Contenuto principale

Messaggio di avviso

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione accetta il loro uso. Per ulteriori informazioni Clicca qui

Il Monte Bove (2.169 mt) è situato nella parte centro-settentrionale della catena dei Monti Sibillini ( Visuale panoramica dal Monte Tabor e Colle dell’Infinito) È delimitato a nord dalla gola del torrente Ussita e con la Croce di Monte Bove, a sud si affaccia sulla vallata di Vallinfante e con il Monte Bicco e si collega con la linea di cresta del gruppo montuoso con il Passo Cattivo, ad est si affaccia sulla selvaggia Val di Panico e ad ovest sulla valle dell’Ussita e sulle frazioni del paese omonimo. I versanti nord ed est sono caratterizzati da grandi pareti rocciose, alte fino a 750 metri e larghe oltre 2 chilometri formate da calcare di tipo dolomitico, e interessanti dal punto di vista alpinistico seppur la qualità della roccia non sia delle migliori. Il massiccio del Bove ha due cime principali, la sud (2.169 metri) e la nord (2.112 metri ). Dal punto di vista geologico il massiccio del monte Bove è caratterizzato dalla presenza di calcare massiccio, sedimentatosi tra 210 e 180 milioni di anni fa (Trias superiore - Giurassico) dello spessore variabile tra seicento ed oltre ottocento metri, costituito per oltre il 50% da resti fossili di fauna e flora, sedimentato a profondità relativamente modeste sulla piattaforma carbonatica comune a tutto l'appennino centro-settentrionale. Il calcare massiccio è comune nel gruppo dei Sibillini da sud a nord (Vettore versante est, pizzo del Diavolo, scoglio dell'Aquila, Palazzo Borghese, Infernaccio, monte Bicco, val d'Ambro). L'esplorazione alpinistica del Bove inizia probabilmente con A. Maurizi intorno al 1930, ma si sviluppa realmente solo nel secondo dopoguerra; nel 1955 Alletto e Consiglio salgono l'imponente spigolo nord-est del Bove, alto 750 metri, e Moretti, Mainini e Perucci concludono la prima salita della parete est. Successivamente vengono aperti diversi itinerari sugli spalti della parete nord. Negli anni ottanta si sviluppa anche un certo interesse per le salite invernali. Il 1º aprile 1991 proprio sul monte Bove, a soli quarantaquattro anni e ancora nel pieno della sua attività alpinistica, il famoso alpinista Gian Carlo Grassi perde la vita dopo aver salito una cascata di ghiaccio, per il distacco di una cornice di neve.