminazione.
Nel 1967, Mariano si ritira dall’attività, lasciando tutto ai figli; il suo unico desiderio è che restino sempre uniti e concordi nell’ azienda e nella vita familiare.
Mariano si spegne nel 1988.

 

Mariano Guzzini was an industrialist from Recanati born in 1903.
Since he was a boy he had been actively involved in his father Enrico's small business, first in the processing of horn, then of methacrylate. Skilled craftsman, expert and refined capable of building the molds for the various objects himself. When he was very young he married Irene, with whom he had six sons and a daughter.
In 1934 with the brothers Pierino and Silvio, he founded the Fratelli Guzzini company, introducing new raw materials; Galalite, Plexiglas and finally Polymethylmethacrylate (PMMA) cast in two-color plates. The latter was a resounding success.
In 1958, the children decided to start a new business: Harvey Creations, which became the Guzzini Illuminazione.
In 1967, Mariano retired from the business, leaving everything to his children; his only desire was that they always remained united and in agreement in the company and in family life.
Mariano died in 1988.

Via Mario Alessandro Ceccaroni/Traversa Ceccaroni

Via Mario Alessandro Ceccaroni/Traversa Ceccaroni

Maggiore Mario Alessandro Ceccaroni medaglia d’oro alla memoria, caduto sul fronte greco nel 1941. Nato a Recanati nel 1897 da nobile famiglia marchigiana, Mario Alessandro Ceccaroni aveva partecipato alla Prima Guerra Mondiale dal giugno 1917.
Nel 1932 ottenne la promozione a capitano e quindi a maggiore nel 1940. Nei primi giorni dell’anno successivo si imbarcava a Brindisi per il fronte greco, dove –al comando del 3° Reggimento Artiglieria Alpina, “sprezzante del gravissimo pericolo” rimaneva colpito a morte.
La lapide in suo onore venne collocata sulla facciata del Palazzo Ceccaroni domenica 19 giugno 1949, nel corso di una cerimonia voluta ed organizzata dalla locale sezione dell’Associazione nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra, in occasione del trentennale della sua fondazione.
Il corteo, a cui presero parte il Presidente Nazionale dell’Associazione, avvocato Pietro Ricci, il Sindaco e la Marchesa Maddalena Ceccaroni Colleoni, vedova del Maggiore, depose corone di alloro sulla lapide dei Caduti presso la Torre Civica ed ai piedi del monumento a Giacomo Leopardi “omaggio dei Mutilati d’Italia al poeta del dolore umano”.
In quella occasione venne intitolata al Maggiore Mario Alessandro Ceccaroni il Piazzale antistante alla sua casa natale, oggi Piazzale San Vito. Oggi è rimasta in sua memoria l’intitolazione di una via nella zona artigianale e commerciale della “Ex Eko”.
Palazzo Massucci – Ceccaroni Costruito con l’accorpamento di tre edifici trecenteschi su disegno dell’ architetto canonico Carlo Orazio Leopardi nella seconda metà del XVIII secolo, si presenta come un grande edificio a corte interna chiusa ed annessi corpi secondari.
I disegni della facciata e del portale presentano molte analogie con Villa Colloredo Mels. Un percorso sotterraneo si estende fin sotto il piazzale della chiesa di San Vito e viene detto “la grotta dei pupi”. Sembra attribuirsi ad uno scultore alle dipendenze del Sansovino durante il periodo di esecuzione dei lavori di rivestimento della Santa Casa di Loreto. Qui l’artista aveva potuto trovare scampo dalla legge e quindi nascondersi dopo essere stato coinvolto in un fatto di sangue per rissa, godendo nel palazzo Massucci del diritto d’asilo. Scavata nel tufo arenario a massa compatta , nella grotta si rappresentano diversi personaggi a rilievo con costumi dell’ epoca, con ricchi festoni di frutta e fiori, cariatidi, conchiglie e mascheroni.

 

Major Mario Alessandro Ceccaroni gold medal in memory, who fell on the Greek front in 1941. Born in Recanati in 1897 to a noble family from the Marche region, Mario Alessandro Ceccaroni had participated in the First World War since June 1917.
In 1932 he obtained promotion to captain and then to major in 1940. In the early days of the following year he embarked in Brindisi for the Greek front, where - under the command of the 3rd Alpine Artillery Regiment, "contemptuous of the very serious danger" he was struck at death.
The plaque in his honor was placed on the façade of Palazzo Ceccaroni on Sunday  June 19 1949, during a ceremony wanted and organized by the local section of the National Association of the Disabled and Invalids of War, on the occasion of the thirtieth anniversary of its foundation.
The procession, in which the National President of the Association, lawyer Pietro Ricci, the Mayor and the Marquise Maddalena Ceccaroni Colleoni, widow of the Major took part, placed laurel wreaths on the tombstone of the Fallen at the Civic Tower and at the foot of the monument to Giacomo Leopardi "homage of the Mutilated of Italy to the poet of human pain".
On that occasion, the square in front of his birthplace, today Piazzale San Vito, was named after Major Mario Alessandro Ceccaroni. Today the title of a street in the artisan and commercial area of ​​the "Ex Eko" remains in his memory.
Palazzo Massucci - Ceccaroni was built with the unification of three fourteenth-century buildings designed by the canonical architect Carlo Orazio Leopardi in the second half of the eighteenth century, it looks like a large building with a closed internal courtyard and annexed secondary buildings.
The designs of the façade and the portal have many similarities with Villa Colloredo Mels. An underground path extends down to the square of the church of San Vito and is called the "pupi" cave. It seems to be attributed to a sculptor employed by Sansovino during the period of execution of the lining works of the Holy House of Loreto. Here the artist was able to escape from the law and then hide himself after being involved in a bloody fight, enjoying the right of asylum in the Massucci palace. Dug into the sandstone tuff with a compact mass, the cave depicts various characters in relief with period costumes, with rich festoons of fruit and flowers, caryatids, shells and masks.

Via Mario Mattutini

Via Mario Mattutini

Mattutini Mario, Ufficiale Pilota/Aviere, concittadino vittima del secondo conflitto mondiale (1940-1943).

 

Mario Mattutini, Pilot Officer / Airman, fellow citizen victim of the Second World War (1940-1943).  

Via Martiri della Foibe

Via Martiri della Foibe

Il termine "foiba" indica gli inghiottitoi dell’altopiano Carsico, una sorta di caverne verticali di origine naturale con un ingresso a strapiombo, tipici della regione Venezia Giulia.
Il termine viene utilizzato più generalmente per indicare i massacri ai danni della popolazione di Istria, Venezia Giulia e Dalmazia, commessi, per motivi etnici e politici dai partigiani slavi durante la Seconda Guerra Mondiale per volere del maresciallo Tito in nome di una pulizia etnica che doveva annientare la presenza italiana in Istria e Dalmazia.
Fra il 1943 e il 1947 oltre 10 mila italiani furono gettati vivi o morti in queste gole, un genocidio che non teneva conto di età, sesso e religione.
Il giorno del ricordo, per commemorare le vittime delle foibe, è stato celebrato per la prima volta nel 2005, si è scelta come data il 10 febbraio in ricordo del trattato di Parigi firmato nel 1947, che ha assegnato alla Jugoslavia le aree occupate durante la guerra dall'armata di Tito. 

 

The term "foiba" indicates the sinkholes of the Karst plateau, a sort of vertical caverns of natural origin with an overhanging entrance, typical of the Venezia Giulia region.
The term is used more generally to indicate the massacres against the population of Istria, Venezia Giulia and Dalmatia, committed for ethnic and political reasons by the Slavic partisans during the Second World War at the behest of Marshal Tito in the name of an ethnic cleansing that was to annihilate the Italian presence in Istria and Dalmatia.
Between 1943 and 1947 over 10,000 Italians were thrown dead or alive in these gorges, a genocide that did not take into account age, sex and religion.
The day of remembrance, to commemorate the victims of the sinkholes, was celebrated for the first time in 2005, it was chosen as the date  February 10 in memory of the Treaty of Paris signed in 1947, which assigned the areas occupied by Yugoslavia during the war from the army of Tito. 

Via Martiri di Spagna

Via Martiri di Spagna

I martiri della guerra civile spagnola sono i sacerdoti, religiosi e i laici cattolici spagnoli che, durante la guerra civile spagnola (1936-1939), furono uccisi a causa della loro fede dagli anarchici ed i social-comunisti, e nei quali la Chiesa ha ritenuto di individuare gli elementi caratteristici del martirio cristiano. Alcuni sono stati canonizzati, molti beatificati, la maggior parte nel 2001 (233) e nel 2007 (498).  

 

The martyrs of the Spanish Civil War are the Spanish Catholic priests, religious and lay people who, during the Spanish Civil War (1936-1939), were killed because of their faith by the anarchists and social-communists, and in whom the Church considered to identify the characteristic elements of Christian martyrdom. Some have been canonized, many beatified, most of them in 2001 (233) and 2007 (498).

Via Monocchia

Via Monocchia

Fosso Monocchia è un rivo di acqua corrente che si muove al livello più basso in un canale sulla terra. Esso è un affluente del fiume Potenza e attraversa la zona di San Firmano.

 

Fosso Monocchia is a stream of running water that moves at the lowest level in a channel on earth. It is a tributary of the Potenza river and crosses the San Firmano area.

Via Monte Catria

Via Monte Catria

Il Monte Catria è una montagna dell'Appennino umbro-marchigiano alta 1701 m s.l.m. posta lungo il confine tra Umbria e Marche. Fa parte delle comunità montane del Catria e Nerone e del Catria e Cesano (PU) e dell'Alto Chiascio (PG).
La sua mole è stata considerata sacra fin dall'antichità. Venerata dagli antichi Umbri, la sua vetta era ritenuta sacra e venerata anche dai Galli Senoni.
Nel 1901 infatti, durante scavi di sistemazione nei pressi della vetta, vi fu ritrovato un bronzetto votivo di fattura romano-gallica.
Alle sue falde, a circa un miglio dalla Mutatio ad Ensem (l'attuale Scheggia), era un famoso tempio degli umbri, poi venerato anche dai romani, dedicato a Giove Appennino.
Il Catria nel Medioevo ha fatto da confine tra l'Esarcato di Ravenna (territorio di Luceoli, vicino all'odierna Cantiano) e l'estremo nord del ducato di Spoleto, che con il gastaldato di Nocera, si incuneava fino alle orride strettoie del Corno sul fiume Sentino a circa 3 km da Isola Fossara, che incrociando il Marena e il Sanguerone nella pianura della città romana di Sentinum, si getta dopo Frasassi e San Vittore alle Chiuse, nell'Esino.
Dal 22 agosto 1901 la vetta del monte Catria è sormontata da un'enorme croce eretta per volere di papa Leone XIII e consacrata a Gesù, a ricordo del Giubileo del 1900, col concorso di tutte le diocesi di Marche ed Umbria. Il gruppo del Monte Catria comprende inoltre altre cime minori: il monte Acuto (1668 m), le Balze degli Spicchi (1526 m), il corno di Catria (1186 m), il monte Tenetra (1240 m), il monte Alto (1321 m) e il monte Morcia (1223 m).
Le vette del monte Catria e del monte Acuto sono peraltro le più alte nel tratto appenninico compreso tra la catena dei monti Sibillini a sud e l'alto Appennino bolognese con il corno alle Scale (1945 m), a nord. Dal Catria nascono i fiumi Cesano, Artino, e Cinisco.
Data l'imponenza, il grande massiccio è percorribile per tortuosi sentieri o strade asfaltate fin sulla cima, da dove si domina l'Italia centrale e la costa adriatica in un vastissimo panorama. Si può salire da Chiaserna di Cantiano, Val d'Orbia, Isola Fossara, Montelago di Sassoferrato, Serra Sant'Abbondio, Frontone, Colombara. Le rocce che costituiscono il monte sono le stesse degli altri monti dell'Appennino umbro-marchigiano. Si tratta di sedimenti calcarei e calcareo-marnosi di origine marina, risalenti al Mesozoico (Giurassico e Cretaceo); hanno aspetto stratificato e contengono numerosi fossili. Il Catria è stato definito da alcuni studiosi e ricercatori un "atlante geologico" per i numerosi affioramenti di diversi tipi di rocce e di diverse epoche geologiche, che testimoniano l'intero arco temporale di formazione dell'Appennino centrale ed hanno permesso di contribuire ulteriormente alle conoscenze sugli avvenimenti che diedero origine al bacino del mediterraneo.
Si trovano piante e boschi di abete, faggio, acero montano, acero riccio, leccio, ginepro, carpino bianco e carpino nero, sorbo montano, orniello, roverella, nocciolo, olmo montano, tasso ecc. Rarità come gli arbusti l'onicino, la rosa spinosissima, la dafne olivella, la ginestra stellata, il cotognastro minore, l'uva spina, il crespino e l'efedra. Le zone pedemontane sono ricche di querce, noci, ciliegi, meli e castagni. Si possono vedere al pascolo in molti esemplari: muli, cavalli della autoctona razza, mucche della razza marchigiana, pecore, capre. Presenza di vipere, aquile reali, falchi, sparvieri e astori, numerosi gheppi, gufi reali, allocchi, barbagianni e poiane, il picchio nero e il picchio rosso, minore e maggiore.
Nei freddi torrenti inoltre, fra gli anfibi, sono accertati la rara salamandrina dagli occhiali, il geotritone e la rarissima salamandra pezzata; verso valle, quando i letti dei torrenti si allargano, si aggiunge la presenza delle trote. Inoltre, nelle estese aree boschive e nelle secolari faggete ad alto fusto, è numerosa la presenza di volpi, scoiattoli, faine, tassi, gatti selvatici, donnole e martore; diffusi anche, ormai in forma stanziale, diversi branchi di cinghiali, mufloni, caprioli e daini. Infine è ormai consolidata la presenza del lupo che solitario o in branco, si spinge sempre più spesso fino ai primi paesi pedemontani della zona, dove in inverno, cercando cibo, spesso preda anche pollame e piccoli animali domestici.
La stazione sciistica è sita interamente nella Provincia di Pesaro e Urbino, nel territorio del comune di Frontone. È disposta sul versante nord orientale del Monte Acuto. Sono presenti circa 9 km di piste da discesa servite da tre impianti di risalita: una cestovia, una manovia ed uno skilift.  

 

Monte Catria is a 1701 m high mountain in the Umbria-Marche Apennines. located along the border between Umbria and Marche. It is part of the mountain communities of Catria and Nerone and of Catria and Cesano (PU) and Alto Chiascio (PG).
Its mountain has been considered sacred since ancient times. Venerated by the ancient Umbrians, its summit was considered sacred and also venerated by the Senonian Gauls.
In fact, in 1901, during excavations near the summit, a votive bronze statue of Roman-Gallic manufacture was found.
At its foot, about a mile from Mutatio ad Ensem (the current Scheggia), was a famous Umbrian temple, later revered by the Romans, dedicated to Jupiter Apennines.
The Catria in the Middle Ages served as a border between the Exarchate of Ravenna (territory of Luceoli, near today's Cantiano) and the extreme north of the Duchy of Spoleto, which, with the gastaldato of Nocera, wedged itself up to the horrible bottlenecks of the Corno on the Sentino river about 3 km from Isola Fossara, crossing the Marena and the Sanguerone in the plain of the Roman city of Sentinum, it flows into Esino after Frasassi and San Vittore alle Chiuse.
Since  August 22 1901 the summit of Mount Catria has been surmounted by an enormous cross erected by the will of Pope Leo XIII and consecrated to Jesus, in memory of the 1900 Jubilee, with the participation of all the dioceses of Marche and Umbria. Monte Catria group also includes other minor peaks: Monte Acuto (1668 m), the Balze degli Spicchi (1526 m), the Corno di Catria (1186 m), Monte Tenetra (1240 m), Monte Alto (1321 m) and Mount Morcia (1223 m).
Moreover, the peaks of Mount Catria and Mount Acuto are the highest in the Apennine stretch between the Sibillini mountains to the south and the upper Bolognese Apennines with the Corno alle Scale (1945 m) to the north. The rivers Cesano, Artino, and Cinisco originate from the Catria.
Given the grandeur, the great massif can be traveled through winding paths or paved roads up to the top, from where it dominates central Italy and the Adriatic coast in a vast panorama. You can go up from Chiaserna di Cantiano, Val d'Orbia, Isola Fossara, Montelago di Sassoferrato, Serra Sant'Abbondio, Frontone, Colombara. The rocks that make up the mountain are the same as the other mountains of the Umbrian-Marche Apennines. These are calcareous and calcareous-marl sediments of marine origin, dating back to the Mesozoic (Jurassic and Cretaceous); they have a layered appearance and contain numerous fossils. The Catria has been defined by some scholars and researchers as a "geological atlas" due to the numerous outcrops of different types of rocks and different geological eras, which testify to the entire time span of formation of the central Apennines and have allowed to further contribute to the knowledge of the events that gave rise to the Mediterranean basin.
There are plants and woods of fir, beech, mountain maple, curly maple, holm oak, juniper, hornbeam and hornbeam, mountain ash, ash, downy oak, hazelnut, mountain elm, yew etc. Rarities such as the onicino, the thorny rose, the olivella daphne, the starry broom, the lesser quince, the gooseberry, the barberry and the ephedra. The foothills are rich in oak, walnut, cherry, apple and chestnut trees. Many specimens can be seen grazing: mules, horses of the native breed, cows of the Marche breed, sheep, goats. Presence of vipers, golden eagles, hawks, sparrow hawks and goshawks, numerous kestrels, eagle owls, tawny owls, barn owls and buzzards, the black woodpecker and the red woodpecker, minor and major.
Furthermore, in the cold streams, among the amphibians, the rare spectacled salamander, the newt and the very rare fire salamander are found; towards the valley, when the river beds widen, the presence of trout is added. Furthermore, in the extensive wooded areas and in the centuries-old high-stemmed beech woods, there are numerous foxes, squirrels, stone martens, badgers, wild cats, weasels and martens; also widespread, now in permanent form, several herds of wild boars, mouflons, roe deer and fallow deer. Finally, the presence of the wolf is now consolidated, which alone or in packs, goes more and more often to the first foothills of the area, where in winter, looking for food, it often preys on poultry and small domestic animals.
The ski resort is located entirely in the Province of Pesaro and Urbino, in the territory of the municipality of Frontone. It is located on the north eastern side of Monte Acuto. There are about 9 km of downhill slopes served by three ski lifts: a basket track, a ropeway and a ski lift.

Via Monte Lieto

Via Monte Lieto

Monte Lieto è una montagna nelle Marche, in provincia di Macerata, nel parco nazionale dei Monti Sibillini, alto 1944 sopra il livello del mare. Le pendici meridionali del monte fanno parte della provincia di Perugia. Monte Lieto contribuisce a formare, insieme a Punta di Valloprare e Monte Pian Falcone, la vallata di Rapegna e Valloprare. I paesi più vicini a Monte Lieto sono la Spina di Gualdo e Castelluccio di Norcia. Monte Lieto è raggiungibile dalla Cona, da Punta di Valloprare, da Monte Pian Falcone e da Valloprare.  

 

Monte Lieto is a mountain in the Marche region, in the province of Macerata, in the Sibillini National Park, 1944 high above the sea level. The southern slopes of the mountain are part of the province of Perugia. Monte Lieto contributes to forming, together with Punta di Valloprare and Monte Pian Falcone, the valley of Rapegna and Valloprare. The villages closest to Monte Lieto are Spina di Gualdo and Castelluccio di Norcia. Monte Lieto can be reached from the Cona, from Punta di Valloprare, from Monte Pian Falcone and from Valloprare.

Via Monte Petrano

Via Monte Petrano

Il monte Petrano (1162 m) fa parte dell'Appennino umbro-marchigiano e si trova nel territorio del comune di Cagli, nella provincia di Pesaro e Urbino. Ha rilevante interesse geologico, è noto in tutto il mondo per i suoi fossili abbondanti e diversificati e in particolare per gli ammoniti, che sono indicatori cronologici di enorme importanza per il Giurassico. il monte dà nome ad un ammonite caratteristico del luogo, Petranoceras, il cui valore ancora non è sufficientemente affermato. Il nome significa etimologicamente "Corno del Petrano". 

 

Mount Petrano (1162 m) is part of the Umbrian-Marche Apennines and it is located in the territory of the municipality of Cagli, in the province of Pesaro and Urbino. It has significant geological interest, it is known throughout the world for its abundant and diversified fossils and in particular for the ammonites, which are chronological indicators of enormous importance for the Jurassic. The mountain gives its name to a characteristic ammonite of the place, Petranoceras, whose value is still not sufficiently affirmed. The name etymologically means "Corno del Petrano".

Via Monte Priora

Via Monte Priora

Il Monte Priora (la cui vetta è detta anche Pizzo della Regina, forse per la vicinanza con il Monte Sibilla) coi suoi 2.332 metri è la seconda montagna per altezza della catena montuosa dei Sibillini e la terza cima, dopo il Vettore e la Cima del Redentore. Deve il suo nome alla presenza dell'antico eremo di frati camaldolesi di San Leonardo, il quale era retto da un priore. Infatti in molti testi antichi possiamo trovare la montagna anche detta Monte del Priore. Amministrativamente è situata nel comune di Montefortino, che appartiene alla provincia di Fermo, ed è controllata dal 1993 dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini. La montagna ha una caratteristica forma piramidale, ed è costituita da roccia calcarea, con affioramenti di maiolica che ne caratterizzano la zona sottostante la cima sul versante nord, con il tipico colore rosso/rosa. La cima è raggiungibile con un sentiero che percorre il crinale che congiunge monte con il Pizzo Berro. Nella Val Tenna, in corrispondenza della verticale delle cime dei Monti Priora e Sibilla, si trovano le Gole dell'Infernaccio, un canyon profondo e suggestivo scavato dalle acque del Tenna nel calcare delle pendici delle due montagne.

 

Monte Priora (whose summit is also called Pizzo della Regina, perhaps due to its proximity to Monte Sibilla) with its 2,332 meters is the second highest mountain of the Sibillini mountain range and the third peak, after the Vettore and the Cima del Redentore.
It owes its name to the presence of the ancient hermitage of the Camaldolese monks of San Leonardo, which was run by a prior. In fact, in many ancient texts we can find the mountain also known as Monte del Priore. Administratively it is located in the municipality of Montefortino, which belongs to the province of Fermo, and has been controlled since 1993 by the Sibillini National Park. The mountain has a characteristic pyramidal shape, and is made up of limestone, with majolica outcrops that characterize the area below the summit on the north side, with the typical red / pink color. The top can be reached with a path that runs along the ridge that connects the mountain with Pizzo Berro. In the Val Tenna, in correspondence with the vertical of the peaks of the Priora and Sibilla mountains, there are the Gole dell'Infernaccio, a deep and suggestive canyon carved by the waters of the Tenna in the limestone of the slopes of the two mountains. 

Via Monte Tabor

Via Monte Tabor

Il Monte Tabor è il colle di Recanati che si affaccia verso sud: nelle giornate con poca foschia si riescono a vedere molto bene le cime innevate dei monti Sibillini. Il monte Tabor più conosciuto come "il colle dell'Infinito" è altresì legato ad uno degli idilli più famosi di Giacomo Leopardi: L'infinito.
Il monte Tabor oggi è un parco che sorge accanto al Centro Studi Leopardiani e al Palazzo Leopardi, percorrendo un sentiero che attraversa il parco si giunge al punto in cui probabilmente il poeta si trovò a comporre la poesia, una targa sul muro riporta il verso: "Sempre caro mi fu quest'ermo colle". Il monte Tabor è inoltre facente parte della poesia Alla luna: infatti il poeta veniva sempre sul colle per ammirare la luna. 

 

Mount Tabor is the Recanati hill that faces south: on days with little mist you can see the snow-capped peaks of the Sibillini mountains very well. Mount Tabor better known as "the hill of the Infinite" is also linked to one of the most famous Giacomo Leopardi's idylls: The Infinite.
Mount Tabor today is a park that stands next to the Leopardian Studies Center and Palazzo Leopardi. Along a path that crosses the park you can reach the point where the poet probably found himself composing the poem, a plaque on the wall shows the verse: "Always dear to me was this hermitage hill" (Sempre caro mi fu quest'ermo colle). Mount Tabor is also part of the poem "Alla luna": in fact the poet always came to the hill to admire the moon. 

