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JACOMETTI, PIETRO PAOLO. – Nacque a Recanati nel 1580 da Giovan Battista e da Francesca Calcagni, sorella dello scultore Antonio. Avviatosi allo studio del disegno sotto la guida dello zio e formatosi in campo pittorico come allievo di Cristofano Roncalli detto il Pomarancio, si dedicò poi all’attività scultorea, contrassegnando con la sua produzione, spesso eseguita assieme con il fratello Tarquinio, la fase conclusiva della scuola bronzistica recanatese. L’apprendistato a Roma presso Roncalli si può datare al 1604, poiché nel 1605, come egli stesso ricorda nelle sue Memorie, fece ritorno a Loreto assieme al maestro, per eseguire gli affreschi della sagrestia Nuova e, dalla fine del 1609 al 1614, quelli, perduti, della cupola del santuario della Santa Casa. Il manoscritto autografo (1655), in cui lo Jacometti elenca gran parte delle opere realizzate durante la sua attività, non è più reperibile, ma, già posseduto dai marchesi Podaliri di Recanati, fu trascritto da P. Gianuizzi (Loreto, Archivio storico della S. Casa di Loreto, Miscell. Gianuizzi F, pp. 379-397) e poi pubblicato da G. Pauri (pp. 86-87) e da M. Carancini (pp. 82-89). La collaborazione col Pomarancio viene accolta dalla letteratura artistica non solo locale (Baldinucci, p. 324; Maggiori; Ricci, p. 233), ma risulta difficile chiarire i termini esatti di tale rapporto che, come si evince dalle Memorie, comprese anche alcuni incarichi di lavoro affidati al maestro e passati all’allievo. Tale attività appare tuttavia poco indagata, essendo oramai dispersa la maggior parte dei dipinti citati dalle fonti (alle opere elencate nelle Memorie vanno aggiunte quelle segnalate da D. Calcagni). Rimangono il S. Carlo Borromeo genuflesso, ricordato da Serra (p. 421) nella chiesa delle Clarisse di Recanati (poi Recanati, S. Agostino), e l’Ultima Cena, commissionata nel 1627 dai padri del convento di S. Francesco di Recanati (ora Montelupone, Pinacoteca civica). Tali opere sono caratterizzate da una sorta di controllato espressionismo e dalla costruzione quasi scultorea delle figure, in cui l’artista rivela una discreta facilità di disegno ma una debole qualità coloristica. Il riferimento stilistico rimane l’opera di Roncalli osservata anche per l’impianto compositivo, come evidenziano le affinità formali tra il S. Carlo dello I. e quello attribuito al maestro (Loreto, Museo apostolico). Dalle Memorie si evince che fu sempre grazie alla mediazione del Pomarancio, con cui collaborò fino al 1615, che lo Jacometti ricevette le prime commissioni come scultore. Nel 1613 fu incaricato dalla comunità di Recanati di realizzare, insieme con il fratello Tarquinio, il busto bronzeo del cardinale Antonio Maria Gallo, da collocarsi sulla facciata del palazzo comunale; opera perduta il cui disegno è stato attribuito proprio al Pomarancio (Chiappini di Sorio, p. 20). A partire da questa data ebbe inizio il fertile sodalizio artistico con il fratello. Pier Paolo Jacometti (Recanati, ... – Recanati, 1658) è stato uno scultore e fonditore italiano. Nato a Recanati e nipote dello scultore e fonditore Antonio Calcagni, svolge un primo tirocinio come pittore con il Pomarancio. Lavorò poi come scultore con il fratello, Tarquinio Jacometti con cui realizza la Fontana dei Galli (1614 - 1616) e la Fontana Maggiore (1619 - 1620), entrambe a Loreto. Lavorano poi per Faenza, Macerata, Recanati, Osimo e Ascoli Piceno. La sua morte nel 1658 pone fine al secolo della scuola bronzea marchigiana. Opere Ultima Cena (attribuita), Pinacoteca Comunale, Montelupone Medaglione ritratto del Cardinal Gallo (1613), Fontana dei Galli, (1614 - 1616) Loreto decorazioni per la Fontana Maggiore, (1619 - 1620) Piazza della Madonna, Loreto Bronzi per la fontana di Piazza Maggiore (1619 - 1620), Faenza Bronzi del Fonte Battesimale, (1623) Cattedrale di San Flaviano, Recanati Busto del Cardinale Pio di Savoia (1623), Recanati Busto del Cardinale Pio di Savoia (1623), Macerata Fonte Battesimale (1629) Battistero, Osimo Monumento Commemorativo di Vincenzo Cataldi (1630) Chiesa di San Francesco, Ascoli Piceno Bassorilievo Votivo in onore della Madonna di Loreto, Torre civica, RecanatiBattistero, (1655) Penne TARQUINIO nacque, forse a Recanati, nel 1571 e fu battezzato a Loreto il 18 gennaio; fin dagli anni giovanili si dedicò all’attività scultorea sotto la guida dello zio Antonio Calcagni. Alla morte di questi, nel 1596, stipulò il contratto, assieme a Sebastiano Sebastiani, per il completamento della porta bronzea meridionale della basilica di Loreto, iniziata dallo zio nel 1590; il contratto dell’opera, terminata nel 1600, contemplava la lavorazione di alcuni modelli e la realizzazione delle restanti formelle. Non risulta facile riconoscere con certezza le parti spettanti a Tarquinio. Rotondi (pp. 37 s.) gli attribuisce un bozzetto in terracotta raffigurante Giacobbe e l’Angelo (Ancona, Museo diocesano), in cui nota un nuovo senso del movimento, una più evidente duttilità plastica e un maggior pittoricismo nella successione dei piani; in base a ciò lo studioso assegna allo scultore, oltre alle figure dei Profeti e delle Sibille, il riquadro con la Scala di Giacobbe e, quali traduzioni bronzee dei modelli dello zio, il Trasporto dell’Arca santa, Abigail e David ed Ester e Assuero. A Tarquinio sono state poi ricondotte le formelle con il Sacrificio di Caino e Abele, l’Uccisione di Abele, il Sacrificio di Noè, e le quattro Figure femminili che fiancheggiano i grandi stemmi di Sisto V e di Clemente VIII; l’ipotesi della collaborazione con lo zio trova conferma nelle affinità formali tra questo gruppo di opere e le figure allegoriche poste alla base del monumento di Sisto V antistante la basilica lauretana, realizzato e firmato da Calcagni (1590; Giannatiempo López 1996). Il 12 luglio 1597 Tarquinio chiese l’emancipazione dal padre e il 22 febbr. 1599 sposò Silvia Silani, da cui ebbe quattro figli. Negli anni 1600-1607, insieme con Sebastiani e con Giovan Battista Vitali, collaborò con Tiburzio Vergelli al fonte battesimale della basilica di Loreto; il 27 febbr. 1610 si unì in seconde nozze con Laudazia Dongiovanni che gli diede sette figli. Morì l’8 marzo 1636 lasciando allo Jacometti e ai figli la conduzione della bottega. A Loreto lo Jacometti realizzò con Tarquinio gli ornamenti bronzei per la fonte dei Galli, richiesti il 14 giugno 1614 e terminati nel febbraio del 1616, e quelli per la fontana della Madonna, commissionati il 12 apr. 1619 e conclusi nel 1622. Contemporaneamente, per la comunità di Faenza i due fratelli eseguirono, anche con la partecipazione di Giovan Battista Vitali, gli elementi scultorei per la fonte posta in piazza Maggiore, fusi tra il luglio 1619 e il settembre del 1620.