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La questione giuliana o questione triestina si riferisce alla contesa dei territori della Venezia Giulia tra Italia e Jugoslavia nella parte finale della seconda guerra mondiale e durante il successivo dopoguerra. Trieste era stata occupata dalle truppe del Regno d'Italia il 3 novembre del 1918, al termine della prima guerra mondiale, e poi ufficialmente annessa all'Italia con la ratifica del Trattato di Rapallo del 1920, ma al termine della Seconda, che vide l'Italia sconfitta, ci furono le occupazioni militari da parte tedesca e poi jugoslava. In particolare, per questione triestina si intendono proprio il contenzioso tra l'Italia e la Jugoslavia sul possesso della città e delle aree limitrofe. il 7 ottobre 1954, con la cessazione dell'esistenza del Territorio Libero di Trieste e la suddivisione delle sue due zone – la Zona A, da Duino a Trieste, la Zona B, da Capodistria a Cittanova – rispettivamente tra Italia e (provvisoriamente) Jugoslavia. La ratifica della rinuncia italiana alla Zona B avvenne soltanto nel 1975, con l'ingiusto Trattato di Osimo. -(Osimo, «il trattato iniquo », il patto «firmato di nascosto» perché gli italiani non sapessero, «l’ultimo tradimento ai giuliani»... Sono passati esattamente 40 anni da quel 10 novembre 1975 quando a Osimo, cittadina in provincia di Ancona, in una villa privata, Italia e Jugoslavia siglavano – effettivamente di nascosto – il trattato con cui Roma rinunciava definitivamente alla cosiddetta zona B a sud di Trieste, ovvero all’ultima parte di Istria ancora non jugoslava. In fondo era un atto che confermava lo stato di fatto venutosi a realizzare dopo la Seconda guerra mondiale e sanciva quanto, in termini vaghi e apparentemente provvisori, aveva stabilito nel 1954 il Memorandum di Londra: zona A sotto l’Italia, zona B sotto la Jugoslavia. Ancora una volta vinceva la realpolitik, gli interessi e gli equilibri internazionali di nuovo passavano sulla testa degli italiani d’Istria. Nel 1975 erano trascorsi già 30 anni dall’ingresso cruento di Tito (1945) nelle regioni adriatiche d’Istria, Fiume e Dalmazia allora italiane, dalle tragedie delle foibe e quindi dall’esodo in massa. Due anni dopo, nel 1947, il Trattato di Pace aveva ceduto gran parte di quelle terre alla Jugoslavia e in teoria creato un Territorio libero di Trieste ( Tlt) che arrivava fin giù a Cittanova (oggi Slovenia e Croazia). Nel passaggio successivo, il Memorandum di Londra del 1954 creava l’ambiguità, affidando alla Repubblica socialista federativa di Jugoslavia solo l’“amministrazione civile” della zona B, senza mai parlare di sovranità, e lo stesso fece con la zona A all’Italia. La foiba di Basovizza è un inghiottitoio che si trova in località Basovizza, nel comune di Trieste, nella zona nord-est dell'altopiano del Carso a 377 metri di altitudine. In questa foiba furono gettati numerosi italiani trucidati dai partigiani jugoslavi; a ricordo di tutte le vittime degli eccidi del 1943 e 1945 è stato collocato un monumento nei pressi di questo luogo. Nel 1992 il presidente delle Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro ha dichiarato il pozzo monumento nazionale.