Via Monte Vettore

Via Monte Vettore

Il Monte Vettore (dal latino Victor, vincitore) è il rilievo montuoso più alto del massiccio dei Monti Sibillini, con i suoi 2.476 metri di altitudine, compreso all'interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, appartenente al comune di Montemonaco, provincia di Ascoli Piceno.
È situato nell'appennino umbro-marchigiano al confine tra Umbria e Marche. La sua vetta, che si trova nel territorio della regione Marche, è la più alta di un arco montuoso che ha una caratteristica forma ad "U" e che comprende, seguendo l'arco da ovest a est, Quarto San Lorenzo, Cima del Redentore (2.448 m), Cima del Lago, il Vettore stesso, Monte Vettoretto (2.032 m) e Monte Torrone (2.102 m).
Sulla pendice nord del monte Vettore, nella conca naturale abbracciata dall'arco montuoso, a 1.941 metri di quota si trova il Lago di Pilato.
La facciata esterna dell'arco montuoso invece domina il Pian Grande di Castelluccio di Norcia, una vallata ricca di coltivazioni di lenticchia, legume caratteristico del luogo.
Dalla vetta del monte si può ammirare in giornate limpide il Gran Sasso a sud-est e il Terminillo a sud-ovest, il litorale marchigiano e l'Adriatico ad est.
Sulle pendici sud del monte si trova, a quota 2.238 m s.l.m., il rifugio Tito Zilioli gestito dal C.A.I.. Il Monte Vettore presenta una fascia trasversale di ghiaia che è detta la strada delle fate. La leggenda popolare narra che una volta, le fate, si siano fermate più a lungo a danzare con i giovani di Pretare e che per non essere sorprese all'alba, fuggirono con tanta precipitazione da lasciare le loro impronte sulla montagna, creando così la loro strada. Il racconto è noto sia agli studiosi delle tradizioni popolari che ai valligiani.
Dalla mitologia apprendiamo che i monti Sibillini furono considerati luoghi abitati da divinità buone e cattive. La presenza di caverne e antri misteriosi erano considerati accesso al regno dell'oltretomba, come quello di cui ci parla Virgilio nel sesto canto dell'Eneide. 

 

Monte Vettore (from the latin victor, winner) is the highest mountain relief of the Sibillini Mountains massif, with its 2,476 meters of altitude, included within the Sibillini Mountains National Park, belonging to the municipality of Montemonaco, province of Ascoli Piceno.
It is located in the Umbrian-Marche Apennines on the border between Umbria and Marche. Its peak, located in the territory of the Marche region, is the highest of a mountainous arch that has a characteristic "U" shape and which includes, following the arch from west to east, Quarto San Lorenzo, Cima del Redentore (2,448 m), Cima del Lago, the Vettore itself, Monte Vettoretto (2,032 m) and Monte Torrone (2,102 m).
On the northern slope of Mount Vettore, in the natural basin embraced by the mountainous arch, at 1,941 meters above sea level is Lake Pilato.
The external façade of the mountainous arch instead dominates the Pian Grande di Castelluccio di Norcia, a valley rich in crops of lentils, a characteristic legume of the place.
From the top of the mountain you can admire on clear days the Gran Sasso to the south-east and the Terminillo to the south-west, the coast of the Marche and the Adriatic sea to the east.
On the southern slopes of the mountain, at an altitude of 2,238 m a.s.l., the Tito Zilioli refuge managed by the C.A.I .. Monte Vettore has a transversal strip of gravel which is called the "fairy road". The popular legend has it that once, the fairies stopped longer to dance with the young people of Pretare and that in order not to be surprised at dawn, they fled with such precipitation that they left their footprints on the mountain, thus creating their own path. The tale is known both to the scholars of popular traditions and to the people of the valley.
From mythology we learn that the Sibillini mountains were considered places inhabited by good and bad divinities. The presence of caves and mysterious caverns were considered access to the kingdom of the underworld, like the one Virgil talks about in the sixth canto of the Aeneid. 

Via Monte Volpino

Via Monte Volpino

Monte Volpino o Castello Vulpiani è uno dei tre castelli di cui la città di Recanati era costituita e la cui unione ne fece un comune libero nel XII. L’antico borgo di cui faceva parte, aveva alle dipendenze Borgo Antico, antica borgata, passata nel 1100 circa in possesso degli Alemanni, venuti in Italia con l'imperatore Federico. Oggi nel luogo in cui sorgeva il castello vi è casa Fabbri, edificio che risale al sec. XV. Il suo prospetto lungo via dell’Achilla ha eleganti ornamenti di cotto alle finestre.

 

Monte Volpino or Vulpiani Castle is one of the three castles of which the city of Recanati was constituted and whose union made it a free municipality in the 12th century. The ancient village to which it belonged was responsible for Borgo Antico, an ancient village, passed in the possession of the Alemanni in about 1100, who came to Italy with the Emperor Frederick. Today in the place where the castle stood there is the Fabbri house, a building that dates back to the century. XV. Its façade along Via dell’Achilla has elegant terracotta ornaments on the windows.

Via Montemorello

Via Montemorello

Montemorello è il nome di un'antica borgata che incominciava da Porta Pesa e si estendeva verso la Torre di Perignano, saliva verso il punto dove oggi si trova il Convento di S. Stefano e poi scendeva e si inoltrava per la via di S. Maroto fino alla Porta detta di Montemorello, costruita in tempi più recenti.
Il rione Montemorello, prende il nome da uno dei tre castelli di cui la città di Recanati era costituita, la cui unione fece di Recanati un comune libero, nel XII secolo.
Aveva per la sua estensione e importanza tre porte: Porta Montemorello , Porta San Giacomo detta della Pesa ora scomparsa e Porta Colonna ora porta Nuova. La più importante, quella di Montemorello è stata sempre riservata ai personaggi più illustri in visita a Recanati.
Nella Chiesa di Montemorello, che si prospetta nella piazza del Sabato del Villaggio, il 30 giugno 1798 viene battezzato Giacomo Leopardi. 

 

Montemorello is the name of an ancient village that started from Porta Pesa and extended towards the Torre di Perignano, went up to the point where the Convent of S. Stefano is today and then went down and went along via di S. Maroto up to the Porta di Montemorello, built in more recent times.
The Montemorello district takes its name from one of the three castles of which the city of Recanati was constituted, whose union made Recanati a free municipality in the 12th century.
Due to its extension and importance, it had three doors: Porta Montemorello, Porta San Giacomo known as della Pesa, now disappeared and Porta Colonna, now Porta Nuova. The most important, that of Montemorello has always been reserved for the most illustrious people visiting Recanati.
Giacomo Leopardi was baptized on June 30, 1798 in the Church of Montemorello, which stands in the Piazza del Sabato of the Village.

Via Nazareno Biagiola

Via Nazareno Biagiola

Partigiano.
Ufficiale Tenente Pilota, nato il 5 Maggio 1917 a Montelupone.
Deceduto il 31 Gennaio 1943

 

Partisan.
Lieutenant Pilot Officer, born May 5, 1917 in Montelupone.
Died on January 31, 1943

Via Nazareno Martinelli

Via Nazareno Martinelli

Partigiano Recanatese, agricoltore nelle campagne di Villa Gigli. Considerato dai tedeschi uno dei partigiani che proteggevano i paracadutisti alleati lanciati nella zona, viene fucilato all’età di 32 anni.
Verso il mese di ottobre del 1943, di pomeriggio, i cittadini recanatesi che si trovano nella piazza o nelle strade vedono scendere dal cielo cinque o sei paracaduti che atterrano verso il fiume Potenza. Immediato è l’intervento dei fascisti repubblicani per il loro recupero e cattura che resta però infruttuoso. L’operazione organizzata e finanziata come tante altre dal comando inglese con obiettivi segreti vede come referente singolo il recanatese Oberdan Gelosi, il quale provvede susseguentemente a nascondere i soldati inglesi nella villa Gigli.
La sosta dura qualche tempo, finché il 12 aprile del 1944 i fascisti repubblicani non decidono un’incursione in grande stile sul luogo sospettato. Nella sparatoria che deriva dall’attacco di sorpresa cade sotto i colpi di mitraglia Martinelli Nazzareno.

 

Recanatese partisan, farmer in the countryside of Villa Gigli. Considered by the Germans one of the partisans who protected the Allied paratroopers launched in the area, he was shot at the age of 32.
Around the month of October 1943, in the afternoon, the Recanati citizens who found themselves in the square or in the streets saw five or six parachutes descend from the sky and land towards the Potenza river. The intervention of the republican fascists was immediate for their recovery and capture, which however remained unsuccessful. The operation organized and financed like many others by the British command with secret objectives saw the Recanatese Oberdan Gelosi as a single referent, who subsequently hid the English soldiers in the Gigli villa.
The pause lasted for some time, until on April 12, 1944, the republican fascists decided a grand raid on the suspected place. In the shooting resulting from the surprise attack Martinelli Nazzareno fell under machine gun shots.

Via Nazionale

Via Nazionale

Della nazione, intesa come organismo unitario nella totalità dei suoi aspetti etnico-culturali, economico-politici, militari e territoriali.

 

Means "of the nation", understood as a unitary organism in the totality of its ethnic-cultural, economic-political, military and territorial aspects.

Via Niccolò delle Aste

Via Niccolò delle Aste

Nicolò delle Aste, noto per la sua liberalità e considerato il primo a dotare di molti beni la santa Casa di Loreto, decide, in qualità di vescovo di Recanati, l'inizio dei lavori per la costruzione della grande Basilica della Santa Casa di Loreto, sia a protezione della stessa Santa Casa, sia per accogliere la crescente folla di pellegrini. A Recanati, aumenta i redditi del clero, arricchisce la Confraternita di Santa Lucia e, sempre a sue spese, fa anche erigere il convento dei Minori Osservanti. A Macerata, ancora a spese proprie, fa riedificare la Chiesa Cattedrale.

 

Nicolò delle Aste, was known for his liberality and considered the first to endow the holy House of Loreto with many goods, he decided, as bishop of Recanati, the beginning of the works for the construction of the great Basilica of the Holy House of Loreto, both to protect the Holy House itself and to welcome the growing crowd of pilgrims. In Recanati, he increased the incomes of the clergy, enriched the Confraternity of Saint Lucia and, again at his own expense, also had the convent of the Minori Osservanti built. In Macerata, still at his own expense, he had the Cathedral Church rebuilt.

Via Nicola Bobadilla

Via Nicola Bobadilla

Nicola Bobadilla (Palencia, 1511 – Loreto, 23 settembre 1590) è stato un gesuita spagnolo.
Diplomato in filosofia ad Alcalá de Henares, approfondisce le sue conoscenze teologiche a Toledo.
E’ stato docente di logica.
Nel 1533 si trasferisce a Parigi per completare la sua formazione: agli inizi del 1534, insieme a Simão Rodrigues, conosce Ignazio di Loyola e si unisce alla sua comunità.
Insieme a Ignazio e ai suoi primi compagni il 15 agosto 1534, nella chiesa di San Pietro a Montmartre, si reca in Terra Santa e si mette a disposizione del papa Paolo III basandosi su quattro voti: povertà, castità, obbedienza e completa sottomissione al Papa, dando così inizio a quella che sarebbe diventata la Compagnia di Gesù.
Il suo rifiuto all’obbedienza sui princìpi sanciti dalla pace di Augusta che metteva nelle mani dei regnanti il potere di stabilire la religione del loro territorio (cuius regio eius religio), lo costringe a rifugiarsi in Italia.
Sceglie Recanati per la presenza di un piccolo gruppo di gesuiti fatti venire dalla famiglia Leopardi e sistemati nella Chiesa di San Vito, nel loro collegio si insegnava latino e filosofia. La base degli studi della cultura gesuita erano gli studi umanistici. Morì a Loreto all’età di 79 anni ma fu sepolto a Recanati, nella chiesa di San Vito, nel lato dell’altare maggiore dove tutt’ora si trova il suo sepolcro 

 

Nicola Bobadilla (Palencia, 1511 - Loreto, September 23, 1590) was a Spanish Jesuit.
Graduated in philosophy in Alcalá de Henares, he deepened his theological knowledge in Toledo.
He was a professor of logic.
In 1533 he moved to Paris to complete his education: at the beginning of 1534, together with Simão Rodrigues, he met Ignatius of Loyola and joined his community.
Together with Ignatius and his first companions on August 15, 1534, in the church of San Pietro in Montmartre, he went to the Holy Land and made himself available to Pope Paul III based on four vows: poverty, chastity, obedience and complete submission to the Pope. , thus beginning what would become the Society of Jesus.
His refusal to obey the principles enshrined in the peace of Augusta which placed in the hands of the rulers the power to establish the religion of their territory (cuius regio eius religio), forced him to take refuge in Italy.
He chose Recanati for the presence of a small group of Jesuits brought by the Leopardi family and placed in the Church of San Vito, in their college they taught Latin and Philosophy. The basis of Jesuit culture studies was the humanities. He died in Loreto at the age of 79 but was buried in Recanati, in the church of San Vito, on the side of the main altar where his sepulcher is still located

Via Numana

Via Numana

Fondata, secondo Plinio il Vecchio, dai Siculi, l’antica Numana o Humana, come indicato in alcuni documenti, si sviluppò come porto a partire dal VIII sec. a.C. sino a diventare uno dei principali porti piceni, come testimoniato dalla vastità e dalla ricchezza della necropoli. Divenne poi colonia emunicipio romano, di cui rimangono resti del reticolo urbano e dell’acquedotto. Tra i monumenti più noti vi è la fontana (XVII sec.), le cui cinque bocche prendono l’acqua da un cunicolo di un antico acquedotto di epoca romana. Il Palazzo vescovile (XVIII sec.), altro edificio di grande interesse, fu edificato per volere del Cardinale Bufalini, dopo che il vecchio palazzo nei pressi di Sirolo fu ridotto in rovina, ed utilizzato come residenza estiva dai vescovi di Ancona. La torre, che si presenta oggi come un arco, è, invece, il resto dell’antica parrocchia di San Giovanni, ed è l’unico reperto medievale della città. Il Santuario del SS. Crocifisso, demolito e ricostruito negli anni sessanta, ha una forma rettangolare con struttura a croce greca. Nell’altare di sinistra presentava un quadro di Andrea Lilli, autore anche dell’affresco del soffitto dell’altare maggiore. Una piccola cappella ospitava il Crocifisso, scultura romanica in legno di cedro, realizzata, secondo la leggenda, da S. Nicodemo e portata a Numana da Carlo Magno.

 

Founded, according to Pliny the Elder, by the Sicilians, ancient Numana or Humana, as indicated in some documents, developed as a port starting from the eighth century B.C. to become one of the main Picenian ports, as evidenced by the vastness and richness of the necropolis. It then became a Roman colony and town hall, of which remains of the urban network and the aqueduct remain. Among the best known monuments is the fountain (17th century), whose five mouths take water from a passageway of an ancient Roman aqueduct. The Bishop's Palace (18th century), another building of great interest, was built at the behest of Cardinal Bufalini, after the old palace near Sirolo was reduced to ruins, and used as a summer residence by the bishops of Ancona. The tower, which today looks like an arch, is, however, the rest of the ancient parish of San Giovanni, and is the only medieval find in the city. The Sanctuary of SS. Crucifix, demolished and rebuilt in the sixties, has a rectangular shape with a Greek cross structure. On the left altar there was a painting by Andrea Lilli, who was also the author of the fresco on the ceiling of the main altar. A small chapel housed the Crucifix, a Romanesque sculpture in cedar wood, made, according to legend, by St. Nicodemus and brought to Numana by Charlemagne.

Via Offagna

Via Offagna

Offagna è un comune della provincia di Ancona di 1931 abitanti. È iscritta al club I borghi più belli d'Italia e dal 2013 possiede il riconoscimento bandiera arancione.
Della storia di questo paese non si conosce molto; le prime notizie si hanno quando ad alcuni nobili germanici viene concessa la zona marchigiana dall'arcivescovo di Ravenna nel medioevo.
Attorno al XII-XV secolo la sua storia fu comune a quella di Osimo. Nel 1445 venne inglobata dalla città di Ancona dietro volere di papa Eugenio IV, sotto la quale divenne uno dei circa venti castelli di Ancona e perciò tra il 1454 ed il 1456 venne costruita l'attuale rocca, con l'intento di difendere il confine del fiume Aspio. Dopo il 1532, la fine della Repubblica Anconitana, fece parte dello Stato della Chiesa, fino all'unificazione d'Italia. Nonostante i pochi rilievi storici la fattura delle opere di alcuni palazzi nobiliari, ma soprattutto la perfetta conservazione, ne attestano una rilevante importanza. La Rocca di Offagna è il principale monumento cittadino e una delle opere difensive più importanti dei Castelli di Ancona. Venne edificata dagli anconetani nel 1454 e dopo molti restauri ora ha un aspetto alquanto integro. L'insieme ha una pianta quadrata con la torre angolare ed un maschio centrale.
Villa Montegallo, altro monumento interessante, è una costruzione del 1500 che porta decorazioni di Niccolò Pomarancio.

 

Offagna is a town in the province of Ancona of 1931 inhabitants. It is registered in the club of the most beautiful villages in Italy and has been awarded the orange flag since 2013.
Not much is known about the history of this town; the first news comes when some Germanic nobles are granted the Marche area by the archbishop of Ravenna in the Middle Ages.
Around the XII-XV century its history was common to that of Osimo. In 1445 it was incorporated by the city of Ancona at the behest of Pope Eugene IV, under which it became one of the approximately twenty castles of Ancona and therefore between 1454 and 1456 the current fortress was built, with the intention of defending the border of the Aspio river. After 1532, the end of the Anconitana Republic, it was part of the Papal States until the unification of Italy. Despite the few historical reliefs, the invoice of the works of some noble palaces, but above all the perfect conservation, attest to its significant importance. The Rocca di Offagna is the main city monument and one of the most important defensive works of the Castles of Ancona. It was built by the Ancona inhabitants in 1454 and after many restorations it now has a rather intact aspect. The whole has a square plan with the corner tower and a central male.
Villa Montegallo, another interesting monument, is a construction from the 1500s that bears decorations by Niccolò Pomarancio.

Via Olimpio Basvecchi

Via Olimpio Basvecchi

Olimpio Basvecchi (1830-1871) era un celebre violinista marchigiano. Tenne concerti in Italia, Mosca, Pietroburgo, Londra e nelle due Americhe.  

 

Olimpio Basvecchi (1830-1871) was a famous violinist from the Marche Region.
He gave concerts in Italy, Moscow, Petersburg, London and in the two Americas.

Via Orazio Simonacci

Via Orazio Simonacci

Orazio Simonacci è nato a Recanati il 22 aprile 1924 da Abele Simonacci e Tommasa Baldassarri, secondogenito di tre fratelli: Marcello più grande e Giacomo.
Ha conseguito il titolo di studio di 3° avviamento presso la Scuola San Vito di Recanati. Nel ‘42 si arruola come volontario nella Regia Marina e inviato a Pola presso le Scuole CREM, poi va a Venezia dove rimane in attesa di imbarco fino all’armistizio.
Dopo l’8 settembre e il collasso delle forze armate lasciate senza ordini dallo Stato Maggiore, rientra a casa sfuggendo ai nazisti, a seguito di lungo viaggio a piedi. Quando il padre muore accidentalmente nel mezzo di una colluttazione tra commilitoni a Macerata, inizia a lavorare come impiegato all’economato dell’Ircer, poi trasferito negli uffici amministrativi dell’Ospedale S. Lucia di Recanati dove rimane fino al pensionamento.
Nel 1949 sposa la recanatese Isolina Principi dalla quale nascono 3 figli: Paolo, Marco e Lucia. Politicamente Orazio, detto Mario, ha sempre avuto come esempio da seguire il fratello maggiore Marcello, Deputato della DC, per questo motivo, fece parte fin dagli albori agli incontri della DC Recanatese e non smise mai di frequentare le ACLI partecipando attivamente al dibattito politico e sociale per la rinascita demografica del paese, ricoprendo per un periodo di tempo la carica di Segretario del partito cittadino e durante il mandato di Gino Isolani come Sindaco di Recanati, la carica di Assessore al Personale.
Negli anni 80 divenne presidente regionale del Movimento degli anziani della DC nonché delegato nazionale. Nel 1983 va in pensione e da allora si dedica unicamente alla vita politica. Nel 1985 viene eletto Sindaco del Comune di Recanati fino alla fine del suo mandato, nel 1990 si ritira dalla vita politica.
Muore a Recanati l’8 gennaio 2003.

 

Orazio Simonacci was born in Recanati on April 22, 1924 from Abele Simonacci and Tommasa Baldassarri, the second son of three brothers: Marcello the older and Giacomo.
He obtained the qualification of 3rd start-up at the San Vito School in Recanati. In 1942 he enlisted as a volunteer in the Royal Navy and sent to Pula at the CREM Schools, then went to Venice where he waited for boarding until the armistice.
After  September 8 and the collapse of the armed forces left without orders from the General Staff, he returned home escaping the Nazis, following a long journey on foot. When his father accidentally died in the middle of a fight between fellow soldiers in Macerata, he started working as a clerk in the Ircer bursar, then he was transferred to the administrative offices of the S. Lucia Hospital in Recanati where he remained until retirement.
In 1949 he married Isolina Principi from Recanati from whom 3 children were born: Paolo, Marco and Lucia. Politically Orazio, called Mario, has always had as an example to follow his elder brother Marcello, Deputy of the DC, for this reason, he was part of the meetings of the DC Recanatese from the beginning and never stopped attending the ACLI actively participating in the political debate and for the demographic rebirth of the country, holding for a period of time the office of Secretary of the city party and during the mandate of Gino Isolani as Mayor of Recanati, the office of Personnel Councilor.
In the 1980s he became regional president of the DC Elders Movement as well as national delegate. In 1983 he retired and since then has devoted himself solely to political life. In 1985 he was elected Mayor of the Municipality of Recanati until the end of his mandate, in 1990 he retired from political life.
He died in Recanati on January 8, 2003.

Via Oreste Mosca

Via Oreste Mosca

Oreste Mosca (1924-1944) è stato un partigiano recanatese. Originario delle campagne di Sambucheto, dopo l’ 8 settembre aderisce alle formazioni partigiane operanti a cavallo tra Fabriano e Gualdo Tadino. Catturato a seguito di uno scontro a fuoco viene fucilato a Gualdo Tadino (PG) il 24 aprile 1944 dai militi repubblichini.  

 

Oreste Mosca (1924-1944) was a partisan from Recanati. Originally from the countryside of Sambucheto, after  September 8 he joined the partisan formations operating between Fabriano and Gualdo Tadino. Captured following a fire fight, he was shot in Gualdo Tadino (PG) on April 24 1944 by the republican soldiers.

Via Osimo

Via Osimo

La città di Osimo (Auximum) è stata fondata tra il VII e il VI secolo a.C. dai greco-siculi. Essa si erige sopra delle colline e proprio per la sua posizione strategica è luogo di scontri tra Celti e Piceni, che per sconfiggere gli altri si alleeranno con i Romani diventando poi colonia nel 270 a.C. Le tracce restanti dei romani sono Fonte Magna, i due assi del sistema viario, statue, iscrizioni e sarcofagi.
Nel 539 d.C. Osimo resistette all’assedio bizantino ed entra nell’orbita pontificia, solo 471 anni dopo diverrà libero comune. Nel 1300 si avvia la costruzione delle mura che circondano la città. Alla fine del secolo Osimo viene infeudata ai Malatesta di Rimini fino al 1430, mentre nel’500 verranno rinnovati gli Statuti che estendono il potere alle famiglie aristocratiche, che devono però contribuire alla costruzione di opere pubbliche.

