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Fonti seicentesche con arcate e lavatoi che hanno dato il nome ad un intero quartiere. Sotto la periferia di Recanati si trova il complesso di captazione delle acque di falda, nella località che oggi si chiama "Fonti San Lorenzo", dal nome della fonte che i recanatesi costruirono con i soldi ottenuti dagli amministratori del Santuario Lauretano, tuttavia in alcune mappe catastali del secolo XVIII la zona viene denominata "Capodacqua", toponimo derivato da "Caput Aquae" nome romano attribuito alle sorgenti degli acquedotti. Il sistema é costituito da una cisterna chiamata "cassa delle vene", di circa cinque metri per due e sei di altezza e da tre rami laterali. L'accesso agli ambienti sotterranei è possibile da un pozzo a sezione quadrata profondo sette metri. Ognuna delle tre gallerie di captazione presenta sulle pareti numerose fessure che permettono all'acqua di filtrare. Più avanti si incontra un quarto ramo laterale che arriva a captare l'acqua cento metri più a monte, dove si trova una piccola conserva a pianta circolare. Questo ramo rappresenta l'unico allargamento del bacino di captazione della sorgente, nel tentativo di abbracciare un fronte più ampio della falda d'acqua. Dalla sorgente la galleria principale dell’acquedotto prosegue piegando verso nord-est in direzione di Loreto. In seguito alla segnalazione degli speleologi, oggi l’acquedotto è sottoposto a tutela architettonica ed ambientale.