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Antonio da Cannara (1375-1451) (Antonius de Canaro, de Canario, de Cannaro, de Cannario, Antonio Bencioli). E’tra le figure di spicco del rinascimento della città di Recanati, celebre giurista e uomo politico che preferì la cittadinanza recanatese. È con molta probabilità da identificare con l'"Antonius de Fulgineo", che si laureò in diritto civile a Bologna il 2 sett. 1398, certamente di origine umbra (Cannara è in provincia di Perugia ed è assai prossima a Foligno). Morì cittadino di Recanati. Partendo dalle diverse ipotesi sull'origine del giurista, identificato dallo storico R. Abbondanza con l'Antonio Bencioli de Cannara che nella prima metà del '400 godette di ampio prestigio a Recanati, l'A ripercorre velocemente l'attività di avvocato e consulente del da Cannara, svolta prevalentemente nella marca anconetana all'epoca della signoria di Francesco Sforza, stabilito nelle Marche, a Recanati, dove s'era sposato e dove aveva ottenuto la cittadinanza. Fu uno dei personaggi più influenti nella vita politica, amministrativa, giudiziaria di quel Comune nella prima metà del Quattrocento e godette nel contempo di grande prestigio in tutta la regione. I documenti lo mostrano, tra l'altro, insieme ad Angelo da Perugia incaricato nel 1440 da Francesco Sforza di sindacare Antonio da Velletri, auditore della Marca rimosso dall'ufficio. Nel 1442 è oratore del Comune presso lo stesso Sforza; nel 1444 è menzionato tra i principali autori del consiglio espresso per confermare la fedeltà di Recanati al cardinale legato Domenico Capranica, vescovo di Fermo e legato della Marca; nel 1447 è incaricato insieme al vescovo di svolgere le trattative per la pace tra Osimo e Recanati da una parte e Ancona dall'altra, pace alla quale teneva particolarmente Niccolò V. Morì a Recanati nel 1451 e fu sepolto nella chiesa di San Francesco, dove la sua lapide esiste ancora, benché poco leggibile. A. che non pare abbia mai insegnato, godette tuttavia di una reputazione assai notevole come giurista. Le sue opere, di carattere spiccatamente pratico, frutto dell'attività di avvocato e di consulente, ebbero una certa fortuna e attestano l'alta considerazione in cui il giurista fu tenuto ai suoi tempi e il ruolo che ebbe in momenti determinanti della storia di Recanati. Del De executione instrumentorum, scritto nel 1433-34, Inedito è il Tractatellus de revocatione interlocutorie, del 1439. Seguono il De insinuationibus, scritto nel 1440,; e il De excusatore, composto nel 1446. Il trattato De quaestionibus et tormentis (Venezia 1563, Basilea 1563, Venezia 1584), fondato sulla dottrina canonistica oltreché sul diritto romano, è un'opera scarsamente originale, per quanto chiara e ben ordinata sistematicamente. L'autore si ispira specialmente a Innocenzo IV, Bartolo e Baldo. Un consiglio di A. è stampato nei Consilia criminalia (Venezia 1563 e 1582). Altri consigli, inediti, sono nella Biblioteca Vaticana e nella Biblioteca Classense di Ravenna. Inedita è rimasta l'opera sua forse più importante, il Tractatus de potestate papae supra concilium generale contra errores Basilienses, scritto dopo il 1440 in polemica con Nicolò de' Tudeschi e dedicato al vescovo di Macerata e di Recanati Niccolò Asti. Si conserva nella Biblioteca Vaticana in triplice copia Codd. Vatt. Latt.4131, 4186, 4905, di cui uno, forse, autografo); nella Biblioteca Palatina di Parma (Parmense 975); e nella Biblioteca Augusta di Perugia (Ms. 248). Non ne è mai esistita una copia a Lucca, come invece segnalò il Blume; quasi certamente perduta è l'altra copia segnalata dallo stesso Blume a Genova