 

The city of Osimo (Auximum) was founded between the 7th and 6th centuries BC. by the Greek-Sicilians. It rises above the hills and because of its strategic position it is a place of clashes between the Celts and Piceni, who will ally with the Romans to defeat the others, becoming a colony in 270 BC. The remaining traces of the Romans are Fonte Magna, the two axes of the road system, statues, inscriptions and sarcophagi.
In 539 A.D. Osimo resisted the Byzantine siege and entered the papal orbit, only 471 years later it became a free municipality. In 1300 the construction of the walls surrounding the city began. At the end of the century, Osimo was given a fief to the Malatesta of Rimini until 1430, while in the 16th century the Statutes were renewed, extending power to aristocratic families, who must however contribute to the construction of public works.

Via Osvaldo Calamanti

Via Osvaldo Calamanti

Calamanti Osvaldo, scrittore. Autore di “Recanat. Guida storico/artistica” Anno pubblicazione 1961.

 

Calamanti Osvaldo, writer. Author of “Recanati. Historical / artistic guide”. Year of publication: 1961. 

Via Padre Clemente Benedettucci

Via Paolina Leopardi

Via Paolina Leopardi

Paolina Leopardi (Recanati, 5 ottobre 1800 – Pisa, 13 marzo 1869) è stata una scrittrice e traduttrice italiana, fu sorella di Giacomo Leopardi, autrice di diverse traduzioni dal francese e di una biografia di Mozart.
Paolina Leopardi fu la terzogenita - dopo Giacomo e Carlo - e unica figlia femmina del conte Monaldo e di Adelaide Antici. Fu battezzata nella chiesa recanatese di Santa Maria Morello con il nome di Paolina Francesca Saveria Placida Bilancina Adelaide.
Era «piccola e gracile, aveva capelli bruni e corti, occhi di un azzurro incerto, viso olivastro e rotondetto. Non molto dotata fisicamente, emerse per il carattere gentile e generoso e per la sua spiccata intelligenza e cultura.
Compagna di giochi dei fratelli maggiori, era da loro soprannominata don Paolo per via dei suoi capelli e dell'abbigliamento scuro e severo impostole dalla madre, le veniva affidato il personaggio del parroco. In presenza di estranei parlava pochissimo, dando loro un'impressione di scarsa cordialità, ma era in realtà molto timida e aveva vissuto troppo lontano dalla società per sapervi stare con disinvoltura.
Adulta, compì seri studi e diventò traduttrice di lingue straniere, preziosa collaboratrice del padre Monaldo che si occupò in prima persona degli studi dei figli e che ebbe il merito d'aver voluto per la figlia la stessa educazione data ai fratelli maschi. Collaborò col padre nella redazione delle riviste La Voce della Ragione e La Voce della Verità: stava a lei l'incarico di recensire e tradurre articoli dei giornali francesi. Anch'essa, come i fratelli, era sottoposta dai genitori a un regime "reclusorio" in casa Leopardi, all'interno del quale essi erano totalmente schiacciati dal sistema delle vincolanti decisioni genitoriali sulla loro vita. Negli scritti di Paolina non mancano dichiarazioni di insofferenza per il regime vigente in casa, ma alle sue critiche nei riguardi della madre, talvolta davvero amare anche se sempre rispettose, si contrappone un vivo e indulgente affetto nei riguardi del padre. 
Unico sfogo, mentre si diradava la corrispondenza con Giacomo, erano le lettere che scambiava, dal 1829, con le sorelle Marianna e Anna Brighenti: amiche di penna perché la sua fitta corrispondenza con esse avviene in gran parte prima che si conoscano di persona, sempre di nascosto dalla madre che condannava le amicizie di qualsiasi genere perché qualunque distrazione poteva allontanare dalla fede.
Fondamentale per la formazione e lo sviluppo della personalità di Paolina resta il rapporto con il fratello Giacomo, da lei teneramente amato al di là della profonda differenza di vedute in campo filosofico e religioso. Finché egli rimase in famiglia, Paolina gli fu vicina, non solo affettivamente ma a livello pratico, quasi una segretaria e un'assistente: fin da bambina gli faceva da copista, ne seguiva per quanto poteva gli studi, passava con lui lunghe ore nella stanza buia quando egli era tormentato da disturbi agli occhi, discorrendo di sogni, di progetti e di fantasie d'evasione. Quando lasciò la casa paterna, Giacomo divenne il filo che la collegava al grande mondo esterno un tempo vagheggiato insieme; con lui ella cercò in tutti i modi possibili di rimanere in contatto, esultando dei suoi successi e tormentandosi per le sue malattie, con tutte le incertezze e i disguidi che le poste dell'epoca comportavano. La solita lucidità e il solito sarcasmo. Il pessimismo, poi, e una visione tragica della propria vita e del mondo, doveva essere caratteristica di famiglia, non è dato sapere se legato a un qualche oscuro fattore genetico o alla presenza oppressiva di Adelaide.Paolina non si sposò, pur avendo varie proposte, sia per la dote esigua, ma soprattutto per la sua grande cultura che spaventava i pretendenti. Con la morte della madre (1857) Paolina si trovò a capo dell'amministrazione domestica - il fratello superstite Carlo viveva altrove, furono intrapresi grossi lavori di abbellimento del palazzo e degli arredi, fu arricchita di libri moderni la biblioteca di Monaldo, accresciuta la scuderia, incrementata la servitù, e aboliti finalmente gli abiti scuri.
Risulta comunque che, proseguendo nel cammino di fede che non aveva mai abbandonato, fu anche larga di beneficenze. Tuttavia il cambiamento più atteso arrivò con i tanto vagheggiati viaggi, partì da Recanati per Ancona, poi a Grottammare: nel 1863 fu a Firenze, l'anno dopo visitò l'Emilia e conobbe finalmente di persona, a Modena, le sorelle Brighenti. Non c'è anno in cui non viaggiasse nelle più diverse città italiane: nel 1867 rese omaggio alla tomba del fratello, a Napoli, e l'anno dopo si stabilì in un albergo di Pisa, la città più amata da Giacomo, dove ne ripercorse i luoghi e vi conobbe un'amica di lui, Teresa Lucignani.. Da Pisa si spostava ogni tanto nella vicina Firenze. Nel febbraio del 1869 tornò a Pisa con la febbre: si parlò di bronchite e fu forse una pleurite dalla quale non si riprese. Morì alle due di notte del 13 marzo, assistita dalla cognata Teresa: i suoi resti, riportati a Recanati, sono inumati nella chiesa di Santa Maria di Varano, presso il cimitero civico. È sepolta insieme al padre, alla madre , al fratello Pierfrancesco nella Chiesa di Santa Maria di Varano  
 

 

Paolina Leopardi (Recanati, October 5 1800 - Pisa,  March 13 1869) was an Italian writer and translator, she was Giacomo Leopardi's sister, author of several translations from French and a biography of Mozart.
Paolina Leopardi was the third child - after Giacomo and Carlo - and the only daughter of Count Monaldo and Adelaide Antici. She was baptized in the Recanatese church of Santa Maria Morello with the name of Paolina Francesca Saveria Placida Bilancina Adelaide.
She was' small and frail, she had short brown hair, eyes of an uncertain blue, an olive-colored, round face. Not very gifted physically, she emerged for her kind and generous character and for her marked intelligence and culture.
Playmate of the older brothers, she was nicknamed Don Paolo because of her hair and dark and severe clothing imposed on her by her mother, she was entrusted with the character of the parish priest. In the presence of strangers she spoke very little, giving them an impression of scarce cordiality, but she was in reality very shy and had lived too far from society to be able to be there with ease.
As an adult, she completed serious studies and became a translator of foreign languages, a precious collaborator of her father Monaldo who personally took care of the studies of the children and who had the merit of having wanted for her daughter the same education given to male brothers. She collaborated with her father in the editing of the magazines La Voce della Ragione and La Voce della Verità: she was in charge of reviewing and translating articles in French newspapers. Like her siblings, she too was subjected by her parents to an "imprisonment" regime in the Leopardi home, within which they were totally crushed by the system of binding parental decisions on their life. In Pauline's writings there is no lack of declarations of intolerance for the regime in force at home, but her criticisms of her mother, sometimes truly loving even if always respectful, are contrasted by a lively and indulgent affection for her father. The only outlet, while the correspondence with Giacomo thinned out, were the letters she exchanged, from 1829, with the sisters Marianna and Anna Brighenti: pen friends because her close correspondence with them mostly took place before they had known each other in person, always secretly from the mother who condemned friendships of any kind because any distraction could take away from the faith.
Fundamental for the formation and development of Paulina's personality remains the relationship with her brother Giacomo, whom she dearly loved beyond the profound difference of views in the philosophical and religious fields. As long as he remained in the family, Paolina was close to him, not only emotionally but on a practical level, almost a secretary and an assistant: since childhood she was his copyist, followed his studies as much as she could, spent long hours in the dark room with him when he was tormented by eye trouble, talking about dreams, plans and fantasies of escape. When he left his father's house, Giacomo became the thread that connected her to the great outside world once longed for together; with him she tried in every possible way to stay in touch, rejoicing in his successes and tormenting herself for his illnesses, with all the uncertainties and misunderstandings that the post of the time involved. The usual clarity and the usual sarcasm. Pessimism, then, and a tragic vision of one's life and the world, must have been a characteristic of the family, it is not known whether it is linked to some obscure genetic factor or to the oppressive presence of Adelaide. Paolina did not marry, despite having various proposals, both for the small dowry, but above all for her great culture which frightened the suitors. With the death of her mother (1857) Paolina found herself at the head of the domestic administration - her surviving brother Carlo lived elsewhere, major embellishment works were undertaken on the palace and furnishings, the Monaldo library was enriched with modern books, the stable increased , increased servitude, and finally abolished dark clothes.
It turns out, however, that, continuing on the journey of faith that she had never abandoned, she was also ample of benefits. However, the most anticipated change came with the long-awaited journeys, she left Recanati for Ancona, then in Grottammare: in 1863 she was in Florence, the following year she visited Emilia and finally met the Brighenti sisters in person in Modena. There is no year in which she did not travel to the most diverse Italian cities: in 1867 she paid homage to her brother's tomb in Naples, and the following year she settled in a hotel in Pisa, the city most loved by Giacomo, and there she met a friend of his, Teresa Lucignani .. From Pisa she moved from time to time to nearby Florence. In February 1869 she returned to Pisa with a fever: there was talk of bronchitis and it was perhaps a pleurisy from which she did not recover. She died at two in the morning on March 13, assisted by her sister-in-law Teresa: her remains, brought back to Recanati, are interred in the church of Santa Maria di Varano, near the civic cemetery. She is buried with her father, mother and brother Pierfrancesco in the Church of Santa Maria di Varano.

Via Paolo Soprani

Via Paolo Soprani

Paolo Soprani, industriale realizzatore dell’industria italiana della fisarmonica moderna, nato a Recanati il 20 ottobre 1844 e deceduto a Castelfidardo il 20 febbraio 1918.
Fu in seguito all'incontro di Paolo Soprani, figlio di un'umile famiglia di contadini di Castelfidardo, con un pellegrino diretto alla Santa Casa di Loreto che il giovane conobbe la fisarmonica, strumento inventato nel 1829 dal viennese Cyrill Demian.
Dopo essersi procurato uno strumento, il giovane Paolo, incuriosito dal suo funzionamento, lo smonta e lo rimonta al fine di impararne il procedimento. Inizia così, nello scantinato di casa ed assieme ai suoi fratelli, una produzione propria di fisarmoniche che vende nei mercati delle città limitrofe.
Di li a poco il lavoro crebbe, costringendo i Soprani a trasferirsi in Piazza Garibaldi nel centro della città, spostando l'azienda in locali più grandi ed assumendo sempre più operai. La ditta prese il nome dal suo primo fondatore, che iniziò a costruire fisarmoniche nel 1863.
Fu sul finire del secolo che l'industria della fisarmonica vide una grande espansione anche in altri continenti, grazie soprattutto alla notevole emigrazione degli italiani nelle americhe. Sul finire del secolo Castelfidardo contava 13 aziende produttrici di fisarmoniche, alcune delle quali fondate dai fratelli di Paolo che nel frattempo si erano messi in proprio.
La sola Paolo Soprani, con l'aiuto dei figli Luigi ed Achille, contava 400 dipendenti. Nel 1900 la Paolo Soprani partecipò alla fiera di Parigi dove Paolo divenne membro onorario della Accademia degli Inventori di Bruxelles e Parigi.
Paolo Soprani morì il 20 febbraio 1918, all'età di 73 anni, lasciando la ditta ai figli, che continuarono la produzione. 

 

Paolo Soprani, industrialist and maker of the Italian modern accordion industry, born in Recanati on 20 October 1844 and died in Castelfidardo on February 20 1918.
It was after the meeting between Paolo Soprani, son of a humble peasant family from Castelfidardo, with a pilgrim directed to the Holy House of Loreto that the young man met the accordion, an instrument invented in 1829 by the Viennese Cyrill Demian.
After obtaining an instrument, the young Paolo, intrigued by its functioning, took it apart and reassembled it in order to learn the procedure. Thus began, in the basement of the house and together with his brothers, his own production of accordions that he sold in the markets of the neighboring cities.
Shortly thereafter, the work grew, forcing the Sopranos to move to Piazza Garibaldi in the city center, moving the company to larger premises and hiring more and more workers. The firm was named after its first founder, who began making accordions in 1863.
It was at the end of the century that the accordion industry saw a great expansion also in other continents, thanks above all to the notable emigration of Italians to the Americas. At the end of the century Castelfidardo had 13 accordion manufacturers, some of which were founded by Paolo's brothers who in the meantime had set up their own business.
Paolo Soprani alone, with the help of his sons Luigi and Achille, had 400 employees. In 1900 Paolo Soprani participated in the Paris fair where Paolo became an honorary member of the Academy of Inventors of Brussels and Paris.
Paolo Soprani died on February 20, 1918, at the age of 73, leaving the company to his children, who continued production.

Via Pierino Guzzini

Via Pierino Guzzini

Pierino Guzzini (Recanati, 1899 - 1981) è stato il protagonista della crescita e del successo di una delle aziende più importanti del nostro territorio e che hanno fatto la storia dell’imprenditoria marchigiana. Secondo figlio di Enrico e Annunziata Frapiccini, da ragazzo sente la vocazione religiosa ed entra in convento dai Padri Passionisti.
Qui, a differenza dei fratelli, può studiare al liceo classico. Richiamato in guerra, Pierino fa il militare in Friuli-Venezia Giulia e, almeno così raccontava, fu proprio lui, bravissimo dattilografo, a battere a macchina il primo testo del "Bollettino della Vittoria", il 4 novembre 1918.
Tornato a casa, esce dal convento, lascia gli studi e inizia a lavorare nel laboratorio paterno, manifestando spirito di iniziativa e capacità di gestione.
E’ Pierino, infatti, che convince il padre a investire per l’elettrificazione e la meccanizzazione del laboratorio, che allora produceva ancora soltanto articoli in corno e in Galalite. Quando il padre si ritira, lasciando ai figli la responsabilità dell’azienda, Pierino diventa amministratore e responsabile finanziario e commerciale. Nel suo ruolo è sempre molto prudente e non rinuncia al suo diritto di veto quando qualche iniziativa non lo convince. Tuttavia, è anche ingegnoso e capace di cogliere le novità tecnologiche: per esempio, quando in azienda si comincia a lavorare il Plexiglas, utilizzando la tecnologia elementare dello stampo e controstampo, è Pierino che si rende conto che il metacrilato si poteva modellare anche ad aria compressa. Realizza così un sistema di stampaggio che elimina alcune lavorazioni meccaniche, con risparmio di tempo e denaro.
Nel 1953, quando inizia la collaborazione con il dottor Clementi per la lavorazione del PMM, non soltanto manda suo figlio Alberto con il cugino Virgilio a imparare il nuovo processo a San Giovanni in Valdarno, ma è proprio lui che fa acquistare una pressa a iniezione, la Windsor inglese. Tuttavia, non si rende conto che con questa tecnologia - utilizzata allora solo per produrre bicchieri - è possibile allargare di molto la gamma produttiva, anzi, all’inizio si oppone alle iniziative dei nipoti, i figli di Mariano, che vogliono investire per riconvertire e ampliare la fabbrica (ma darà il suo assenso nel 1960), così come non approva la decisione dei nipoti di produrre in azienda anche lampade e lampadari; la Harvey Creazioni, poi iGuzzini illuminazione, infatti, sarà una nuova azienda, esterna alla Fratelli Guzzini. In seguito, forse comprendendo di non aver valutato a fondo la situazione, Pierino aderisce alla proposta scaturita da una vivacissima riunione di famiglia, con la quale si stabiliva che ciascun membro del clan Guzzini poteva avviare nuove attività nel settore delle lastre acriliche, purché non in concorrenza con quelle già realizzate da altri componenti della famiglia. Nasce così la Acrilux, di proprietà dei figli di Pierino, specializzata nella produzione di schermi diffusori per l’illuminazione industriale e stradale. Sposato con Alessandra Marucci, padre di dieci figli, Pierino Guzzini si spegne nel 1981, dopo una vita interamente dedicata al lavoro e alla famiglia.

 

Pierino Guzzini (Recanati, 1899 - 1981) was the protagonist of the growth and success of one of the most important companies in our area and which have made the history of entrepreneurship in the Marche region. Second son of Enrico and Annunziata Frapiccini, as a boy he felt the religious vocation and entered the convent of the Passionist Fathers.
Here, unlike his brothers, he could study at the classical high school. Called back to the war, Pierino served in the military in Friuli-Venezia Giulia and, at least so he said, it was he himself, a very good typist, who typed the first text of the "Victory Bulletin", on November 4, 1918.
Back home, he left the convent, left his studies and began to work in his father's workshop, showing a spirit of initiative and management skills.
It was Pierino, in fact, who convinced his father to invest in the electrification and mechanization of the laboratory, which at the time still produced only articles in horn and Galalith. When the father retired, leaving the responsibility of the company to his children, Pierino became an administrator and financial and commercial manager. In his role he was always very prudent and did not give up his right of veto when some initiative did not convince him. However, he was also ingenious and capable of grasping the technological innovations: for example, when the company began to work Plexiglas, using the elementary technology of the mold and counter-mold, it was Pierino who realizes that methacrylate could also be modeled by air. In this way he created a molding system that eliminated some mechanical processes, saving time and money.
In 1953, when he began his collaboration with Clementi for the processing of PMM, he not only sent his son Alberto with his cousin Virgilio to learn the new process in San Giovanni in Valdarno, but it was he who bought an injection press, the English Windsor. However, he did not realize that with this technology - then only used to produce glasses - it was possible to greatly expand the production range, indeed, at the beginning he opposed the initiatives of his grandchildren, Mariano's children, who wanted to invest to reconvert and expand the factory (but he gave his consent in 1960), just as he did not approve the decision of his grandchildren to also produce lamps and chandeliers in the company; Harvey Creazioni, then iGuzzini illuminazione, in fact, it will be a new company, external to Fratelli Guzzini. Later, perhaps realizing that he had not fully assessed the situation, Pierino adhered to the proposal that came from a very lively family reunion, with which it was established that each member of the Guzzini clan could start new activities in the sector of acrylic sheets, provided that competition with those already made by other members of the family. Thus  Acrilux was born, owned by Pierino's children, specialized in the production of diffuser screens for industrial and street lighting. Married to Alessandra Marucci, father of ten children, Pierino Guzzini died in 1981, after a life entirely dedicated to work and family.

 

Via Pietro Ghergo

Via Pietro Ghergo

Il sergente Pietro Ghergo fu un partigiano recanatese. Militare dei reparti d’assalto, entra nelle forze del Corpo Italiano di Liberazione. Paracadutato nella zona di Firenze occupata dai tedeschi, dopo uno strenuo combattimento viene catturato e benché ferito, fu condotto sul greto del torrente Terzolle, in località Cercina di Sesto Fiorentino e fucilato dai nazisti (gli aguzzini della "banda Carità") il 12 giugno 1944 insieme al capitano Italo Piccagli (uno dei fondatori di Radio CORA), al caporale Dante Romagnoli di Macerata, al soldato Ferdinando Panerai di Firenze, ad un partigiano cecoslovacco (rimasto sconosciuto perché il suo nome con l'indirizzo, scritto sui muri di Villa Triste, fu cancellato, dopo la liberazione, dai proprietari della casa) e alla partigiana bolognese Anna Maria Enriques Gnoletti. Per il suo eroismo è stato decorato alla memoria del Valor Militare.  

 

Sergeant Pietro Ghergo was a partisan from Recanati. Military of the assault units, he joined the forces of the Italian Liberation Corps. Parachuted into the area of Florence occupied by the Germans, after a strenuous fight he was captured and although wounded, he was taken to the bed of the Terzolle stream, in the locality of Cercina di Sesto Fiorentino and shot by the Nazis (the torturers of the "Charity band") on 12 June 1944 together with captain Italo Piccagli (one of the founders of Radio CORA), corporal Dante Romagnoli from Macerata, soldier Ferdinando Panerai from Florence, a Czechoslovakian partisan (remained unknown because his name and address, written on the walls of Villa Triste , was canceled, after the liberation, by the owners of the house) and to the Bolognese partisan Anna Maria Enriques Gnoletti. For his heroism he was decorated in memory of Military Valor.

Via Pietro Morici

Via Pietro Morici

Pietro Morici è stato uno scrittore recanatese, ideatore della rivista “Il Casanostra”. Nato a Recanati il 19 novembre 1920 e deceduto il 27 dicembre 1894. Cominciò la sua carriera come rappresentante governativo e uditore legale a Porto Recanati (allora frazione di Recanati) con mansione di giudice nelle cause civili. Nel contempo si dedicò alla scrittura. Nel 1892 pubblicò il Casanostra, un racconto popolare storico e agile sui fatti e sulla vita della città recanatese, scritto nella più rigorosa fedeltà ai fatti e ai documenti. Tra i brani più importanti: “I guelfi e i ghibellini recanatesi” e “l’ incendio di Recanati”. Numerosi anche gli interventi su problemi previdenziali che pubblicò sul messaggero dei segretari e degli impiegati comunali.

 

Pietro Morici was a writer from Recanati, creator of the magazine “Il Casanostra”. Born in Recanati on November 19, 1920 and died on December 27, 1894. He began his career as a government representative and legal auditor in Porto Recanati (then a hamlet of Recanati) with the role of judge in civil cases. At the same time he devoted himself to writing. In 1892 he published the Casanostra, a historical and agile folk tale about the facts and life of the Recanatese city, written in the most rigorous fidelity to facts and documents. Among the most important pieces: "The Guelphs and the Ghibellines from Recanati" and "the fire of Recanati". There were also numerous interventions on social security issues that he published in the messenger of the secretaries and municipal employees.

Via Pintura del Braccio

Via Pintura del Braccio

Nel luogo dove è Pintura del Braccio, presso una fontana scomparsa da circa due secoli, vi era un pozzo detto dello “stregone”, perché vi sostava un uomo che faceva dei sortilegi, approfittando dei pellegrini che passavano diretti al santuario di Loreto. Per far cessare l’ inconveniente il Governatore della Provincia Pallanterio fece presente alla fraternità di S. Maria che vi sarebbe stata bene vicino a quel pozzo una cappella. Decisa la costruzione e la spesa il 5 dicembre 1565, nei primi mesi del 1569 la fraternita chiuse il pozzo e costruì accanto una cappelletta aperta, “prope puteum nuncupatum de strego” e la cappella fu detta “ la Pintura dè forfanti”. Il 3 aprile di quell’ anno fu terminata e chiusa con un cancello di legno. Fu detta pintura dal quadro a fresco che vi fece dipingere, e braccio dalla croce che aveva un braccio teso ad indicare la strada per Loreto ai pellegrini. Questa cappella fu abbattuta nel 1971 per dare spazio all’ imbocco della nuova strada e rifatta più piccola poco sotto con copia della pittura in affresco del pittore Cesare Peruzzi. Così oggi la contrada è detta Pintura del Braccio.  

