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ACCIARINI, Filippo. - Nacque a Sellano (Perugia) il 5 marzo 1888 da Francesco ed Anna Nocelli, entrambi di Recanati, paese dove compì gli studi ed aderì giovanissimo e da militante agli ideali umanitari, egualitari, classisti e non violenti del socialismo. Durante la frequenza del corso liceale, la sua milizia politica creò delle difficoltà al padre e questa situazione lo indusse a lasciare gli studi e trasferirsi a Roma, dove fu assunto dalle Ferrovie dello Stato in qualità di impiegato. Militante del sindacato dei ferrovieri, nel quale rappresentò i pochi impiegati aderenti, venne trasferito a Tivoli dove partecipò alla vita della locale sezione socialista e collaborò al settimanale La Fiumana. Nel 1913fu nuovamente trasferito, questa volta nel compartimento ferroviario di Torino, città che sarebbe restata - tranne che per il periodo bellico - la sua di adozione. Su posizioni antinterventiste, allo scoppio del conflitto mondiale fu arruolato nel genio ferrovieri e, così "militarizzato", lavorò presso le Ferrovie nelle Marche, usufruendo della casa paterna di Recanati, dove fece "opera attivissima - come corre una minuta del prefetto di Macerata del 4 apr. 1921 - per riorganizzare la massa operaia e fare propaganda sovversiva". Delegato al XVII congresso socialista (Livorno, gennaio 1921), di lì a poco entrò nella direzione del Gridodel popolo e iniziò la collaborazione all'Avanti! dalle cui colonne descrisse con vigore alcuni momenti dell'ascesa al potere e delle violenze dei fascisti a Torino. Nel gennaio 1923 si schierò con Nenni, e contro Serrati, nel rifiutare la fusione proposta dalla III Internazionale e dal Partito comunista d'Italia, e fu fra i promotori dell'organismo antifusionista Comitato di difesa socialista. Nel settembre 1923 fu licenziato dall'impiego per scarso rendimento e propaganda sovversiva e successivamente entrò nella redazione dell'Avanti!. Nel 1924fu candidato, senza esito, alle elezioni politiche. Sono del 1925 due vivaci polemiche giornalistiche dell'A., che non aveva aderito a nessuna delle scissioni socialiste degli anni precedenti, contro i comunisti torinesi. Nel marzo-aprile difese il sindacato degli operai metallurgici di Torino (FIOM) dagli attacchi dell'Unità, sostenitrice dei comitati di agitazione, e nel settembre avanzò pesanti sospetti sulla provenienza dei fondi dell'Ordine nuovo. Su quest'ultimo punto gli rispose Antonio Gramsci dalle colonne dell'Unità rintuzzando l'infamante insinuazione con sarcasmo sprezzante. Verso la fine del 1926, soppresso l'Avanti! e sciolto il Partito socialista italiano, l'A. lavorò per un comitato di soccorso in favore degli antifascisti colpiti da provvedimenti repressivi, occupandosi particolarmente dei licenziati per motivi politici, e fu segretario della federazione socialista illegalmente ricostruita. L'aspra polemica con i comunisti non gli impedì di partecipare al tentativo di ricomporre un comune fronte sindacale antifascista. Denunciato al Tribunale speciale nel dicembre 1927, nel luglio 1928fu assolto per insufficienza di prove dall'imputazione di propaganda sovversiva. In difficoltà finanziarie, tanto più gravi perché sposato e con prole, si ingegnò a fornire saltuariamente collaborazioni letterarie a riviste quali La Parola, firmando talvolta con pseudonimi, o all'Enciclopedia della cultura italiana. Nel 1929 fu assunto quale verificatore di contatori dalla società che gestiva l'esercizio telefonico (STIPEL) dove lavorò fino al 1942, mostrando agli occhi della polizia "regolare condotta", tanto che nel 1937 fu espunto dallo schedario dei sovversivi.Attorno al 1940 riprese l'attività politica cercando, in collaborazione con altri militanti socialisti piemontesi ed in contatto con i dirigenti esuli in Francia, di ricostruire il partito socialista a Torino e nella regione. Dall'estate 1942 partecipò, quale rappresentante socialista, alle riunioni clandestine del Fronte nazionale d'azione, organismo interpartitico per il coordinamento dell'attività antifascista, contribuendo anche alla stipula del patto di unità d'azione con il partito comunista. Nel gennaio 1943 fu fra i fondatori del Movimento di unità proletaria (MUP), sorto dall'esigenza di un radicale rinnovamento della politica socialista. Dopo il 25 luglio divenne collaboratore per le notizie sindacali del quotidiano di Torino La Stampa e allorché, nell'agosto, entrò a far parte della direzione del Partito socialista italiano di unità proletaria (nuova denominazione del partito socialista dopo la confluenza del MUP), gli fu affidata la redazione torinese dell'Avanti!. Rientrato nella clandestinità dopo l'8 settembre, dedicò all'Avanti! le sue ultime fatiche, curandone la stampa e la redazione clandestine. Membro del comitato stampa e propaganda del Comitato di liberazione nazionale piemontese, partecipò all'organizzazione del grande sciopero operaio del marzo 1944 e curò, in appoggio all'agitazione, alcuni numeri particolarmente impegnativi del giornale socialista. Il momento di maggior successo politico dell'antifascismo segnò anche la maggior pressione poliziesca sul Comitato di liberazione nazionale: l'A. venne arrestato il 9 marzo 1944 dai Tedeschi e rinchiuso nel carcere di S. Vittore a Milano. Di lì, a fine aprile 1944, fu trasferito nel campo di concentramento di Fossoli (provincia di Modena) dal quale, dopo un mese, venne trasportato nel Lager di Mauthausen. Morì a Mauthausen, stroncato dagli stenti, il 1º marzo 1945.