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Filippo Turati (Canzo, 26 novembre 1857 – Parigi, 29 marzo 1932) è stato un politico e giornalista italiano, tra i primi e importanti leader del socialismo italiano e tra i fondatori a Genova, nel 1892, dell'allora Partito dei Lavoratori Italiani (che diventerà nel 1893 a Reggio Emilia, Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, avendo ancora questo nome al convegno di Imola (BO) nel 1894 e nel 1895 con il congresso di Parma Partito Socialista Italiano). Fu un noto pubblicista e letterato, che si era avvicinato al Socialismo dopo l'incontro, a Napoli nel 1884, con l'ideologa rivoluzionaria marxista Anna Kuliscioff, allora moglie di Andrea Costa (che sarà poi il primo deputato socialista della storia italiana) e con la quale strinse un profondo legame di amicizia. Assunse, insieme a lei, nel 1891, la direzione della rivista La critica sociale (nuova versione della precedente rivista Cuore e critica). Dopo lo scioglimento del partito da parte di Francesco Crispi (nel 1894), nel 1896 fu eletto deputato in un collegio milanese. Durante le repressioni che seguirono ai movimenti popolari del 1898 (la cosiddetta rivolta del pane), Filippo Turati venne incarcerato e condannato a dodici anni di carcere, ma seppe, una volta liberato (nel giugno del 1899), riprendere con vigore la direzione del partito, che indirizzò secondo la sua personale tendenza moderata riformista, segnalandosi per la sua critica alla guerra in Libia (in contrasto con un emergente Mussolini) e per l'opposizione (ma anche qui secondo alcuni limitata, poco energica come altri avrebbero voluto) all'entrata italiana nel primo conflitto mondiale, nel 1915. Da questo atteggiamento poco affine alle posizioni più radicali del partito scaturì presto una rottura con alcune fazioni, tra cui quella comunista. Nel 1921, a Livorno, i suoi oppositori si staccarono dal Partito socialista italiano per dar vita al nuovo Partito comunista italiano. Turati fu anche accusato, in maniera probabilmente strumentale, di non aver condotto una una ferma politica antifascista. Da queste ennesime critiche scaturì il suo allontanamento (o abbandono) dal Partito. L'anno successivo Turati fondò il nuovo Partito socialista unitario. Dopo la vittoria definitiva del Fascismo, segnata drammaticamente dal delitto del deputato socialista Giacomo Matteotti del 1924, Turati decise nel 1926, dopo aver preso parte alla secessione dell'Aventino, di emigrare in Francia. Qui continuò l’attività politica collaborando con molti giornali ed occupandosi in prima linea dell’emigrazione socialista e dell'organizzazione di una concentrazione antifascista, nonché del progetto di riunificazione del partito. Dopo un anno segnato da grandi sforzi di denuncia internazionale della dittatura di Mussolini, Filippo Turati si spense, a Parigi, il 29 marzo del 1932.