 

In the place where Pintura del Braccio is, near a fountain that has disappeared for about two centuries, there was a well, known as the "wizard", because a man who was doing spells stopped there, taking advantage of the pilgrims who passed to go to the sanctuary of Loreto. To put an end to the inconvenience, the Governor of the Pallanterio Province pointed out to the fraternity of St. Mary that there would be a chapel near that well. The construction and expenditure was decided on December 5, 1565, in the early months of 1569 the fraternity closed the well and built an open chapel next to it, "prope puteum nuncupatum de strego" and the chapel was called "la Pintura dè forfanti". On April 3 of that year it was finished and closed with a wooden gate. It was called Pintura from the fresco picture that he had painted, and Braccio from the cross that had an arm stretched out to indicate the road to Loreto to pilgrims. This chapel was demolished in 1971 to make room for the entrance to the new road and rebuilt a smaller one just below with a copy of the fresco painting by the painter Cesare Peruzzi. So today the district is called Pintura del Braccio.

Via Pola

Via Pola

Pola, oggetto nel corso dei secoli di distruzioni, saccheggiamenti e devastazioni ma ogni volta è riuscita a risorgere dalle sue rovine, diventando così sempre più ricca, forte ed affascinante.
Le prime testimonianze storiche su Zara risalgono al IV secolo a.C. quando la città era una colonia dell’antica tribù illirica dei Liburni. In quell’epoca era conosciuta con il nome di Jader.
E’ durante il periodo romano che Zara acquisisce la tipica conformazione urbana: viene infatti dotata di una rete stradale, una piazza centrale – il foro, accanto al quale si trovava il campidoglio elevato con un tempio.
Nel VII secolo Zara diventa la capitale della provincia bizantina della Dalmazia e all’inizio del IX secolo la città divenne la sede del vescovo Donato e del capo bizantino Paulus. A quell’epoca fu eretta sul foro ro¬mano la chiesa della Santa Trinità, conosciuta oggi con il nome di San Donato e odierno simbolo della città. Nel X secolo ebbe luogo una grande colonizzazione della città da parte dei croati. Risalgono a quel periodo la chiesa romanica di Santa Maria nonché la chiesa di San Grisogono e la cattedrale di Santa Anastasia. Nel 1202 la città venne dapprima bruciata e poi conquistata sia dai crociati e che dai veneziani.
In Dalmazia vennero costruite successivamente le prime chiese in stile gotico come San Francesco e San Domenico mentre tra i tesori dell’epoca occorre menzionare l’arca in argento dorato di San Simeone.
Dopo il periodo veneziano la città viene governata dagli Austriaci (1797) ai quali seguì il dominio francese (dal 1806 al 1813). Dopo un breve periodo di governo francese, Zara venne di nuovo sottomessa al governo austriaco che sarebbe durato fino al 1918. Con il Trattato di Rapallo Zara passò sotto il governo italiano mentre solo dopo la Seconda Guerra Mondiale fu annessa alla Croazia (come repubblica socialista federativa di Jugoslavia). Nel 1991 la Croazia dichiara la sua indipendenza dalla Jugoslavia e Zara diventa una città della nuova Repubblica di Croazia. 

 

Pola, object of destruction, looting and devastation over the centuries but each time it has managed to rise from its ruins, thus becoming richer, stronger and more fascinating.
The first historical evidence of Zara dates back to the 4th century BC. when the city was a colony of the ancient Illyrian Liburnian tribe. At that time it was known by the name of Jader.
It was during the Roman period that Zara acquired its typical urban conformation: it was in fact equipped with a road network, a central square - the forum, next to which there was the elevated capitol with a temple.
In the seventh century Zara became the capital of the Byzantine province of Dalmatia and at the beginning of the ninth century the city became the seat of Bishop Donatus and the Byzantine chief Paulus. At that time the church of the Holy Trinity was erected on the Roman forum, known today as San Donato and today's symbol of the city. In the 10th century, a great colonization of the city by the Croats took place. The Romanesque church of Santa Maria as well as the church of San Grisogono and the cathedral of Santa Anastasia date back to that period. In 1202 the city was first burned down and then conquered by both the Crusaders and the Venetians.
In Dalmatia, the first Gothic-style churches were later built, such as San Francesco and San Domenico, while among the treasures of the time it is worth mentioning the silver-gilt ark of San Simeone.
After the Venetian period the city was ruled by the Austrians (1797) which was followed by French rulers (from 1806 to 1813). After a short period of French government, Zara was again subjected to the Austrian government that would last until 1918. With the Treaty of Rapallo Zara passed under the Italian government while only after the Second World War was it annexed to Croatia (as a federative socialist republic of Yugoslavia). In 1991 Croatia declares its independence from Yugoslavia and Zadar becomes a city of the new Republic of Croatia.

 

Via Ponte alle Cappuccine

Via Ponte alle Cappuccine

La città di Recanati deve l’ edificazione del Monastero alle Cappuccine a Suor Maria Spagnuola detta “la Cappuccina” e a Paolo Massucci.
Suor Maria ottenne nel 1586, da Papa Sisto V un Breve per la realizzazione di un monastero di Monache Cappuccine che fu presentato a Monsignor Rutilio Benzoni allora Vescovo di Recanati.
Il luogo scelto per Monastero e Chiesa fu Montemorello.
Il 14 Agosto del 1587 si avviarono i lavori di costruzione e fu Mons. Benzoni a mettere la prima pietra nelle fondamenta del Monastero ed a collocare una Croce in quelle della Chiesa.
L’ edificio fu costruito rispettando i canoni degli altri Monasteri delle Cappuccine già esistenti.
Il 12 Maggio del 1595 arrivarono a Recanati tre suore del convento delle Cappuccine di Perugia, la Badessa Suor Margherita, la Vicaria Suor Agata e la Portinaia Suor Angelica, accompagnate dal loro confessore e da due dame perugine per assistere alla vestizione di quaranta fanciulle che si accingevano a prendere l’abito.
Era il 15 Maggio 1565 e segnò l’inizio del Monastero alle Cappuccine.

 

The city of Recanati owes the construction of the Capuchins Monastery to Sister Maria Spagnuola known as "the Capuchin" and to Paolo Massucci.
Sister Maria obtained in 1586, from Pope Sixtus V, a brief for the construction of a monastery of Capuchin nuns which was presented to Monsignor Rutilio Benzoni, then Bishop of Recanati.
The place chosen for the Monastery and Church was Montemorello.
On August 14, 1587, construction work began and it was Mons. Benzoni who laid the first stone in the foundations of the Monastery and placed a Cross in those of the Church.
The building was built respecting the canons of the other existing Capuchin monasteries.
On May 12, 1595, three nuns from the Capuchin convent of Perugia arrived in Recanati, the Abbess Suor Margherita, the Vicar Sister Agata and the Caretaker Suor Angelica, accompanied by their confessor and two Perugian ladies to attend the dressing of forty girls who were about to take the dress.
It was May 15, 1565 and it marked the beginning of the Capuchin Monastery.

Via Porta Cannella

Via Porta Cannella

Porta Cannella in origine Porta Candella è un antichissimo manufatto risalente al 1358, modificato dagli interventi subiti nel XIX secolo.
Il suo nome è dovuto al fatto che il viaggiatore di un tempo quando varcava la Porta trovava ad attenderlo delle fontanelle, che si chiamavano appunto cannelle.
L’ acqua era il primo segnale di accoglienza. 

 

Porta Cinella originally Porta Candella is an ancient artifact dating back to 1358, modified by the interventions undergone in the nineteenth century.
Its name is due to the fact that when the traveler of the past crossed the door, he found drinking fountains waiting for him, which were called "cannelle" (spouts).
Water was the first sign of welcome.

Via Porta Cerasa

Via Porta Cerasa

Porta Cerasa o Cerasia si trova presso l’ autostazione dei servizi di linea.

 

Porta Cerasa or Cerasia is located at the bus station. 

Via Porta Pesa

Via Porta Pesa

Porta Pesa o Porta Farina, prima si chiamava Porta San Giacomo, nome che derivava dalla Chiesa San Giacomo Minore, 1257.

 

Porta Pesa or Porta Farina, was previously called Porta San Giacomo, a name deriving from the Church of San Giacomo Minore, 1257.

Via Porta Romana

Via Porta Romana

PORTA ROMANA (XII-XIX sec.) Detta anticamente di Santa Margherita. La trasformazione ideata agli architetti Domenico Masserini e Tommaso Brandoni nel 1844 , ha incorporato nella sovrastruttura la merlatura ghibellina, demolendo il corridoio di difesa che la univa alla guardiola presso casa Monti.  

 

PORTA ROMANA (XII-XIX century) formerly known as Santa Margherita. The transformation conceived by the architects Domenico Masserini and Tommaso Brandoni in 1844 incorporated the Ghibelline battlements into the superstructure, demolishing the defense corridor that connected it to the guardhouse at the Monti house.

Via Porta San Filippo

Via Porta San Filippo

Porta San Filippo in origine Porta del Mercato, fino al 1665 costituiva l’accesso al rione Mercato.
Porta ghibellina, fu parzialmente restaurata nell’Ottocento dall’ingegnere Collina.
I caratteri medioevali sono ancora ben riconoscibili: la porta è formata da un grosso torrione con beccatelli a sporto e una cortina di difesa tagliata da una grande apertura. 

 

Porta San Filippo, originally Porta del Mercato until 1665, was the access to the Mercato district.
Ghibelline gate, it was partially restored in the nineteenth century by the engineer Collina.
The medieval characters are still well recognizable: the door is made up of a large tower with overhanging corbels and a defense curtain cut by a large opening.
 

Via Potenza Picena

Via Potenza Picena

Potenza Picena (Potentia) è una colonia romana che venne distrutta nel IV secolo, durante la guerra greco-gotica, oggi divisa nel nucleo collinare, ricco di valori storico-artistici e quello portuale: Porto Potenza Picena. Quando Potentia scomparve, la popolazione residua cercò rifugio nelle alture e cioè il territorio potentino. Infatti si era andato a formare, attorno alla pieve di S. Stefano, un nucleo abitativo, che nel 1128 iniziò ad avere alcune concessioni dal vescovo e divenne vero comune nel 1252 grazie a Innocenzo IV. Dopo aver costruito le fortificazioni Potenza Picena entra nelle vicende politico-militari di Ancona e tra il 1316 e il 1318 viene devastata dai ghibellini osimani. Nel 1340 la popolazione conta circa 4000 abitanti. Nel XIV secolo sorge il palazzo del Podestà, ristrutturato tra Settecento e Ottocento, affiancato dalla Torre civica.

 

Potenza Picena (Potentia) is a Roman colony that was destroyed in the 4th century, during the Greek-Gothic war, today divided into the hilly core, rich in historical-artistic values and the port one: Porto Potenza Picena. When Potentia disappeared, the remaining population sought refuge in the heights and that is the Potentinian territory. In fact, a residential nucleus was formed around the parish church of S. Stefano, which in 1128 began to have some concessions from the bishop and became a true municipality in 1252 thanks to Innocenzo IV. After having built the fortifications, Potenza Picena enters the political-military events of Ancona and between 1316 and 1318 is devastated by the Ghibellines of Osimani. In 1340 the population numbered about 4000 inhabitants. In the 14th century the Palazzo del Podestà was built, renovated between the 18th and 19th centuries, flanked by the Civic Tower.

Via Pozzo di San Maroto/Piazzale del Pozzo

Via Pozzo di San Maroto/Piazzale del Pozzo

Il pozzo medioevale di San Maroto, ancora perfettamente conservato, mostra la precisione e la perizia dei costruttori, capacità ereditate, attraverso i Romani, certamente dagli Etruschi, fra i primi a costruire pozzi e sistemi cunicolari.

 

The medieval well of San Maroto, still perfectly preserved, shows the precision and skill of the builders, skills inherited, through the Romans, certainly from the Etruscans, among the first to build wells and tunnel systems. 

Via Primo Luglio

Via Primo Luglio

E' il 182º giorno del calendario gregoriano (il 183º negli anni bisestili).

 

It is the 182nd day of the Gregorian calendar (183rd in leap years). 

 

 

Via Ragazzi del ‘99 Eroi del Piave

Via Ragazzi del ‘99 Eroi del Piave

Durante la prima guerra mondiale “ragazzi del '99” era la denominazione data ai coscritti negli elenchi di leva che nel 1917 compivano diciotto anni e che pertanto potevano essere impiegati sul campo di battaglia, quando la guerra si stava ormai protraendo da quasi due anni, dura e sanguinosa, fatta di trincee invivibili e assalti d’altri tempi contro le postazioni nemiche.
Per bilanciare le numerose perdite lo Stato Maggiore chiamò alle armi 80.000 diciottenni della classe 1899.
I primi ragazzi del ‘99 furono inviati al fronte solo nel novembre del 1917, nei giorni successivi alla battaglia di Caporetto, per riempire i vuoti d’organico. Il loro apporto unito all’esperienza dei veterani si dimostrò fondamentale per la vittoria finale.
Nel successivo 1918 quei giovani combattenti furono co-protagonisti della riscossa con le due battaglie del Piave (giugno) e di Vittorio Veneto (fine ottobre). Non esistono dati certi sui soldati caduti sul campo di battaglia o decorati, ma il ricordo di questi giovanissimi combattenti sopravvive nella memoria popolare. 

 

During the First World War "boys of '99" was the name given to conscripts in the draft lists who turned eighteen in 1917 and therefore could be employed on the battlefield, when the war had been going on for almost two years, hard and bloody, made of unlivable trenches and assaults of the past against enemy positions.
To balance the numerous losses, the General Staff summoned 80,000 eighteen-year-olds of the class of 1899 to arms.
The first boys of 1999 were sent to the front only in November 1917, in the days following the battle of Caporetto, to fill the gaps with staff. Their contribution combined with the experience of the veterans proved crucial to the final victory.
In the following 1918 those young fighters were co-protagonists of the recovery with the two battles of the Piave (June) and Vittorio Veneto (end of October). There are no reliable data on soldiers who fell on the battlefield or decorated, but the memory of these very young fighters survived in popular memory.  

Via Remo Stortoni

Via Remo Stortoni

Remo Stortoni, eclettico poeta dialettale recanatese, fotografo e compositore di musica legato a grandi personaggi come Beniamino Gigli, Giordano e molti altri.
Ha documentato con le sue fotografie tutti gli avvenimenti che si sono succeduti a Recanati dal 1915 al 1965.
Da artista colorava a mano le foto in bianco e nero, precorrendo la futura stampa a colori.
Come poeta dialettale ha presentato, nelle sue poesie, la realtà recanatese ed ha simpaticamente descritto, talvolta in maniera anche ironica, alcuni personaggi di Recanati. Una delle sue opere è “Pueta a braccio”- 1969 

 

Remo Stortoni, eclectic dialect poet from Recanati, photographer and music composer linked to great personalities such as Beniamino Gigli, Giordano and many others.
He documented with his photographs all the events that took place in Recanati from 1915 to 1965.
As an artist he colored the photos in black and white by hand, anticipating the future color printing.
As a dialect poet he presented, in his poems, the reality of Recanati and he pleasantly described, sometimes even ironically, some characters of Recanati. One of his works is “Pueta a braccia” - 1969 

Via Riccabella

Via Riccabella

Nato a Recanati il 27 Gennaio 1546 da famiglia Patrizia, fu proposto nella chiesa di S.Vito. Morì il 6 Marzo 1553. 

 

Born in Recanati on January 27, 1546 from the Patrizia family, he was proposed in the church of San Vito. He died on March 6, 1553.  

Via Rocco Anselmini

Via Rocco Anselmini

Vescovo di Nocera Umbra.
Nato a Recanati nel 1837, morto a Nocera Umbra ad Agosto 1910. E’ stato ordinato sacerdote il 2 Giugno 1860 dalla Diocesi di Nocera Umbra.

 

Bishop of Nocera Umbra. Born in Recanati in 1837 and died in Nocera Umbra in August 1910.
He was ordained a priest on June 2, 1860 by the Diocese of Nocera Umbra. 

 

Via Rodolfo Buschi

Via Rodolfo Buschi

Rodolfo Buschi, (1878-1966) è stato un artigiano tipografo emigrato in Argentina.
Nato a Recanati il 9 febbraio 1878, frequentò gli studi nella sua città natale. Trasferitosi in argentina lavorò nell’ ospedale italiano come aiutante contabile.
Nel 1924 acquistò la sua prima macchina grafica per realizzare lavori di stampa. Dedicava a quest’ultima, molto tempo nelle ore libere dal lavoro in ospedale, insegnando ad usarla anche ai suoi figli, Aldo e Italo.
Il progresso fu rapido, l’attività in crescita fu trasferita in locali più ampi. L’ impresa occupava più di 40 operai e si denominava “Buschi S.A.” ed i suoi prodotti erano principalmente, l’ impressione di grandi libri per uffici di contabilità, opuscoli, riviste, cataloghi e lavori speciali per ambasciate arrivando ad un ottima qualità di stampa. Rodolfo Buschi fu insignito della “Croce di Cavaliere” dal Presidente della Repubblica Italiana, per decreto del 2 Giugno 1961. 

 

Rodolfo Buschi, (1878-1966) was a typographer who emigrated to Argentina.
Born in Recanati on  February 9, 1878, he attended his studies in his hometown. Moving to Argentina, he worked in the Italian hospital as an  accountant assistant.
In 1924 he bought his first graphics machine to carry out printings. He devoted a lot of time to this during his hours off work in the hospital, teaching his children, Aldo and Italo, to use it too.
Progress was rapid, the growing business was moved to larger premises. The company employed more than 40 workers and was called "Buschi S.A." and its products were mainly the impression of large books for accounting offices, brochures, magazines, catalogs and special works for embassies, reaching an excellent printing quality. Rodolfo Buschi was awarded the "Knight's Cross" by the President of the Italian Republic, by decree of  June 2, 1961.  

Via Roma

Via Roma

Roma è la capitale della Repubblica Italiana, nonché capoluogo dell'omonima città metropolitana e della regione Lazio.
Per antonomasia, è definita l'Urbe, Caput Mundi e Città eterna. Fondata, secondo la tradizione, il 21 aprile 753 a.C. , nel corso dei suoi tre millenni di storia è stata la prima grande metropoli dell'umanità, cuore di una delle più importanti civiltà antiche, che influenzò la società, la cultura, la lingua, la letteratura, l'arte, l'architettura, la filosofia, la religione, il diritto e i costumi dei secoli successivi.
Luogo di origine della lingua latina, fu capitale dell'Impero romano, che estendeva il suo dominio su tutto il bacino del Mediterraneo e gran parte dell'Europa, dello Stato Pontificio, sottoposto al potere temporale dei papi, e del Regno d'Italia (dal 1871 al 1946).
Roma, cuore della cristianità cattolica, è l'unica città al mondo a ospitare al proprio interno un intero Stato, l'enclave della Città del Vaticano: per tale motivo è spesso definita capitale di due Stati.
Via Roma era Via San Vito dato che su di essa si affacciava la chiesa di San Vito, costruita su disegno del Vanvitelli, cambiò nome, con decreto del podestà quando nel 1936 il fascismo per celebrare la nascita dell’impero, impose a tutti i comune di intitolare una strada a Roma capitale del nuovo impero .

 

Rome is the capital of the Italian Republic, as well as the capital of the metropolitan city of the same name and of the Lazio region.
It is defined the City, Caput Mundi and Eternal City. According to tradition, it was founded on  April 21, 753 BC. , during its three millennia of history it was the first great metropolis of humanity, the heart of one of the most important ancient civilizations, which influenced society, culture, language, literature, art, architecture, the philosophy, religion, law and customs of the following centuries.
Place of origin of the Latin language, it was the capital of the Roman Empire, which extended its dominion over the entire Mediterranean basin and much of Europe, of the Papal State, subjected to the temporal power of the popes, and of the Kingdom of Italy ( from 1871 to 1946).
Rome, the heart of Catholic Christianity, is the only city in the world to host an entire state, the enclave of the Vatican City: for this reason it is often defined as the capital of two states.
Via Roma was Via San Vito since the church of San Vito overlooked it, built on a design by Vanvitelli, it changed its name, by decree of the mayor when in 1936 the fascism to celebrate the birth of the empire, imposed on all the municipalities to name a street to Rome as the capital of the new empire.

Via Romeo Vuoli

Via Romeo Vuoli

Romeo Vuoli nacque a Recanati il 26 Ottobre 1885 da Pasquale e da Elvira Buratti. Compiuti in patria gli studi liceali, segue a Roma i corsi universitari della Facoltà di Legge e poi di Filosofia.
Ordinario di diritto amministrativo nell’ Università Cattolica di Milano. Presidente della Deputazione di Storia Patria per le Marche e Commissario Governativo del Centro Nazionale di Studi Leopardiani. Ha curato la pubblicazione degli Annali di Recanati di Monaldo Leopardi. 

 

Romeo Vuoli was born in Recanati on October 26, 1885 from Pasquale and Elvira Buratti. After completing his high school studies at home, he attended university courses in Rome at the Faculty of Law and then of Philosophy.
Full Professor of Administrative Law at the Catholic University of Milan. President of the National History Deputation for the Marche Region and Government Commissioner of the National Center for Leopardian Studies. He edited the publication of the Annals of Recanati by Monaldo Leopardi.  

Via San Vicino

Via San Vicino

Il San Vicino è un monte dell'Appennino umbro-marchigiano situato lungo la linea di confine tra le province di Ancona e Macerata. Questa montagna ha una particolarità: vista da sud ha una forma a gobba di cammello, da nord assume una forma tricuspidale, e da est o ovest assomiglia a un vulcano spento.
In alcune foto scattate in condizioni di particolare visibilità dalle coste della Croazia, il monte San Vicino è facilmente riconoscibile. Sulla cima del monte è posta una grande croce di ferro.
Un tempo, il giorno di Pasquetta, gli abitanti dei paesi vicini erano soliti andare a fare un picnic con pizze pasquali e salumi sulla cima del monte.
Da tempo immemorabile esiste un proverbio legato al San Vicino, che aiutava nella previsione del clima durante l'inverno. Esistono due versioni del proverbio: se San Vicino si mette il cappello, vendi le capre e compra il mantello; se San Vicino si mette le brache, vendi il mantello e compra le capre. Il cappello e le brache (calzoni) sono le nuvole che vanno a coprire, rispettivamente, o la cima del monte o la sua base, lasciando la cima visibile; nel primo caso si prevede che pioverà, nel secondo che sarà bel tempo. Il Monte San Vicino domina solitario, con la sua caratteristica conformazione, una vasta porzione di territorio delle provincie di Macerata e Ancona comprendente numerosi centri abitati quali Matelica, Cerreto D’Esi, Apiro e in ultimo San Severino. 

 

San Vicino is a mountain in the Umbria-Marche Apennines located along the border line between the provinces of Ancona and Macerata. This mountain has a peculiarity: seen from the south it has a camel hump shape, from the north it assumes a tricuspid shape, and from the east or west it resembles an extinct volcano.
In some photos taken in particularly visible conditions from the coasts of Croatia, Mount San Vicino is easily recognizable. A large iron cross is placed on the top of the mountain.
Once, on Easter Monday, the inhabitants of the neighboring villages used to go on a picnic with Easter pizzas and cold cuts on the top of the mountain.
From time there has been a proverb linked to San Vicino, which helped in forecasting the climate during the winter. There are two versions of the proverb: if San Vicino puts on his hat, sell the goats and buy the cloak; if San Vicino puts on his breeches, sell the cloak and buy the goats. The hat and the breeches are the clouds that cover, respectively, either the top of the mountain or its base, leaving the top visible; in the first case it is expected that it will rain, in the second it will be good weather. Mount San Vicino dominates, with its characteristic conformation, a large portion of the territory of the provinces of Macerata and Ancona, including numerous inhabited centers such as Matelica, Cerreto D’Esi, Apiro and finally San Severino. 

