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 Alfredo Cartocci Bartolomei è stato un Partigiano Recanatese caduto per la libertà, fucilato a Cefalonia. Classe 1901, capitano di stanza con la divisione Acqui, partecipa all’epica resistenza delle forze italiane contro i tedeschi distinguendosi sin dall’8 settembre 1943 per atti di eroismo durante i combattimenti durati oltre due settimane. Catturato dai tedeschi sarà barbaramente fucilato il 24 settembre 1943. L'eccidio di Cefalonia fu compiuto da reparti dell'esercito tedesco a danno dei soldati italiani presenti su quelle isole alla data dell'8 settembre 1943, giorno in cui fu annunciato l'armistizio di Cassibile che sanciva la cessazione delle ostilità tra l'Italia e gli anglo-americani. In massima parte i soldati presenti facevano parte della divisione Acqui, ma erano presenti anche finanzieri, Carabinieri ed elementi della Regia Marina. Analoghi avvenimenti si verificarono a Corfù che ospitava un presidio della stessa divisione Acqui. La guarnigione italiana di stanza nell'isola greca si oppose al tentativo tedesco di disarmo, combattendo sul campo per vari giorni con pesanti perdite, fino alla resa incondizionata, alla quale fecero seguito massacri e rappresaglie nonostante la cessazione di ogni resistenza. I superstiti furono quasi tutti deportati verso il continente su navi che finirono su mine subacquee o furono silurate, con gravissime perdite umane. Il ruolo dei rivoltosi nell’annientamento della divisione Acqui, fu il vero esordio dell’Italia resistenziale, il primo contributo alla lotta di liberazione dopo l’8 settembre 1943. L’italia ha sull’isola greca, all’indomani dell’armistizio con gli alleati, quasi 12 mila uomini mentre la presenza tedesca è di poche centinaia. Dopo l’armistizio Hitler chiede la consegna delle armi in piazza di Argostoli, il capoluogo. E qui scendono in campo le molte idee dell’Italia rappresentate dai militi di Cefalonia. Chi sta coi tedeschi, chi coi partigiani greci, chi vuole mantenere le armi, chi sbanda come l’Italia abbandonata al suo destino. La massa grigia propende per il ritorno a casa. Nel mezzo ci sono molti italiani che cadranno da eroi. Il capitano della 3a compagnia mitraglieri Bruno Recchioni, gloria del calcio fermano, combatte contro i tedeschi del capitano Von Stoephasius sulla rotabile Kardakata-Argostoli. I tedeschi hanno l’arma letale: gli Stukas che bombardano con precisione. In soccorso alle nuove forze di terra questi aerei chiudono la contesa in pochi giorni. Il fermano finirà fucilato alla casetta rossa, nella baia di San Teodoro, assieme al maceratese Davide Micozzi e al capitano Alfredo Bartolomei Cartocci del quartier generale della Divisione. L’anconetano Bartolomei è il capo del Commissariato. Davanti al plotone di esecuzione tenta di salvarsi. Ha sulla giacca le mostrine rosse, simili a quella della Sanità e prova a farsi passare per ufficiale medico. Gli dà man forte padre Formato, un cappellano militare che riuscirà a salvare alcuni soldati. Ma i tedeschi sono inflessibili: la divisa italiana è quella dei traditori. Tutti al muro, compreso il capo dell’amministrazione Attilio Cerundolo. Bartolomei cade con i tenenti Casaretto e Grattarola, il capitano Polver, il colonnello Fioretti. Il suo concittadino tenente Carlo Boselli, classe 1920, muore in combattimento.

 

fonte: “Massacro a Cefalonia”, Paolo Boldrini da “Corriere Adriatico” 23/09/2012