Stampa
Giosuè Alessandro Giuseppe Carducci (27 luglio 1835, Pietrasanta-16 febbraio 1907, Bologna) poeta e scrittore. Fu il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1906. Venne educato dal padre, Carbonaro che gli insegnò gli ideali patriottici. Frequentò l’Università di Pisa dove si laureò in lettere nel 1856, dopodiché condusse la vita da professore e studioso partecipando intensamente alla vita culturale del tempo. Ammiratore della rivoluzione francese, inizialmente aveva idee decisamente democratiche e repubblicane. Nei confronti del nuovo governo assunse atteggiamenti di violenta opposizione che gli costò il posto di insegnante. Così la sua attività da intellettuale si indirizzò alla polemica contro l’Italia: si scagliò contro la politica rinunciataria nei confronti di Roma. Carducci si scagliò anche contro la chiesa, definì la religione come un residuo del medioevo ormai sconfitto dalla Ragione, dalla Scienza e dal Progresso. Infatti esaltò la scienza e il progresso e fu vicino alle richieste del Positivismo. Con la stabilizzazione dell’Italia, gradualmente moderò le sue posizioni. La sua vena patriottica, prese una piega indirizzata al nazionalismo, infatti fu un sostenitore della politica autoritaria di Crispi. Subì un evoluzione anche il suo gusto letterario: negli anni giovanili assunse una posizione antiromantica soprattutto sul Romanticismo sentimentale e cristiano e sostenne il gusto del classico. Carducci mirò alla restaurazione di un discorso poetico che ricuperasse la dignità dei classici e per questo disdegnò i generi popolari (il romanzo), dedicandosi esclusivamente alla lirica. Negli anni successivi ampliò la sua cultura e venne a conoscenza della letteratura romantica europea. Gli fu assegnata l’immagine di poeta “sano”, immune dal romanticismo che corrodeva gli altri scrittori, infatti fu ispirato a una visione serena della vita, fu considerato come “ultimo dei classici”. Ma dalle critiche recenti risulta essere un poeta tardo romantico, non immune alla malattia interiore della sua epoca, che si aggrappa a un sogno di sanità classica per allontanare le angosce. La poesia di Carducci fu sgradevole al pubblico. Insegnò letteratura presso l’Università di Bologna, fino alla morte. Nel 1890 venne nominato senatore dell’appena nato Regno d’Italia. Opere famose: Giambi ed Epodi, Rime Nuove, Odi Barbare,Rime e ritmi. Nel 1898 assiste allo spettacolo in occasione del I° centenario Leopardiano, nel Teatro Persiani di Recanati, un poema sinfonico diretto dal maestro Pietro Mascani.
Categoria: Vie Recanati