Via Santo Stefano

Via Santo Stefano

Nel retro del Palazzo Leopardi è situato il convento di Santo Stefano Chiesa Parrocchiale già nel 1394 e monastero di monache francescano istituito nel 1443 fu soppresso nel 1486.
La costruzione del monastero ha inizio nel 1507 mentre diviene attivo con l’ingresso delle monache nel 1535.
La Chiesa dedicata a Santo Stefano nel 1691 è strutturata con soffitti a volta e completata con notevoli apparati e stucchi. Il Monastero viene soppresso nel 1810 dal governo francese, disperdendo un ricco patrimonio d’arte, proprietà del convento ( dipinti del Pomarancio, del Fanelli, ecc).
La presenza delle figlie del Sacro Cuore giunte da Bergamo nel 1852 favorisce una serie di restauri alla Chiesa e al Convento nel 1928. Per molti decenni a cura delle suore furono affidate e educate le giovinette della borghesia recanatese.
Attualmente il complesso di proprietà comunale è in fase di ristrutturazione e con destinazione d’uso pubblico, come sede per convegni e manifestazioni culturali relative alle attività del Centro Mondiale della Poesia. 

 

In the back of Leopardi Palace is the convent of Santo Stefano Parish Church from 1394 and the monastery of Franciscan nuns established in 1443 and suppressed in 1486.
Construction of the monastery began in 1507 while it became active with the entry of the nuns in 1535.
The Church dedicated to Santo Stefano in 1691 was structured with vaulted ceilings and completed with remarkable decorations and stuccoes. The Monastery was suppressed in 1810 by the French government, dispersing a rich heritage of art belonging to the convent (paintings by Pomarancio, Fanelli, etc.).
The presence of the daughters of the Sacred Heart who came from Bergamo in 1852 favors a series of restorations to the Church and the Convent in 1928. For many decades the young girls of the Recanatese bourgeoisie were entrusted and educated by the nuns.
Currently, the municipal property complex is undergoing renovation and intended for public use, as a venue for conferences and cultural events related to the activities of the World Poetry Center.  

Via Sirolo

Via Sirolo

Sirolo è un comune anconetano che conta 4023 abitanti e fa parte della Riviera del Conero. Si trova alle pendici del Monte Conero e confina con il mare Adriatico. Fin dalla preistoria i popoli che la abitarono lasciarono segno della loro presenza, i Piceni infatti riempirono di necropoli questa terra (la tomba più eclatante è il Corredo della Regina o Tomba della Regina), sono infatti stati trovati numerosissimi reperti. I Greci sin da IV secolo trovarono terre feconde e fondarono le loro città, chiamando l’enorme monte che avevano accanto Komaros, che i Romani ribattezzarono Cumericum, cioè corbezzolo. Anche quest’ultimo popolo si insediò a Sirolo e lasciarono a loro testimonianza opere idrauliche e un acquedotto, oltre ai corredi artistici. Nell’anno 1000 la necessità di difendersi dagli attacchi dei barbari fece sì che sorgesse il castello di Sirolo, che resistette per tutto il Medioevo. Nel 1225 i conti Cortesi cedettero la città ad Ancona, che è per questo ancora oggi uno dei Castelli di Ancona. Inoltre dal 1465 entrò a far parte dello Stato della Chiesa. Importanti monumenti di quest’epoca sono la Badia di San Pietro sul Conero (una piccola chiesa in stile romanico), la parrocchia di San Nicola, la chiesa del SS. Rosario, la chiesetta dedicata alla Madonna e il Teatro Cortesi. Oggi il comune di Sirolo comprende anche tre frazioni: Coppo, Fonte d’Olio e San Lorenzo.

 

Sirolo is a town in Ancona that has 4023 inhabitants and is part of the Conero Riviera. It is located on the slopes of Monte Conero and borders the Adriatic Sea. Since prehistoric times the people who inhabited it left a sign of their presence, the Picenes in fact filled this land with necropolis (the most striking tomb is the Queen's Tomb), in fact numerous finds have been found. The Greeks since the fourth century found fertile lands and founded their cities, calling the huge mountain that they had next to Komaros, which the Romans renamed Cumericum, meaning strawberry tree. These last people also settled in Sirolo and left hydraulic works and an aqueduct to their testimony, in addition to artistic objects. In the year 1000, the need to defend itself from the attacks of the barbarians led to the rise of the castle of Sirolo, which resisted throughout the Middle Ages. In 1225 the Cortesi counts ceded the city to Ancona, which is still one of the castles of Ancona today. Furthermore, from 1465 it became part of the Papal States. Important monuments from this era are the Badia di San Pietro sul Conero (a small Romanesque church), the parish of San Nicola, the church of Rosary, the small church dedicated to Mother Mary and the Cortesi Theatre. Today the municipality of Sirolo also includes three hamlets: Coppo, Fonte d'Olio and San Lorenzo.

Via Tre Colli

Via Tre Colli

Monte Volpino, Monte San Vito e Monte Morello sono i tre colli di Recanati la cui unione ha permesso la formazione della città recanatese.  

 

Monte Volpino, Monte San Vito and Monte Morello are the three hills of Recanati whose union allowed the formation of the city of Recanati.

Via Trecenta

Via Trecenta

Trecenta è un comune italiano di circa 2.994 abitanti della provincia di Rovigo, in Veneto, situato ad ovest del capoluogo. Trecenta risale ai tempi dei Romani, che nel 163 a.C. la strapparono agli Etruschi per stabilirvi, con nome di Annejanum, un accampamento militare a 130 miglia romane da Rimini. Dal 1208 al 1799 fu dominata dagli Este e poi dalla Chiesa. Dopo il congresso di Vienna del 1815 nel paese sorse una sottovendita della Carboneria, con ritrovo presso Villa Trebbi. Nel 1866 Trecenta entrò nel Regno d'Italia.
Nel 1878 fu chiamato dall'Amministrazione Comunale il medico recanatese Nicola Badaloni che tanto si adoperò per il riscatto dei braccianti, soprattutto dopo l'alluvione dell'Adige del 1882.
Dopo l'alluvione del 1882 seguì un flusso migratorio verso il Sudamerica. La storia si ripeté nel 1951 quando, dopo l'alluvione del Po del 14 novembre 1951, il paese vide via via ridursi gli abitanti a meno di 3000.

 

Trecenta is an Italian town of about 2,994 inhabitants in the province of Rovigo, in Veneto, located west of the capital. Trecenta dates back to Roman times, that in 163 BC they snatched it from the Etruscans to establish a military camp 130 Roman miles from Rimini with the name of Annejanum. From 1208 to 1799 it was dominated by the Este and then by the Church. After the Vienna congress of 1815 in the country arose an under-sale of the Carbonaria, with a meeting at Villa Trebbi. In 1866 Trecenta entered the Kingdom of Italy.
In 1878, the Recanatese doctor Nicola Badaloni was called by the Municipal Administration who worked so hard for the redemption of the laborers, especially after the flood of the Adige in 1882.
After the flood of 1882, a migratory flow to South America followed. History repeated itself in 1951 when, after the flood of the Po river on November 14, 1951, the town saw its inhabitants gradually reduce to less than 3,000. 

Via Ugo La Malfa

Via Ugo La Malfa

(Palermo, 16 maggio 1903 – Roma, 26 marzo 1979)
E' stato un politico italiano.
Nasce da Vincenzo e Filomena Imbornone. Il padre era un maresciallo di pubblica sicurezza; la madre proviene da una famiglia benestante decaduta.
Nonostante le ristrettezze economiche, Filomena impartisce a Ugo e ai suoi fratelli un'educazione borghese tradizionale, non priva di qualche lusso, come ad esempio le lezioni di pianoforte l’iscrizione all’università.
Studioso di economia e di finanza, fu redattore dell'Enciclopedia Italiana. Antifascista, fu tra i fondatori del Partito d'azione (1942) di cui divenne rappresentante, quindi, alla scissione di quello nel 1946 fu eletto all'Assemblea Costituente nelle file della Concentrazione Democratica Repubblicana, da lui fondata con lo stesso Parri, portò il partito a confluire nel Partito Repubblicano Italiano nel medesimo anno. Consultore nazionale e deputato alla Costituente e nelle successive legislature repubblicane, fu ministro dei Trasporti (1945) e poi del Commercio estero nel primo (1945-46), sesto (1950-51) e settimo (1951-53) gabinetto De Gasperi, attuando una politica di liberalizzazione degli scambi.
Direttore della Voce repubblicana dal 1959, si batté per un intervento equilibratore e competitivo dell'iniziativa pubblica nella vita economica, per lo sviluppo della scuola laica, per la difesa dei diritti di libertà e per lo sviluppo del Mezzogiorno. Ministro del Bilancio nel quarto gabinetto Fanfani (1962-63), fu eletto segretario del Partito repubblicano nell'aprile 1965 e come tale sostenne l'opportunità di una coalizione di centro-sinistra.
Confermato segretario del partito nel 1968 e nel 1971, continuò a svolgere un'efficace azione critica verso le varie riforme (universitaria, sanitaria, tributaria) dei governi Rumor e Colombo, specie in relazione alla congiuntura economica. Abbandonata la carica di segretario politico per assumere quella di presidente del partito (1975), fu ministro del Tesoro nel quarto gabinetto Rumor (1973-74) e vicepresidente del Consiglio nel quarto governo Moro (1974-76). Vivace sostenitore di una politica antinflazionistica fondata sul controllo del costo del lavoro e della spesa pubblica, negli anni successivi appoggiò l'ingresso del PCI nella maggioranza governativa. 

 

(Palermo, May 16, 1903 - Rome, March 26, 1979)
He was an Italian politician.
Born from Vincenzo and Filomena Imbornone. His father was a public security marshal; the mother comes from a wealthy family.
Despite the financial constraints, Filomena gave Ugo and his brothers a traditional bourgeois education, not without some luxuries, such as piano lessons and university enrollment.
Economics and finance scholar, he was editor of the Italian Encyclopedia. Antifascist, he was among the founders of the Action Party (1942) of which he became representative, therefore, at the split of that in 1946 he was elected to the Constituent Assembly in the ranks of the Republican Democratic Concentration, which he founded with the same Parri, led the party to join the Italian Republican Party in the same year. National consultor and deputy to the Constituent Assembly and in subsequent republican legislatures, he was Minister of Transport (1945) and then of Foreign Trade in the first (1945-46), sixth (1950-51) and seventh (1951-53) De Gasperi cabinet, a policy of trade liberalization.
Director of the Republican Voice since 1959, he fought for a balancing and competitive intervention of public initiative in economic life, for the development of the secular school, for the defense of the rights of freedom and for the development of the South. Budget Minister in the fourth Fanfani cabinet (1962-63), he was elected secretary of the Republican Party in April 1965 and as such he advocated the opportunity for a center-left coalition.
Confirmed party secretary in 1968 and 1971, he continued to carry out an effective critical action towards the various reforms (university, health, tax) of the Rumor and Colombo governments, especially in relation to the economic situation. Abandoned the post of political secretary to assume that of party president (1975), he was treasury minister in the fourth Rumor cabinet (1973-74) and deputy prime minister in the fourth Moro government (1974-76). A lively supporter of an anti-inflationary policy based on the control of labor costs and public spending, in the following years he supported the PCI's entry into the government majority.

Via Umberto Magrini

Via Umberto Magrini

Educatore.
Nato a Recanati, laureato presso l’Università Cattolica di Milano in Lettere Moderne con il massimo dei voti l’8 novembre 1939.
Il professore di lettere, Umberto Magrini è stato, dalla metà degli anni ’60, preside all’ Istituto Magistrale di Senigallia , poi trasferito al Liceo Classico di Recanati dopo averci insegnato precedentemente, italiano e latino. Molto amato dagli allievi, sia per le sue doti umane, sia per le iniziative culturali di cui fu promotore e che contribuirono a fare della scuola un punto di riferimento e un fattore di stimolo per la crescita del territorio. Dal 20 novembre 1944 al 9 dicembre 1945, fu nominato sindaco di Recanati su proposta del Comitato di liberazione nazionale. Ebbe un intensa attività in campo culturale, si adoperò nella ricostruzione dell’ Associazione dei Diseguali e presiedette la commissione letteraria per le celebrazioni centenarie di Monaldo Leopardi nel 1946.
Socialista, partecipò attivamente alla vita amministrativa del Comune di Recanati per molti anni.
Nel 1947 fondò il “ Focaraccio” un opuscolo per l’informazione locale, dove i cittadini potevano intervenire e collaborare. Si impegnò nello sviluppo della biblioteca del liceo e il riconoscimento dell’istituto musicale B. Gigli.
Collaborò con la rivista il “Casanostra”. Un importante saggio di Magrini è dedicato a Antonio Vinciguerra recanatese, poeta satirico del XV secolo, divenuto anche storico veneziano e dell’ Istria. Un merito notevole, questo se si pensa agli studi successivi che hanno interessato anche l’Università europea di Firenze su Vinciguerra.
Morì nel 1992.

 

Educator.
Born in Recanati, graduated from the Catholic University of Milan in Modern Literature with full marks on November 8, 1939.
The literature professor, Umberto Magrini was, from the mid-1960s, dean at the Magistral Institute of Senigallia, then transferred to the Liceo Classico in Recanati after having previously taught Italian and Latin. Much loved by the students, both for his human skills and for the cultural initiatives he promoted and contributed in making the school a point of reference and a stimulus for the growth of the territory. From November 20, 1944 to December 9, 1945, he was appointed mayor of Recanati on the proposal of the National Liberation Committee. He had an intense activity in the cultural field, he worked in the reconstruction of the Association of Unequal and chaired the literary commission for the centenary celebrations of Monaldo Leopardi in 1946.
Socialist, he actively participated in the administrative life of the Municipality of Recanati for many years.
In 1947 he founded the "Focaraccio", a brochure for local information, where citizens could intervene and collaborate. He was involved in the development of the high school library and the recognition of the Beniamino Gigli musical institute.
He collaborated with the magazine “Casanostra”. An important essay by Magrini is dedicated to Antonio Vinciguerra from Recanatese, a satirical poet of the fifteenth century, who also became a Venetian and Istrian historian. A notable merit, this if one thinks of the subsequent studies that also involved the European University of Florence on Vinciguerra.
He died in 1992.
  

Via Umberto Passarini

Via Umberto Passarini

Umberto Passarini nasce a Recanati il 29 ottobre 1908.
I genitori erano entrambi contadini nelle campagne di Chiarino , secondo di una famiglia che vanterà otto figli. A Chiarino trascorre la sua infanzia studiando e lavorando come mezzadro nelle terre della famiglia Bianchi di Porto Recanati, consegue la licenza di terza elementare , frequenta il circolo parrocchiale, iscritto all’associazione cattolica ha da sempre professato una grande fede in Dio. Rimarrà orfano del padre nel 1918 , Pietro Passarini infatti muore in trincea nella città di Gorizia.
Nel 1928 conosce Riccetti Giovannina, che sposerà nel 1931. Dal matrimonio nasceranno 6 figli.
Nel 1937 la famiglia si trasferisce in una abitazione più grande a Montefano in un posto allora conosciuto come contrada San Martino. Nella nuova casa con l’aiuto della famiglia continua a svolgere il lavoro di contadino sotto il servizio di don Nazzareno Bodini allora parroco di Chiarino. Con l’avvento della seconda Guerra Mondiale, Umberto viene chiamato alle armi e vdurante i preparativi per la partenza per la campagna in Russia nasce il suo quarto figlio e visto le leggi del periodo egli ha la facoltà di non partire e di ritornare dalla sua famiglia.
La guerra finisce, ma non la miseria e le carestie ed è in questa situazione che Umberto si rimbocca le maniche e cerca di trovare una soluzione che gli permettesse una vita più agiata, pensò di intraprendere l’attività della lavorazione meccanica – agricola.
Nel 1950 in sella alla sua bicicletta si reca a Spinetoli (AP) per acquistare i primi macchinari che sarebbero serviti alle lavorazioni.
Il periodo era propizio, la crisi della seconda guerra mondiale era superata e il progresso economico favorì l’impresa di Umberto. Negli anni successivi la sua attività cresceva in modo esponenziale, iniziano così i primi investimenti immobiliari, le prime case che andarono a popolare il quartiere oggi chiamato “Santa Lucia” I soldi guadagnati contribuirono anche alle sue prime donazioni verso chiese o associazioni di valenza religiosa ed inizia così anche una serie di pellegrinaggi verso le mete di fede allora più conosciute e da lui sempre sognate, come Gerusalemme, Medjugore e Lourdes.
Gli ultimi anni di vita sono i forse più dolorosi, affetto da un male incurabile combattuto per ben 10 anni si spegne, il 26 gennaio del 1990. 

 

Umberto Passarini was born in Recanati on  October 29 1908.
His parents were both farmers in the countryside of Chiarino, the second of a family that will boast eight children. In Chiarino he spent his childhood studying and working as a sharecropper in the lands of the Bianchi family of Porto Recanati, he obtained his third-grade license, attended the parish club, registered with the Catholic association and has always professed a great faith in God. father in 1918, Pietro Passarini in fact died in the trenches in the city of Gorizia.
In 1928 he met Riccetti Giovannina, whom he married in 1931. From the marriage 6 children were born.
In 1937 the family moved to a larger house in Montefano in a place then known as the San Martino district. In the new house, with the help of his family, he continued to work as a farmer under the service of Don Nazzareno Bodini, then parish priest of Chiarino. With the advent of the Second World War, Umberto was called to arms and during the preparations for the departure for the campaign in Russia his fourth child was born and he had the right not to leave and to return to his family .
The war ended, but not the misery and famines and it was in this situation that Umberto rolled up his sleeves and tried to find a solution that would have allowed him a more comfortable life, he decided to undertake the activity of mechanical-agricultural processing.
In 1950 on his bicycle he went to Spinetoli (AP) to buy the first machinery that would have been used for the processing.
The period was propitious, the crisis of the Second World War was over and economic progress favored Umberto's enterprise. In the following years his business grew exponentially, thus the first real estate investments began, the first houses that went to populate the neighborhood now called "Santa Lucia". The money earned also contributed to his first donations to churches or associations of religious value and thus also began a series of pilgrimages to the most well-known faith destinations that he always dreamed of, such as Jerusalem, Medjugore and Lourdes.
The last years of his life were perhaps the most painful, suffering from an incurable disease fought for 10 years, he died on January 26, 1990.
 

Via Venieri

Via Venieri

Palazzo Venieri, commissionato dal recanatese Cardinale Jacopo Antonio Venieri, arcivescovo di Ragusa, appartenente alla nobile famiglia del secolo XIII, fu disegnato dall’architetto Giuliano da Majano nel 1473.
La nuova tipologia stilistica espressa nella progettazione di Palazzo Venieri viene a significare per Recanati l’intervento più emblematico del quattrocento e rappresenta in modo determinante, il modello di riferimento per la gran parte dei palazzi nobili recanatesi.
La comunità recanatese contribuì con 1500 ducati d’oro, assicurandosi in cambio l’ospitalità di illustri visitatori della città. La facciata e l’interno furono completamente trasformati nel 1729 dall’architetto Pietro Augustoni dopo l’acquisto del palazzo da parte della famiglia Carradori.
Nell’800 furono decorate le stanze da Moretti Francesco Saverio. Il cortile interno conserva ancora il disegno originale, i capitelli delle colonne recano gli stemmi delle famiglie che possedettero il palazzo, un arco balcone, si affaccia sulla costa adriatica e quando il cielo è limpido si scorgono i monti della Dalmazia; sopra di esso spicca un orologio con la scritta “Volat irreparabile tempus”.
Furono ospiti del palazzo Paolo III e Pio VII. I giardini di fronte, oggi pubblici ed inaugurati nel 1936, appartenevano al palazzo ed erano collegati da una galleria sotterranea. Attualmente di proprietà comunale, è sede del Liceo Classico “G.Leopardi” e di alcune Associazioni Culturali. 

 

Palazzo Venieri, commissioned by Cardinal Jacopo Antonio Venieri from Recanati, archbishop of Ragusa, belonging to the noble family of the thirteenth century, was designed by the architect Giuliano da Majano in 1473.
The new stylistic typology expressed in the design of Palazzo Venieri meant for Recanati the most emblematic intervention of the fifteenth century and was decisively the reference model for most of the noble palaces in Recanati.
The Recanatese community contributed 1500 gold ducats, securing in exchange the hospitality of illustrious visitors to the city. The façade and interior were completely transformed in 1729 by the architect Pietro Augustoni after the purchase of the building by the Carradori family.
In the 19th century the rooms were decorated by Moretti Francesco Saverio. The inner courtyard still retains the original design, the capitals of the columns bear the coats of arms of the families who owned the palace, an arched balcony overlooking the Adriatic coast and when the sky is clear you can see the Dalmatian mountains; above it stands a clock with the inscription "Volat irreparabile tempus".
Paolo III and Pio VII were guests of the palace. The gardens opposite, now public and inaugurated in 1936, belonged to the palace and were connected by an underground gallery. Currently owned by the municipality, it is the seat of the Liceo Classico "G.Leopardi" and some cultural associations.

Via Walter Cipolloni

Via Walter Cipolloni

Walter Cipolloni (1906- 1925) è stato un marinaio recanatese deceduto nell’ affondamento del sommergibile Sebastiano Veniero nell’ agosto del 1925 a largo di Capo Passero, insieme ai suoi 47 compagni.
La sua salma giace ancora in fondo al mare. Egli si arruolò in marina nonostante la volontà contraria di suo padre, che dovette infine cedere ed acconsentire alla scelta.
Appena arruolato fu mandato alla Spezia e nominato per il suo grande impegno, sottocapo silurista scelto. L’ultima volta che Walter mise piede a Recanati fu alla fine di luglio 1925, quando ottenne una breve licenza per conoscere la sua nipotina Alba, appena nata. Prima di quel fatale 26 agosto, il giovane, indirizzò il suo estremo saluto ai suoi cari con una cartolina raffigurante il sommergibile, nella quale annunciava del prossimo viaggio con il Veniero per destinazione ignota. Da quel viaggio non avrebbe più fatto ritorno.

 

Walter Cipolloni (1906-1925) was a sailor from Recanati who died in the sinking of the Sebastiano Veniero submarine in August 1925 off Capo Passero, together with his 47 companions.
His body still lies at the bottom of the sea. He enlisted in the navy despite the contrary will of his father, who finally had to give up and consent to the choice.
As soon as he was enlisted, he was sent to La Spezia and nominated for his great commitment, chosen torpedo sub-chief. The last time Walter set foot in Recanati was at the end of July 1925, when he obtained a short leave to meet his newborn granddaughter Alba. Before that fateful August 26, the young man addressed his last greetings to his loved ones with a postcard depicting the submarine, in which he announced the next trip with the Veniero to an unknown destination. From that trip he would never return.

Via XX Settembre

Via XX Settembre

Festa della Liberazione della capitale e Unificazione Nazionale (1870).
Il 20 settembre 1870 i Bersaglieri entrarono in Roma attraverso una breccia a Porta Pia ponendo fine allo Stato della Chiesa.
La presa di Roma, nota anche come Breccia di Porta Pia, non fu soltanto l'episodio del Risorgimento che sancì l'annessione di Roma al Regno d'Italia, di cui sarebbe divenuta capitale l'anno seguente e che decretò la fine dello Stato Pontificio e del potere temporale dei Papi. Si trattò di un'operazione di conquista militare voluta dalla banca Rotshild e dalla massoneria inglese, il cui carattere anticattolico trasuda da ogni episodio.
Giungeva cosi a compimento una delle pagine più buie del più vergognoso “risorgimento” italiano.

 

Liberation Day of the capital and National Unification (1870).
On September 20, 1870, the Bersaglieri entered Rome through a breach in Porta Pia, putting an end to the State of the Church.
The taking of Rome, also known as the Breach of Porta Pia, was not only the episode of the Risorgimento which sanctioned the annexation of Rome to the Kingdom of Italy, of which it would become the capital the following year and which decreed the end of the  Papal state and the temporal power of the Popes. It was a military conquest operation wanted by the Rotshild bank and the English Freemasonry, whose anti-Catholic character exudes from every episode.
Thus one of the darkest pages of the most shameful Italian "Risorgimento" came to an end.

