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Il mare Adriatico è l'articolazione del mar Mediterraneo situata tra la penisola italiana e la penisola balcanica. Bagna sei Paesi: Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro e Albania. È lungo circa 800 km e largo mediamente 150 km, ricoprendo una superficie di 132 000 km². La profondità in talune zone raggiunge i 300 m nella parte settentrionale (inferiore a quella dei tre grandi laghi prealpini) e raggiunge i 1 222 m più a sud, lungo la direttrice da Bari alle bocche di Cattaro. La salinità media è del 3,8%, con forti differenze tra il nord, meno salino, e il sud. Il mare è presente nell’opera leopardiana. Leopardi si riferiva al Mare Adriatico, il quale ammirava dalla sua casa. La localizzazione è precisa: Leopardi dichiara di essere a Recanati e di volgere lo sguardo, da lì, al mare lontano, che non può essere altro che il mare di Porto Recanati. Fra gli anni 1809 e 1815, dall’undicesimo al diciassettesimo della sua vita, il mare di Leopardi è popolato di mostri e ricco di miti e leggende. Cioè, di fole. Di spiriti e fantasie che rispunteranno, a tratti, anche in età matura. Nel Leopardi dell’infanzia e dell’adolesenza i riferimenti più frequenti si trovano nella “Storia dell’astronomia” e nel “Saggio sopra gli errori popolari degli antichi”. Leopardi accenna, in più occasioni, alla curiosa convinzione circa lo spegnersi, la sera, del sole sfrigolante nel mare osservando che questo era uno dei sogni che denotavano un’Astronomia bambina, sorride sulla credenza in mari e fiumi come quelli terrestri esistenti sulla Luna e deride benevolmente le varie scuole di pensiero relative alla “fame” degli astri, che sarebbe spesso soddisfatta nel mare e dal mare. Sulla fantasia del sole, e anche di altri corpi celesti, che di notte trovano rifugio nelle profondità degli oceani, Leopardi torna nel “Saggio sopra gli errori popolari degli antichi”, per ironizzare sulla volgare opinione degli antichi piuttosto certi che il sole, al suo tramontare, anelante per il caldo, andava a rinfrescarsi nell’acqua del mare. Il poeta non smette di fare riferimento alle leggende e ai miti e agli esseri divini o semi divini del mare nelle opere della prima e poi della piena maturità intellettuale. L’approccio, certo, è diverso. Adesso il quadro nel quale appaiono le creature del sogno è quello della presa di coscienza del solido nulla e del male che ci circondano. Negli stessi anni nei quali la fantasia cavalca i tritoni e lascia quasi sentire lo stridìo delle acque mentre il sole si immerge nell’oceano, il precocissimo adolescente non trascura di avvicinarsi al mare con interesse scientifico. Si tratterà di una conoscenza in gran parte “letta”, basata per la quasi totalità su quanto ha appreso dai libri o su quanto ha, forse, inteso da qualcuno che con il mare aveva avuto direttamente a che fare. L’argomento che più sembra interessare Leopardi è il flusso e riflusso delle onde marine. Ciò che però lo ha affascinato di più è lo spettacolo del mare in tempesta, manifestazione di potenza incontenibile e cieca, nata nel mistero profondo degli abissi. Molti i riferimenti, a cominciare dalla primissima produzione letteraria. Vale la pena di ritenere l’immagine delle onde spumanti, la bianca schiuma che orna la cresta dell’onda mostruosa, perché sarà di rado assente dai quadri leopardiani del mare in collera. Il quale suscita un sentimento di paura mista ad ammirazione per la forza immane della natura scatenata; qui il mare ritrova la varietà richiesta da Leopardi al soggetto poetico, è spettacolo non uniforme, dinamico, coinvolgente. Ma il mare possiede una forza propria di fascinazione, giusto in virtù della sua smisuratezza, alla quale non è facile per nessuno di sottrarsi. Né lo è stato per Leopardi che, anzi, ne ha saputo sfruttare con pienezza il richiamo poetico. IL LONTANO MAR Peraltro il mare di Leopardi è spesso “lontano”, lontano dai suoi occhi, indeterminato, vago. L’elemento della lontananza prende spessore nella produzione del Leopardi dopo l’adolescenza. Sono squarci di mare colti dal poeta che li osserva dall’alto del colle, che l’Adriatico sia scosso dall’urlo del vento o immobile nella piatta luminosità del mattino.  
Categoria: Vie Recanati