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Nerina è la donna cantata da Giacomo Leopardi nella lirica del 1829 Le ricordanze, figura ispirata da Teresa Fattorini o Maria Belardinelli, entrambe morte in età giovanile. Questo canto fu composto a Recanati dal 26 agosto al 12 settembre 1829, dieci mesi dopo il suo ritorno da Firenze e sedici mesi dopo la composizione di A Silvia, e fu pubblicato per la prima volta in Firenze nel 1831. Per il personaggio di Nerina alcuni critici ipotizzano la figura di Teresa Fattorini altri, come Piervirgili in Nuovi documenti, Firenze 1882 p. XVII, ipotizza (per primo) che si tratti di Maria Belardinelli, recanatese, nata da famiglia contadina il 15 novembre 1800 e stabilitasi in Recanati nel 1821 con la famiglia. "Le finestre della casipola da lei abitata" scrive il Mestica "stavano quasi di fronte a quelle della camera da letto di Giacomo, guardanti a settentrione verso il carro di Boote. Era una biondina candidissima, come la Nerina Galatea di Virgilio, e morì il 3 novembre 1827 circa un anno avanti all'ultima tornata di Giacomo a Recanati". Nome di matrice letteraria, diffusosi principalmente grazie all'omonima fanciulla cantata da Giacomo Leopardi ne Le ricordanze e in parte per un personaggio del dramma pastorale Aminta di Torquato Tasso[1][2] (opera dalla quale Leopardi trasse ispirazione per i nomi di Silvia e Nerina). Etimologicamente deriva dal nome femminile latino Nerina o Nereina, tratto dal greco Nereine, di una Nereide, figura della mitologia greca, ninfa marina figlia del dio Nereo[1][2]. Nerina ha dunque stessa origine del nome Nereo. In piccola parte, tuttavia, Nerina può rappresentare il diminutivo del nome Nera (al maschile Neri)[1]. È inoltre accostato per tradizione popolare all'aggettivo "nero".