Viale Adriatico

Viale Adriatico

Il mare Adriatico è l'articolazione del mar Mediterraneo situata tra la penisola italiana e la penisola balcanica.
Bagna sei Paesi: Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro e Albania. È lungo circa 800 km e largo mediamente 150 km, ricoprendo una superficie di 132 000 km². La profondità in talune zone raggiunge i 300 m nella parte settentrionale e raggiunge i 1 222 m più a sud, lungo la direttrice da Bari alle bocche di Cattaro. La salinità media è del 3,8%, con forti differenze tra il nord, meno salino, e il sud. Il mare è presente nell’opera leopardiana.
Leopardi si riferiva al Mare Adriatico, il quale ammirava dalla sua casa.
Leopardi dichiara di essere a Recanati e di volgere lo sguardo, da lì, al mare lontano, che non può essere altro che il mare di Porto Recanati. Fra gli anni 1809 e 1815, dall’undicesimo al diciassettesimo della sua vita, il mare di Leopardi è popolato di mostri e ricco di miti e leggende.
Leopardi accenna, in più occasioni, alla curiosa convinzione circa lo spegnersi, la sera, del sole sfrigolante nel mare osservando che questo era uno dei sogni che denotavano un’Astronomia bambina, sorride sulla credenza in mari e fiumi come quelli terrestri esistenti sulla Luna e deride benevolmente le varie scuole di pensiero relative alla “fame” degli astri, che sarebbe spesso soddisfatta nel mare e dal mare. Sulla fantasia del sole, e anche di altri corpi celesti, che di notte trovano rifugio nelle profondità degli oceani, Leopardi torna nel “Saggio sopra gli errori popolari degli antichi”, per ironizzare sulla volgare opinione degli antichi piuttosto certi che il sole, al suo tramontare, anelante per il caldo, andava a rinfrescarsi nell’acqua del mare. Il poeta non smette di fare riferimento alle leggende e ai miti e agli esseri divini o semi divini del mare nelle opere della prima e poi della piena maturità intellettuale.
Adesso il quadro nel quale appaiono le creature del sogno è quello della presa di coscienza del solido nulla e del male che ci circondano. Negli stessi anni nei quali la fantasia cavalca i tritoni e lascia quasi sentire lo stridìo delle acque mentre il sole si immerge nell’oceano, il precocissimo adolescente non trascura di avvicinarsi al mare con interesse scientifico. Si tratterà di una conoscenza in gran parte “letta”, basata per la quasi totalità su quanto ha appreso dai libri o su quanto ha, forse, inteso da qualcuno che con il mare aveva avuto direttamente a che fare. L’argomento che più sembra interessare Leopardi è il flusso e riflusso delle onde marine. Ciò che però lo ha affascinato di più è lo spettacolo del mare in tempesta, manifestazione di potenza incontenibile e cieca, nata nel mistero profondo degli abissi. Molti i riferimenti, a cominciare dalla primissima produzione letteraria. Vale la pena di ritenere l’immagine delle onde spumanti, la bianca schiuma che orna la cresta dell’onda mostruosa, perché sarà di rado assente dai quadri leopardiani del mare in collera. Il quale suscita un sentimento di paura mista ad ammirazione per la forza immane della natura scatenata; qui il mare ritrova la varietà richiesta da Leopardi al soggetto poetico, è spettacolo non uniforme, dinamico, coinvolgente. Ma il mare possiede una forza propria di fascinazione, giusto in virtù della sua smisuratezza, alla quale non è facile per nessuno di sottrarsi. Né lo è stato per Leopardi che, anzi, ne ha saputo sfruttare con pienezza il richiamo poetico.
Peraltro il mare di Leopardi è spesso “lontano”, lontano dai suoi occhi, indeterminato, vago. L’elemento della lontananza prende spessore nella produzione del Leopardi dopo l’adolescenza. Sono squarci di mare colti dal poeta che li osserva dall’alto del colle, che l’Adriatico sia scosso dall’urlo del vento o immobile nella piatta luminosità del mattino. 

 

The Adriatic Sea is the articulation of the Mediterranean Sea located between the Italian peninsula and the Balkan peninsula.
It bathes six countries: Italy, Slovenia, Croatia, Bosnia and Herzegovina, Montenegro and Albania. It is about 800 km long and 150 km wide, covering an area of ​​132,000 km². The depth in some areas reaches 300 m in the northern part and reaches 1 222 m further south, along the route from Bari to the mouth of Cattaro. The average salinity is 3.8%, with strong differences between the north, less saline, and the south. The sea is present in Leopardi's work.
Leopardi was referring to the Adriatic Sea, which he admired from his home.
Leopardi claimed to be in Recanati and to turn his gaze, from there, to the distant sea, which could only be the sea of ​​Porto Recanati. Between the years 1809 and 1815, from the eleventh to the seventeenth of his life, ​​Leopardi's sea was populated with monsters and full of myths and legends.
Leopardi mentioned, on several occasions, the curious belief about the turning off, in the evening, of the sun sizzling in the sea, observing that this was one of the dreams that denoted a child Astronomy, he smiled on the belief in seas and rivers like the terrestrial ones existing on the Moon and benevolently derided the various schools of thought relating to the "hunger" of the stars, which would have often been satisfied in the sea and from the sea. On the fantasy of the sun, and also of other celestial bodies, which at night found refuge in the depths of the oceans, Leopardi returned in the "Essay on the popular errors of the ancients", to ironize on the vulgar opinion of the ancients rather certain that the sun, setting, yearning for the heat, went to cool off in the sea water. The poet didn't stop referring to legends and myths and to divine beings or divine seeds of the sea in the works of the first and then of full intellectual maturity.
Now the picture in which the creatures of the dream appear is that of becoming aware of the solid nothingness and evil that surround us. In the same years in which the imagination rides the newts and almost lets you hear the screeching of the waters as the sun plunges into the ocean, the precocious teenager does not neglect to approach the sea with scientific interest. It will be a largely “read” knowledge, based almost entirely on what he learned from books or on what he understood by someone who approached directly the sea. The topic that interested Leopardi was the ebb and flow of sea waves. However, what fascinated him the most was the spectacle of the stormy sea, a manifestation of irrepressible and blind power, born in the profound mystery of the abyss. There are many references, starting with the very first literary production. It is worth retaining the image of the sparkling waves, the white foam that adorns the crest of the monstrous wave, because it will rarely be absent from Leopardi's paintings of the angry sea. Which arouses a feeling of fear mixed with admiration for the immense force of unleashed nature; here the sea finds the variety requested by Leopardi from the poetic subject, it is a non-uniform, dynamic, engaging show. But the sea has its own strength of fascination, just by virtue of its immensity, which is not easy for anyone to escape. Nor was it for Leopardi who, on the contrary, was able to fully exploit the poetic appeal.
Moreover, Leopardi's sea is often “far away”, far from his eyes, indeterminate, vague. The element of distance gains depth in Leopardi's production after adolescence. They are glimpses of the sea caught by the poet who observed them from the top of the hill, whether the Adriatic was shaken by the scream of the wind or immobile in the flat morning brightness.

Viale Biagio Biagetti

Viale Biagio Biagetti

Biagio Biagetti (Porto Recanati, 21 luglio 1877 – Macerata, 2 aprile 1948) è stato un pittore italiano.
Giovanissimo, divenne discepolo di Ludovico Seitz, che al tempo decorava la cappella del coro nella Basilica della Santa Casa a Loreto. Completò gli studi presso l'Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 1906 al 1912 fu insegnante di pittura decorativa presso il Museo artistico industriale.
Dal 1914 al 1920 fu consigliere comunale di Roma, eletto nella lista dell'Unione Cattolica.
Nel 1921 divenne il primo Direttore dei Musei Vaticani e fondò nel 1923 il primo Laboratorio Vaticano per il restauro di opere d'arte.
Nel 1931 papa Pio XI gli affidò il restauro del Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina.
Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Recanati dove coprì importanti uffici pubblici e dove fu Commissario Governativo del Centro Nazionale di Studi Leopardiani.
Morì a Macerata il 2 aprile 1948.

 

Biagio Biagetti (Porto Recanati, July 21 1877 - Macerata,April 2 1948) was an Italian painter.
Very young, he became a disciple of Ludovico Seitz, who at the time decorated the choir chapel in the Basilica of the Holy House in Loreto. He completed his studies at the Academy of Fine Arts in Rome. From 1906 to 1912 he was a teacher of decorative painting at the Industrial Art Museum.
From 1914 to 1920 he was city councilor of Rome, elected on the list of the Catholic Union.
In 1921 he became the first Director of the Vatican Museums and in 1923 he founded the first Vatican Laboratory for the restoration of works of art.
In 1931 Pope Pius XI entrusted him with the restoration of Michelangelo's Last Judgment in the Sistine Chapel.
He spent the last years of his life in Recanati where he covered important public offices and where he was Government Commissioner of the National Center for Leopardian Studies.
He died in Macerata on April 2, 1948.

Viale Carancini

Viale Carancini

Il primo CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) fu un'organizzazione politica e militare italiana costituita da elementi dei principali partiti e movimenti del paese, formatasi a Roma il 9 settembre 1943, allo scopo di opporsi al fascismo e all'occupazione tedesca in Italia, scioltasi nel 1947,
Esso è formato stato da Natale Gioia, Irnerio Madoni, Pietro Maggini, il capitano Principi, Giuseppe Tarducci, Sergio Biti, Gaetano Carancini, Nazzareno Biagiola. In particolare il CLN ha coordinato e diretto la resistenza italiana 

 

The first CLN (National Liberation Committee) was an Italian political and military organization made up of elements of the country's main parties and movements, formed in Rome on September 9, 1943, in order to oppose fascism and the German occupation in Italy, dissolved in 1947,
It was formed by Natale Gioia, Irnerio Madoni, Pietro Maggini, the captain Principi, Giuseppe Tarducci, Sergio Biti, Gaetano Carancini, Nazzareno Biagiola. In particular, the CLN coordinated and directed the Italian resistance 

Viale Cesare Battisti

Viale Cesare Battisti

(Trento, 4 febbraio 1875 – Trento, 12 luglio 1916), patriota, giornalista, geografo e politico Irredentista italiano.
Dedicò la vita alla causa della sua regione, il Trentino, per ottenerne l'autonomia amministrativa dall'Impero austriaco e l'annessione all'Italia.
Deputato alla Camera di Vienna (1911), allo scoppio della prima guerra mondiale sostenne le ragioni dell'intervento italiano contro l'Austria e si arruolò negli alpini.
Cadde prigioniero e fu giustiziato. Figlio di un commerciante, nel 1893 s'iscrisse alla facoltà di lettere di Firenze e vi si laureò con una notevole tesi di geografia trentina, di cui anche in seguito continuò a occuparsi.
Si diede giovanissimo alla vita politica conciliando irredentismo e socialismo. Soppressa al suo primo numero la Rivista popolare trentina (febbr. 1895), da lui fondata, diede vita alla Società degli studenti trentini e al settimanale socialista L'Avvenire del lavoratore (1896). Preclusa ogni altra soluzione dall'esistenza della Triplice Alleanza, per circa un decennio, pose al centro del proprio programma la lotta per l'autonomia amministrativa del Trentino e la richiesta di un'università italiana a Trento.
Nel 1900 fondò il Popolo e nel 1904 subì una breve prigionia a Innsbruck. Eletto nel 1911 deputato alla Camera di Vienna, mostrò nei suoi discorsi di non credere più alla possibilità di una convivenza del Trentino con l'Austria.
Scoppiata la prima guerra mondiale, si stabilì (agosto 1914) a Milano, sviluppando un acceso programma interventista, con discorsi di propaganda tenuti nei centri principali d'Italia.
Dopo l'ingresso dell'Italia in guerra si arruolò nel 5º reggimento alpini; sottotenente nel dicembre, partecipò valorosamente a più azioni di guerra (più volte decorato), ma il 10 luglio 1916 sul monte Corno fu fatto prigioniero con Fabio Filzi. Riconosciuto e sottoposto a giudizio marziale, fu condannato all'impiccagione; affrontò la morte il 12 luglio nel castello del Buon Consiglio.

 

(Trento, February 4, 1875 - Trento, July 12, 1916), Italian patriot, journalist, geographer and politician.
He dedicated his life to the cause of his region, Trentino, to obtain administrative autonomy from the Austrian Empire and annexation to Italy.
Deputy in the Chamber of Vienna (1911), at the outbreak of the First World War he supported the reasons for the Italian intervention against Austria and enlisted in the Alpine troops.
He fell prisoner and was executed. Son of a merchant, in 1893 he enrolled in the faculty of literature in Florence and graduated with a notable thesis in Trentino geography, which he continued to deal with even later.
He entered political life at a very young age, reconciling irredentism and socialism. With the suppression of the Trentino people's magazine (Feb. 1895), which he founded, in its first issue, he gave life to the Trentino students' society and the socialist weekly L'Avvenire del Lavoro (1896). Precluded any other solution from the existence of the Triple Alliance, for about a decade, he placed the struggle for the administrative autonomy of Trentino and the request for an Italian university in Trento at the center of his program.
In 1900 he founded the People and in 1904 he suffered a brief imprisonment in Innsbruck. Elected in 1911 deputy to the Chamber of Vienna, he showed in his speeches that he no longer believed in the possibility of Trentino coexistence with Austria.
When the First World War broke out, he settled (August 1914) in Milan, developing a lively interventionist program, with propaganda speeches held in the main centers of Italy.
After the entry of Italy into the war he enlisted in the 5th Alpine regiment; second lieutenant in December, he valiantly participated in several war actions (decorated several times), but on 10 July 1916 on Mount Corno he was taken prisoner with Fabio Filzi. Recognized and subjected to martial judgment, he was sentenced to hang; he faced death on July 12 in the Buon Consiglio castle.  

Viale Colle dell’Infinito

Viale Colle dell’Infinito

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.”
Il colle, celebrato nell’idillio di Giacomo Leopardi, era meta delle passeggiate dell’omonimo poeta, che vi accedeva direttamente dal giardino della sua casa, passando attraverso l’orto del convento di Santo Stefano e lì usava soffermarsi per godere lo splendido e vasto panorama dal Monte Tabor al mare Adriatico. 

 

"Always dear to me was this hermetic hill, and this hedge, which the view excludes from so much of the last horizon."
The hill, celebrated in the idyll of Giacomo Leopardi, was the destination of the homonymous poet's walks, who entered it directly from the garden of his house, passing through the vegetable garden of the convent of Santo Stefano and there he used to stop to enjoy the splendid and vast panorama from Mount Tabor to the Adriatic sea.  

Viale Dalmazia

Viale Dalmazia

Dalmazia Regione costiera della Penisola Balcanica sull’Adriatico, oggi divisa tra diverse repubbliche della ex Iugoslavia.
Occupazione italiana 1941.
Nel corso della guerra 1941-1945, in conseguenza dello smembramento dello stato iugoslavo, l'Italia aveva occupato e annesso una parte del litorale dalmata.
Col patto del 18 maggio 1941 vennero regolati i confini fra la Croazia ed i territorî italiani della Dalmazia.
Esso riconosceva come facenti parte dell'Italia i distretti di Castua, Sušak, Čabar ed una parte di quello di Delnice (che vennero aggregati alla prov. del Carnaro), nonché le isola di Veglia, Arbe e quelle dell'arcipelago zaratino.
La Dalmazia italiana si estendeva su 5242 kmq e contava (1931) 322.712 ab.
Fra il 1941 e il 1943 l’Italia fascista, grazie all’annessione diretta della Dalmazia e di parte della Slovenia, all’unione del Kosovo e della Macedonia nord-occidentale all’Albania, e alla creazione di una sfera di influenza in Croazia e Montenegro, fu protagonista indiscussa delle terribili lotte politiche e militari che sconvolsero i Balcani occidentali. Per oltre due anni decine di migliaia di soldati e ufficiali, insieme a una folta schiera di diplomatici, funzionari e tecnici di vario genere, furono presenti nei territori iugoslavi, divenendo al tempo stesso protagonisti e testimoni della guerra nell’ex Iugoslavia, un dramma di proporzioni immani, che avrebbe impresso ferite mai del tutto rimarginate agli slavi meridionali e ai loro vicini, e che avrebbe inoltre portato alla soppressione di gran parte dell’italianità adriatica orientale.

 

Dalmatia Coastal region of the Balkan Peninsula on the Adriatic, now divided between several republics of the former Yugoslavia.
Italian occupation 1941.
During the 1941-1945 war, as a consequence of the dismemberment of the Yugoslav state, Italy had occupied and annexed a part of the Dalmatian coast.
With the pact of May 18, 1941, the borders between Croatia and the Italian territories of Dalmatia were regulated.
It recognized as part of Italy the districts of Kastav, Sušak, Čabar and a part of that of Delnice (which were aggregated to the province of Carnaro), as well as the islands of Krk, Arbe and those of the Zadar archipelago.
Italian Dalmatia extended over 5242 sq km and counted (1931) 322,712 inhabitants.
Between 1941 and 1943, the fascist Italy, thanks to the direct annexation of Dalmatia and part of Slovenia, to the union of Kosovo and north-western Macedonia with Albania, and to the creation of a sphere of influence in Croatia and Montenegro, was the undisputed protagonist of the terrible political and military struggles that shook the Western Balkans. For over two years, tens of thousands of soldiers and officers, together with a large group of diplomats, officials and technicians of various kinds, were present in the Yugoslav territories, becoming at the same time protagonists and witnesses of the war in the former Yugoslavia, a drama of immense proportions, which would have left wounds that were never completely healed on the southern Slavs and their neighbors, and which would also have led to the suppression of a large part of Eastern Adriatic Italianity.

Viale del Passero Solitario

Viale del Passero Solitario

Il Passero Solitario è una poesia di Giacomo Leopardi.
La genesi lunga di questa lirica la rende “anomala” rispetto agli altri Grandi Idilli, poiché deriva da un'idea emersa in età giovanile (tra il 1819 ed il 1820), annotata nelle pagine dello Zibaldone.
Tuttavia la composizione deve essere posteriore rispetto a quella dei grandi idilli, dato che il canto non compare ancora nell'edizione fiorentina del 1831, bensì in quella napoletana del 1835. Probabilmente la collocazione in testa ai primi idilli può essere spiegata in base alla tematica, che è vicina a quella giovanile (la propria infelicità, contrapposta a quella degli altri giovani), rievocata nel presente ricavandola con la memoria.
Il passero che Leopardi vede sulla torre campanaria di Recanati richiama al poeta un'identificazione malinconica tra l'uccello e se stesso, che però risulta epidermica, parziale: entrambi sono esseri soli. Va specificato che, contrariamente a ciò che ritengono in molti, l'uccello cui si riferisce il poeta non può certo essere il passero comune, ma proprio una specie chiamata passero solitario (Monticola solitarius), una sorta di merlo dai colori bluastri, dotata di un bellissimo canto melodioso, che usa vivere proprio sui vecchi palazzi delle città.
D'altra parte, il passero comune non canta affatto bene e risulterebbe assai strano che Leopardi immaginasse un monotono cip cip come un'armonia che erra nella valle.
Leopardi, uomo di grande cultura, conosceva senz'altro bene questa specie bellissima. Tutto questo non fa che rendere ancor più bella la similitudine fra il poeta e l'uccello solitario.
Leopardi è solo, a causa della situazione di dolore esistenziale in cui versa. Dolore che il passero solitario, poiché desidera la solitudine per natura, non percepisce e dunque non può provare, sentendosi sempre felice.
- La prima strofa è incentrata sulla descrizione del piccolo uccello. Si può suddividere in tre sezioni.
La prima presenta il passero nella sua umile contemplazione della valle recanatese che si stende ai piedi della torre.
La seconda intende illustrare il paesaggio in cui si configura la riflessiva digressione poetica sul passero.
La terza ed ultima parte, invece, si concentra sull'analisi della pensosa solitudine del piccolo animale che, evitando i divertimenti e le attività dei suoi simili, preferisce allontanarsi dalla torre e volare via.
- La seconda strofa è incentrata sulla figura del poeta in un'alternanza di focalizzazioni dal passero a Leopardi. Si compone di una tripartizione speculare alla prima strofa, che questa volta è dedicata alla figura del poeta.
In una sorta di analogia comparata con la situazione del passero, introdotta grazie al termine "somiglia", Leopardi nell'esordio si paragona e, dopo aver constatato la propria solitudine rispetto agli altri esseri umani che è cagione di malinconia e dolore, volge lo sguardo dal suo palazzo al borgo recanatese in festa, dove giovani corrono per le strade a celebrare le ricorrenze, tra suoni e colori, in una vaga illusione di felicità.
Infine, al pari del passero, Leopardi decide di allontanarsi da quell'aria di divertimento così aliena: egli è schivo di fronte ai divertimenti effimeri della vita. Prende infatti la via verso una meta indefinita e remota nella campagna attorno a Recanati.
- Con la strofa finale ritorna l'immagine del passero, più corta delle precedenti. Leopardi si rivolge al piccolo animale, con una sorta di nostalgica invidia: il passero, difatti, pur avendo anche lui innata la sofferenza, non la percepisce, e pertanto rimane nella sua illusoria condizione di felicità.
Il raffronto con la condizione del poeta è il passo successivo e finale, coi canoni tipici del vero: malinconia e infelicità, la terribile ombra della vecchiaia che toglierà ogni senso al miserando vagare sulla terra che è l'esistenza dell'uomo 

 

The Solitary Sparrow is a poem by Giacomo Leopardi.
The long genesis of this lyric makes it "anomalous" compared to the other Great Idylls, since it derives from an idea that emerged at a young age (between 1819 and 1820), noted in the pages of Zibaldone.
However, the composition must be later than that of the great idylls, since the song does not yet appear in the Florentine edition of 1831, but in the Neapolitan edition of 1835. Probably the placement at the head of the first idylls can be explained based on the theme, which is close to that of youth (one's unhappiness, as opposed to that of other young people), recalled in the present by drawing it from memory.
The sparrow that Leopardi sees on the bell tower of Recanati reminds the poet of a melancholy identification between the bird and himself, which, however, is epidermal, partial: both are alone. It should be specified that, contrary to what many believe, the bird to which the poet refers certainly cannot be the common sparrow, but precisely a species called blue solitary sparrow (Monticola solitarius), a sort of bluish blackbird, with a beautiful melodious song, which lives right on the old buildings of the cities.
On the other hand, the common sparrow does not sing well at all and it would be very strange for Leopardi to imagine a monotonous chip as a harmony that wanders in the valley.
Leopardi, a man of great culture, certainly knew this beautiful species well. All this only makes the similarity between the poet and the lonely bird even more beautiful.
Leopardi is alone, due to the existential painful situation in which he finds himself. Pain that the solitary bird, since it desires solitude by nature, does not perceive and therefore cannot feel, always feeling happy.
- The first verse focuses on the description of the little bird. It can be divided into three sections.
The first presents the sparrow in its humble contemplation of the Recanatese valley that lies at the foot of the tower.
The second intends to illustrate the landscape in which the reflective poetic digression on the sparrow takes place.
The third and last part, on the other hand, focuses on the analysis of the pensive loneliness of the small animal which, avoiding the entertainment and activities of its fellow creatures, prefers to move away from the tower and fly away.
- The second verse focuses on the figure of the poet in an alternation of focuses from the sparrow to Leopardi. It consists of a tripartite mirroring the first verse, which this time is dedicated to the figure of the poet.
In a sort of comparative analogy with the situation of the sparrow, introduced thanks to the term "resembles", Leopardi compares himself in the debut and, after having ascertained his loneliness with respect to other human beings which is a cause of melancholy and pain, he turns his gaze from his palace to the Recanatese village in celebration, where young people run through the streets to celebrate anniversaries, between sounds and colors, in a vague illusion of happiness.
Finally, like the sparrow, Leopardi decides to move away from that air of so alien amusement: he is shy in the face of the ephemeral amusements of life. In fact, it takes the road towards an indefinite and remote destination in the countryside around Recanati.
- With the final verse the image of the sparrow returns, shorter than the previous ones. Leopardi turns to the small animal, with a sort of nostalgic envy: the sparrow, in fact, even though suffering is innate, does not perceive it, and therefore remains in its illusory condition of happiness.
The comparison with the condition of the poet is the next and final step, with the typical canons of truth: melancholy and unhappiness, the terrible shadow of old age that will remove all meaning from the miserable wandering on earth that is the existence of man. 

Viale della Ginestra

Viale della Ginestra

La ginestra o Il fiore del deserto è la penultima lirica di Giacomo Leopardi, scritta nella primavera del 1836 a Torre del Greco nella villa Ferrigni e pubblicata postuma nell'edizione dei Canti nel 1845.
Il poema conclude il suo complesso percorso poetico, tanto da essere considerato il testamento spirituale di Leopardi.
Esso fa parte di quella che è stata definita dalla critica più recente la poetica anti-idillica dell'ultimo periodo leopardiano.
Canzone libera di sette strofe di endecasillabi e settenari, dove ogni strofa viene chiusa da un endecasillabo, con qualche rima nel mezzo e in fine di verso.
Leopardi inizia la poesia con la descrizione di un paesaggio desolato, quello del Vesuvio, rallegrato solamente dall' "odorata ginestra " e contempla in modo doloroso la potenza di un fenomeno della natura come l'eruzione di un vulcano, ne analizza tutti gli effetti di distruzione confermando la precarietà della condizione umana Non solo: la individuazione della natura come nemica fondamentale di tutti gli uomini porta persino a intravedere la possibilità che quella resistenza sia comune, cioè comporti un'idea di "confederazione fra gli uomini".
Il paesaggio descritto da Leopardi in questa lirica colpisce per lo scheletrico squallore e per la solitudine: il deserto non è rallegrato da alcuna pianta e da alcun fiore ad eccezione dell'odorosa ginestra, che cresce persino nelle zone desertiche spargendo qua e là i propri cespi. Il poeta ricorda di aver visto la ginestra abbellire con i suoi steli le campagne nei dintorni di Roma; ora i cespi, con il loro aspetto cupo e silenzioso testimoniano al visitatore la gloria dell'antico, e per sempre tramontato, impero romano.
Come nei dintorni di Roma, così anche sul suolo vulcanico la ginestra si rivela agli occhi del poeta fiore innamorato dei luoghi tristi e abbandonati dagli uomini, comportandosi come una compagna fedele di sorti infelici.
I luoghi nei quali cresce il fiore gentile sono tutti cosparsi di cenere infeconda, al contrario di un tempo, nel quale i campi erano fertili e ricchi di pascoli e dove sorgevano giardini e palazzi.
La pietosa pianticella, come se volesse commiserare le disgrazie altrui, esala al cielo un soave profumo che addolcisce un po' la desolazione di quel deserto. In questa amplissima composizione poetica (317 versi) si alternano rappresentazioni del paesaggio (dal Vesuvio a Mergellina e a Pompei), riflessioni sulla natura e sul suo rapporto con il mondo e con l'uomo, sferzanti accenti polemici rivolti al proprio tempo, velati riferimenti autobiografici e confluiscono, in una sintesi potente, le convinzioni di Leopardi sull'uomo, la Natura, i miti dell'Ottocento.
Sulle pendici riarse e desolate del Vesuvio solo una pianta riesce a vivere, la ginestra, flessibile e tenace: simbolo dell'uomo che sa accettare la verità sulla propria condizione e, su questa verità, può costruire la propria dignità.

 

The broom or The flower of the desert is Giacomo Leopardi's lyric, written in the spring of 1836 in Torre del Greco in villa Ferrigni and published posthumously in the edition of the Canti in 1845.
The poem concludes his complex poetic journey, so much so that it is considered Leopardi's spiritual testament.
It is part of what has been defined by the most recent critics as the anti-idyllic poetics of the late Leopardi period.
Free song of seven stanzas of hendecasyllables and septenaries, where each verse is closed by a hendecasyllable, with some rhyme in the middle and at the end of the verse.
Leopardi begins the poem with the description of a desolate landscape, that of Vesuvius, cheered only by the "smelly broom" and painfully contemplates the power of a phenomenon of nature such as the eruption of a volcano, analyzes all the effects of destruction confirming the precariousness of the human condition Not only that: the identification of nature as the fundamental enemy of all men leads even to glimpse the possibility that the resistance is common, that is, it involves an idea of ​​"confederation among men".
The landscape described by Leopardi in this lyric is striking for its skeletal squalor and loneliness: the desert is not cheered by any plant or flower with the exception of the fragrant broom, which grows even in desert areas, scattering its tufts here and there. The poet recalls having seen the broom embellish the countryside around Rome with its stems; now the tufts, with their dark and silent aspect, testify to the visitor the glory of the ancient, and forever set, Roman empire.
As in the surroundings of Rome, so also on volcanic soil the broom reveals itself to the eyes of the flower poet in love with sad places abandoned by men, behaving as a faithful companion of unhappy destinies.
The places where the gentle flower grows are all sprinkled with barren ash, unlike in the past, when the fields were fertile and rich in pastures and where gardens and palaces rose.
The pitiful little plant, as if it wanted to commiserate the misfortunes of others, exhales a sweet perfume to the sky that softens a little the desolation of that desert. In this vast poetic composition (317 lines) representations of the landscape alternate (from Vesuvius to Mergellina and Pompeii), reflections on nature and its relationship with the world and with man, lashing polemical accents aimed at one's own time, veiled autobiographical references and Leopardi's convictions about man, nature and the myths of the nineteenth century converge in a powerful synthesis.
On the parched and desolate slopes of Vesuvius only one plant manages to live, the broom, flexible and tenacious: a symbol of men who know how to accept the truth about their condition and, on this truth, can build their dignity.

Viale Enrico Mattei

Viale Enrico Mattei

Imprenditore, politico e dirigente pubblico nato ad Acqualagna, in provincia di Pesaro e Urbino.
Puntò sull'energia per rilanciare lo sviluppo economico italiano e, nel 1953, fondò l’Eni partendo dalla riorganizzazione dell’Agip.
Dopo alcuni lavori umili e un'esperienza di direttore del laboratorio di una conceria, si trasferì a Milano, dove a trent'anni, insieme alla sorella e al fratello, aprì la sua prima fabbrica: un piccolo laboratorio di oli emulsionanti per l'industria conciaria e tessile, con la quale riuscì a diventare fornitore delle Forze Armate.
Nel 1934 fondò l'Industria Chimica Lombarda e, dopo la guerra, fu incaricato dallo Stato di liquidare le attività dell'Agip, creata nel 1926 dal regime fascista.
Al contrario, preferì riorganizzare l'azienda che, con la nascita dell'ENI, ne divenne la struttura portante. Egli disattese le istruzioni del Governo perché profondamente convinto di dover garantire al Paese un'impresa energetica nazionale che fosse in grado di sostenere, a prezzi più contenuti, i bisogni delle famiglie e lo sviluppo della piccola e media impresa.
Nel 1953 fondò l'Eni, dopo lunghe trattative tra chi sosteneva l'iniziativa privata e quanti volevano, invece, la presenza dello Stato per contrastare il monopolio di fornitura sull'Europa occidentale delle compagnie statunitensi. Dal 1957, Mattei aprì l’Eni all'energia nucleare e iniziarono i lavori per la costruzione della Centrale elettronucleare Latina, completata in soli quattro anni. Questa, che era la più grande d’Europa, pose l'Italia al terzo posto nel mondo, dietro agli USA e all’Inghilterra.
Contemporaneamente lo stesso Mattei decise di creare, come costola dell'Eni, una società di ricerche minerarie al fine di garantirsi una fornitura diretta di uranio da giacimenti esistenti sul territorio italiano o estero.
Il 27 ottobre 1962, Mattei morì, insieme a tutti gli occupanti, nell’esplosione dell’aereo sul quale stava viaggiando, proveniente da Catania e diretto a Linate. Le indagini che seguirono, condotte dall'Aeronautica militare italiana e dalla Procura di Pavia sull'ipotesi di attentato, furono archiviate per insussistenza di fatti.
Solo nel 1997, queste furono riaperte e alcuni reperti analizzati con nuove tecnologie.
Esami che portarono alla conclusione che l'aereo era stato dolosamente abbattuto, senza però poterne scoprire i responsabili. 

 

Entrepreneur, politician and public executive born in Acqualagna, in the province of Pesaro-Urbino.
He focused on energy to relaunch the Italian economic development and, in 1953, he founded Eni starting from the reorganization of Agip.
After some humble jobs and experience as director of a tannery laboratory, he moved to Milan, where at thirty, together with his sister and brother, he opened his first factory: a small laboratory of emulsifying oils for industry. tanning and textile, with which he managed to become a supplier of the Armed Forces.
In 1934 he founded the Lombard Chemical Industry and, after the war, he was commissioned by the state to liquidate the activities of Agip, created in 1926 by the fascist regime.
On the contrary, he preferred to reorganize the company which, with the birth of ENI, became its backbone. He disregarded the instructions of the Government because he was deeply convinced of having to guarantee the country a national energy company that was able to support the needs of families and the development of small and medium-sized enterprises at lower prices.
In 1953 he founded Eni, after long negotiations between those who supported private initiative and those who wanted, instead, the presence of the State to counteract the supply monopoly on Western Europe of US companies. From 1957, Mattei opened Eni to nuclear energy and work began on the construction of the Latina nuclear power plant, completed in just four years. This, which was the largest in Europe, placed Italy in third place in the world, behind the US and England.
At the same time Mattei himself decided to create, as an offshoot of Eni, a mining research company in order to guarantee a direct supply of uranium from existing deposits in Italy or abroad.
On 27 October 1962, Mattei died, along with all the occupants, in the explosion of the plane on which he was traveling, coming from Catania and bound for Linate. The investigations that followed, conducted by the Italian Air Force and the Pavia Public Prosecutor's Office on the hypothesis of an attack, were dismissed due to lack of facts.
Only in 1997, these were reopened and some finds analyzed with new technologies.
Tests that led to the conclusion that the plane had been intentionally shot down, but without being able to find out who was responsible.

 

 

Viale Ettore Leopardi

Viale Ettore Leopardi

Ettore Leopardi, conte di San Leopardo (Recanati, 25 febbraio 1874 – Recanati, 22 maggio 1945) è stato un imprenditore e politico italiano.
Nobile di Recanati nipote di Pierfrancesco, fratello del poeta Giacomo Leopardi. Sindaco di Falconara (1907) Il Conte Ettore Leopardi, fu ideatore, nel 1937, con suo fratello, il vescovo di Osimo Monalduzio, della proposta di edificare il Centro nazionale di Studi Leopardiani a Recanati.
In seguito Ettore fu anche nominato direttore del Centro.
Fu anche sindaco di Recanati, presidente della provincia di Ancona, Senatore del Regno d'Italia. Ettore studiò a Roma e a Spoleto, sposò la contessa Rosita dei Conti Carotti di Jesi.
S’impegnò molto nel settore agricolo e ricoprì numerose cariche nella provincia di Macerata. 

 

Ettore Leopardi, count of San Leopardo (Recanati, February 25, 1874 - Recanati, May 22, 1945) was an Italian businessman and politician.
Nobleman of Recanati nephew of Pierfrancesco, brother of the poet Giacomo Leopardi. Mayor of Falconara (1907) Count Ettore Leopardi was the creator, in 1937, with his brother, the bishop of Osimo Monalduzio, of the proposal to build the National Center for Leopardian Studies in Recanati.
Later Ettore was also appointed director of the Center.
He was also mayor of Recanati, president of the province of Ancona, Senator of the Kingdom of Italy. Ettore studied in Rome and Spoleto, married Countess Rosita dei Conti Carotti di Jesi.
He was very involved in the agricultural sector and held numerous positions in the province of Macerata.

Viale Filippo Corridoni

Viale Filippo Corridoni

Sindacalista, militare, politico e giornalista italiano.
Filippo Corridoni nacque a Pausula, oggi Corridonia, il 19 agosto 1887 da una famiglia di operai.
Dopo avere studiato all’Istituto Superiore Industriale di Fermo si trasferì nel 1905 a Milano per lavorare presso l’azienda metallurgica Miani-Silvestri.
Nella città lombarda aderì prima al socialismo e più tardi divenne uno dei capi del sindacalismo rivoluzionario, guidando vittoriosamente importanti lotte per l’emancipazione dei lavoratori. Ardente sindacalista e propagandista instancabile Corridoni univa alla fede nei suoi ideali un forte senso di rispetto verso il mondo operaio.
Per non tradire la sua ideologia, nella sua breve vita affrontò condanne, molti mesi di detenzione presso le carceri di S. Giovanni in Monte di Bologna, di Modena e soprattutto S. Vittore a Milano e, persino, l’esilio, prima in Francia e poi in Svizzera.
Da uomo d’azione durante la lontananza forzata riuscì però a rientrare in Italia protetto dallo pseudonimo Leo Celvisio.
Scelse il nome Leo a ricordo della Rocca di San Leo fortezza papalina dove venivano rinchiusi i detenuti politici e il cognome Celvisio perché la prima cosa che vide rientrato in Italia, a Ventimiglia, fu un cartello pubblicitario della birra omonima.
Nel 1912, sempre a Milano, fondò l’Unione Sindacale Milanese di cui divenne segretario.
Nel 1914, durante la disputa tra neutralisti e interventisti di fronte alla grande guerra, si dichiarò a favore dell’entrata nel conflitto dell’Italia a fianco delle forze dell’Intesa e guidò il movimento interventista a Milano.
Quando il 24 maggio 1915, a conflitto iniziato da dieci mesi, l’Italia, mutando la sua posizione di neutralità, entrò in guerra, Corridoni si arruolò volontario.
Partì per il fronte il 25 luglio 1915 e vi rimase 4 mesi. Morì sul Carso alla Trincea delle Frasche il 23 ottobre mentre l’esercito italiano cercava di conquistarla per avere via libera verso Gorizia.
Senza la caduta di questa zona dell’altopiano carsico sarebbe, infatti, stato effimero addestrarsi verso l’interno. Corridoni morì in una trincea che fu presa e persa più volte e che nonostante l’ardimento dei soldati italiani alla fine rimase austriaca.
Il suo corpo, scomparso nell’infuriare della battaglia, nonostante le ricerche dei compagni, non fu mai ritrovato.
Dopo la morte fu decorato con medaglia d’argento, trasformata poi in oro alla memoria perché, come si legge nel volume dell’Albo d’oro dei caduti nella prima guerra mondiale, a cura dell’Istituto Poligrafico dello Stato a Roma nel 1933, visibile sia nella Casa Museo Filippo Corridoni sia nella Biblioteca Comunale: Soldato volontario e patriota instancabile, col braccio e la parola tutto se stesso diede alla Patria con entusiasmo indomabile.
Fervente interventista per la grande guerra, anelante alla vittoria, seppe diffondere la sua tenace fede tra tutti i compagni, sempre di esempio per coraggio e valore. In testa alla propria compagnia, al canto di inni patriottici, muoveva fra i primi e con sereno ardimento all’attacco di difficilissima posizione e tra i primi l’occupava. Ritto, con suprema audacia sulla conquistata trincea, al grido: “Vittoria! Viva l’Italia!” incitava i compagni che lo seguivano a raggiungere la meta finche cadeva fulminato da Piombo nemico.
La lotta interventista da lui condotta, la morte eroica, i racconti di chi gli fu più vicino nelle ultime ore, il mistero del corpo mai ritrovato, alimentarono una strumentalizzazione e l’esaltazione del Corridoni come eroe fascista che fu perpetuata dal regime e raggiunse il suo apice nel 1931 quando Pausula divenne Corridonia.
Caduto il fascismo questa figura, proprio in virtù della celebrazione che ne aveva fatto la dittatura di Mussolini, cadde nell’oblio.
Gli studi su questo personaggio risentono ancora di questa situazione, anche se negli ultimi anni si sta procedendo ad una riscoperta critica di questa personalità, grazie soprattutto all’attività di circoli culturali a lui dedicati a Parma, Milano e Corridonia dove è stato allestito presso la casa natale il “Museo Filippo Corridoni”. 

 

Italian trade unionist, military, politician and journalist.
Filippo Corridoni was born in Pausula, today Corridonia, on  August 19 1887 into a family of workers.
After studying at the Higher Industrial Institute of Fermo, he moved to Milan in 1905 to work at the Miani-Silvestri metallurgical company.
In the Lombard city he first joined socialism and later became one of the leaders of revolutionary syndicalism, victoriously leading important struggles for the emancipation of workers. An ardent trade unionist and tireless propagandist, Corridoni combined faith in his ideals with a strong sense of respect for the working-class world.
In order not to betray his ideology, in his short life he faced sentences, many months of detention in the prisons of San Giovanni in Monte in Bologna, in Modena and especially in San Vittore in Milan and even exile, first in France. and then in Switzerland.
As a man of action during the forced distance, however, he managed to return to Italy protected by the pseudonym Leo Celvisio.
He chose the name Leo in memory of the Rocca di San Leo papal fortress where political prisoners were imprisoned and the surname Celvisio because the first thing he saw when he returned to Italy, in Ventimiglia, was an advertising sign for the beer with the same name.
In 1912, also in Milan, he founded the Milanese Trade Union of which he became secretary.
In 1914, during the dispute between neutralists and interventionists in the face of the great war, he declared himself in favor of Italy's entry into the conflict alongside the Entente forces and led the interventionist movement in Milan.
When on May 24, 1915, after the conflict had begun ten months ago, Italy, changing its position of neutrality, entered the war, Corridoni volunteered.
He left for the front on  July 25 1915 and stayed there for 4 months. He died in the Carso at the Trincea delle Frasche on  October 23 while the Italian army was trying to conquer it in order to have the green light to Gorizia.
Without the fall of this area of ​​the karst plateau it would have been ephemeral to train towards the interior. Corridoni died in a trench that was taken and lost several times and that despite the daring of the Italian soldiers in the end remained Austrian.
His body, which disappeared in the rage of the battle, despite the searches of his companions, was never found.
After his death he was decorated with a silver medal, which was later transformed into gold in memory because, as stated in the volume of the Golden Register of the fallen in the First World War, edited by the State Printing Institute in Rome in 1933, visible both in the Filippo Corridoni House Museum and in the Municipal Library: Volunteer soldier and tireless patriot, with the arm and the word all of himself he gave to the homeland with indomitable enthusiasm.
Fervent interventionist for the great war, yearning for victory, he knew how to spread his tenacious faith among all his comrades, always an example for courage and valor. At the head of his own company, singing patriotic hymns, he moved among the first and with serene courage to attack a very difficult position and occupied it among the first. Standing, with supreme audacity on the conquered trench, shouting: “Victory! Long live Italy! " he urged his companions who followed him to reach the goal until he fell struck by enemy lead. The interventionist struggle he waged, the heroic death, the stories of those closest to him in the last hours, the mystery of the body never found, fueled an exploitation and exaltation of Corridoni as a fascist hero who was perpetuated by the regime and reached the its peak in 1931 when Pausula became Corridonia.
With the fall of fascism, this figure, precisely by virtue of the celebration that the dictatorship of Mussolini had made of him, fell into oblivion.
Studies on this character are still affected by this situation, even if in recent years a critical rediscovery of this personality has been taking place, thanks above all to the activity of cultural circles dedicated to him in Parma, Milan and Corridonia where he was set up at the his birthplace is the “Filippo Corridoni Museum”.

Viale Fiume

Viale Fiume

Fiume, è la terza città della Croazia per popolazione dopo Zagabria e Spalato.
Situata sull’ Adriatico, è il capoluogo della regione litoraneo-montana, sede universitaria e arcivescovile.

 

Fiume is the third largest city in Croatia by population after Zagreb and Split.
Located on the Adriatic Sea, it is the capital of the coastal-mountain region, university and archiepiscopal seat.

Viale Giacomo Matteotti

Viale Giacomo Matteotti

Durante il fascismo dopo il delitto Matteotti una mano ignota scrisse sul muro che delimitava il parco di Villa Colloredo : VIVA MATTEOTTI, per un paio di giorni a Recanati di fatto fu imposto il coprifuoco per cercare di individuare chi fosse l'autore della scritta, non fu mai trovato, la scritta venne ovviamente cancellata ma rimase il ricordo di questo evento.
Nato a Fratta Polesine, in provincia di Rovigo, si avvicinò giovanissimo al socialismo, collaborando con il periodico "La lotta" e facendosi eleggere nel 1919 alla Camera in quota PSI.
Esponente dell'area riformista legata a Filippo Turati, denunciò più volte in Parlamento le violenze dei fascisti, arrivando a parlare di brogli l'indomani delle elezioni politiche del 1924, che consegnarono la maggioranza assoluta al partito di Benito Mussolini.
La risposta di quest'ultimo fu di ordinare l'assassinio di Matteotti, eseguito a Roma, il 10 giugno del 1924, da cinque membri della "polizia politica". Matteotti, nel giorno del suo omicidio avrebbe dovuto infatti presentare un nuovo discorso alla Camera dei deputati - dopo quello sui brogli del 30 maggio - in cui avrebbe rivelato le sue scoperte riguardanti lo scandalo finanziario che coinvolgeva anche Arnaldo Mussolini, fratello del duce. Il corpo di Matteotti fu ritrovato circa due mesi dopo.
Di formazione giuridica, si dedicò dal 1910 quasi esclusivamente all'attività politica nella corrente riformista del Partito socialista. Nel Polesine operò per la costituzione di camere del lavoro e cooperative e per l'incremento dell'attività socialista negli enti locali. Contrario all'intervento, nel dopoguerra consigliere provinciale a Rovigo e dirigente della Lega dei comuni socialisti, fu tra gli organizzatori delle lotte bracciantili per il collocamento e l'imponibile della manodopera. Venne eletto alla Camera nel 1919, 1921 e 1924; come parlamentare sostenne la riforma agraria e la polemica antiprotezionistica, mentre, testimone degli esordî dello squadrismo padano, maturava un antifascismo senza cedimenti. Dopo l'espulsione dei riformisti dal PSI e la nascita del Partito socialista unitario, nel 1922, fu eletto all'unanimità segretario della nuova formazione.
Il 30 maggio 1924, alla riapertura della Camera, tenne il famoso discorso che denunciava le violenze e i brogli commessi dai fascisti nella recente campagna elettorale; aggredito e rapito il 10 giugno.
I sicarî furono processati nel 1926, condannati a pene nominali e presto rilasciati; nuovamente processati nel 1947, furono condannati a pene più severe.

 

During the fascism after the Matteotti crime an unknown hand wrote on the wall that delimited the park of Villa Colloredo: VIVA MATTEOTTI, for a couple of days in Recanati a curfew was actually imposed to try to identify who was the author of the writing, he was never found and the writing was obviously canceled but the memory of this event remained.
Born in Fratta Polesine, in the province of Rovigo, he approached socialism at a very young age, collaborating with the periodical "La lotta" and being elected in 1919 to the Chamber at PSI.
Exponent of the reformist area linked to Filippo Turati, he denounced the violence of the fascists several times in Parliament, going so far as to speak of fraud the day after the political elections of 1924, which handed the absolute majority to the party of Benito Mussolini.
The latter's response was to order the assassination of Matteotti, carried out in Rome, on 10 June 1924, by five members of the "political police". Matteotti, on the day of his murder, should have presented a new speech to the Chamber of Deputies - after the one on fraud on 30 May - in which he would have revealed his discoveries regarding the financial scandal that also involved Arnaldo Mussolini, brother of the Duce. Matteotti's body was found about two months later.
Of juridical training, from 1910 he devoted himself almost exclusively to political activity in the reformist current of the Socialist Party. In the Polesine he worked for the constitution of labor chambers and cooperatives and for the increase of socialist activity in local authorities. Contrary to the intervention, in the post-war provincial councilor in Rovigo and leader of the League of Socialist Municipalities, he was among the organizers of the labor struggles for the employment and the taxable amount of the workforce. He was elected to the House in 1919, 1921 and 1924; as a parliamentarian he supported the agrarian reform and the anti-protectionist polemic, while, witnessing the beginnings of the Padan squad, an anti-fascism was maturing without giving up. After the expulsion of the reformists from the PSI and the birth of the unitary Socialist Party, in 1922, he was unanimously elected secretary of the new formation.
On May 30, 1924, when the Chamber reopened, he gave the famous speech denouncing the violence and fraud committed by the fascists in the recent electoral campaign; attacked and kidnapped on 10 June.
The assassins were tried in 1926, sentenced to nominal sentences and soon released; tried again in 1947, they were sentenced to more severe penalties.

 

Viale Giosué Carducci

Viale Giosué Carducci

Poeta e scrittore.
Fu il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1906.
Venne educato dal padre, Carbonaro che gli insegnò gli ideali patriottici.
Frequentò l’Università di Pisa dove si laureò in lettere nel 1856, dopodiché condusse la vita da professore e studioso partecipando intensamente alla vita culturale del tempo.
Ammiratore della rivoluzione francese, inizialmente aveva idee decisamente democratiche e repubblicane.
Nei confronti del nuovo governo assunse atteggiamenti di violenta opposizione che gli costò il posto di insegnante. Così la sua attività da intellettuale si indirizzò alla polemica contro l’Italia: si scagliò contro la politica rinunciataria nei confronti di Roma.
Carducci si scagliò anche contro la chiesa, definì la religione come un residuo del medioevo ormai sconfitto dalla Ragione, dalla Scienza e dal Progresso. Infatti esaltò la scienza e il progresso e fu vicino alle richieste del Positivismo.
Con la stabilizzazione dell’Italia, gradualmente moderò le sue posizioni. La sua vena patriottica, prese una piega indirizzata al nazionalismo, infatti fu un sostenitore della politica autoritaria di Crispi. Subì un evoluzione anche il suo gusto letterario: negli anni giovanili assunse una posizione antiromantica soprattutto sul Romanticismo sentimentale e cristiano e sostenne il gusto del classico.
Carducci mirò alla restaurazione di un discorso poetico che ricuperasse la dignità dei classici e per questo disdegnò i generi popolari (il romanzo), dedicandosi esclusivamente alla lirica.
Negli anni successivi ampliò la sua cultura e venne a conoscenza della letteratura romantica europea. Gli fu assegnata l’immagine di poeta “sano”, immune dal romanticismo che corrodeva gli altri scrittori, infatti fu ispirato a una visione serena della vita, fu considerato come “ultimo dei classici”. Ma dalle critiche recenti risulta essere un poeta tardo romantico, non immune alla malattia interiore della sua epoca, che si aggrappa a un sogno di sanità classica per allontanare le angosce.
La poesia di Carducci fu sgradevole al pubblico. Insegnò letteratura presso l’Università di Bologna, fino alla morte.
Nel 1890 venne nominato senatore dell’appena nato Regno d’Italia. Opere famose: Giambi ed Epodi, Rime Nuove, Odi Barbare, Rime e ritmi.
Nel 1898 assiste allo spettacolo in occasione del I° centenario Leopardiano, nel Teatro Persiani di Recanati, un poema sinfonico diretto dal maestro Pietro Mascagni.

 

Poet and writer.
He was the first Italian to win the Nobel Prize for literature in 1906.
He was educated by his father, Carbonaro who taught him patriotic ideals.
He attended the University of Pisa where he graduated in literature in 1856, after which he led his life as a professor and scholar participating intensively in the cultural life of the time.
An admirer of the French Revolution, he initially had decidedly democratic and republican ideas.
Towards the new government he assumed an attitude of violent opposition which cost him the job of teacher. Thus his intellectual activity turned to the controversy against Italy: he railed against the renounced policy towards Rome.
Carducci also hurled himself against the church, he defined religion as a remnant of the Middle Ages now defeated by Reason, Science and Progress. In fact he extolled science and progress and was close to the demands of Positivism.
With the stabilization of Italy, he gradually moderated his positions. His patriotic vein took a turn towards nationalism, in fact he was a supporter of Crispi's authoritarian policy. His literary taste also underwent an evolution: in his youth he took an anti-romantic position especially on sentimental and Christian Romanticism and supported the taste for the classic.
Carducci aimed at the restoration of a poetic discourse that would recover the dignity of the classics and for this he disdained popular genres (the novel), devoting himself exclusively to opera.
In the following years he expanded his culture and became acquainted with European romantic literature. He was given the image of a "healthy" poet, immune from the romanticism that corroded other writers, in fact he was inspired by a serene vision of life, he was considered the "last of the classics". But from recent criticism he appears to be a late romantic poet, not immune to the inner disease of his time, who clings to a dream of classical sanity to ward off anxieties.
Carducci's poetry was unpleasant to the public. He taught literature at the University of Bologna until his death.
In 1890 he was appointed senator of the newly born Kingdom of Italy. Famous works: Giambi and Epodi, New Rhymes, Odi Barbare, Rhymes and rhythms.
In 1898 he attended the show on the occasion of the first Leopardian centenary, in the Persiani Theater of Recanati, a symphonic poem directed by Maestro Pietro Mascagni.

Viale Giovanni Amendola

Viale Giovanni Amendola

Giovanni Amendola è stato un politico, giornalista e accademico italiano, volontario e decorato nella prima guerra mondiale, fu avverso allo squadrismo e all'illegalismo fascista e divenne fra i demo-liberali uno dei capi dell'opposizione in Parlamento. Costretto all'esilio, morì in Francia per le conseguenze di una delle tre aggressioni subite dai fascisti.
Libero docente di filosofia nel 1913, la sua posizione filosofica può caratterizzarsi come una forma di volontarismo etico. Iniziato al giornalismo fu al Resto del Carlino e dal 1914 al Corriere della sera. Nel 1914-15 partecipò attivamente, con i Gruppi nazionali-liberali, da lui fondati, alla campagna interventista schierandosi a favore dell’intervento della prima guerra mondiale.
Fu uno degli organizzatori del convegno, poi sfociato nel Patto di Roma (1918), dei rappresentanti dei popoli oppressi dalla monarchia austroungarica; si oppose apertamente alla politica di Sonnino e fu fautore di un'intesa con gli Iugoslavi. Nel dopoguerra abbandonò il suo precedente liberal conservatorismo per accostarsi alle posizioni di Nitti, e svolse attiva opera per rinnovare dall'interno le vecchie forze liberali e democratiche. Deputato dal 1919, sottosegretario alle Finanze con Nitti (1920), ministro per le Colonie nei due gabinetti Facta (1922), ostile allo squadrismo e all'illegalismo fascisti cercò di legare, direttamente o indirettamente, i deputati fascisti al governo al fine di incanalare il movimento fascista nel quadro dello stato liberale. Nelle giornate dell'ott. 1922 fu strenuo avversario con Paolino Taddei della capitolazione di fronte al fascismo. Divenuto con Albertini e i gruppi demo-liberali uno dei capi dell'opposizione costituzionale in Parlamento.
Nel 1924 fondò un movimento antifascista che ebbe diffusione soprattutto nel Mezzogiorno, l'Unione democratica nazionale. Aggredito da elementi fascisti a Roma nel 1923 e 1925, morì per le conseguenze di un'ultima aggressione subita vicino a Montecatini sempre ad opera di fascisti. Le sue ceneri sono state trasportate da Cannes a Napoli nel 1950.

 

Giovanni Amendola was an Italian politician, journalist and academic, volunteer and decorated in the First World War, he was opposed to the squads and fascist illegality and became one of the leaders of the opposition in Parliament among the demo-liberals. Forced into exile, he died in France due to the consequences of one of the three attacks suffered by the fascists.
A free lecturer in philosophy in 1913, his philosophical position can be characterized as a form of ethical voluntarism. Initiated in journalism he was at the Resto del Carlino and from 1914 at the Corriere della sera. In 1914-15 he actively participated, with the national liberal groups, which he founded, in the interventionist campaign, siding in favor of the intervention of the First World War.
He was one of the organizers of the conference, which later resulted in the Pact of Rome (1918), of the representatives of the peoples oppressed by the Austro-Hungarian monarchy; he openly opposed Sonnino's policy and was a supporter of an understanding with the Yugoslavs. After the war he abandoned his previous liberal conservatism to approach Nitti's positions, and actively worked to renew the old liberal and democratic forces from within. Deputy since 1919, Undersecretary for Finance with Nitti (1920), Minister for the Colonies in the two Facta Cabinets (1922), hostile to fascist squadism and illegalism, he tried to bind, directly or indirectly, the fascist deputies to the government in order to channel the fascist movement within the framework of the liberal state. In the days of Oct. 1922 was a staunch opponent with Paolino Taddei of the capitulation in the face of fascism. With Albertini and the demo-liberal groups he became one of the leaders of the constitutional opposition in Parliament.
In 1924 he founded an anti-fascist movement which spread above all in the South, the National Democratic Union. Attacked by fascist elements in Rome in 1923 and 1925, he died from the consequences of a last attack suffered near Montecatini, again by fascists. His ashes were transported from Cannes to Naples in 1950.

Viale Giovanni XXIII

Viale Giovanni XXIII

Papa Giovanni XXIII è stato il 261º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica.
Fu eletto papa il 28 ottobre 1958 e in meno di cinque anni di pontificato riuscì ad avviare il rinnovato impulso evangelizzatore della Chiesa Universale.
È ricordato con l'appellativo di "Papa buono". Fu terziario francescano ed è stato beatificato da papa Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000; è stato canonizzato il 27 aprile 2014 da papa Francesco insieme a Giovanni Paolo II.
E’ il quartogenito dei 13 figli di una modestissima famiglia di contadini mezzadri.
A 11 anni entra nel seminario di Bergamo dove frequenta il ginnasio e il liceo. Continua gli studi a Roma presso il Seminario Romano dell’Appolinaire, esercita il servizio militare e diventa sacerdote nel 1904.
E’ eletto segretario del Vescovo di Bergamo, mons. Radini-Tedeschi, ed inizia ad insegnare in seminario discipline storiche e teologiche. E’ cappellano militare durante la prima guerra mondiale. Nel 1921 è nominato presidente del Consiglio Centrale per l’Italia della Pontificie Opere Missionarie, incarico che accresce il suo amore per le missioni estere.
Nel 1925 diventa Vescovo ed inizia una fortunata carriera nella diplomazia vaticana.
Dal ’25 al ’34 è in Bulgaria in qualità di Visitatore e Delegato Apostolico. Dal ’34 al ’44 è ad Istanbul come Delegato Apostolico di Turchia e Grecia e dal ’44 al ’52 è a Parigi come Nunzio Apostolico. In tutti questi paesi, Mons. Roncalli affronta la difficile situazione sociale, politica e religiosa con equilibrio e semplicità, riuscendo a conquistare tutti, potenti e no.
Nel 1953 Pio XII lo nomina Cardinale e Patriarca di Venezia. Accoglie nel suo palazzo tutti i veneziani, soprattutto i più poveri, che avessero qualcosa da dirgli. Gli piace stare con la gente, tanto che compare per le strade e i campielli e trova spesso il tempo di visitare anche gli ammalati nei vari ospedali.
La gente lo ama tantissimo perché vede in lui un fratello e un padre che accoglie tutti a braccia aperte.
Il 28 ottobre 1958, dopo la morte di Pio XII, è eletto Sommo Pontefice e sceglie il nome di Giovanni (nome di suo padre, del patrono del suo paese d’origine e dell’evangelista della carità). Angelo Giuseppe ha ormai 77 anni e l’impressione generale è quella che la sua elezione sia la nomina di un papa “di transizione”, che riceva l’eredità del suo predecessore fino a che la situazione della Chiesa e del mondo cristiano, in un’incerta epoca di trasformazione, si chiarisca.
Ma già dopo soli tre mesi dalla sua elezione, egli dimostra che queste non erano le sue intenzioni, annunciando la convocazione di un Concilio Ecumenico.
Inizia un nuovo modo di fare il Papa, con molte sorprese:
- Abolisce molte formalità nella Santa Sede.
- Visita inaspettatamente i bambini e gli anziani in ospedale e i detenuti in carcere.
- Annuncia a sorpresa il Concilio Vaticano II con lo scopo di aggiornare la dottrina cristiana.
- Aumenta gli stipendi dei lavoratori della Santa Sede, raddoppiando le paghe delle categorie inferiori e migliorando quelle delle categorie superiori.
- In quanto Vescovo di Roma, visita personalmente le parrocchie e le borgate della città.
- E’ il primo Papa ad uscire dal Lazio, compiendo un pellegrinaggio in treno a Loreto e Assisi.
- Durante il suo Pontificato, nomina 37 nuovi cardinali, tra cui per la prima volta nella storia un tanzaniano, un giapponese, un filippino e un messicano.
- E’ il primo Papa ad eleggere il primo santo di colore, fra Martin de Porres.
Il 10 maggio 1963 il Papa riceve il premio internazionale Balzan per la pace per la sua intensa attività contro i conflitti. Dopo una breve malattia, Giovanni XXIII muore il 3 giugno 1963. 

 

Pope John XXIII was the 261st bishop of Rome and pope of the Catholic Church.
He was elected pope on October 28, 1958 and in less than five years of pontificate he managed to initiate the renewed evangelizing impulse of the Universal Church.
He is remembered with the nickname of "good Pope". He was a Franciscan tertiary and was beatified by Pope John Paul II on 3 September 2000; was canonized on April 27, 2014 by Pope Francis together with John Paul II.
He is the fourth child of 13 children of a very modest family of tenant farmers.
At 11 he entered the seminary in Bergamo where he attended the gymnasium and high school. He continued his studies in Rome at the Roman Seminary of Appolinaire, exercised military service and became a priest in 1904.
He was elected secretary of the Bishop of Bergamo, Msgr. Radini-Tedeschi, and began teaching historical and theological disciplines in the seminary. He was a military chaplain during the First World War. In 1921 he was appointed president of the Central Council for Italy of the Pontifical Mission Societies, a position that increased his love for foreign missions.
In 1925 he became Bishop and began a successful career in Vatican diplomacy.
From 25 to 34 he was in Bulgaria as Visitor and Apostolic Delegate. From 34 to 44 he was in Istanbul as Apostolic Delegate of Turkey and Greece and from 44 to 52 he was in Paris as Apostolic Nuncio. In all these countries, Mgr. Roncalli faces the difficult social, political and religious situation with balance and simplicity, managing to conquer everyone, powerful and not.
In 1953 Pius XII appointed him Cardinal and Patriarch of Venice. He welcomes all Venetians to his palace, especially the poorest, who have something to say to him. He likes to be with people, so much so that he appears on the streets and squares and often finds time to visit the sick in the various hospitals.
People love him very much because they see him as a brother and a father who welcomes everyone with open arms.
On 28 October 1958, after the death of Pius XII, he was elected Supreme Pontiff and chose the name of John (the name of his father, the patron saint of his country of origin and the evangelist of charity). Angelo Giuseppe is now 77 years old and the general impression is that his election is the appointment of a "transitional" pope, who will receive the inheritance of his predecessor until the situation of the Church and of the Christian world, in a uncertain period of transformation, let it be clarified.
But already after only three months from his election, he demonstrates that these were not his intentions, announcing the convocation of an Ecumenical Council.
A new way of being Pope begins, with many surprises:
- Abolishes many formalities in the Holy See.
- Unexpectedly visits children and the elderly in hospital and inmates in prison.
- Surprisingly announces the Second Vatican Council with the aim of updating Christian doctrine.
- Increase the salaries of the workers of the Holy See, doubling the wages of the lower categories and improving those of the higher categories.
- As Bishop of Rome, he personally visits the parishes and villages of the city.
- He is the first Pope to leave Lazio, making a pilgrimage by train to Loreto and Assisi.
- During his pontificate, he appoints 37 new cardinals, including for the first time in history a Tanzanian, a Japanese, a Filipino and a Mexican.
- He is the first Pope to elect the first black saint, Friar Martin de Porres.
On May 10, 1963, the Pope received the Balzan International Peace Prize for his intense activity against conflicts. After a short illness, John XXIII died on June 3, 1963.

Viale John Fitzgerald Kennedy

Viale John Fitzgerald Kennedy

John Fitzgerald Kennedy (Brooklyn, 29 maggio 1917 – Dallas, 22 novembre 1963), è stato un politico statunitense, 35º presidente degli Stati Uniti d'America.
Candidato del Partito Democratico, vinse le elezioni presidenziali del 1960 e succedette Dwight D. Eisenhower.
Assunse la carica il 20 gennaio 1961 e la mantenne fino al suo assassinio, quando gli subentrò il vicepresidente Lyndon B. Johnson. Kennedy, di origine irlandese, noto anche con il diminutivo "Jack", è stato il primo presidente degli Stati Uniti d'America di religione cattolica.
Fu anche il primo presidente statunitense a essere nato nel XX secolo e il più giovane a morire ricoprendo la carica.
La sua breve presidenza, in epoca di guerra fredda, fu segnata da alcuni eventi molto rilevanti: la costruzione del muro di Berlino, la corsa alla Luna, la conquista dello spazio, lo sbarco nella Baia dei Porci, la crisi dei missili di Cuba, gli antefatti della guerra del Vietnam e l'affermarsi del movimento per i diritti civili degli afroamericani. Kennedy fu assassinato il 22 novembre 1963 a Dallas, Texas.
Lee Harvey Oswald fu accusato dell'omicidio e fu a sua volta ucciso, due giorni dopo, da Jack Ruby, prima che potesse essere processato.
La Commissione Warren concluse che Oswald aveva agito da solo; tuttavia, nel 1979, la United States House Select Committee on Assassinations dichiarò che l'atto di Oswald era stato probabilmente frutto di una cospirazione.
La questione se Oswald avesse o meno agito da solo rimane dibattuta, con l'esistenza di numerose teorie cospirazioniste. L'assassinio di Kennedy fu un evento focale nella storia degli Stati Uniti per l'impatto che ebbe sulla nazione e sulla politica del Paese. Ad oggi, la figura di Kennedy continua a ricevere stima e apprezzamento.
Partecipa alla Seconda guerra mondiale come volontario; in marina, dopo essere stato ferito alla schiena, torna a Boston dove intraprende la carriera politica. Milita nel Partito Democratico come deputato e, successivamente, come senatore. Il suo discorso pronunciato in Senato nel 1957 appare particolarmente significativo: Kennedy critica l'appoggio che l'amministrazione Repubblicana offre al dominio coloniale francese in Algeria.
Sulla base della sua linea di rinnovamento nei confronti dei "Paesi Nuovi", viene eletto presidente della Sottocommissione per l'Africa dalla commissione estera del Senato.
Il 2 gennaio 1960, annuncia la sua decisione di concorrere alle elezioni presidenziali, scegliendo come suo vicepresidente Johnson; nel discorso di accettazione della candidatura enuncia la dottrina della "Nuova Frontiera".
Come in passato, infatti, la Nuova Frontiera aveva indotto i pionieri ad estendere verso ovest i confini degli Stati Uniti, in modo da conquistare nuovi traguardi per la Democrazia Americana, ad esempio combattere il problema della disoccupazione, migliorare il sistema educativo e quello sanitario, tutelare gli anziani e i più deboli; infine, in politica estera, intervenire economicamente in favore dei Paesi sottosviluppati.
In campagna elettorale, assume una posizione riformista e si assicura i voti dei cittadini di colore, oltre all'appoggio degli ambienti intellettuali: in novembre vince le elezioni, battendo il Repubblicano Nixon, anche se con un margine minimo di maggioranza.
Al momento della sua investitura, avvenuta il 20 gennaio 1961 a Washington, annuncia la decisione di varare un programma Food For Peace e di stabilire una "Alleanza per il progresso" con i Paesi latino-americani. Alla fine di maggio parte per un importante viaggio in Europa, nel corso del quale incontra De Gaulle a Parigi, Krusciov a Vienna e Mac Millan a Londra.
Al centro dei colloqui sono i rapporti di coesistenza tra USA e URSS, il disarmo, la questione di Berlino, la crisi del Laos, le relazioni politiche, economiche e militari tra gli Stati Uniti e gli alleati europei. Dopo le esplosioni nucleari sovietiche causate dal alcuni esperimenti, però, autorizza a sua volta la ripresa degli esperimenti nucleari.
Sul piano della politica internazionale, l'obiettivo strategico di Kennedy nei confronti dell'Unione Sovietica è quello di un'intesa mondiale basata sulla supremazia delle due massime potenze, garanti della pace e della guerra.
Per quanto riguarda l'America Latina, invece, il suo progetto consiste nell'emarginazione e nella liquidazione del Castrismo Cubano. Viene stipulata la "Alleanza per il progresso", cioè un grande programma finanziario offerto all'organizzazione collettiva degli Stati Sudamericani. Nella campagna elettorale per la presidenza, la questione dei neri aveva rivestito una grande importanza e il loro voto, confluito sulla scheda democratica, era stato decisivo per aprire al candidato della "Nuova Frontiera" le porte della Casa Bianca. Con l'andare del tempo, comunque, Kennedy non riesce a mantenere le sue promesse e in alcune zone del Paese si verificano delle vere e proprie discriminazioni razziali e gravi episodi di razzismo. I neri si ribellano e danno vita a grandi rivolte guidati da Martin Luther King. Duecentocinquantamila neri e bianchi, organizzati in un'imponente corteo, marciano su Washington per rivendicare i diritti legislativi ed appoggiare le decisioni di Kennedy.
Il Presidente, comunque, pronuncia dei discorsi nei quali invita al rispetto e alla tolleranza tra bianchi e neri. La situazione sembra risolversi e decide di partire per un viaggio a Dallas, dove viene accolto con applausi e grida di incitamento, si leva soltanto qualche fischio. Improvvisamente, però, mentre saluta la folla dalla sua auto scoperta, viene assassinato a distanza con alcuni colpi di fucile. A tutt'oggi, malgrado sia stato arrestato l'esecutore materiale dell'assassinio, nessuno sa ancora con precisione chi siano stati i suoi probabili mandanti occulti.

 

 

John Fitzgerald Kennedy (Brooklyn, May 29, 1917 - Dallas, November 22, 1963), was an American politician, 35th president of the United States of America.
Democratic Party candidate, he won the 1960 presidential election and was succeeded by Dwight D. Eisenhower.
He took office on January 20, 1961 and held it until his assassination, when Vice President Lyndon B. Johnson took over. Kennedy, of Irish origin, also known by the diminutive "Jack", was the first president of the United States of America of Catholic religion.
He was also the first US president to be born in the 20th century and the youngest to die in office.
His brief presidency, during the Cold War era, was marked by some very important events: the construction of the Berlin wall, the race for the moon, the conquest of space, the landing in the Bay of Pigs, the Cuban missile crisis, the background of the Vietnam War and the emergence of the civil rights movement for African Americans. Kennedy was assassinated on November 22, 1963 in Dallas, Texas.
Lee Harvey Oswald was charged with the murder and was himself killed two days later by Jack Ruby before he could be tried.
The Warren Commission concluded that Oswald had acted alone; however, in 1979, the United States House Select Committee on Assassinations declared that Oswald's act was likely the result of a conspiracy.
The question of whether or not Oswald acted alone remains debated, with numerous conspiracy theories existing. The Kennedy assassination was a focal event in US history due to the impact it had on the nation and the country's politics. To date, the figure of Kennedy continues to receive esteem and appreciation.
Take part in the Second World War as a volunteer; in the navy, after being wounded in the back, he returned to Boston where he embarked on a political career. Milita in the Democratic Party as a deputy and, later, as a senator. His speech in the Senate in 1957 appears particularly significant: Kennedy criticizes the support that the Republican administration offers to the French colonial rule in Algeria.
On the basis of his line of renewal towards the "New Countries", he is elected president of the Subcommittee for Africa by the foreign commission of the Senate.
On January 2, 1960, he announced his decision to run in the presidential elections, choosing Johnson as his vice president; in the acceptance speech of the candidacy he states the doctrine of the "New Frontier".
As in the past, in fact, the New Frontier had induced the pioneers to extend the borders of the United States westwards, in order to achieve new goals for Ameri